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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AD UN NUMEROSO PELLEGRINAGGIO
DI LAVORATORI DI TERNI*

Basilica Vaticana - Domenica, 18 novembre 1956

 

La Nostra Casa, aperta sempre e con effusione dell'animo Nostro a tutti coloro che vengono a visitarci, spalanca oggi larghe le sue porte a voi, dilettissimi operai della città e della zona di Terni. Voi venite da quell'Umbria poetica e santa, gloriosa e bella, che tanta storia racchiude, che tanta fioritura di arte e di civiltà conserva ; sicché appare ed è una delle terre privilegiate d'Italia. Oggetto di ammirazione da parte di chiunque giunge anche da lontane regioni, essa testimonia le virtù di un popolo che ha contribuito con straordinaria efficacia al nascere e al diffondersi della civiltà umana.

Voi venite, in particolare, da una zona divenuta centro industriale di primaria importanza dal giorno in cui le acque del Velino, che si precipitano con salto pauroso nella schiumeggiante Nera, furono imbrigliate con saggezza tecnica, chiuse entro condotte forzate e fatte capaci così di muovere grandiose centrali, dove l'energia delle acque viene trasformata in energia elettrica, Per tale fatto la zona di Terni e Narni raccoglie il 68% degli addetti all'industria, il 98% della potenza dei motori, e circa la metà degli abitanti in una superficie inferiore al 20%, dell'intera provincia. Vi è dunque una vera concentrazione delle industrie, che insieme col progressivo diffondersi delle economie di scambio a preferenza di quelle di consumo, ha condotto la popolazione dai piccoli centri a quelli maggiori ; per questo lo stato della zona ternana condiziona praticamente l'andamento generale della provincia intera.

Ma voi sapete, diletti figli, che cosa è avvenuto in questi ultimi anni. Scoppiata la guerra, la vostra zona divenne bersaglio dell'offensiva nemica proprio per la sua singolare importanza. La sola città di Terni ebbe centoundici bombardamenti, che la distrussero per due terzi, costringendo la popolazione a fuggire e a cercare rifugio in baracche posticce, e rendendo gran parte degli impianti industriali completamente inutilizzabili. Poi venne la. ricostruzione, condotta a termine in verità con encomiabile prontezza ; ma essendosi determinata sui mercati italiani ed esteri una forte concorrenza, i responsabili della più grande fra le Società, che operano in mezzo a voi, dovettero provvedere a ridurre i costi di produzione e non trovarono altro mezzo fuori dell'ammodernamento degli impianti e della diminuzione della mano d'opera.

Noi ricordiamo molto bene — perchè Ce ne demmo pensiero personalmente — la grave condizione che venne così a determinarsi, quando alcune migliaia di operai rimasero senza lavoro, e quindi senza pane. Lo sviluppo della Polymer-Montecatini rimediò, ma solo parzialmente, a così penoso stato, mentre i raccolti agrari compensavano — nell'ambito provinciale — la diminuzione dei redditi derivanti dall'aumentata disoccupazione. Quest'anno anche i raccolti sono stati in parte irrimediabilmente danneggiati, e molte famiglie trovano solo nella carità dei fratelli lo stretto necessario per vivere.

Solo il Signore sa la Nostra tristezza : vorremmo poter accorrere dovunque vi è una lagrima da asciugare, dovunque vi è un bisognoso da soccorrere. Vorremmo essere dappertutto, con tutti; per ridare a tutti la serenità e la pace.

1°- La nostra prima parola è di fervido paterno augurio. Noi preghiamo il Signore, affinchè la condizione della vostra zona migliori rapidamente e sia, nel più breve tempo possibile, ricondotta a uno stato di sufficiente normalità.

Non è Nostro ufficio suggerire qui i termini tecnici per la conveniente soluzione di un problema, che appare complesso e complicato. Ma studiando attentamente la stato odierno della vostra zona industriale, Ci siamo resi conto che non basterebbero provvedimenti a carattere contingente, essendo necessario affrontare in modo razionale ed organico le questioni che vi tengono in ansia. Sappiamo che a tale scopo, e per ridurre l'interdipendenza tra l'economia provinciale e l'andamento del vostro maggior complesso industriale, un vostro egregio Deputato ha proposto una legge intitolata « Provvedimenti per la zona industriale ternana ». Se questi potessero essere effettuati, si ha fiducia che verrebbero a porsi le premesse indispensabili per l'afflusso nella zona di altri imprenditori e di altri mezzi economici.

