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16-27 febbraio 1981

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AL CLERO E AI RELIGIOSI

Cattedrale di Guam, 22 febbraio 1981

 

“Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo” (1Ts 1,2-3). 

1. Faccio mie queste parole di san Paolo e desidero che esse esprimano i sentimenti del mio cuore mentre rendo grazie a Dio Onnipotente per la testimonianza della vostra fede. Insieme con voi in questa cattedrale dedicata al nome di Maria, sono contento di vedere tante indicazioni di come la vostra fede in Gesù Cristo è apparsa solida e vera. 

Come potremmo non essere grati quando costatiamo la rapidità con cui è stata accettata la fede dal popolo di Guam? Quale enorme amore caratterizzò i missionari, uomini e donne, i cui sforzi arricchirono così grandemente la vita della Chiesa in questa isola! La loro predicazione e il loro insegnamento non ebbero soltanto la forza della persuasione umana, ma piuttosto portarono il frutto della potenza dello Spirito Santo. 

Voi che vi siete radunati qui, oggi, siete gli eredi di questa ricca tradizione; avete ereditato una vivente comunione di fede, di speranza e di amore. Ora, i legami che ci uniscono insieme devono essere costantemente rafforzati in modo che possiamo formare un’unità sempre più perfetta di fraternità e di servizio. 

2. Perché la Chiesa, in ogni tempo e in ogni luogo, è chiamata da Cristo a fare di molti individui un solo popolo, unito in “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (Ef 4,5). Come un solo corpo, la Chiesa deve irradiare la presenza del suo Signore nel mondo. Gesù Cristo, dunque, è la ragione di tutto ciò che la Chiesa dice e opera! Gesù Cristo è il punto focale per quella comunione vivente che è costitutiva della Chiesa! 

3. È bene per noi tornare spesso alla narrazione sacra della vita dei primi tempi della Chiesa, e riflettere su quegli elementi che costruirono la sua comunione ecclesiale. Leggiamo negli “Atti degli Apostoli”: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2,42). 

4. Fin dall’inizio, la Chiesa riconobbe suo dovere trasmettere quanto aveva ricevuto dal Signore. L’insegnamento apostolico rese capaci i discepoli di essere “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). Così i primi cristiani professarono una fede comune davanti al mondo, e nessuna autentica comunione sarebbe stata possibile se fosse venuta meno la fedeltà alla tradizione apostolica. 

Non meno di allora, oggi la Chiesa è chiamata a conservare nella sua integrità il messaggio di Cristo, la cui parola non è stata affidata alla Chiesa perché ne faccia quello che vuole; la Chiesa piuttosto è uno strumento di evangelizzazione, che diffonde il messaggio di Cristo nella sua interezza, con tutta la ricchezza del suo contenuto. 

5. Nello stesso tempo, questo messaggio evangelico non è destinato a essere esposto come in una vetrina di museo, dove può essere soltanto ammirato o studiato. No, esso deve venir partecipato, diffuso, in maniera che anche altri possano ascoltarlo, accettarlo, ed essere introdotti nella comunità dei fedeli. Il servizio della parola è il modello mediante il quale è conosciuta la fede apostolica; ed è un servizio che non chiede alcuna ricompensa, se non quella sola del riconoscimento dell’amore di Cristo che lo rende presente nel mondo. 

Nella società si trovano molti esempi di amore talmente manipolato da far sorgere il sospetto, in alcuni, che non esista un amore disinteressato. A queste persone dobbiamo manifestare ancora una volta lo spirito di altruismo che fu l’esempio dei primi cristiani ricordato negli “Atti degli Apostoli”: “Nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4,32). Dove è presente un tale atteggiamento di generosa dedizione di se stessi, là può fiorire una vera comunità. 

6. Ma da dove la comunità riceve l’impulso per essere una vera comunione? La Chiesa trova questa sorgente nella “frazione del pane”. L’Eucaristia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (Sacrosanctum Concilium, 10). 

Nell’Eucaristia la comunione ecclesiale non solo è manifestata, ma è di fatto realizzata. “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). 

È essenziale quindi che la nostra comunione eucaristica, fondata su una comune espressione di fede, non diventi mai causa di dissenso o di divisione nella comunità. Le forme individuali di espressione debbono cedere il posto alla costruzione della comunione ecclesiale in tutta la Chiesa. 

7. Infine, la chiamata alla fede implica per ogni credente una continua chiamata alla santità nutrita dalla preghiera. Abbandonato alle sue debolezze, l’uomo non possiede la forza necessaria per superare il peccato del mondo. Soltanto lo Spirito Santo può assicurare un’unità vera e duratura, perché, in forza della sua presenza, ogni membro della comunità è trasportato verso più generose espressioni di carità e di misericordia. Oggi la Chiesa si rallegra del profondo desiderio da parte di tanti di conoscere meglio lo Spirito Santo mediante la preghiera. Con tutto il cuore incoraggio questo interesse, e prego che lo Spirito Santo voglia istillare in ogni settore che preferisca l’amore di Dio e l’amore del prossimo a ogni altra considerazione. 

8. Miei fratelli e sorelle, amiamoci scambievolmente in Cristo. Facciamo sì che i legami della fede ci stringano sempre di più in ogni cosa che facciamo. Facciamo sì che la nostra predicazione e il nostro insegnamento siano un chiaro riflesso del ricco deposito della fede. Pratichiamo la nostra comunione di spiriti con cuore gioioso, e troviamo nelle nostre celebrazioni eucaristiche una maggiore realizzazione di quella unità che condividiamo nella fede. Cerchiamo di essere ferventi nella nostra vita di preghiera e imploriamo dallo Spirito Santo che ci guidi tutti, Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici sui sentieri della vera santità. 

E finalmente, non cessiamo di guardare all’esempio di Maria, la cui fede fu costante e perseverante, e che è venerata in questo luogo sotto il nome di Nostra Signora di Camarin. Affidiamoci alla sua protezione e invochiamo la sua potente intercessione: santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen. 

 

 

 



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