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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL CANADA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 26 aprile 1988

 

Cari fratelli Vescovi.

1. Vi saluto tutti in occasione della vostra visita “ad limina”, e vi accolgo con cordialità in questo nostro incontro che esprime la nostra unità collegiale in quanto pastori del gregge di Cristo. Mi rallegro con voi e tutto il clero, i religiosi e i laici delle vostre diocesi per i molti doni spirituali a voi elargiti dalla bontà amorosa di Dio onnipotente. Questi doni dello Spirito rendono le Chiese locali dell’Ontario capaci di compiere la loro missione per essere “per tutta l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza, per essere «la luce del mondo e il sale della terra»” (cf. Mt 5, 13-16) (Lumen Gentium, 9). Questa missione consiste nel rendere testimonianza a Gesù Cristo. E come ci insegna la prima lettera di Pietro, consiste anche nell’essere in grado di “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).

È questo per i cristiani il compito di tutta la vita: approfondire la conoscenza di Cristo e la speranza della vita eterna. Nello stesso tempo i cristiani devono riconoscere che i germi della vita eterna richiedono particolare cura e alimento nei giovani. Desidero perciò riflettere con voi un po’ sui giovani del vostro Paese, che un giorno svolgeranno un ruolo importante nella Chiesa. Desidero anche incoraggiarvi nei vostri sforzi per comunicare loro il messaggio di Cristo nella sua ricchezza e per approfondire la loro partecipazione alla vita della Chiesa.

2. È sempre per me una gioia incontrare i giovani, come certo anche per voi. In loro noi vediamo la promessa di grandi cose ancora da raggiungere, di vita ancora da sperimentare, di entusiasmo ed energia ancora da sfruttare per il bene dell’umanità. Di fronte ai giovani membri della Chiesa ci vengono in mente le parole del Signore: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12, 49). Quando consideriamo il potenziale dei giovani per la santità, la donazione di sé, le virtù eroiche, la castità e l’amore, bisogna aver fiducia che queste parole di Cristo non perderanno la loro forza in futuro. Però noi sappiamo anche che la giovinezza è un periodo di occasioni favorevoli che si possono perdere o guadagnare. È un periodo di maturazione personale, un periodo che nel bene e nel male lascia una traccia indelebile per il resto della vita della persona, prescindendo dalla libertà e dall’aiuto della grazia di Dio.

La società moderna offre ai giovani delle provocazioni particolari. In ogni circostanza sono allettati da una concezione della libertà umana che in realtà è schiavitù; da un relativismo che li defrauda della verità; e da un materialismo e un pragmatismo che li possono defraudare delle loro anime. Ma dove abbonda il peccato, anche la grazia sovrabbonda (cf. Rm 5, 20). Possiamo essere sicuri che i doni dello Spirito non mancheranno nella vita dei giovani e delle giovani. I germi della santità sono in loro per il Battesimo. Il nostro compito è di presentare loro l’insegnamento di Cristo nella sua pienezza, così come è conosciuto, accettato e proclamato dalla Chiesa cattolica. Dobbiamo aiutarli a diventare “testimoni” capaci di rendere testimonianza “della speranza che è in loro”, così da poter svolgere il loro ruolo pienamente nella missione della Chiesa per la salvezza del mondo. Come ebbi occasione di dire nella mia prima visita pastorale nel vostro Paese, nel 1984: “I giovani di oggi bramano di trovare solidi e duraturi valori . . . Cercano un terreno solido, un punto elevato su cui attestarsi. Cercano una direzione di marcia, una meta che dia senso e finalità alla loro vita” (“Allocutio Terrae Novae, in templo sanctuario S. Ioannis Baptistae, ad institutores catholicos habita”, die 12 sept. 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 2 [1984] 474 ss).

3. Luogo privilegiato per la formazione dei giovani, secondo in importanza solo alla famiglia, è la scuola. Per questo, il Concilio Vaticano II afferma che tutte le scuole devono attuare un’educazione che sia in accordo con i principi morali e religiosi delle famiglie, che rispetti il diritto dei giovani ad essere formati, nella coscienza, sulla base di una sana moralità, e che rispetti il loro diritto a conoscere ed amare Dio (cf. Gravissimum Educationis, 1. 7). Il Concilio ha riaffermato anche il diritto della Chiesa a fondare proprie scuole, un diritto di primaria importanza per la tutela della libertà di coscienza, dei diritti dei genitori e della promozione culturale (cf. Gravissimum Educationis, 8).

Desidero perciò lodarvi per i vostri sforzi positivi di promuovere misure che sostengano il diritto della Chiesa a compiere la sua missione educativa e che appoggino i genitori nel libero esercizio del loro diritto ad educare i propri figli secondo la loro religione. Il sostegno pubblico al sistema di scuole separate in Canada è una grande benedizione non solo per i cattolici; la vostra vita nazionale viene arricchita dalla formazione intellettuale e morale che queste scuole forniscono agli studenti.

Anche se la situazione finanziaria delle scuole cattoliche è stata garantita, resta il compito di assicurare la loro identità cattolica. Come ha giustamente osservato la Congregazione per l’educazione cattolica in questi anni post-conciliari: “Oggi più che mai, il compito di una scuola cattolica è infinitamente più difficile e complesso, perché questo è un tempo in cui la cristianità vuole rinnovarsi, in cui molti cambiamenti si sono prodotti nella Chiesa e nella vita sociale, e, in particolare, domina una mentalità pluralistica e il Vangelo di Cristo è spinto sempre più ai margini. Proprio per questo la fedeltà allo spirito educativo delle scuole cattoliche richiede una continua verifica e un recupero dei principi fondamentali e delle motivazioni che sono all’origine dell’impegno della Chiesa nel campo dell’educazione” (The Sacred Cong. for Cath. Educ. “The Catholic School”, 66. 67). E quali sono questi principi fondamentali? Il compito delle scuole cattoliche “è fondamentalmente di operare una sintesi di cultura e fede, e una sintesi di fede e vita: la prima si raggiunge integrando tutti i diversi aspetti della conoscenza umana attraverso i temi trattati alla luce del Vangelo; la seconda crescendo nelle virtù caratteristiche del cristianesimo” (The Sacred Congr. for Cath. Educ. “The Catholic School”, 37).

La scuola cattolica cerca di preparare i giovani a portare un contributo positivo alla società di cui fanno parte, dando loro il fondamento solido di una vita personale profondamente cristiana. Per essere completa, la loro formazione deve comprendere la morale individuale e il senso della vita sociale. Il grande comandamento cristiano dell’amore si traduce in imperativi morali che guidano la vita professionale, la sessualità, le relazioni personali e la famiglia, oltre a determinare l’obbligo di lavorare per la giustizia e la pace nel mondo. Una vita cristiana così profonda non può fondarsi solo sui sentimenti religiosi o su una vaga ispirazione a una tradizione religiosa. È necessaria una conoscenza sempre più approfondita del mistero della salvezza rivelato in Cristo e trasmesso dalla Sacra Scrittura e dall’insegnamento della Chiesa (cf. “Directoir Catéchétique général”, 1972, n. 24).

4. La catechesi è un mezzo importante per la formazione non solo degli studenti delle scuole cattoliche, ma per tutti i giovani cattolici. Essa fa crescere la vita secondo il Vangelo ed ha per scopo di dar luce e forza alla fede, di stimolare una liturgia viva e vissuta, di incoraggiare la partecipazione attiva alla Chiesa (cf. Gravissimum Educationis, 4).

Evidentemente, una tale educazione religiosa non si può ridurre a parole, e nemmeno alla trasmissione meccanica di un sapere. Perché la formazione porti frutto nella vita dei giovani, ragazzi e ragazze, i loro genitori e i loro maestri devono essere pieni di spirito cristiano nel loro modo di pensare e di agire. Come “educatori”, nel senso pieno del termine, gli insegnanti cattolici hanno la responsabilità particolare di lasciarsi guidare nelle loro azioni, da una concezione cristiana della persona umana che sia in accordo con il magistero ecclesiastico (cf. S. Congr. pro Institutione Cath., “Le laïc catholique, témoin de la foi dans l’école”, die 15 oct. 1982, nn. 15-24). Il Concilio Vaticano II parla addirittura della bellezza e dell’importanza della loro vocazione (cf. Gravissimum Educationis, 5) e ricorda loro che “dipende essenzialmente da essi, se la scuola cattolica riesce a realizzare i suoi scopi e le sue iniziative” (cf. Gravissimum Educationis, 8).

5. Attraverso voi, cari fratelli, voglio lodare i molti insegnanti impegnati - sacerdoti, religiosi e laici - per il loro contributo inestimabile in Canada. Desidero anche incoraggiarvi nel vostro desiderio di trovare sempre migliori e più efficaci strade per raccogliere e formare insegnanti per il sistema di scuola separata, così da realizzare pienamente i fini dell’educazione cattolica.

I fedeli cristiani hanno il dovere di partecipare alla missione educativa della Chiesa, ma i Vescovi hanno una responsabilità particolare di essere autentici insegnanti della fede (cf. Christus Dominus, 12-14). A ragione siano preoccupati per le molte tentazioni che i giovani in particolare devono superare per crescere nell’amore e nella conoscenza di Dio e della sua Chiesa. Nello stesso tempo, dobbiamo essere fiduciosi, insieme a tutti quelli che con noi collaborano nell’educazione cattolica, che se la Buona novella della salvezza viene fedelmente annunciata ai giovani, non ritornerà a Dio senza effetto, ma compirà il suo volere, raggiungendo il fine per cui egli l’ha mandata (cf. Is 55, 11). Con fiducia in lui imparto a voi e al vostro popolo la mia apostolica benedizione.

 

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