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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 6 giugno 1984

 

Abbiamo ascoltato nel brano degli Atti degli apostoli, ora proclamato, il racconto di quell’avvenimento fondamentale nella vita della Chiesa, che fu la Pentecoste. La discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, raccolti nel cenacolo, segnò la nascita ufficiale della Chiesa e la sua presentazione al mondo.

Nel prepararci a rivivere domenica prossima quel momento decisivo, preghiamo il divino Spirito perché disponga il cuore dei fedeli ad accogliere con gioia una nuova effusione dei suoi doni. Corroborati dal fuoco del suo amore, essi sapranno farsi testimoni coraggiosi del Vangelo, portando anche a questa nostra generazione l’annuncio di Cristo redentore.

Riprendiamo ora l’argomento delle udienze dei mercoledì scorsi.

1. Anche oggi riflettiamo sul Cantico dei cantici al fine di comprendere maggiormente il segno sacramentale del matrimonio.

La verità dell’amore, proclamata dal Cantico dei cantici, non può essere separata dal “linguaggio del corpo”. La verità dell’amore fa sì che lo stesso “linguaggio del corpo” venga riletto nella verità. Questa è anche la verità del progressivo avvicinarsi degli sposi che cresce attraverso l’amore: e la vicinanza significa pure l’iniziazione al mistero della persona, senza però implicarne la violazione (cf. Ct 1, 13-14.16).

La verità della crescente vicinanza degli sposi attraverso l’amore si sviluppa nella dimensione soggettiva “del cuore”, dell’affetto e del sentimento, la quale permette di scoprire in sé l’altro come dono e, in un certo senso, di “gustarlo” in sé (cf. Ct 2, 3-6).

Attraverso questa vicinanza lo sposo vive più pienamente l’esperienza di quel dono che da parte dell’“io” femminile si unisce con l’espressione e il significato sponsali del corpo. Le parole dell’uomo (cf. Ct 7, 1-8) non contengono solo una descrizione poetica dell’amata, della sua bellezza femminea, su cui si soffermano i sensi, ma parlano del dono e del donarsi della persona.

La sposa sa che verso di lei è la “brama” dello sposo e gli va incontro con la prontezza del dono di sé (cf. Ct 7, 9-13) perché l’amore che li unisce è di natura spirituale e sensuale insieme. Ed è anche in base a quest’amore che si attua la rilettura nella verità del significato del corpo, poiché l’uomo e la donna debbono in comune costituire quel segno del reciproco dono di sé, che pone il sigillo su tutta la loro vita.

2. Nel Cantico dei cantici il “linguaggio del corpo” è inserito nel singolare processo della reciproca attrattiva dell’uomo e della donna, che viene espresso nei frequenti ritornelli che parlano della ricerca piena di nostalgia, di sollecitudine affettuosa (cf. Ct 2, 7) e del vicendevole ritrovarsi degli sposi (cf. Ct 5, 2). Ciò porta loro gioia e quiete e sembra indurli a una ricerca continua. Si ha l’impressione che, incontrandosi, raggiungendosi, sperimentando la propria vicinanza, continuino incessantemente a tendere a qualcosa: cedano alla chiamata di qualcosa che sovrasta il contenuto del momento e oltrepassa i limiti dell’eros, riletti nelle parole del mutuo “linguaggio del corpo” (cf. Ct 1, 7-8; 2, 17). Questa ricerca ha la sua dimensione interiore: “il cuore veglia” perfino nel sonno. Questa aspirazione nata dall’amore sulla base del “linguaggio del corpo” è una ricerca del bello integrale, della purezza libera da ogni macchia: è una ricerca di perfezione che contiene, direi, la sintesi della bellezza umana, bellezza dell’anima e del corpo.

