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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA (5-17 GIUGNO 1999)

CELEBRAZIONE DI CHIUSURA DEL
II SINODO PLENARIO NAZIONALE POLACCO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Cattedrale di Warszawa - Venerdì, 11 giugno 1999

   

1. “Lasciami andare per la campagna a spigolare” (Rt 2, 2).

L'odierna liturgia richiama ai nostri occhi l'immagine della mietitura. La prima lettura ci mostra Rut la Moabita che si reca nel campo di Booz, un uomo ricco, per raccogliere le spighe dietro i mietitori. Benché la maniera di mietere in Israele fosse probabilmente diversa da quella polacca, tuttavia, vi era certamente qualcosa di simile e possiamo, pertanto, ricollegarci alla nostra propria esperienza. Con l'immagine di una messe polacca davanti agli occhi, pensiamo al II Sinodo Plenario, che termina oggi nella Cattedrale di Varsavia. Anch'esso costituisce una specie di mietitura. Durante gli anni dei lavori sinodali si è cercato di raccogliere quanto il suolo della Chiesa ha prodotto negli ultimi decenni del secolo in terra polacca. Attraverso i lavori del Sinodo, avete cercato di mettere insieme tutto questo. Prima di tutto avete cercato di osservare, di chiamare per nome, di valutare, di trarre le conclusioni. Oggi portate tutto ciò e lo presentate come un'offerta a Dio, come fanno i mietitori dopo la messe, i quali recano i covoni di grano falciato, pieni di fiducia che quanto hanno raccolto sarà utile. Come il pane che viene fatto di grano, nella speranza che le future generazioni se ne potranno nutrire.

2. Sin dall'inizio la Chiesa polacca ha visto nei sinodi uno strumento efficace per la riforma ed il rinnovamento della vita cristiana, seguendo una pratica, sancita dai tempi degli Apostoli, di una riflessione comune su problemi importanti e difficili. Dopo il periodo antico dello sviluppo della vita sinodale nella Chiesa, il Concilio di Trento diede un nuovo slancio a tale pratica. I sinodi svoltisi dopo il Concilio di Trento con i loro decreti divennero un valido elemento di approfondimento della fede ed un'indicazione del cammino evangelico per tutte le generazioni del Popolo di Dio nella nostra Patria. Grandi meriti ebbero in questo gli Arcivescovi di Gniezno, che convocarono vari sinodi provinciali: gli Arcivescovi Karnkowski, Maciejowski, Gembicki, Wezyk e Lubienskski. Furono autentici propagatori della riforma conciliare, che vedeva nell'istituzione sinodale un'efficace via di rinnovamento.

Nel nostro secolo l'attività sinodale si è intensificata dopo che la Polonia ebbe riacquistato l'indipendenza. E così nel 1936 si svolse il Sinodo Plenario per tutte le cinque metropoli polacche ed ebbero luogo numerosi sinodi diocesani. Il loro scopo era quello di ravvivare la vita religiosa dei fedeli dopo i lunghi anni della perdita dell'indipendenza, come pure di unificare il diritto ecclesiastico. La lodevole usanza di convocare i sinodi continuò dopo la Seconda Guerra Mondiale. Specialmente dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II si iniziò a celebrare sinodi di carattere pastorale. Nelle loro delibere essi si ricollegavano all'insegnamento e alle indicazioni del Concilio, coinvolgendo l'intera comunità ecclesiale. Questa breve storia ci fa vedere come le generazioni che si susseguivano, mediante questi sinodi, cercavano per sé vie nuove per realizzare la vita cristiana, portando un prezioso contributo allo sviluppo e all'attività della Chiesa. Otto anni fa, insieme con tutto l'Episcopato Polacco nella basilica del Sacratissimo Cuore di Gesù, a Varsavia-Praga, mi fu dato di pregare per ottenere la benedizione ai lavori del II Sinodo Plenario. Dissi allora: «il vostro Sinodo apre i suoi lavori dopo il Concilio Vaticano II (che è stato il Concilio del nostro secolo). Contemporaneamente esso si trova di fronte all'inizio del terzo millennio dopo Cristo. Queste circostanze da sole decidono del carattere del Sinodo Plenario e dei suoi compiti. In esso infatti non può far a meno di riflettersi tutto il novum conciliare unito al Vaticano II. Neppure può far a meno di mettere in risalto tutti i «segni dei tempi», che si delineano all'orizzonte del nostro secolo, mentre volge al suo termine» (Giovanni Paolo II, Omelia, 8.6.1991: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV, 1 (1991) 1595).

