Index   Back Top Print

[ IT ]

RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
ALLE PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO NAZIONALE
AL SANTUARIO DELLA VERGINE SSMA DI LORETO*

Domenica, 14 ottobre 1956

 

Dilette figlie del Centro Italiano Femminile!

Con vivo gradimento accogliamo la instante vostra richiesta di una Nostra parola a voi, convenute con significativo auspicio nell'insigne e caro Santuario di Loreto, che ridesta nei cuori dei fedeli il ricordo dell'adorabile mistero della Incarnazione nel seno di Colei che l'Arcangelo salutò « piena di grazia » e « benedetta fra le donne » (Luc. 1, 28). Vi siamo grati per le fervide preghiere, che vi proponete di innalzare alla Madre di Dio per la Nostra persona, ed anche per la nuova occasione che Ci offrite di pellegrinare spiritualmente e di far echeggiare la Nostra povera voce là dove risuonarono già i passi e la parola di piissimi Nostri Predecessori e di non pochi Santi e Sante, tutti ferventi devoti di Maria.

Oh, come vorremmo che, insieme con voi e animate dal medesimo spirito ed ardore, si stringessero intorno al trono della Vergine tutte le donne d'Italia e del mondo, per apprendere dai suoi eccelsi esempi il segreto di ogni grandezza e il modo di attuare in sè stesse i divini disegni, rispondenti mirabilmente alle più profonde e pure aspirazioni dei cuori! Se la costante tradizione della Chiesa suole proporre alle donne cristiane Maria, quale sublime modello di Vergine e di Madre, ciò dimostra l'alta stima che il Cristianesimo nutre verso la donna, l'immensa fiducia che la stessa Chiesa pone nel suo benefico potere e nella sua missione a vantaggio della famiglia e della società.

Le elette schiere delle donne italiane, unite e concordi nel vostro Centro, ne sono intimamente consapevoli, anche perchè Noi stessi avemmo a suo tempo cura di ridestare la coscienza della grande dignità della donna in momenti assai gravi della vita nazionale, allorchè una torbida parentesi di decadimento, dovuta specialmente alle conseguenze della guerra, aveva scosso la fiducia di molti. « Siate le restauratrici del focolare, della famiglia, della società »: fu il Nostro grido in quell'ottobre di ansie del 1945, in un discorso, ove ampiamente parlammo dei « doveri della donna nella vita sociale e politica » (Discorsi e Radiomessaggi, vol. VII, pag. 240). Alla distanza di undici anni Ci torna a conforto il riconoscere che il Centro Italiano Femminile, allora modesto ma promettente germoglio, non meno generosamente delle Donne di Azione Cattolica presenti in quella circostanza, raccolse sollecitamente i Nostri voti, ponendo quella Nostra esortazione a fondamento e norma del suo fattivo organismo, il cui influsso è risentito ora in tutta la Penisola e si esplica in numerose opere di assistenza e di servizio sociale.

S'intepidirà forse l'antico ardore, solo perché una luce quanto più serena è tornata a splendere sulla vostra patria? È cessato forse il bisogno di estendere, rafforzare e perfezionare l'opera intrapresa per rinvigorire nelle vostre sorelle la coscienza della loro dignità e della loro alta missione? Le false teorie, le frivole usanze e anche le perverse associazioni hanno forse desistito dall'insidiare la donna, ossia dal deprimere ciò che Dio ha sublimato, demolire quel che la Chiesa edifica, disgregare quanto voi stesse vi sforzate santamente di unire? Purtroppo no. La donna, coronamento della creazione, di cui in un qualche senso rappresenta il capolavoro; la donna, questa dolce creatura, nelle cui delicate mani Dio sembra aver affidato in tanta parte, come ausiliatrice dell'uomo, l'avvenire del mondo; la donna, espressione di quanto vi è di più buono, amorevole e gentile quaggiù, è tuttora, nonostante un'apparenza ingannatrice di esaltazione, spesso oggetto di disistima e talora di positivo quanto sottile dispregio da parte del mondo paganeggiante. È dunque necessario che perseveriate nella vostra nobile fatica, facendo sì che la vostra compagine sia veramente, come amate definirla, un « movimento », una « scuola », una « forza », in una parola, un centro propulsore di pensiero e di azione, inteso ad affermare e difendere il valore della donna col determinarne, accanto ai doveri, anche i diritti.

