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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI PARTECIPANTI AL II CONGRESSO NAZIONALE
DELL'UNIONE COMUNI ED ENTI MONTANI D'ITALIA*

Venerdì, 23 novembre 1956

 

Siamo particolarmente lieti di accogliervi, diletti figli, partecipanti al 2° Congresso dell'« Unione Nazionale Comuni ed Enti montani ». Quando apprendemmo che un gruppo di parlamentari e di pubblici amministratori, conformando la loro azione al messaggio cristiano di giustizia e di amore, avevano risoluto di dar vita alla vostra Unione, Ci rallegrammo in cuor Nostro, perchè da essa sarebbe derivato un efficace contributo alla soluzione del problema montano.

Non vi nascondiamo, diletti figli, la Nostra ansia per le popolazioni, che vivono sperdute nel fondo delle valli, sui fianchi e perfino sui vertici dei monti: sappiamo bene che sane energie vivono nelle sparse popolazioni montane, ma non ignoriamo, d'altro canto, che molte insidie minacciano di deprimerle e di distruggerle. Ecco perchè vi abbiamo incontrati volentieri e vi esprimiamo quindi la Nostra gratitudine per quanto avete fatto e vi accingete a fare nel prossimo futuro.

La vostra presenza rievoca al Nostro sguardo la maestosità delle montagne coi loro verdi pendii, i ghiacciai immacolati, le arditissime vette, e l'ineffabile visione del cielo che confonde quasi la sua luce e il suo azzurro col candore delle cime nevose elevantisi come scaglioni avanzati verso la sublimità del firmamento.

L'origine delle montagne si perde indietro nel tempo a diecine e diecine di milioni di anni. L'attività della crosta terrestre ha prodotto questi corrugamenti, perchè il magma si è sollevato dalle parti più interne, e spinte potenti hanno piegato gli strati superficiali. Ascenderunt montes, descenderunt valles (Ps. 103, 8). Poi l'erosione dei venti e delle acque ha plasmato nei secoli il volto dei monti, le grandi foreste li hanno rivestiti e infine l'opera dell'uomo li ha conquistati.

Vivendo nelle pianure, dove sono meno pericolose e più facili le coltivazioni, le costruzioni, le comunicazioni, gli uomini dimenticano spesso che la loro prosperità è legata in gran parte ai monti. Questi, infatti, concorrono in modo determinante alla formazione delle precipitazioni atmosferiche, perchè, costringendo le masse d'aria ad innalzarsi, fanno sì che esse subiscano il raffreddamento termodinamico che fa condensare il vapore acqueo. Intanto i ghiacciai, i boschi e i nevai, fungono da bacini regolatori dell'afflusso delle acque in pianura; a questi si aggiunge l'opera dell'uomo, che nelle loro gole ha costruito dighe potenti, riuscendo a raccogliere milioni di metri cubi di acque che danno energia alle case e alle industrie.

Resta però il sacrificio di chi vive fra le asprezze dei monti: di chi deve lottare ogni giorno per il necessario sostentamento; di chi trova sempre più tenue ed insufficiente il proprio reddito a causa della scarsa varietà delle colture, oltre che per la difficoltà dei trasporti e la conseguente impossibilità di fronteggiare e vincere la concorrenza degli altri prodotti. Sorge cosi in essi la brama di fuggire, attratti come sono dalla più facile vita dei grandi centri urbani. E appare in tutta la sua urgenza la necessità di contenere un'emigrazione, che a non lungo andare creerebbe problemi praticamente insolubili.

Senza parlare, infatti, della difficoltà di trovare occupazione e casa ai milioni di uomini che attualmente popolano le zone montane, come si potrebbe lasciare senza abitante e senza custodia la montagna? Come si potrebbero abbandonare i boschi e i pascoli? E che avverrebbe, se venissero a mancare o fossero meno efficienti gli argini naturali delle acque? La risposta non è difficile per chiunque pensi ai danni incalcolabili, che recenti alluvioni hanno prodotto, seminando la rovina e la morte in mezzo a tante fertili contrade d'Italia.

Occorre dunque rieducare all'amore verso i monti: non solo per la poesia che Iddio ha scritto nella bellezza delle loro cime, e per la facilità di conservare, vivendo in essi, la purezza della fede e dei costumi, ma anche perchè vi è una indistruttibile interdipendenza fra la vita degli uomini, che abitano nelle città, e quella di coloro che operano nelle zone montane. Ma tale rieducazione deve essere accompagnata e sostenuta dallo sforzo. che tutti debbono fare, per contribuire con ogni mezzo alla soluzione dei problemi riguardanti la montagna.