3. So che i più importanti temi conciliari sono stati presenti sul tavolo dei lavori sinodali, a cui hanno partecipato oltre seimila Gruppi di Studio. I documenti approvati esprimono la comune sollecitudine per il rinnovamento della vita cristiana nella Chiesa polacca, nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II ed indicano anche la direzione del lavoro futuro.

Nella Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente ho scritto che la migliore preparazione al Giubileo dell'Anno 2000 è l'attuazione, per quanto possibile fedele, nella vita di ognuno e di tutta la Chiesa, dell'insegnamento del Vaticano II. Allo stesso tempo ho indicato la necessità di fare un discernimento spirituale sul tema della «ricezione del Concilio, questo grande dono dello Spirito Santo alla Chiesa sul finire del secondo millennio» (nn. 20 e 36). Sono lieto che il II Sinodo Plenario in Polonia si sia assunto questo compito, cercando di rileggere l'insegnamento del Concilio e di assimilare con maggiore fedeltà le sue indicazioni, conformemente al motto scelto: «Con il messaggio del Concilio nel terzo millennio».

La Chiesa, in quanto realtà divino-umana immersa nella temporalità, ha bisogno di un continuo rinnovamento per poter rendersi sempre più simile al suo Fondatore. Tale rinnovamento è, prima di tutto, opera dello Spirito Santo, che «dimora nella Chiesa e con la forza del Vangelo la mantiene sempre giovane e la conduce alla perfetta unione con Cristo» (cfr Lumen gentium, 4).

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha svolto un enorme ruolo in questo processo di rinnovamento della Chiesa, che richiede la collaborazione di tutti i suoi membri. Durante i suoi lavori, la Chiesa ha compiuto un'approfondita riflessione su se stessa e sulle sue relazioni con il mondo contemporaneo. Allo stesso tempo ha tracciato il cammino da percorrere per poter adempiere alla missione ricevuta da Cristo. Il Concilio con grande fermezza ha posto l'accento sulla corresponsabilità di tutti i suoi membri per il bene della Chiesa: Vescovi, presbiteri, consacrati e laici. La varietà dei carismi e dei compiti concessa dallo Spirito Santo al clero e ai laici, deve servire alla costruzione di una comunità ecclesiale a vari livelli della vita parrocchiale, diocesana, nazionale o internazionale.

4. La formazione di una società nuova basata sul rispetto dei diritti dell'uomo, della verità e della libertà, esige da parte di tutte le figlie e di tutti i figli della Chiesa una coscienza che sia in grado di costituire il punto di partenza per una più ampia responsabilità ecclesiale. È bene che in una situazione di questo genere il Sinodo Plenario abbia riconosciuto come suo compito fondamentale lavorare alla ricostruzione ed all'approfondimento di questa coscienza ecclesiale, e ciò sia tra i laici che nel clero. Il lungo periodo di lotte contro il sistema totalitario comunista in molti ha indebolito il senso religioso, favorendo la tendenza a ridurre la Chiesa all'ordine delle istituzioni puramente umane e a spingere la religione nell'ambito del privato. Si è cercato di indebolire la Chiesa in quanto comunità riunita intorno a Cristo, che rende pubblica testimonianza alla fede che professa.

Se, grazie ai lavori del Sinodo, la Chiesa è chiamata a consolidarsi come comunità dei credenti, ciò può essere realizzato principalmente mediante una partecipazione consapevole alla sua vita, conformemente al carisma proprio dello stato di vita di ciascuno e secondo il principio di sussidiarietà. Il Sinodo, dunque, potrà attuare il proprio compito in quanto riuscirà a ravvivare nei cuori di tutti -sia del clero che dei laici - il senso di responsabilità ecclesiale e la volontà di cooperare alla realizzazione della missione salvifica della Chiesa.

Il messaggio lasciatoci dal Concilio Vaticano II è, tuttavia, molto più ampio. Riguarda non soltanto la verità sulla Chiesa come comunità visibile di fede, di speranza e di carità, ma anche il suo rapporto con il mondo che ci circonda. L'evangelizzazione oggi richiede un dinamismo apostolico, che non si chiuda davanti ai problemi del mondo. Rendo grazie a Dio onnipotente per ogni ispirazione, per ogni insegnamento che, attraverso il Sinodo, ha raggiunto le menti e i cuori dei suoi partecipanti ed ha permesso loro di presentarsi dinanzi al mondo come testimoni del Vangelo.