1. - Il vostro Centro vuol essere innanzi tutto un « movimento » nel significato moderno di questa parola, e cioè, un'attività che si propone di attrarre quante più anime femminili è possibile ad un'ideale, scuotendo dal letargo le coscienze, agitando i loro problemi e guidandole all'attuazione di speciali scopi. Alla base di ogni movimento deve essere dunque una idea veramente feconda ed avvincente, un ideale, la cui brama, a guisa del cuore, trasmetta un impulso vitale e irresistibile a tutte le membra. Qual è e deve essere l'idea-base del vostro movimento, se non quella che già vi spinse fin dal principio a fondare il vostro Centro e Noi indicammo a suo tempo: « la conservazione e l'incremento della dignità che la donna ha ricevuto da Dio » (ib. pag. 227)? La dignità della donna! 

Benché spesso se ne parli, non sempre si mostra di possederne un concetto esatto e veritiero, tale da prevenire errate illazioni, ingiustificati lamenti e talora rivendicazioni infondate.

Anzitutto, neppure al presente mancano voci, che tendono a sminuire o ad ignorare totalmente l'indiscutibile merito spettante alla Chiesa per aver restituito alla donna la primitiva dignità, che anzi ripetono essere proprio la Chiesa intimamente avversa alla cosiddetta « emancipazione della donna dal regime feudale ». Adducendo talvolta false o alterate testimonianze, oppure interpretando con superficialità consuetudini e leggi ispirate da necessarie convenienze pratiche, si vuole da taluni attribuire alla Chiesa ciò che essa ha invece risolutamente abrogato fin dal suo nascere, ossia quel complesso d'ingiusta inferiorità personale, a cui il paganesimo non di rado condannava la donna. Occorre forse ricordare la nota sentenza di S. Paolo, nella quale si rispecchiano la sostanza e il volto di tutta la civiltà cristiana? « Non vi è più Giudeo nè Greco, non vi è schiavo nè libero, non uomo nè donna, ma tutti voi siete un solo in Cristo Gesù » (Gal. 3, 28). Ciò non toglie che la legge cristiana stabilisca talune limitazioni o soggezioni volute dalla natura, dalla convenienza umana e cristiana o dalle esigenze stesse della vita associata, che non potrebbe sussistere senza un'autorità, neppure nel nucleo più ridotto, qual è la famiglia.

Altre volte si avanzano paragoni insostenibili tra la ignorata dottrina cattolica circa il fondamento di quella dignità, e alcune errate teorie, nelle quali si pretende di vedere una più « larga base », suscitando in tal modo, anche tra le donne ben pensanti, qualche sospetto verso le associazioni femminili promosse o incoraggiate dalla Chiesa. Occorre forse anche qui ripetere in che consista il fondamento della dignità della donna? esattamente il medesimo che sorregge la dignità dell'uomo: l'uno e l'altra figli di Dio, redenti da Cristo, con l'identico destino soprannaturale. Come si può dunque parlare di Personalità incompleta della donna, di menomazione del suo valore, d'inferiorità morale, e derivare tutto ciò dalla dottrina cattolica?

Vi è inoltre un secondo identico fondamento di dignità per l'uno e l'altro sesso : infatti sia all'uomo che alla donna la provvidenza divina ha assegnato anche un comune destino terreno, il destino cui tende l'intera storia umana, e al quale accenna il precetto del Creatore, dato, per così dire, in solido, ai due progenitori: « Prolificate e moltiplicatevi e popolate la terra e sottomettetela e abbiate potere... » (Gen. 1, 28). In virtù di questo destino temporale comune nessuna attività umana resta per sè preclusa alla donna, i cui orizzonti pertanto si estendono sulle regioni della scienza, della politica, del lavoro, delle arti, dello sport; subordinatamente però alle primarie funzioni a lei fissate dalla natura stessa. Infatti il Creatore, mirabile nel trarre l'armonia dalla moltiplicità, pur stabilendo un comune destino a tutti gli uomini, ha voluto ripartire tra i due sessi uffici differenti e complementari, quasi vie diverse che conducono ad una unica mèta.