In quest'ultimo decennio, per verità, lo Stato è intervenuto nei miglior modo possibile, provvedendo alle opere di natura idraulico-forestale, idraulico-agraria e idraulico-pascolativa nei bacini montani; ha organizzato il servizio dei rimboschimenti, ha stabilito i cantieri di lavoro, ha moltiplicato i vivai forestali e migliorato i pascoli montani. Particolari benefici sono derivati dalla nota « legge per la montagna », che un benemerito Ministro dell'agricoltura e delle foreste volle allo scopo di determinare i territori montani, disporre i mutui, erogare i sussidi e i concorsi dello Stato, classificare i comprensori di bonifica montana, istituire i consorzi, elaborare un piano generale di bonifica.

La vostra Unione si è data pensiero di assicurare a questa legge un'applicazione socialmente più apprezzabile attraverso un'attiva collaborazione delle Amministrazioni comunali e delle popolazioni di montagna; inoltre ha esercitato un efficace influsso in campo legislativo, propugnando l'approvazione della legge sui sovracanoni idroelettrici a favore dei Comuni montani e favorendo l'emanazione del decreto presidenziale che istituisce i Consorzi permanenti fra Comuni montani, detti « Consigli di valle ». A questo si aggiunga tutta un'attività in campo organizzativo, che va dall'assistenza tecnica ai comuni montani, ai convegni provinciali e regionali, i quali, oltre ad esaminare seriamente i problemi concreti, hanno contribuito a creare una collaborazione più stretta fra i comuni e a promuovere l'intervento combinato e integratore delle provincie e delle camere di commercio.

Noi benediciamo questa vostra assidua ed intelligente opera, diretta a creare un più umano stato di vita nelle popolazioni della montagna.

Ma vi è in Noi un'altra causa di sollecitudine, diletti figli.

La vostra Unione, perchè nata da cuori cristiani, è aperta ai problemi delle anime. Anche voi, infatti, siete convinti che sulle montagne, come del resto dappertutto, vana sarebbe la cura degl'interessi materiali, se fossero trascurati quelli dello spirito. Ecco perché la Chiesa non ha mai fatto distinzione tra città dilatatesi nelle pianure e villaggi sperduti nelle valli o arrampicati sui monti. Anche sulle vette, dovunque sono anime ivi è Gesù, in un tabernacolo, sopra un altare, dentro una chiesa. E accanto alla chiesa si eleva il campanile, alla cui ombra vive il ministro di Dio : unico angelo custode rimasto a vegliare su tutti, quando sembrò che il mondo si fosse dimenticato di loro; unica fiaccola che rimane accesa, quando i focolari si spengono e gli uomini, abbagliati dalle luci della città, rincorrono i fuochi fatui delle illusioni. E allorchè, delusi, ritornano dalle pianure, trovano che a rompere il silenzio e la solitudine delle valli, era rimasta, sola, la campana della propria chiesa.

Sappiamo che nei « Consigli di valle » si è voluto presente il parroco con la sua provata esperienza e il suo cuore di padre. Questo non è soltanto un atto di doverosa giustizia, ma un vero servizio reso al bene del popolo. Ed è anche segno che le esigenze delle anime non solo non ostacoleranno, ma faciliteranno la soluzione graduale ed organica delle questioni materiali; è segno che nelle montagne regnerà una sempre più perfetta armonia fra la terra e il cielo, fra il tempo e l'eternità, fra gli uomini e Dio. Ma ecco il Nostro timore e la Nostra conseguente ansia: il mondo si interessa oggi con particolare attenzione ai problemi delle popolazioni montane e Noi siamo i primi a rallegrarcene dal profondo del cuore; bisognerà tuttavia evitare che sotto le apparenze del materiale benessere vengano da alcuni subdolamente introdotti il disordine, l'odio, l'indifferenza religiosa, la desolazione e la perdita delle anime. Bisogna quindi opporsi fermamente a quanti tentassero di deformare il caratteristico volto dei bravi e tenaci montanari d'Italia : volto cristiano, in cui si specchiano, come in acque chiarissime, i loro spiriti puri e forti.

Prima di benedirvi, vogliamo raccomandarvi i Nostri dilettissimi sacerdoti, vere scolte avanzate nell'esercito di Dio, eroici spesso nella loro vita di stenti e di isolamento nelle parrocchie di montagna. La Chiesa provvederà certamente anch'essa — in quanto le sarà possibile — alle necessità dei suoi apostoli; ma anche voi potete aiutarli; e per ciò che farete al fine di rendere meno cruda la loro indigenza e meno triste la loro solitudine. Noi vi esprimiamo sin da ora la Nostra paterna gratitudine


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII,
 Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956 - 1° marzo 1957, pp. 681 - 684
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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