Nel Cantico dei Cantici l’eros umano svela il volto dell’amore sempre alla ricerca e quasi mai appagato. L’eco di questa inquietudine percorre le strofe del poemetto: “Ho aperto allora al mio diletto, / il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. / Io venni meno, ma non l’ho trovato, / l’ho chiamato ma non m’ha risposto” (Ct 5, 6). “Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, / se trovate il mio diletto / che cosa gli racconterete? / Che sono malata d’amore” (Ct 5, 9).

3. Dunque alcune strofe del Cantico dei cantici presentano l’eros come la forma dell’amore umano, in cui operano le energie del desiderio. Ed è in esse che si radica la coscienza ossia la certezza soggettiva del reciproco, fedele ed esclusivo appartenersi. Al tempo stesso, però, molte altre strofe del poema ci impongono di riflettere sulla causa della ricerca e dell’inquietudine che accompagnano la coscienza dell’essere l’uno dell’altra. Questa inquietudine fa parte anch’essa della natura dell’eros? Se così fosse, tale inquietudine indicherebbe pure la necessità dell’autosuperamento. La verità dell’amore si esprime nella coscienza del reciproco appartenersi, frutto dell’aspirazione e della ricerca vicendevole e della necessità dell’aspirazione e della ricerca, esito del reciproco appartenersi.

In tale necessità interiore, in tale dinamica di amore, si svela indirettamente la quasi impossibilità di appropriarsi e impossessarsi della persona da parte dell’altra. La persona è qualcuno che sovrasta tutte le misure di appropriazione e padroneggiamento, di possesso e di appagamento, che emergono dallo stesso “linguaggio del corpo”. Se lo sposo e la sposa rileggono questo “linguaggio” nella piena verità della persona e dell’amore, giungono alla sempre più profonda convinzione che l’ampiezza della loro appartenenza costituisce quel dono reciproco in cui l’amore si rivela “forte come la morte”, cioè risale fino agli ultimi limiti del “linguaggio del corpo” per superarli. La verità dell’amore interiore e la verità del dono reciproco chiamano, in un certo senso, continuamente lo sposo e la sposa – attraverso i mezzi di espressione del reciproco appartenersi e perfino staccandosi da quei mezzi – a pervenire a ciò che costituisce il nucleo del dono da persona a persona.

4. Seguendo i sentieri delle parole tracciate dalle strofe del Cantico dei cantici sembra che ci avviciniamo dunque alla dimensione in cui l’“eros” cerca di integrarsi, mediante ancora un’altra verità dell’amore. Secoli dopo – alla luce della morte e risurrezione di Cristo – questa verità la proclamerà Paolo di Tarso, con le parole della lettera ai Corinzi: “La carità è paziente, è benigna la carità, non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 4-8).

La verità sull’amore, espressa nelle strofe del Cantico dei cantici viene confermata alla luce di queste parole paoline? Nel Cantico leggiamo, ad esempio sull’amore, che la sua “gelosia” è “tenace come gli inferi” (Ct 8, 6), e nella lettera paolina leggiamo che “non è invidiosa la carità”. In quale rapporto sono entrambe le espressioni sull’amore? In quale rapporto sta l’amore che “è forte come la morte”, secondo il Cantico dei cantici, con l’amore “che non avrà mai fine”, secondo la lettera paolina? Non moltiplichiamo queste domande, non apriamo l’analisi comparativa. Sembra tuttavia che l’amore si apra, davanti a noi, in due prospettive: come se ciò, in cui l’“eros” umano chiude il proprio orizzonte, si aprisse ancora, attraverso le parole paoline, a un altro orizzonte di amore che parla un altro linguaggio; l’amore che sembra emergere da un’altra dimensione della persona e chiama, invita a un’altra comunione. Questo amore è stato chiamato col nome di “agape” e l’agape porta a compimento, purificandolo, l’eros.

Abbiamo così concluso queste brevi meditazioni sul Cantico dei cantici, intese ad approfondire ulteriormente il tema del “linguaggio del corpo”. In questo ambito, il Cantico dei cantici ha un significato del tutto singolare.