Ed ecco la differente struttura fisica e psichica dell'uomo e della donna; ecco le diverse attitudini, qualità, inclinazioni, le quali, equilibrate dalla mirabile legge del compenso, integrano armonicamente l'opera dell'uno e dell'altra. Eguaglianza dunque assoluta nei valori personali e fondamentali; ma funzioni diverse, complementari e mirabilmente equivalenti, dalle quali scaturiscono i differenti diritti e doveri dell'uno e dell'altra.

Non vi è dubbio che la primaria funzione, la sublime missione della donna, sia la maternità, la quale, per l'altissimo fine proposto dal Creatore nell'ordine da Lui prescelto, predomina intensamente ed estesamente nella vita della donna. La sua stessa struttura fisica, le sue qualità spirituali, la ricchezza dei suoi sentimenti, convergono a fare della donna una madre, in tal modo che la maternità rappresenta la via ordinaria, per la quale la donna raggiunge la propria perfezione anche morale, e nello stesso tempo il suo duplice destino terreno e celeste. La maternità, benchè non costituisca il fondamento assoluto della dignità della donna, le dona tanto splendore e le assegna una parte così ampia nell'attuazione del destino umano, che basta essa sola a indurre ogni uomo sulla terra, grande o piccolo che sia, a chinare con riverenza ed amore la fronte davanti alla propria madre.

Altre volte tuttavia esponemmo come la perfezione della donna, che, dalla natura è ordinata alla maternità fisica, può essere altresì conseguita, ove questa venga a mancare, con le multiformi opere di bene, ma soprattutto col volontario ossequio ad una superiore vocazione, la cui dignità è commisurata dalle altezze divine della verginità, della carità e dell'apostolato cri stiano.

Da queste considerazioni scaturisce la luminosa verità che la donna, sia come persona che come madre, deriva ogni sua dignità da Dio e dalle sue sapienti disposizioni. Dignità pertanto, secondo la legge di natura, inalienabile ed inviolabile, che le donne sono tenute a conservare, difendere, incrementare.

Sia dunque questa l'idea-base da diffondere e a cui attrarre le vostre sorelle; questo l'ideale, cui deve ispirarsi il vostro Centro e che è il più retto criterio di valutazione dei vostri diritti e doveri. Nell'accostarvi alla società e alle sue istituzioni per accertare quale sia il vostro posto, per determinare in concreto il vostro raggio di azione, rivendicare le vostre prerogative, fate valere prima di ogni altro titolo la vostra dignità cristiana. Le altre questioni, particolarmente quelle della cosiddetta « parità dei sessi », fonte di spirituale disagio, e perfino di amarezze per le donne che non abbiano la chiara visione del loro particolare valore, restano secondarie, né possono essere risolte che sul fondamento dei principi ora esposti.

2. - Il vostro Centro vuol essere inoltre una « scuola », ossia una istituzione che non soltanto promuova lo studio dei problemi riguardanti il ceto femminile, ma soprattutto illumini le vostre sorelle e le guidi nell'adempimento dei loro doveri.

Ora, quale dev'essere l'insegnamento di questa scuola, da voi giustamente ritenuta utilissima a tante, o impedite per varie circostanze dal conoscere il buon cammino, o nel percorrerlo pavide per la solitudine in cui si vedono, o non di rado disorientate dagli errori, disseminati apertamente o con subdola arte nei libri, nei giornali, nei films, o professati in pubbliche adunanze?

Sia il vostro insegnamento diretto innanzi tutto alla formazione interiore della persona secondo lo stato di ciascuna, e poi all'avviamento verso l'azione esteriore e sociale; in ogni caso, conforme alla dottrina e alle esortazioni della Chiesa. Non che si debba negare in principio la fiducia a ciò che la moderna coltura ha acquisito ed insegna nelle questioni che vi riguardano e sugli indirizzi ormai accettati; tuttavia, se bramate la sicurezza della verità e della rettitudine e la certezza del buon risultato, vi è un solo mezzo : assicurarvi che quegl'insegnamenti non siano in disaccordo con la dottrina e la prassi della Chiesa. Nell'immenso tesoro della coltura cattolica i problemi della donna hanno, per lunga tradizione e per l'opera di insigni maestri, un posto di meritata importanza; mentre non è facile incontrare altrove un ideale di donna più elevato e perfetto di quello che il Cristianesimo ha frequentemente attuato in tante schiere di giovani, di spose, di madri, di vedove, vanto e vera speranza di un popolo.

