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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI FUNZIONARI E AGLI ADDETTI DEL
MINISTERO ITALIANO DELL'INTERNO*

Domenica, 20 novembre 1955

 

Nel darvi il benvenuto, Signori, addetti al Ministero dell'Interno, non sapremmo separare le vostre degne persone dall'alta autorità, dai doveri e dalle difficoltà, che v'impone l'importante ufficio di amministratori della cosa pubblica; come non sapremmo nemmeno vedervi staccati dai milioni di cittadini, cui dedicate le vostre assidue sollecitudini, e i quali, da parte loro, ripongono in voi fiducia per i loro fondamentali bisogni della vita civile. Il vedere quasi immedesimato il popolo coi suoi governanti, lungi dall'escludere la retta distinzione fra l'uno e gli altri, necessaria all'esercizio del potere, significa invece mettere in rilievo i rapporti umani e affettivi, che debbono stringere le due parti in un'aura di mutua comprensione, di generosa dedizione e quasi di familiare calore. Tale visione cristiana dello Stato come famiglia, mentre elide quel senso di reciproco sospetto, che talora fa considerare lo Stato quasi come nemico del popolo e viceversa, educa il cittadino a ravvisare nel ceto amministrativo, e in particolare nella vostra Amministrazione, più delle altre forse vicina al popolo, la provvida, vigile e amorosa funzione di padre, sollecito e imparziale per il bene di tutti, che esso promuove, adoperando intelligenza e cuore, soavità e forza, persuasione e fermezza, mosso sempre dall'amore.

Pertanto, più che « motore dello Stato », come suole chiamarsi, il vostro Ministero potrebbe meritatamente dirsi « cuore dello Stato », in quanto « cuore » indica importanza di funzioni vitali, centralità e al tempo stesso presenza periferica, dinamismo e insieme sensibilità e affetto.

Non è Nostro proposito d'intrattenervi su questioni meramente politiche o su problemi di tecnica amministrativa; ciò riguarda voi, e in primo luogo l'On. Signor Ministro, di cui conosciamo e apprezziamo non solo la vita di fervoroso cristiano, ma anche la seria preparazione e la ferma volontà di adoperarsi, affinchè la vostra Amministrazione provveda alle molteplici attività, che ad essa fanno capo e da essa dipendono. Da una ampia relazione, cortesemente rimessaCi, abbiamo appreso che il Ministero dell'Interno soprintendeva in origine a molti altri servizi, che oggi vengono curati ed assolti dai vari Ministeri detti tecnici; che non è facile segnare i limiti, entro i quali la vostra Amministrazione deve agire, se si pensa che essa giustifica il suo intervento dovunque non giunga la competenza dei Dicasteri da essa derivati. Ad ogni modo, non è esatto il considerarlo soprattutto come un Ministero di « Polizia », a meno che questo termine voglia intendersi nella più ampia accezione di buon ordine della società civile. A voi infatti è affidata la cura dell'ordine pubblico, dell'amministrazione civile, della pubblica assistenza e beneficenza; ed anzi, dopo la conclusione dei Patti Lateranensi, il vostro Ministero è competente in un settore sommamente delicato e che Ci concerne più da vicino: la cosiddetta politica ecclesiastica. Si aggiunga la vigilanza e l'influsso che voi siete chiamati ad esercitare nel campo della attività economica e sindacale e nei rapporti fra le classi produttive affinché essi vengano mantenuti entro i limiti segnati dal diritto.

Poichè nel vostro lavoro di continuo contatto con gli uomini e con le loro necessità l'elemento umano sembra avere una importanza maggiore che nelle altre Amministrazioni, troviamo del tutto naturale che abbiate desiderato di chiedere al Padre comune dei fedeli, con la Benedizione Apostolica, anche una parola di esortazione che possa giovare alle anime vostre e sostenervi nell'arduo lavoro quotidiano.

Sono certamente innegabili gli sforzi compiuti da tanti uomini di buona volontà per risollevare la vostra Patria dallo stato di prostrazione in cui era pur troppo caduta. Ad essi deve quindi andare la gratitudine di quanti, non accecati dalle passioni di parte, sono costretti a riconoscere che molto cammino è stato fatto sulla via della integrale ricostruzione dell'Italia. In particolare, nel vostro Dicastero, è nota la odierna efficienza dei servizi, riordinati secondo i criteri più moderni; parimente è riconosciuta la prontezza con cui esso accorre e provvede nei tristi casi, quando un'alluvione o un incendio o altra sciagura si abbatte su questa o quella regione. Ma il segno più convincente della reale ripresa della Nazione è dato dalla generale indignazione che si solleva al perpetrarsi di un delitto. Essa indica chiaramente che il popolo è tornato con fermezza sulla via della tradizionale civiltà e moralità. Alcuni, — e non ultimi voi stessi, — potrebbero additare talune deficienze, che tuttora perdurano; ma è innegabile l'ansia e la volontà di rimuoverle in quanti amano la loro Patria e desiderano ardentemente di restituirle quel volto sano e cristiano, quella prosperità e quel tranquillo benessere, che il popolo italiano giustamente merita. In tale opera di consolidamento della pace interna tutti debbono prodigarsi per l'obbligo che deriva dall'essere cittadini; ma a voi tocca una parte speciale, a voi che siete e dovete essere promotori e tutori della tranquillità nell'ordine: nell'ordine giusto, nell'ordine soave, nell'ordine garantito e integrale.

1° - Siate promotori dell'ordine giusto, fondato pertanto sulla giusta legge.

Se mai in qualche Stato alcune leggi dovessero essere ingiuste, perché contrarie al bene comune, al diritto naturale, al diritto positivo divino ed ecclesiastico, bisognerebbe senza dubbio provvedere a riformarle con retti criteri, per evitare che operi contro di esse il diritto, e anzi il dovere della non obbedienza da parte dei cittadini. Ma quando le leggi dello Stato sono giuste, come Ci auguriamo siano sempre le vostre, perchè riconoscono e rispettano l'ordine etico e giuridico; quando tendono al conseguimento del bene comune; esse debbono ispirare e regolare gli atti del potere esecutivo, in particolare i vostri atti al centro e alla periferia. Nessun fine buono giustificherebbe l'arbitrio come mezzo ai danni di chicchessia, nè sarebbe giusto che venisse giudicato colpevole, e tanto meno trattato come tale, chi non risultasse chiaramente trasgressore di una legge. Salvo casi eccezionali, occorre evitare la fretta nell'applicare le durezze della legge, l'intemperanza nell'uso dei mezzi di accertamento. Il prestigio stesso dello Stato consiglia di preferire il pericolo di errare usando indulgenza a quello di sbagliare usando il rigore.

2° - L'ordine da voi promosso sia soave, perché effetto di Persuasione e di umanità nei rapporti con gli altri.

Quando la Sacra Scrittura parla del governo di Dio, proclama ad un tempo la giustizia e la rettitudine di lui, come la sua bontà e misericordia: bonus et rectus est Dominus (Ps. 24, 8): buono e retto è il Signore. Due sono infatti le vie di lui: equità e grazia, severità e dolcezza, minacce e perdono. Esse costituiscono l'opera formatrice di Dio, che insegue e raggiunge l'anima, purchè essa non si ostini a respingerlo per rimanere lontana da lui; l'accompagna e la sostiene e la sospinge fino a che essa giunga alla mèta assegnatale dall'eterno Amore previdente e provvidente.

Ora il governo umano deve sforzarsi d'imitare, quanto è possibile, il governo di Dio. La soavità dell'ordine, a cui voi siete preposti e di cui siete i tutori, deriverà anzitutto dalla forza della persuasione che riuscirete a creare fra i cittadini: coscienza del vigore delle leggi, della necessità che esse vengano osservate per il vero bene comune, cioè di tutti i cittadini. Ad ottenere la soavità dell'ordine gioverà anche la umanità del tratto in tutti voi, e soprattutto nei preposti agli organi periferici: lo Stato è al servizio dei cittadini. Non dimenticate, diletti figli, che dietro ad ogni uomo, che viene a parlarvi di una pratica e chiede il vostro intervento, vi è spesso una sposa che vive nell'ansia e nella trepidazione, vi sono forse dei figli, che languono e invocano aiuto. Fate dunque che i vostri incontri con loro siano dettati dall'amore, siano incontri di fratelli con fratelli, figli tutti dell'unico Padre che è nei cieli e stimerà fatto a sè quanto avrete compiuto al più piccolo dei vostri simili.