Ai gruppi di lingua francese

Je suis heureux d’accueillir ici tous les pèlerins de langue française, des communautés religieuses, des paroisses, des groupes de jeunes. En ce lieu où se manifeste si bien l’universalité de l’Eglise, je vous invite à bien préparer la fête de Pentecôte et à prier l’Esprit Saint qui anime et unit tous les baptisés et confirmés. En son nom, je vous bénis de tout cœur.

Ai gruppi di lingua inglese

I offer a special word of welcome to the priests and sisters participating in a Theological renewal program at Gonzaga University in Spokane, and to the members of the Congress of the European Ophthalmic Pathology Society. It is a joy, too, to welcome the Across Trust Pilgrimage from England.

I wish to greet the large group from the United States, veterans of the Fifth Army, who have come to Rome to join in commemorating the Fortieth Anniversary of the Liberation. May the memories of those events, in which you took part, stir up in the world a greater desire for peace. May God’s peace reign in your hearts.

I extend very cordial greetings to the priests of the Society of African Missions. As we prepare to celebrate the Feast of Pentecost, I pray that God will pour out upon you the abundant fruits of the Holy Spirit. May you always find joy in proclaiming the Good News of our Lord Jesus Christ. Thank you for giving your lives for the Missions.

My greetings go to all the visitors at today’s audience, especially those from England, Australia and the United States.

Ai fedeli di espressione tedesca

Herzlich grüße ich mit diesen kurzen Erwägungen alle anwesenden Pilger deutscher Sprache. Zum bevorstehenden Pfingstfest erbitte ich euch die reichen Gaben des Heiligen Geistes, der der Geist der göttlichen Liebe ist. Zugleich empfehle ich meine kommende Pastoralreise in die Schweiz auch besonders eurem treuen Gebet. Von Herzen erteile ich euch und euren Lieben in der Heimat meinen Apostolischen Segen.

Ai fedeli di lingua spagnola

Y ahora un cordial saludo y aliento en su vida consagrada al Señor para las Religiosas de los Santos Angeles Custodios, que han seguido en Roma un curso de renovación espiritual. Con mi saludo también a los peregrinos venidos de México, así como a los procedentes de varias ciudades de España. Pido por vuestras intenciones y a todos os bendigo de corazón.

Ai numerosi pellegrini polacchi

Bardzo serdecznie pozdrawiam wszystkich pielgrzymów: z archidiecezji gnieźnieńskiej; z Krakowa, z Mogiły z ojcem Opatem, z Krakowa, od ojców Karmelitów na Piasku; z Kudowy Zdroju z archidiecezji wrocławskiej; z diecezji tarnowskiej; z Siedlec, z parafii św. Stanisława oraz z Białej Podlaskiej; pielgrzymów z Wrocławia oraz wszystkich poszczególnych pielgrzymów zarówno z Polski, jak i z emigracji, w szczególności pielgrzymkę Polaków z Australii. Bardzo serdecznie dziękuję za obecność, za odwiedziny wszystkim pielgrzymom z Ojczyzny. Proszę też wszystkich moich rodaków w Ojczyźnie pozdrowić na dzień Zesłania Ducha Świętego. Na uroczystość Zielonych Świąt życzę darów Ducha Świętego. Bardzo potrzebne są Polakom i wszystkim nam, wszystkim chrześcijanom całej ludzkości dary Ducha Świętego.

Ai fedeli italiani

Saluto ora tutti i gruppi di lingua italiana, qui convenuti d diverse regioni della Penisola.

In particolare, rivolgo un affettuoso e benedicente pensiero alle Suore che frequentano in questi giorni a Roma un “Corso di formazione per Maestre di Noviziato”.

Vi auguro che questo vostro convegno romano sia ricco di frutti non solo per la vostra specifica preparazione a future Maestre, ma anche per la vostra crescita nello spirito di fede e di amore, proprio delle vostre Comunità religiose.

