Index   Back Top Print

[ IT ]

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Niente chiacchiere, niente paura

Sabato, 13 aprile 2013

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 87, Dom. 14/04/2013)

 

Per risolvere i problemi della vita bisogna guardare in faccia la realtà, pronti, come il portiere di una squadra di calcio, a parare il pallone da qualunque parte arrivi. E senza cedere alla paura o alla tentazione della lamentela, perché Gesù è sempre accanto a ogni uomo, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Lo ha detto Papa Francesco nella messa celebrata, la mattina di sabato 13 aprile, nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

Tra i presenti, il direttore dei servizi di sicurezza e protezione civile Domenico Giani con i familiari, agenti del corpo della Gendarmeria e dei Vigili del fuoco, la madre di monsignor Alfred Xuereb e alcuni disabili che stanno partecipando a un convegno in Vaticano.

Nel passo degli Atti degli apostoli (6, 1-7), proclamato nella prima lettura, «c’è un pezzo — ha spiegato il Pontefice — della storia dei primi giorni della Chiesa: la Chiesa cresceva, aumentava il numero dei discepoli», ma «in questo momento incominciano i problemi». Infatti, «quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica» perché nell’assistenza quotidiana venivano trascurate le vedove. «La vita — ha proseguito — non è sempre tranquilla e bella» e «la prima cosa che fanno è mormorare, chiacchierare uno contro l’altro: “Ma, guarda, c’è questo …”. Ma questo non porta ad alcuna soluzione, non dà soluzione».

Invece «gli apostoli, con l’assistenza dello Spirito Santo, hanno reagito bene. Hanno convocato il gruppo dei discepoli e hanno parlato. È il primo passo: quando ci sono difficoltà, bisogna guardarle bene, prenderle e parlarne. Mai nasconderle. La vita è così. La vita bisogna prenderla come viene, non come noi vogliamo che venga». È «un po’ — ha detto Papa Francesco ricorrendo a una metafora efficace e a lui cara — come il portiere della squadra, no?, che prende il pallone da dove viene. Questa è la realtà». Gli apostoli, dunque, «hanno parlato tra loro e hanno fatto una bella proposta, una proposta rivoluzionaria, perché hanno detto: “Ma noi siamo gli apostoli, quelli che Gesù ha scelto”. Ma quello non basta. Si sono accorti che il primo loro dovere era la preghiera e il servizio della Parola. “E per l’assistenza quotidiana alle vedove, dobbiamo fare un’altra cosa”». Così «hanno deciso di fare i diaconi».

«Una decisione — ha aggiunto il Papa — un po’ rischiosa in quel momento. Ma lo Spirito Santo li ha spinti a fare quello. Lo hanno fatto. Hanno scelto i diaconi, decisi. Non hanno detto: “Ma, domani vedremo, pazienza”. No, no. Hanno preso la decisione e il finale è tanto bello: “E la Parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente”. È bello. Quando ci sono i problemi, bisogna prenderli e il Signore ci aiuterà a risolverli».

Così «non dobbiamo avere paura dei problemi. Gesù stesso dice ai suoi discepoli: sono io, non abbiate paura, sono io! Sempre. Con le difficoltà della vita, con i problemi, con le nuove cose che dobbiamo prendere: il Signore è là. Possiamo sbagliare, davvero, ma Lui è sempre vicino a noi e dice: hai sbagliato, riprendi la strada giusta».

Un problema, ha detto il Papa, non si risolve se ci si limita a dire «a me non piace» e si comincia «a mormorare o a chiacchierare». E «non è un buon atteggiamento quello di truccare la vita, di fare il maquillage alla vita. No, no. La vita è come è. È la realtà. È come Dio vuole che sia o come Dio permette che sia. Ma è come è, e dobbiamo prenderla come è. Lo Spirito del Signore ci darà la soluzione ai problemi».

«Anche nel Vangelo — ha spiegato il Papa commentando il passo appena letto di san Giovanni (6, 16-21) — succede una cosa simile. I discepoli erano tutti contenti perché avevano visto che quei cinque pani non finivano più. Hanno dato da mangiare a tanta gente, a tante persone. Si avviarono verso l’altra riva, con la barca, e viene un forte vento: il mare si agita e hanno un po’ paura. Sono in difficoltà. E il Signore viene da loro per aiutarli. Si spaventano un po’, e Lui dice loro: “Non abbiate paura, sono io!”. Quella è la parola di Gesù, sempre: nelle difficoltà, nei momenti che sono bui, nei momenti dove tutto è oscuro e non sappiamo cosa fare, anche quando c’è buio nella nostra anima. La vita è così. Oggi viene così, con questo buio. Ma il Signore è là. Non abbiamo paura! Non abbiamo paura delle difficoltà, non abbiamo paura quando il nostro cuore è triste, è buio! Prendiamo le cose come vengono, con lo Spirito del Signore e l’aiuto dello Spirito Santo. E così andiamo avanti, sicuri su una strada giusta».

Papa Francesco ha concluso l’omelia con l’invito a chiedere «al Signore questa grazia: non avere paura, non truccare la vita» per essere capaci di «prendere la vita come viene e cercare di risolvere i problemi come hanno fatto gli apostoli. E cercare pure l’incontro con Gesù che sempre è affianco a noi, anche nei momenti più oscuri della vita».

 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana