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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
ALLE APPARTENENTI ALLA SEZIONE DI ROMA
DEL PATRONATO PER L'ASSISTENZA SPIRITUALE
 ALLE FORZE ARMATE D'ITALIA*

Sala del Trono - Mercoledì, 21 maggio 1958

 

Siate le benvenute, dilette figlie, Patronesse di Assistenza Spirituale delle Forze Armate d'Italia. Il vostro lavoro, spesso silenzioso e discreto, ma sempre permeato di affettuosa cristiana gentilezza, vi porta sovente accanto ai soldati per dare loro ogni umano conforto, e soprattutto per contribuire alla conservazione, all'accrescimento della grazia divina nelle loro anime, in un periodo particolarmente delicato della loro vita.

1 – Voi sapete che la Chiesa non accetta la dottrina di chi crede che l'umanità sia governata dalla legge del « bellum omnium contra omnes », così come rigetta la teoria che considera la forza unico fondamento delle relazioni tra gli Stati. La guerra non è per la Chiesa « fautrice di virtù maschie », e meno ancora « stimolatrice di iniziative feconde »: la guerra non coopera affatto al progresso della civiltà, anche se talvolta è occasione e stimolo per l'incremento della scienza e della tecnica. La guerra non è per la Chiesa un lecito giuridico che tale rimane in qualsiasi ipotesi. Poiché il cristianesimo considera l'umanità come un'unica grande famiglia, deve esser fermamente contrario alla guerra di aggressione; che i fratelli uccidano i fratelli, sarà sempre un'orrenda novella; e chi la dà, così come chi l'ascolta, deve necessariamente riempirsi di raccapriccio.

Ma se la Chiesa rifiuta di ammettere ogni dottrina che ritenga la guerra come un effetto necessario di forze cosmiche, fisiche, biologiche o economiche, essa è altrettanto aliena dall'ammettere che la guerra sia sempre riprovevole. Poiché la libertà umana è capace di scatenare un ingiusto conflitto ai danni di una Nazione, è certo che questa può, in determinate condizioni, sollevarsi in armi e difendersi.

Con lo scontro di Caino e Abele — due fratelli, aggressore l'uno, aggredito l'altro — ebbe inizio la storia delle battaglie e delle guerre: storia di sangue e di lagrime; storia di distruzioni e di morte. 

Per il possesso di una grotta o di un fiume, per impadronirsi di un bosco o per il furto di capi di bestiame, si scontrarono gli uomini delle caverne; poi furono altre e più complesse mire a causare gli urti; fino alla libidine della strapotenza, fino alla perversa volontà di sovvertire ogni ordine, di calpestare ogni valore umano e divino. E prima, fu lotta tra uomo e uomo; poi, battaglia fra tribù e tribù; in seguito, guerra tra città diverse. Oggi la lotta non è circoscritta ai combattimenti fra masse di armati, ma si allarga fino a divenire contesa fra popoli, nella quale si mobilitano tutte le energie fisiche e morali, tutte le risorse economiche e industriali. Non è più un campo limitato di battaglia; tutto il territorio dello Stato è territorio di guerra, e le armi pronte per l'uso sono di una potenza inimmaginabile. Il problema della difesa nazionale sta assurgendo quindi ad una importanza sempre maggiore, pari alla complessità e alla difficoltà della sua soluzione. Ecco perchè nessuna Nazione, che voglia provvedere, come è suo diritto e suo imprescindibile dovere, alla sicurezza delle sue frontiere, può fare a meno di un esercito proporzionato ai suoi bisogni, cui nulla manchi di ciò che è indispensabile per un'azione ardita, pronta e salda a difesa della Patria, quando essa fosse ingiustamente minacciata e aggredita.

Della volontà di pace, che anima l'Italia, non vi è uomo onesto che possa oggi dubitare. Ma se i popoli anelano tutti indistintamente alla pace, coloro, che di questi popoli reggono le sorti, possono oggi, come ieri, divenire preda di passioni incontrollate ed insane, e scatenare — Dio non voglia — ancora una volta immani conflitti. L'Italia deve, dunque, avere il suo esercito, che sarà restio a ogni ingiusta aggressione, ma si terrà pronto, per stato d'animo, per preparazione tecnica, per numero e qualità di armi, a ogni necessaria e tempestiva azione di difesa.