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Uno speciale saluto rivolgo al festoso gruppo dei bambini, i quali recando in mano i simboli della Croce Rossa Italiana, sono presenti a questa Udienza, accompagnati dalle Rappresentanti del Comitato Femminile di tale Sodalizio, per ricordare i 120 anni di fondazione. Vi esprimo le mie felicitazioni per il traguardo conseguito dalla Croce Rossa Italiana. Penso che in questa circostanza voi non solo vi soffermerete a ricordare l’opera svolta, ma raccoglierete le vostre energie per continuare i vostri impegni nella moderna società, ancora purtroppo tormentata dalle guerre, dalle calamità naturali e dalle malattie, con quello spirito di volontaria collaborazione e di fraterna solidarietà, che tanto ha distinto la vostra istituzione. Il Signore non mancherà di benedire un’opera così armonizzata con lo spirito evangelico. A voi qui presenti e a quanti rappresentate esprimo il mio incoraggiamento, che avvaloro con una speciale Benedizione.

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Saluto pure i membri dell’Associazione Enotecnici Italiani, i quali partecipano a Roma ad un loro Congresso nazionale per aggiornare ed approfondire gli aspetti etici, giuridici e tecnico-scientifici della loro professione. Carissimi, vi ringrazio per questo vostro attestato di ossequio e di testimonianza cristiana, augurandovi ogni successo nella vostra vita e nella vostra attività.

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Un particolare saluto vada ora a tutti i giovani, che con l’entusiasmo della loro età, con i loro applausi e con i loro canti rallegrano questa Udienza.

Carissimi, vi ringrazio di essere qui venuti a manifestare al Papa e a tutti i fedeli il senso della vostra speranza, del vostro ottimismo e della vostra fraternità umana e cristiana. Sono valori, questi, che il mondo rischia di perdere, se voi, proprio voi giovani, non li proclamate e non i vivete fortemente. Vi auguro di mirare sempre, senza stanchezze, a questi traguardi luminosi dello spirito. Il Signore Gesù, da cui proviene quanto c’è di più vero nel cuore dell’uomo, vi sostenga nei vostri propositi! Con la mia Benedizione Apostolica.

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A voi, ammalati, che portate a questa Udienza la preziosità delle vostre sofferenze e che mi date l’occasione di esprimervi la mia commossa affezione e di condividere le vostre pene, io rivolgo un pensiero grato e riverente, con l’augurio che torni presto a rifiorire la vostra salute fisica, e sempre zampilli la gioia dell’animo. A questo fine vi ricordo nella celebrazione della Santa Messa al Signore Gesù, perché vi protegga e vi assista sempre. Voi, da parte vostra, accostatevi a Lui, come già facevano i malati della Palestina durante la sua vita terrena, perché Egli emanava una forza che guariva (Cf. Luc. 6, 9-10). In cambio, offrite a Lui il vostro dolore per la salvezza del mondo: diventerete così partecipi dell’opera redentrice dell’umanità. Vi sia di conforto la mia Benedizione.

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Desidero infine rivolgere un saluto agli sposi novelli. Carissimi! Vi auguro che il vostro amore, che oggi vi unisce così saldamente, non solo non abbia mai ad affievolirsi, ma si accresca di giorno in giorno in una armoniosa unità di intenti e di voleri, sia sul piano umano sia su quello soprannaturale, in cui l’amore coniugale è figura di quello stesso amore che esiste tra Cristo e la Chiesa, sua mistica sposa. Invoco sulle vostre nascenti famiglie elette grazie e benedizioni celesti, e tutti vi benedico.

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Appello per la pace nel Golfo Persico

Vi invito a pregare perché possa aprirsi una prospettiva di pace nella guerra che infuria nel Golfo Persico.

Le notizie che giungono sono sempre più preoccupanti e riferiscono di bombardamenti indiscriminati sulle città e di attacchi alle navi in transito, che causano la perdita di numerose vite umane.

Voglia Iddio toccare i cuori di quanti sono coinvolti in questo già troppo lungo conflitto e indurli a cercare la soluzione dei contrasti che li dividono sulle vie della trattativa e della pace.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 



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