Il vostro Pastore, che segue con tanta ansia e premura paterna le vicende dolorose della vostra zona, ha chiesto che anche su questo progetto di legge invocassimo la benedizione di Dio. Noi lo facciamo ben di cuore. Intanto ricordiamo a chi di dovere che, se i problemi economici devono essere affrontati e risolti secondo le leggi della produzione, della divisione, della circolazione e del consumo dei beni nei loro rapporti con l'ordine sociale, è ugualmente certo che le stesse leggi possono essere formulate ed applicate con intelligenza umana e con cuore cristiano. Perchè non bisogna dimenticare che, introducendo i principi etici nell'indagine dei fatti economici, non si fa torto all'economia, ma si contribuisce efficacemente alla retta soluzione dei problemi che essa imposta ed affronta. Intanto è universalmente ammesso che il diritto a vivere è per tutti sacro ed inviolabile : bisogna, dunque, che gli sforzi di tutti, Stato, intrapresa privata, Sindacati, si uniscano e cooperino efficacemente per infrangere questo stato di imbarazzante disagio. Anche perchè vi è a Terni e nella zona chi profìtta delle sventure del popolo, per seminare in mezzo ad esso la zizzania della discordia e dell'odio. Infatti la Nostra ansia non è solo per i vostri giusti interessi materiali, ma anche, e principalmente per le vostre anime.

2. La Nostra seconda parola è quindi di chiaro ammonimento.

Abbiamo spesso osservato che il nemico del genere umano è uno ed è moltitudine. Oggi esso si presenta con un ben definito volto e con un nome ben noto. È schierato su un vasto fronte, e combatte senza esclusione di mezzi e senza risparmio di colpi; la zona ternana è fra quelle che più ne hanno subito l'attacco. Sia per l'abilità con cui maschera la sua tattica e nasconde la sua strategia, sia per la paura che ha saputo incutere, come per le speranze che ha suscitato, il marxismo ateo è penetrato fra voi ed è tuttora ben saldo nelle sue posizioni. Il Nostro cuore è inquieto e le lacrime vengono ai Nostri occhi, ogniqualvolta Ci chiediamo come sia possibile ancora tale acquiescenza e tanta ostinazione in una notevole parte delle pur così brave masse operaie. Possibile che in questo punto nulla valga ad aprire loro gli occhi, nulla serva a muovere il loro cuore? Vogliono rimanere coi nemici di Dio, vogliono rafforzarne le file, cooperando, così, a peggiorare il caos del mondo moderno. Perchè? Individui e popoli si sono lasciati da loro traviare, perchè hanno promesso una migliore distribuzione dei beni, proclamando al tempo stesso di volere salva la libertà, protetta la famiglia, assicurando che il popolo avrà il potere, gli operai le fabbriche, i contadini la terra. E invece se, dopo di aver seminato l'odio, provocato la sovversione, fomentato le discordie, essi vanno al potere, impoveriscono il popolo e fanno regnare il terrore. Ciò che sta avvenendo questi giorni nel travagliato popolo magiaro, documenta con evidenza di sangue dove sanno giungere gli odiatori di Dio.

3. La. Nostra terza parola è di fiduciosa speranza.

Non sarà sempre così, diletti figli : non dovrà, non potrà essere sempre così. Alcuni guardano ai ritrovati della scienza con malcelata ansia, perchè temono che il progresso tecnico, sostituendo le macchine agli uomini, provocherà gravi squilibri sociali anche a causa della disoccupazione che necessariamente ne deriverà. Chi pensa in tal modo, non considera che ciò suole avvenire solo agli inizi di certi ammodernamenti e di certe trasformazioni. In appresso devono apparire i benefici provenienti dalla nascita di nuove fonti di lavoro e quindi di occupazione. I progressi della fisica hanno creato, e creeranno ancora, in tutte le nazioni il bisogno di un esercito di lavoratori di ogni specie, dall'ingegnere al fisico nucleare e all'operaio qualificato, per costruire reattori, pile nucleari, macchine acceleratrici ; intanto si moltiplicano le loro applicazioni all'industria, all'agricoltura, alla difesa. La tecnica, unita alla scienza, ha trasformato e trasformerà anche più le vie di comunicazione fra gli uomini, moltiplicandone i mezzi. Guardate ciò che è accaduto nel settore dei trasporti, dove il volo quotidiano di decine di migliaia di aerei impegna in vari settori innumerevoli specialisti e operai. Lo sviluppo dell'elettronica ha fatto sorgere un gran numero di nuovi impianti, di industrie, di laboratori, di centri di ricerche. Si pensi anche alla Radio, alla televisione ; si pensi al cammino della chimica organica, alle scoperte ottenute nel settore delle resine sintetiche. Riflettete, poiché vi riguarda da vicino, che alcuni prodotti tessili, i quali incontrano il più largo consenso negli interessati all'abbigliamento, vengono ottenuti trasformando il carburo di calcio.

Il progresso non farà mancare il lavoro : bisognerà essere più pronti ad operare certe trasformazioni, a compiere certi ammodernamenti; occorrerà insistere meno in certe industrie a tipo fisso ; non perdersi di animo dinanzi agli inevitabili squilibri iniziali, nè indulgere a pessimismi ingiustificati. Si va verso un domani migliore, anche perchè è facilmente prevedibile che il lavoro umano, redento dalla fatica bruta muscolare, andrà nobilitandosi sempre più.

4. Eccovi allora l'ultima breve Nostra parola.

È Nostra persuasione che poco o nulla faranno gli uomini, se continueranno a erigere le strutture del mondo rimanendo lontani da Dio. Egli soltanto può edificare la casa che gli uomini desiderano. Se non sarà Egli a costruire, gli uomini lavoreranno invano (cfr. Ps. 126, 1). Oppure la casa sarà fondata sull'arena, e quindi destinata in breve tempo a crollare e cadere in completa rovina (cfr. Matth. 7, 26-2 7). È tempo, diletti figli, che gli uomini ne prendano coscienza. È ora che tutti ritornino a Gesù. Tornare a Lui significa conoscere la sua dottrina, penetrarla, penetrarsene; tornare a Gesù significa avere nell'anima perennemente la sua vita divina ; tornare a Gesù significa informare di Lui tutta la vostra attività teorica e pratica. A Terni vi è, pur troppo, non poco male, ma anche tanto bene. Sotto la guida del vostro Pastore voi avete lavorato molto : col pianto nel cuore, con le lacrime negli occhi, tutti i buoni hanno cercato di salvare il salvabile. Molte chiese sono state ricostruite, altre rinnovate, restaurate; la scuola parrocchiale di catechismo e l'Azione cattolica sono divenute il faticoso, ma caro assillo dei sacerdoti; Gesù ha potuto entrare di nuovo nel mondo del lavoro, grazie anche agli zelanti cappellani e alle infaticabili assistenti sociali; cresce la frequenza ai sacramenti; anime giovanili veramente eroiche offrono se stesse a Gesù. Bisogna continuare, diletti figli. Bisogna non stancarsi mai ; bisogna essere santamente irrequieti, fino a quando vi sono anime accanto a voi che languono o miseramente si perdono. Bisogna fare di Terni e della sua zona un possedimento di Gesù, ove Egli possa regnare sugli individui, sulle famiglie, nelle fabbriche, in tutte le Istituzioni.

Ed ora scenda su tutti voi, diletti figli e figlie, qui presenti, larga, paterna, affettuosa la Nostra Benedizione. Scenda sul vostro zelantissimo e a Noi e a voi carissimo Vescovo, sui sacerdoti suoi collaboratori nello spesso duro lavoro per ricondurre le menti e i cuori a Cristo, sull'Azione cattolica e sulle altre benemerite Associazioni che le loro forze dedicano generosamente alla causa santa. Scenda su tutta la diocesi, su tutto il popolo, in modo speciale sui cari lavoratori, anche su quelli che non hanno potuto o voluto unirsi a voi in questo devoto e filiale pellegrinaggio. Iddio vi benedica e vi protegga. Dio ! Dio ! Dio !

Oppure la casa sarà fondata sull'arena, e quindi destinata in breve tempo a crollare e cadere in completa rovina . È tempo, diletti figli, che gli uomini ne prendano coscienza. È ora che tutti ritornino a Gesù. Tornare a Lui significa conoscere la sua dottrina,


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII,
 Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956 - 1° marzo 1957, pp. 669 - 674
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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