Il Sinodo Plenario polacco si inserisce nella preparazione di tutto il Popolo di Dio all'incontro con l'anno 2000, nella serie di Sinodi che si svolgono in questo tempo nella Chiesa. Ne fanno parte i Sinodi ordinari come quelli straordinari, i Sinodi continentali, regionali, nazionali o diocesani. Il II Sinodo Plenario e la sua attuazione vanno incontro alla grande sfida che oggi si pone davanti alla Chiesa in Polonia. Tale sfida è la necessità di una nuova evangelizzazione, la realizzazione cioè dell'opera salvifica di Dio che domanda nuove vie per la diffusione del Vangelo di Cristo.

5. Voglio dire il mio grazie a tutti coloro che hanno dato il loro contributo alla preparazione di questo Sinodo e che hanno collaborato per tutto il tempo della sua durata. Ringrazio il Signor Cardinale Primate, Presidente del Sinodo, i Vescovi, i sacerdoti e i laici che hanno lavorato nella Commissione Permanente e nella Segreteria del Sinodo. In modo particolare ringrazio tutti coloro che si sono impegnati nei Gruppi Sinodali e che con la preghiera, la riflessione e con concrete iniziative apostoliche hanno costruito questo Sinodo. Voglia Dio ricompensare la vostra fatica e il vostro zelo, mediante i quali avete dimostrato quanto amate la Chiesa e quanto vi sta a cuore il suo futuro.

6. «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra» (Mc 4, 26). L'odierno Vangelo parla della crescita del regno di Dio. Esso è simile ad un seme. Non importa se l'uomo «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura» (Mc 4, 27-29). Mentre stiamo per chiudere il Sinodo Plenario Cristo ci indica ciò a cui esso è servito sin dall'inizio e a che cosa deve servire in futuro. È servito all'estensione del regno di Dio. Le parole del Vangelo mostrano come questo regno cresca nella storia dell'uomo, in quella delle nazioni e delle società. Esso cresce in modo organico. Da un piccolo inizio, come il granello di senape, diventa gradualmente un grande albero. Auspico che sia così anche per questo II Sinodo Plenario e per tante altre iniziative della Chiesa nella terra polacca.

La Divina Provvidenza ha certamente voluto che la chiusura del Sinodo cadesse nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, istituita dalla Sede Apostolica nel diciottesimo secolo in seguito alle insistenti richieste dei vescovi polacchi. Oggi tutta la Chiesa medita e venera in modo particolare l'ineffabile amore di Dio, che trovò la sua espressione umana nel Cuore del Salvatore trafitto dalla lancia del centurione. Oggi ricordiamo anche il centesimo anniversario della consacrazione di tutto il genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù, un grande evento nella Chiesa che contribuì allo sviluppo del culto e produsse frutti salvifici di santità e di zelo apostolico.

«Dio è amore» (Gv 4, 8) e il cristianesimo è la religione dell'amore. Mentre gli altri sistemi di pensiero e di azione vogliono costruire il mondo dell'uomo basato sulla ricchezza, sul potere, sulla sopraffazione, sulla scienza o sul godimento, la Chiesa annuncia l'amore. Il Sacratissimo Cuore di Gesù è proprio l'immagine di questo amore infinito e misericordioso che il Padre celeste ha riversato nel mondo per mezzo del suo Figlio, Gesù Cristo. La nuova evangelizzazione ha come scopo di condurre gli uomini all'incontro con questo amore. Soltanto l'amore, rivelato dal Cuore di Cristo, è capace di trasformare il cuore dell'uomo e aprirlo al mondo intero, per renderlo più umano e più divino.

Il Papa Leone XIII scrisse cent'anni fa che nel Cuore di Gesù «bisogna deporre ogni speranza. In Lui bisogna cercare e da Lui attendere la salvezza di tutti gli uomini» (Annum sacrum, 6). Anch'io vi esorto a rinnovare e a sviluppare il culto del Sacratissimo Cuore di Gesù. Avvicinate a questa «Fonte di vita e di santità» le persone, le famiglie, le comunità parrocchiali, gli ambienti perché possano da Lui attingere «le imperscrutabili ricchezze di Cristo» (Ef 3, 8). Soltanto coloro che sono radicati e fondati nella carità» (Ef 3, 17) sanno contrapporsi alla civiltà della morte e costruire sulle rovine dell'odio, del disprezzo e della sopraffazione una civiltà che ha la sua sorgente nel Cuore del Salvatore.

Per terminare il mio incontro con voi, in questa solennità così cara a tutta la Chiesa, affido l'intera opera del II Sinodo Plenario, la sua realizzazione e i suoi frutti in terra polacca al Sacratissimo Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato della Madre sua, che pronunciando il suo fiat si è unita senza riserve al sacrificio redentore del suo Figlio.



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