2 - Passano così nelle caserme d'Italia quasi tutti i giovani abili, nel pieno vigore delle loro forze, nel fiore della loro età. Molti di essi si sono allontanati per la prima volta dal loro paese nativo e hanno abbandonato le loro dimore, i loro genitori; ora si trovano in luoghi lontani e indossano una divisa, che li eguaglia e li accomuna tutti nelle abitudini e nella vita: vita, certo non facile, perchè i sacrifici e le privazioni sono di ogni giorno, di ogni ora. Certo una tale vita, se vissuta con entusiasmo e non solo sopportata col cuore inquieto, produrrebbe benefici effetti di invigorimento fisico e di completo organico sviluppo umano. Così molti giovani, partiti dalle loro case quasi impacciati e incapaci di affrontare la vita nella sua complessa multiforme attività, vi sono ritornati dopo il servizio militare con una sicurezza di tratto, una maturità di comportamento, una capacità di vivere, che ha meravigliato e rallegrato quanti li conoscevano e li amavano.

Sarebbe tuttavia inutile, e anche sommamente dannoso, nascondere un'altra realtà, che a tutti è dato di osservare nella sua crudezza. Voi, dilette figlie, lo sapete meglio di altri. Molte volte i giovani partono dalle case, e vi è a salutarli una madre angosciata, una sorella, forse anche una fidanzata, trepidante e piangente. Quel giovane è pio, è semplice; si è conservato buono, e nessuna cattiva abitudine lo ha incatenato ancora, nessun vizio lo ha irretito tra le sue spire. Che gli avverrà dunque d'ora in poi nella caserma? Dove non tutti sono pii, non tutti sono puri; dove non è certo facile, talvolta anzi non è possibile, di schivare la compagnia dei cattivi. Che succederà a quel giovane in tutto il tempo che sarà costretto a vivere in mezzo al frastuono, ai fremiti, alle false luci di una città piena di insidie e di agguati?

Si avrà forse che l'invigorimento fisico e lo sviluppo umano verranno acquistati a prezzo dell'indebolimento, od anche della perdita della vita divina? Ed ecco il problema, — gravissimo, urgente problema — dell'assistenza spirituale alle Forze Armate. Ecco, in primo luogo la necessità che vi siano sacerdoti esperti conoscitori dell'animo dei soldati, delle loro ansie ed esigenze, dei loro pericoli e delle loro tentazioni: sacerdoti paterni, pieni di umana comprensione, e insieme immacolati nella vita, ardenti di illuminato apostolico zelo. Ecco i Cappellani, cui i rigori della vita militare non devono togliere la naturale paterna dolcezza, come la libertà dei movimenti non toglie loro l'indispensabile riserbo. Rendersi conto della preziosità di questa convivenza tra sacerdote e giovani nel periodo di maggiore delicatezza e di maggiore pericolo, significa esser convinti che i Cappellani militari dovranno essere scelti tra i migliori sacerdoti e preparati con ogni mezzo; significa ammettere che il loro lavoro, veramente arduo, è tra i più urgenti e i più importanti. Tanta giova.. d'Italia passa infatti per le loro mani e può essere benefica dalla loro anima sacerdotale e dal loro fervido apostolato.

3 — Accanto ai Cappellani siete voi, dilette figlie, appartenenti al Patronato per l'Assistenza Spirituale alle Forze Armate d' Italia. Se i Cappellani rappresentano, in qualche modo, i Parrai lontani, voi fate le veci delle madri e delle sorelle. La vostra collaborazione si è rivelata tante volte di non ordinaria efficacia per tener desta la fiamma della fede nel cuore dei giovani chiamati alle armi: merito del vostro spirito di abnegazione e della vostra discreta affettuosa opera materna e fraterna. Col vostro aiuto sono venute così alla fede anime fino allora incredule; sono tornati alla pratica cuori rimasti lontani. Leggendo le relazioni della vostra attività, abbiamo appreso di prime Comunioni ricevute, di Cresime amministrate; di precetti pasquali organizzati e riusciti commoventi pur nella loro decorosa semplicità, Non mancano i matrimoni regolati, e vi è tutta una fioritura di opere benefiche a vantaggio dei detenuti nel carcere, talvolta anche a beneficio delle famiglie dei militari, restate prive del loro quasi unico sostegno.

Ci congratuliamo dunque vivamente con voi, dilette figlie. Il Signore vi benedica e vi sostenga in questo consolante lavoro. Noi preghiamo affinché il numero delle Patronesse aumenti, e cresca sempre più il vostro spirito di materna dedizione all'assistenza dei soldati d'Italia. Questa Italia prediletta da Dio è perciò oggetto di particolari assalti dei nemici di lui. Questa Italia, che bisogna certamente difendere da ogni possibile attacco materiale, ma anche salvare dalle insidie spirituali. Questa Italia, per la quale chiediamo al Signore prosperità e pace, luce di fede, certezza di vita divina.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XX,
Ventesimo anno di Pontificato, 2 marzo - 9 ottobre 1958, pp. 173-176
Tipografia Poliglotta Vaticana;
A.A.S., vol. L (1958), n. 8, pp. 370-373.

   



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