3° - Ma affinchè la necessaria soavità non divenga debolezza, occorre che l'ordine sia garantito dalla vigilante prevenzione e, in caso di bisogno, dalla ferma repressione delle trasgressioni.

Certamente meglio è prevenire che reprimere: questo vanno tutti ripetendo con sempre maggior convinzione. Ma per prevenire efficacemente, bisogna creare le condizioni atte a rendere sempre più difficile la violazione delle leggi, sia precludendo le vie di evasione, sia scoraggiando la stessa volontà ad essa incline. Naturalmente In questo campo spetta una larghissima parte anche ad altri organi dello Stato, specialmente a quello preposto alla istruzione e alla educazione nazionale. Ma voi potrete contribuire validamente con la vostra continua e diligente presenza, esercitata con tutti i mezzi che il Ministero mette a vostra disposizione. Pensate, per esempio, all'influsso salutare che voi potete avere amministrando con intelligente amore la pubblica beneficenza ed assistenza.

Se invece alcuni si ostinassero a cercare di violare le leggi, sperando forse o illudendosi di rimanere impuniti; se mossi da istinti malvagi, attentassero alla vita e ai beni altrui; se minacciassero la serenità dei focolari domestici; se in particolare osassero nutrire e manifestare propositi di sovversione violenta ai danni dello Stato; voi dovreste innanzi tutto adoperare la vostra vigilanza per impedire che i torti vengano fatti, i delitti perpetrati; poi, a fatti compiuti, nulla dovreste omettere, affinchè i colpevoli siano raggiunti dai rigori della giustizia. Il Nostro pensiero va in questo momento ai benemeriti Prefetti, ai Questori, al Corpo di Polizia, che, se agirà con giustizia e umanità, potrà col suo intervento pronto e coraggioso prevenire e all'occasione reprimere quanto minaccia l'incolumità dei cittadini e l'ordine pubblico. Nè vogliamo omettere di menzionare la solerte attività dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco. La frequenza e l'impeto di certe malversazioni ed aggressioni, come di molte violazioni della legge, dipendono spesso dalla debolezza e negligenza di chi avrebbe potuto e dovuto impedire quelle aggressioni e a punire tali che si debba adoperare la violenza e l'arbitrio; bisogna solo applicare la legge, e applicarla prontamente e fermamente. La moltitudine degli italiani onesti, amanti del lavoro e del vivere sereno, vi saranno certamente grati, se saprete scoraggiare con la vostra intelligente prevenzione e con la vostra giusta repressione tutti coloro che volessero attentare alla tranquillità dell'ordine civile in Italia.

Un'ultima parola, diletti figli, prima di benedirvi con tutta la effusione del Nostro cuore paterno.

Come accennavamo in principio, e voi ben sapete, — dopo la conclusione dei Patti Lateranensi, confermati anche nel testo, della Costituzione italiana, il vostro Ministero è competente in materia di « politica ecclesiastica ». Desideriamo ardentemente che quanto serve alla custodia e all'incremento dei valori religiosi in Italia sia oggetto delle vostre particolari sollecitudini. Facilitando, in quanto è da voi, il difficile lavoro apostolico della Chiesa, voi promovete al tempo stesso il bene dei cittadini, il bene dell'Italia. Lo Stato nulla ha da perdere e tutto da guadagnare con quei cittadini che, per essere sinceri e fervidi credenti, danno le più sicure garanzie di rispetto verso i pubblici poteri, di osservanza delle leggi e di assoluta onestà nella vita pubblica e privata. Questa è la storia di ogni tempo ed anche la cronaca di oggi: che ne sarebbe ora dell'Italia, se i cattolici non avessero validamente contribuito a salvarla dal baratro, nel quale sembrava inevitabile che dovesse cadere senza speranza di presto risollevarsi?

Su questa via segnata da tanti uomini di buona volontà, che hanno servito il Paese con dedizione ed amore, continuate il vostro cammino. E possa la opera vostra assicurare l'auspicata tranquillità nell'ordine, la pace nella carità e nella giustizia, e promuovere ogni sano progresso, affinchè sul suolo della diletta Italia da tutti si riconoscano i segni della predilezione divina!


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 401 - 406
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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