Inserendovi in questa solida tradizione, l'insegnamento del vostro Centro consisterà soprattutto nell'impartire, mediante la persuasione e l'esempio, lezioni di vita. Voi siete certamente meglio di altri in grado di conoscere quanto sia grande tale bisogno in molte vostre sorelle, quali siano le cause ed i rimedi a quella certa stanchezza dimostrata dalla donna di oggi nella vita coniugale, come infondere loro coraggio e perseveranza nelle lotte quotidiane, vigore per affrontare serenamente i molteplici e radicali mutamenti propri delle diverse età della vita femminile,

A questo fondamentale insegnamento del « saper vivere » nel senso più cristiano della parola, seguiranno con profitto gli altri, di natura, diremmo, tecnica, e cioè, dei buoni metodi per governare la casa, educare i figli, scegliersi un lavoro opportuno, provvedere all'avvenire, operare nella società circostante. Una donna illuminata, salda nelle sue persuasioni, interiormente serena, certa del consenso e della cooperazione di un largo stuolo di altre simili a sè, potrà sperare con fondamento di arrecare un valido contributo al miglioramento della società.

3. - Voi, infine, vi adoperate affinchè la donna s'inserisca pienamente nella vita della nazione, quale « forza » benefica a vantaggio di tutti.

Benché l'accostamento dei concetti di donna e di forza sembri caratteristica dei tempi moderni, è opportuno ricordare che fu sempre presente alla tradizione cristiana la descrizione della donna virtuosa ed energica, quale si legge nel libro sacro dei Proverbi. Alla domanda: « Chi troverà la donna forte? » (Prov. v. 31, 10) - l'agiografo risponde col tracciarne il vivo modello, frequentemente rievocato poi attraverso i secoli.

Ma in che cosa deve consistere la forza, che voi auspicate dall'intesa e dalla cooperazione delle donne di una stessa nazione? Verso quali fini deve tendere? Qual è il segreto del suo incremento e della sua efficacia? Per le donne stesse, che prendono parte attiva al vostro movimento, la forza si mostrerà primieramente nell'influsso trascinatore dell'esempio, senza il quale nè i programmi nè le scuole riscuoteranno credito, nè susciteranno entusiasmo per il proclamato ideale.

Riguardo alla sua estensione e alla sua efficacia, la forza del ceto femminile si manifesterà in una azione risolutiva, esercitata senza esclusione di terreno, quindi anche nel campo politico e giuridico, affinchè le istituzioni, le leggi, le consuetudini riconoscano e rispettino le particolari esigenze della donna. È ben vero che gli Stati moderni hanno compiuto notevoli progressi nel corrispondere alle sostanziali aspirazioni della donna; tuttavia permane ancora una certa trascuratezza per le esigenze, vorremmo dire, psichiche e di sentimento, quasi non meritino seria considerazione. Eppure anche queste esigenze, benché indefinibili e quasi inafferrabili dal calcolo e dalla statistica, sono reali valori che non possono rimanere negletti, poichè fondati nella natura e diretti a temperare nell'umana società l'asprezza delle leggi, a moderare le tendenze estreme nelle grandi risoluzioni, a stabilire una più equa distribuzione dei vantaggi e dei sacrifici tra tutti i cittadini. Come il sentimento della donna ha una gran parte nella famiglia e spesso ne determina il corso, così dovrebbe operare, in più vasta proporzione, nella vita della nazione e della stessa umanità. Non sarebbe ragionevole che nella grande famiglia umana si trovasse a suo agio, anche in ciò che concerne la vita psicologica, soltanto una parte di essa, gli uomini. In concreto, ove si rispettassero maggiormente le ansie del sentimento muliebre, l'opera di consolidamento della pace sarebbe più alacre, più ospitali e generosi i popoli meglio forniti di beni verso quelli che ne sono privi, più cauti spesso gli stessi amministratori della pubblica ricchezza, più fattivi e provvidi, gli organi preposti ad aiutare le comunità bisognose di case, di scuole, di ospedali, di lavoro, poichè dietro tali deficienze celano sovente gl'indicibili dolori di madri e di spose, che vedono languire nella miseria i loro cari, seppure le lontananze forzate e la stessa immatura morte non li abbiano già strappati al loro affetto.

Anche riguardo al lavoro la conformazione fisica e morale della donna esige una sapiente discriminazione, sia nella quantità che nella qualità. Il concetto della donna dei cantieri, delle miniere, dei lavori pesanti, come è esaltato e praticato in alcuni paesi che vorrebbero ispirarsi al progresso, è tutt'altro che una moderna conquista; è, al contrario, un triste ritorno verso epoche, che la civiltà cristiana aveva seppellite da lungo tempo, La donna è bensì una forza ragguardevole nella economia della nazione, però condizionatamente all'esercizio delle elevate funzioni a lei proprie; certamente non è una forza, come suol dirsi industriale, al pari dell'uomo, dal quale si può richiedere un maggiore impiego di energia fisica. Quel premuroso riguardo, che ogni uomo bennato dimostra alla donna in ogni incontro, dovrebbe essere praticato anche dalle leggi e dalle istituzioni di una nazione civile.

Vi abbiamo così accennato alcuni scopi concreti, verso i quali potrete indirizzare la forza costruttiva del vostro movimento a immediata vantaggio del vostro ceto e indirettamente a favore della patria. Conservate e accrescete questa forza benefica, il cui risolutivo potere non consiste nelle agitazioni convulse delle piazze, ma nella persuasione e nella fiducia, che saprete infondere, e che già riscuotete in mezzo a un popolo, come il vostro, dall'animo naturalmente aperto alla giustizia, alla bontà, alla tenerezza dei sentimenti e dei valori familiari.

Dilette figlie, che ascoltate la Nostra parola sulle verdi balze del santuario di Loreto, e voi tutte, raccolte nella intimità parimente sacra delle vostre case, non sapremmo congedarCi da voi senza ritornare alla spirituale presenza della Benedetta fra le donne, Maria, per raccogliere dal suo Cuore materno, a suggello di questa Nostra esortazione, le sue ispirazioni e la promessa della sua efficace assistenza.

Allorché l'Arcangelo Gabriele svelò all'umile Ancella del Signore l'eccelsa missione cui Dio l'aveva destinata, la profonda umiltà di Lei non ravvisò in sè stessa alcuna proporzione con la grandezza dell'annunziato destino. Ed Ella, con la voce dell'Ancella disposta bensì a servire, ma ignara di come avrebbe potuto farlo, pronunziò il suo « Quomodo fiet istud - come avverà questo » (Luc. 1, 34). L'Arcangelo la rassicurò, ricordandoLe la potenza dell'Altissimo e che nulla è impossibile a Dio (cfr.. ibid. 35 e 37).

Anche per voi, dilette figlie, alle quali il programma ora delineato potrebbe sembrare superiore alle vostre forze, o apparire non in tutto gradito alla presente società, o contrastato da correnti avverse, ripeteremo: Lasciate che l'Onnipotente Iddio, come si è degnato d'ispirare alle vostre menti alti ideali e ai vostri cuori generosi impulsi, così, da voi implorato per la intercessione della sua Santissima Madre, vi dia coraggio e perseveranza per pienamente attuarli. Cominciate senza indugio ad operare in voi stesse e nelle vostre famiglie, per poi estendere, quasi insensibilmente ma profondamente, la vostra azione in cerchie sempre più vaste. Siate fiduciose nell'opera vostra, sulla. quale Noi stessi grandemente contiamo, e con Noi, la società e la patria.

Invocando pertanto su tutte voi del Centro Italiano Femminile e su tutte le donne d'Italia, particolarmente le più provate dalle sventure, i favori di Dio e della benedetta Sua Madre affinchè per mezzo vostro il mondo conosca giorni migliori, impartiamo di gran cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII,
 Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956 - 1° marzo 1957, pp. 571 - 579
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana