Index   Back Top Print

[ IT ]

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI FEDELI DELLA DIOCESI DI PRATO*

Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo - Domenica, 28 ottobre 1956

 

Nel darvi il benvenuto, diletti figli, e nell'accogliervi nella Nostra casa con tutta la tenerezza del cuore, Noi abbiamo quasi dinanzi ai Nostri occhi la vostra Prato, una tra, le più importanti città della Toscana, per il numero degli abitanti, per l'antichità millenaria della fiorente coltura, per lo splendore delle arti, oltre che per i complessi industriali, per la cospicua rete di attività commerciali, per la moltitudine di aziende artigiane ed agricole. Ci è stato riferito — e ne siamo ben lieti — che a Prato vi sono, nei vari rami economici, oltre 45.000 lavoratori occupati : segno che a molti non manca almeno il pane quotidiano, base di quella serena tranquillità, a cui l'uomo tende per sè e per la propria famiglia. Noi ringraziamo dal profondo dell'animo il Padre nostro nei cieli, il quale provvede con sufficiente larghezza ai suoi figli della terra pratese; e lo supplichiamo, affinchè voglia conservare ed accrescere questa vostra condizione di bene, estendendola anche a quanti ne sono sprovvisti e vivono incerti del proprio avvenire.

Stamane, nel mattutino colloquio con Dio, era, come sempre, nel Nostro cuore la « sollecitudine di tutte le Chiese » (2 Cor. 2, 28). Ma il Nostro pensiero si volgeva specialmente a voi, cui avremmo dovuto indirizzare la parola confortatrice ed animatrice. E siccome, per venire in devoto pellegrinaggio, avete scelto la solenne festa di Cristo Re, Ci è parso conveniente di cercare nella sacra liturgia odierna qualche pensiero da proporre alla vostra meditazione, per indurvi a riaffermare apertamente la vostra fede nella divina regalità di Gesù, dimostrando in pari tempo la vostra volontà di essergli sudditi fedeli. Così, mentre la liturgia canta le lodi di questo eccelso Sovrano, e aduna tutta la Chiesa, e con essa tutto il creato, in atto di universale omaggio, voi non vi contenterete di onorare con le parole il « Re dei re e Signore dei dominanti » (Apoc. 19, 16), ma accompagnerete questa manifestazione esterna di lode con la reale sottomissione della vostra vita a Lui, e vi impegnerete con Lui ad operare generosamente, metodicamente, affinché venga riconosciuto ed accolto il suo regno fra gli uomini. È questa l'ansia continua della nostra anima, la mèta sospirata di Ogni Nostra cura pastorale, mentre si fa sempre più viva in Noi la percezione che gli uomini stiano attendendo — sia pure spesso inconsciamente — l'avvento del regno di Cristo. Basta saper guardare, basta riflettere seriamente, per accorgersi che fra tanti scettri miseramente infranti, fra tante regge rimaste deserte, Gesù solo vede aumentare l'estensione del suo dominio e confermarsi la fedeltà dei suoi sudditi; Egli solo vede dispersi i suoi nemici; mentre il suo trono divino è sempre solido, il suo pacifico scettro sempre fermo. « Il regno di Lui non avrà mai fine »: canta con indistruttibile fiducia la Chiesa, facendo eco alle parole dell'Arcangelo Gabriele, che ne diede l'annunzio a Maria: « Et regni eius non erit finis » (Luc. 1, 33). Prato dovrà distinguersi nell'invocarne l'avvento, nello spianargli la via, nell'accoglierlo a festa; Prato deve impegnarsi oggi solennemente a un'azione costante di difesa, di conquista, di positiva costruzione: dovete impegnarvi tutti, fedeli, Associazioni cattoliche, Clero, Congregazioni religiose, sotto la illuminata guida dell'insigne Presule, che Noi stessi, or sono due anni, vi abbiamo dato, tenendo nel giusto conto l'importanza sempre crescente della vostra città e il suo prevedibile sviluppo demografico ed economico. Pregate dunque, — vi diremo, parafrasando con lievi variazioni le parole del Prefazio di oggi —, affinché venga il regno di Cristo: nelle vostre menti il regno della verità, nei vostri cuori il regno della grazia e della vita, nelle vostre aziende il regno della giustizia, nella vostra città e in tutta la diocesi il regno dell'amore e della pace.

I. - NELLE VOSTRE MENTI VENGA IL REGNO DELLA VERITÀ

Basta guardarvi intorno, diletti figli, per accorgervi che vi è, in non pochi di coloro i quali vivono accanto a voi, una spaventevole ignoranza delle più elementari verità della fede. Alcuni ignorano tutto della loro origine, del loro destino; sanno confusamente che vi è un Dio, ma non saprebbero dire quasi nulla dei suoi attributi, del significato della incarnazione e morte del Redentore; conoscono l'esistenza della Chiesa, ma nemmeno i travedono il mistero della sua grandezza e della sua missione.

Altri, pure avendo conseguito notevoli mete nel cammino del sapere profano, sono rimasti alle prime nozioni del catechismo, per quanto riguarda la scienza religiosa; basta quindi qualsiasi ostacolo, qualsiasi urto, per renderli tentennanti nella loro fede, per farli incerti, per esempio, sulla realtà della provvidenza di Dio, sulla cura e sul governo che Egli ha delle cose create; disorientati circa il senso della vita e della morte, circa il valore della sofferenza, circa la finalità del dolore. Eccoli dubbiosi di fronte alla eternità delle pene, confusi dinanzi alla conciliabilità del dominio supremo di Dio col libero arbitrio umano; eccoli incapaci di trovare una risposta sicura alle tante domande che premono; eccoli praticamente scettici, privi di qualunque entusiasmo nell'esercizio della vita cristiana.

Occorre provvedere di urgenza, diletti figli; cominciate voi e adoperatevi perchè gli altri vi seguano e vi imitino. Il regno di Gesù è regno di luce: Egli è infatti la luce del mondo « Lux mundi » (Io. 8, 12); fate dunque che la sua luce illumini ogni uomo che viene nel mondo (cfr. Io. 1, 9).

2. - NEI VOSTRI CUORI REGNI LA GRAZIA E LA VITA.

Per darci la grazia, per darci la vita, e darcela in abbondanza (cfr. Io. 10, 10), Gesù venne nel mondo. Che cosa è dunque questa vita, che Gesù possiede e che vuole donarci per farne l'anima dell'anima nostra? Che cosa avviene in noi, quando a tale vita nasciamo?

Se non ci soccorressero le parole stesse di Dio, non oseremmo parlarne, tanto è lo smarrimento che ci assale, ogniqualvolta tentiamo di penetrare nelle misteriose profondità della grazia. Ecco: « Le nostre membra sono tempio dello Spirito Santo... non apparteniamo a noi stessi... portiamo Dio nel nostro corpo... » (cfr. 1 Cor. 6, 19-20). Che cosa avviene, dunque, di noi? Diveniamo pietre vive nell'edificio che è Cristo, diveniamo tralci della vite che è Egli stesso (Io. 15, 5), diveniamo membra del suo Corpo mistico (1 Cor. 12, 27), ci trasformiamo in Lui, ci muoviamo in Lui, esistiamo in Lui (cfr. Act. 17, 28). Egli vive in noi (cfr. Gal. 2, 20). Dalla sua pienezza riceviamo tutti tutto (Io. 1, 16), perchè Egli è autore della nostra fede e consumatore della nostra vita (Hebr. 12, 2).

Ed ora pensate, diletti figli: Quanti nella diocesi di Prato hanno il possesso perenne di questa vita? Quanti tra voi presenti? Quanti tra coloro che non hanno potuto o non hanno voluto venire? E il benessere — qualunque esso sia — vi gioverebbe forse, se alle anime vostre mancasse la vita divinar foste ricolmi di tutto, ma aveste il vuoto di Dio? A che vi gioverebbe la vita del corpo, se aveste la morte dell'anima? Che importerebbe il vigore della natura, se languisse la grazia? Eccovi dunque un'altra mèta chiara e precisa, diletti figli. Fate che regni in tutti Gesù con la sua grazia, con la sua vita.

3. - NELLE VOSTRE FABBRICHE REGNI LA GIUSTIZIA.

Parliamo di una speciale giustizia, della giustizia sociale, di cui la fame e la sete agitano come non mai gli uomini del mondo moderno. Sarebbe superfluo ripetere ora quanto in varie occasioni abbiamo detto con paterna franchezza per la giusta soluzione del problema sociale; ma è necessario riaffermare che ne, luoghi di lavoro non vi sarà giustizia, se non regnerà Gesù. Invano lo sperano coloro che prescindono da Lui; invano lo tentano coloro che lo negano. Solo nel nome di Lui, solo applicando i comandamenti di Lui, si potrà attribuire e dare a ciascuno quel che gli spetta. Ai datori di lavoro ricordiamo che, mentre la Chiesa condanna ogni ingiusta violazione del diritto di proprietà, ammonisce però che esso non è illimitato nè assoluto; perchè ha precisi obblighi sociali. Misconoscerli sarebbe andare contro la giustizia, sarebbe lottare contro il regno di Gesù. Ma non vi sarà difficile soddisfarli, se guarderete l'operaie come si guarda il fratello; di natura uguale alla vostra, anche se chiamato ad esercitare una diversa funzione.

Ai lavoratori diciamo: la Chiesa è con voi, quando vi difendete da contratti ingiusti o esigete l'osservanza dei giusti impegni; sarà con voi, quando procurerete con mezzi legittimi d miglioramento delle vostre condizioni; ma la Chiesa non potrebbe essere con voi, se fosse ingiusto ciò che chiedete o illecito il mezzo che vorreste usare per ottenerlo; non potrebbe essere con voi, se vi schieraste coi nemici di Dio, sacrificando anima, libertà, pace, patria e famiglia; se, istigati da chi finge di amarvi,  seminaste l'odio o praticaste la violenza. Oh potessimo vedere a Prato affermarsi in ogni campo la giustizia di Gesù! Avremmo quegli esempi manifesti e indicatori che trascinerebbero gli incerti e i pigri; e la Chiesa vi sarebbe riconoscente e vi sarebbero grati tutti coloro che attendono con ansia il regno della giustizia tra gli uomini.

4. COL REGNO DELLA VERITÀ, DELLA GRAZIA E DELLA GIUSTIZIA, VENGA IL REGNO DELL'AMORE E DELLA PACE.

Venga dappertutto, dove vivono i figli di Dio, dove operano le membra del mistico Corpo di Cristo. Mentre la giustizia dà quello che deve, l'amore fa di più: chi ama dà quello che ha, dà quello che è, dà sè stesso. La scienza di questo amore completo e perenne fu predicata e praticata dal Divin Salvatore. Egli proclamò che da questo amore scambievole si sarebbero riconosciuti i suoi seguaci (cfr. Io. 13, 35), ed ammonì che nell'ultimo giorno i vivi e i morti sarebbero giudicati secondo la legge dell'amore. Egli, intanto, non era tenuto a venire al mondo, e venne per amore; non era tenuto a preferire una vita di privazioni e di stenti, e la scelse per amore; non sarebbe stato necessario, per redimerci, che patisse e morisse; ma Egli patì e morì crocifisso per amore. Chi non comprende l'amore non comprende Gesù, Amore incarnato.

Diletti figli! Volete che Gesù regni tra voi? nelle vostre famiglie, nella vostra città e nella vostra diocesi? Fate che vi regni l'amore: l'amore che intende e comprende, che sopporta, che prevede, che provvede; l'amore che dà, l'amore che si dà; l'amore che unisce, l'amore che unifica. Esso, più della giustizia e della stessa verità, renderà visibile la vita divina, che è in voi; perchè sarete una moltitudine di credenti, ma avrete un cuore solo e un'anima sola; sarete molti, ma formerete un corpo solo (cfr. Cor. 10, 17). Ed ecco divenuta realtà stupenda quello che Gesù implorò nella sua preghiera sacerdotale: « Che siano tutti uno, come io e tu, o Padre, siamo una cosa sola » (cfr. Io. 17, 2 2 ). Allora il Cristianesimo si leverà irresistibilmente come segno fra le nazioni, come fiaccola sul monte. E gli uomini riconosceranno in Cristo l'Inviato del Padre, il Sovrano assoluto il Giudice e il Legislatore supremo.

Canteranno dal profondo dell'anima: Te principe dei secoli, Te Re delle genti, Te delle menti e dei cuori acclamiamo unico arbitro, o Cristo (Hymn. in I Vesp. in fest. Jesu Christi Regis). E con la verità, con la vita, con la giustizia, con l'amore, sarà la pace!

Ed ora una grande Nostra Benedizione scenda su tutti voi, sulle persone e le cose che vi sono care e per l'adempimento delle vostre sante intenzioni: per il vostro ammirevole ed amatissimo Pastore, Nostro Venerabile Fratello, per il venerando Capitolo Cattedrale, per la santità e lo zelo del dilettissimo Clero, per la perseveranza e la generosità dei giovani Seminaristi e delle anime consacrate al Signore nelle Congregazioni religiose e negli Istituti secolari, per l'aumento delle vocazioni sacerdotali, per la virtù e l'ardore nel bene dei cattolici militanti, per i fervidi Dirigenti diocesani dell'Azione cattolica e delle altre simili Opere, per i professionisti e gl'insegnanti, per i datori di lavoro, affinchè nella loro alacre attività si conformino sempre ai principi della dottrina sociale della Chiesa, soprattutto per i cari e buoni lavoratori, per i candidi ed innocenti bambini e bambine, per il felice compimento della grande Casa di Esercizi, da cui tanti frutti di bene e tanto spirituale rinnovamento si attendono per ogni classe di persone. Benediciamo infine tutti gli oggetti di pietà e di devozione che avete portati con voi.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII,
 Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956 - 1° marzo 1957, pp. 621 - 626
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana