Index   Back Top Print

[ IT ]

ENCICLICA
NOSTIS ET NOBISCUM
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO IX

 

Agli Arcivescovi e Vescovi d’Italia.
Il Papa Pio IX. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Voi ben sapete e insieme con Noi vedete, Venerabili Fratelli, con quanta perversità si siano recentemente imposti taluni abbietti nemici della verità, della giustizia e di ogni onestà, i quali, o con frodi ed insidie di ogni genere, oppure manifestamente come flutti di mare tempestoso che spumeggiano le proprie turpitudini, si sforzano di diffondere per ogni dove, tra i popoli fedeli d’Italia, una sfrenata licenza di pensiero, di parola e di espressione di ogni sorta di empietà: meditano di abbattere e distruggere dalle fondamenta (se mai fosse possibile) la Chiesa Cattolica nella stessa Italia. Apparve manifesto tutto l’ordito del loro diabolico progetto sia in molti altri luoghi, sia soprattutto nell’alma Roma, sede del Nostro supremo Pontificato, nella quale, dopo che fummo costretti a partire, essi imperversarono più liberamente, sebbene per pochi mesi. Ivi il loro furore giunse a tal punto che, confondendo con nefando atto di audacia le cose divine e le umane, ostacolarono l’opera e disprezzarono l’autorità dell’esimio Clero Urbano e dei Presuli che per Nostro ordine ivi attendevano impavidi alle sacre funzioni; costrinsero talvolta i poveri infermi, in lotta con la morte e privati di tutti i conforti della Religione, a rendere l’anima fra gli allettamenti di qualche sfrontata meretrice.

Sebbene poi la stessa città di Roma e le altre province dello Stato Pontificio siano state restituite al Nostro governo civile per la misericordia di Dio e con le armi delle Nazioni Cattoliche, e benché parimenti sia cessato il tumulto delle guerre nelle altre regioni d’Italia, tuttavia quegli scellerati nemici di Dio e degli uomini non rinunciarono né rinunciano all’empia loro impresa, premendo se non con aperta violenza, certo con altri mezzi fraudolenti e non sempre occulti. Ma invero alla Nostra fragilità, che pur deve sostenere in tanta avversità di circostanze la cura suprema di tutto il gregge del Signore, ed è profondamente afflitta dai rischi che corrono in particolare le Chiese d’Italia, non è lieve conforto nelle tribolazioni il vostro zelo pastorale, Venerabili Fratelli, di cui non Ci mancarono molte testimonianze in mezzo al turbine della trascorsa tempesta ed altre nuove che ogni giorno Ci giungono ancora più luminose. Ma la gravità della questione Ci spinge ad aggiungere (per dovere d’Ufficio Apostolico) più vigorosi stimoli di parole e di esortazioni rivolte alle Vostre Fraternità perché, chiamate a condividere le Nostre ansie, combattiate con tenacia insieme a Noi le battaglie del Signore, e con animi concordi provvediate e apprestiate quei mezzi che, con la benedizione di Dio, possano riparare i danni che già in Italia sono stati inflitti alla santissima Religione e possano allontanare i pericoli che gravano sul futuro.

Tra le numerose frodi a cui ricorrono solitamente i predetti nemici della Chiesa per distogliere gli animi degli italiani dalla Fede Cattolica, non si vergognano anche di affermare e di andar dovunque vociferando che la Religione Cattolica si oppone alla gloria, alla grandezza, alla prosperità dell’itala gente, e perciò è necessario introdurre, stabilire e diffondere, al posto di quella, le opinioni e le congreghe dei Protestanti, affinché l’Italia possa riacquistare il pristino splendore dei tempi antichi, ossia del paganesimo. E certo in questa loro invenzione non si saprebbe facilmente giudicare se sia più detestabile la malizia di una empietà farneticante o l’impudenza di una bugiarda disonestà.

Infatti, il vantaggio spirituale per cui, trasferiti dalla potenza delle tenebre alla luce di Dio, e giustificati per la grazia di Cristo, siamo fatti eredi, secondo la speranza, della vita eterna, questo vantaggio delle anime, derivante dalla santità della Religione Cattolica, è senza dubbio di tale valore che a paragone di esso ogni gloria e prosperità di questo mondo non contano nulla. “Che giova infatti all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi patisce danno l’anima sua? O che darà mai l’uomo in cambio dell’anima sua?” (Mt 16,20). Tuttavia è tanto lontano dal vero che quei danni temporali siano derivati alla Gente italiana dalla professione della vera fede, ché anzi essa deve attribuire alla Religione Cattolica i beni ricevuti, se nel crollo dell’Impero Romano non è caduta in quello stato nel quale gli Assiri, i Caldei, i Medi, i Persiani e i Macedoni, dopo aver dominato per molti anni, mutata poi la vicenda dei tempi, erano precipitati. Infatti nessuna persona saggia ignora che grazie alla santissima Religione di Cristo l’Italia non solo è stata sottratta a tante fitte tenebre di errori in cui era avvolta, ma sa anche che pur tra le rovine di quell’antico impero e le scorrerie dei barbari che infierivano in tutta Europa, essa si elevò a tale gloria e grandezza su tutte le altre nazioni del mondo grazie alla santa Cattedra di Pietro, per singolare beneficio di Dio collocata nel suo territorio, sì che poté dominare con la divina Religione più estesamente e più stabilmente che con la signoria terrena d’un tempo.

Inoltre, da questo stesso singolare privilegio di ospitare la Sede Apostolica e dal fatto che la Religione Cattolica abbia messo più salde radici nelle genti d’Italia, derivarono altri moltissimi e insigni benefici. Infatti la santissima Religione di Cristo, vera maestra di sapienza, protettrice dell’umanità e madre feconda di tutte le virtù, distolse gli animi degli Italiani dallo splendore di quella miserabile gloria che i loro antenati avevano riposto nel perpetuo tumulto delle guerre, nella oppressione degli stranieri, e nel ridurre a durissima schiavitù un numero sterminato di uomini per quel diritto di guerra che era allora in vigore; illuminò gli stessi Italiani con la luce della verità Cattolica e li sollecitò ad un tempo a seguire la giustizia e la misericordia e, inoltre, ad emulare i più illustri esempi di pietà verso Dio e di beneficenza verso gli uomini. Perciò nelle principali città d’Italia si possono ammirare sacri templi ed altri monumenti dei tempi cristiani, non certo eretti dalle cruenti fatiche di uomini gementi in schiavitù, ma edificati dal nobile fervore di una carità vivificante; e, ancora, pii Istituti di ogni genere fondati o per gli esercizi della Religione, o per l’educazione della gioventù, o per coltivare adeguatamente le arti, le scienze, o per alleviare le infermità dei miseri e degli indigenti. Pertanto questa divina Religione, nella quale, per tanti motivi, stanno la salvezza, la felicità e la gloria d’Italia, questa Religione è dunque tale da dover essere ripudiata dagli Italiani, come si va strepitando? Non possiamo trattenere le lacrime, Venerabili Fratelli, mentre constatiamo che vi sono alcuni Italiani così disonesti e miseramente illusi che, plaudendo alle malvage dottrine di uomini empi, non temono di cospirare con essi a grave danno d’Italia.

Ma non vi è ignoto, Venerabili Fratelli, che i principali architetti di questa scelleratissima macchinazione mirano infine a spingere i popoli, agitati da ogni vento di perverse dottrine, alla sovversione di tutto l’ordine delle cose umane e a trascinarli agli esecrandi sistemi del nuovo Socialismo e Comunismo. Costoro sanno, per comprovata e lunga esperienza di molti secoli, che non possono sperare in alcuna intesa con la Chiesa Cattolica la quale, nel custodire il deposito della divina rivelazione, non tollera mai che si detragga alcunché alle proposte verità di fede o che in esse si insinuino nuove fantasie umane. Perciò presero la decisione di convertire i popoli d’Italia alle dottrine e alle congreghe dei Protestanti; e per ingannarli vanno dicendo che in esse non si trova altro che una diversa forma della stessa vera Religione Cristiana e che in essa si può piacere a Dio come nella Chiesa Cattolica. Frattanto non ignorano che giova assai all’empia loro causa quel principio che nelle dottrine dei Protestanti è fondamentale e che consiste nell’interpretare le Sacre Scritture secondo il personale giudizio di ciascuno. In tal modo confidano di poter più facilmente abusare delle stesse Sacre pagine falsamente interpretate per diffondere i loro errori quasi in nome di Dio; e poi di spingere gli uomini, inorgogliti da quella superbissima licenza di giudicare le cose divine, a mettere in dubbio gli stessi comuni principi di onestà e di giustizia.

Dio non voglia, tuttavia, Venerabili Fratelli, che l’Italia, da cui le altre nazioni sono solite attingere le pure acque della salutare dottrina a motivo della Sede del magistero apostolico stabilita in Roma, possa divenire per esse, in futuro, pietra d’inciampo e di scandalo; Dio non voglia che questa diletta parte della vigna del Signore possa subire la devastazione di tutte le bestie del campo; Dio non voglia che i popoli italiani, resi folli dal veleno bevuto nel calice di Babilonia, impugnino armi parricide contro Madre Chiesa. Noi e voi pure, che per arcano giudizio di Dio fummo assegnati a questi tempi irti di pericoli, dobbiamo guardarci dal temere le frodi e gli assalti degli uomini che cospirano contro la fede d’Italia, come se dipendesse dalle nostre forze poterli vincere, mentre è Cristo il nostro senno e la nostra forza: senza di Lui nulla possiamo, con Lui tutto possiamo [Ex S. Leone Magno, Epist. ad Rusticum Narbonensem]. Suvvia dunque, Venerabili Fratelli, vigilate senza tregua sul gregge a voi affidato e fate in modo di difenderlo dalle insidie e dalle aggressioni dei lupi rapaci. Consigliatevi a vicenda, continuate, come già cominciaste, a tenere riunioni tra voi; individuate con una comune indagine le origini dei mali e le principali sorgenti dei pericoli, secondo la diversità dei luoghi, in modo che, sotto l’autorità e la guida di questa Santa Sede, siate in grado di approntare i più efficaci rimedi e così, in perfetta concordia di animi con Noi, con il fervido vigore dello zelo pastorale rivolgiate, con l’aiuto di Dio, gli impegni e le fatiche vostre a rendere vani tutti gli assalti, le arti, le insidie, le congiure dei nemici della Chiesa.

Ma affinché questi tentativi cadano nel vuoto, bisogna fare in modo che il popolo, poco informato sulla Dottrina Cristiana e sulla Legge del Signore e inebetito dalla continua licenza di vizi devastanti, possa conoscere le insidie che gli sono tese e l’iniquità degli errori che gli sono suggeriti. Dalla vostra pastorale sollecitudine, Venerabili Fratelli, Noi chiediamo dunque con insistenza di usare senza sosta ogni vostra energia in modo che i fedeli a voi affidati siano con diligenza istruiti sui santissimi dogmi e precetti della nostra Religione, secondo le capacità di ciascuno, e insieme siano ammoniti e sospinti comunque a conformare la vita e i costumi alla norma di essi. Infiammate a questo fine lo zelo degli ecclesiastici e soprattutto di coloro cui è affidata la cura delle anime perché, meditando seriamente sul ministero che hanno ricevuto nel Signore e avendo davanti agli occhi le prescrizioni del Concilio Tridentino [sess. 5, cap. 2; sess. 24, cap. 4 et 7 De Reform.], si dedichino all’istruzione del popolo cristiano con sempre maggiore alacrità, come richiede la condizione dei tempi e si studino di insinuare nel cuore di tutti le sacre parole e le massime di salvezza, segnalando ad essi con brevità e chiarezza di discorso i vizi che essi devono fuggire e le virtù che devono praticare per sottrarsi alla pena eterna e per conseguire la gloria celeste.

Si deve soprattutto fare in modo che gli stessi fedeli portino impresso e ben confitto nell’animo quel dogma della santissima nostra Religione che consiste nella necessità della Fede Cattolica per raggiungere la salvezza [Hoc dogma a Christo acceptum, et inculcatum a Patribus atque a Conciliis, habetur etiam in formulis Professionis Fidei, tum in ea scilicet, quae apud Latinos, tum in ea, quae apud Graecos, tum in alia, quae apud ceteros Orientales Catholicos in usu est]. Gioverà assai a questo fine che nelle pubbliche preghiere i fedeli laici insieme col Clero rendano speciali grazie a Dio per l’inestimabile beneficio della Religione Cattolica che Egli con somma clemenza donò a tutti e chiedano supplichevoli al Padre delle misericordie che si degni di proteggere e di conservare inviolata nelle nostre regioni la professione della stessa Religione.

Intanto sarà certamente vostra cura particolare che tutti i fedeli, a tempo debito, ricevano dalle Vostre Fraternità il sacramento della Confermazione col quale, per sommo beneficio di Dio, si conferisce il vigore di una grazia speciale nel professare con fermezza la Fede Cattolica anche nei più gravi pericoli. Né certo ignorate quanto giovi allo stesso fine che i fedeli espiino le sozzure dei peccati detestandoli sinceramente con il sacramento della Penitenza, e che spesso ricevano con devozione il santissimo sacramento dell’Eucarestia in cui è presente il cibo spirituale delle anime e l’antidoto che ci libera dalle colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali, e quindi è il simbolo di quell’unico corpo di cui Cristo è il capo e a cui volle che noi fossimo congiunti, come membra, col solido vincolo della fede, della speranza e della carità, perché tutti usassimo uno stesso linguaggio e non vi fossero scismi tra noi [Ex Conc. Trid., sess. 13. Decr. De SS. Euchar. Sacramento, cap. 2].

In verità non dubitiamo che i Parroci, i loro coadiutori e gli altri Sacerdoti che nei giorni stabiliti, soprattutto nel tempo dei digiuni, si dedicavano di solito al ministero della predicazione, vi presteranno in ogni occasione una zelante opera ausiliaria. Tuttavia alla loro opera è necessario aggiungere talora gli straordinari soccorsi degli esercizi spirituali e delle sacre missioni le quali, quando siano affidate ad idonei operatori, risultano di grande utilità, con la benedizione del Signore, sia per accrescere la pietà dei buoni, sia per indurre a salutare penitenza i peccatori e anche i depravati, da tempo incalliti nei vizi, sia infine per far sì che il popolo fedele cresca nella scienza di Dio, fruttifichi in ogni opera buona e, munito dei più copiosi soccorsi della grazia celeste, con più fermezza provi avversione per le perverse dottrine dei nemici della Chiesa.

D’altra parte, l’impegno Vostro e dei Sacerdoti vostri coadiutori mirerà tra l’altro a far sì che i fedeli concepiscano un più profondo senso di orrore per quelle scelleratezze che si commettono scandalizzando il prossimo. Voi sapete infatti quanto sia cresciuto nei vari luoghi il numero di coloro che pubblicamente osano bestemmiare i Santi celesti o perfino il sacrosanto nome di Dio, o vivono notoriamente in concubinato talora congiunto con l’incesto, o nei giorni festivi esercitano le opere servili tenendo aperte le loro officine, o disprezzano i precetti della Chiesa circa i digiuni e la scelta dei cibi anche in presenza di molta gente, o non si vergognano di commettere in tal modo altri diversi delitti. Ricordi dunque il popolo fedele, grazie alla vostra insistenza, e consideri seriamente l’enorme gravità di siffatti peccati e le severissime pene che colpiranno i loro autori sia per la reità propria di ciascun delitto, sia per il pericolo spirituale in cui pongono i loro fratelli col contagio del loro cattivo esempio. Infatti sta scritto: “Guai al mondo per gli scandali... Guai a quell’uomo che dà scandalo”(Mt 18,7).

Tra i diversi generi di insidie con cui gli astutissimi nemici della Chiesa e della società umana tentano di sedurre i popoli, è certamente tra i primi quello che già da tempo trovarono adatto ai loro nefasti propositi, ossia l’uso perverso della nuova arte libraria. Perciò si dedicano incessantemente a spargere tra il volgo e a moltiplicare ogni giorno senza sosta empi libelli, giornali, manifestini pieni di menzogne, di calunnie e di seduzioni. Anzi, valendosi dell’appoggio delle società Bibliche che già sono state condannate da questa Santa Sede [Extant ea super re, praeter alia praecedentia Decreta, Encyclicae Litterae Gregorii XVI, datae postridie Nonas Maii MDCCCXLIV, quae incipiunt Inter praecipuas machinationes cujus sanctiones Nos quoque inculcavimus in Encycl. Epist. data 9 Novembris 1846], non si fanno scrupolo di diffondere anche la Sacra Bibbia tradotta contro le regole della Chiesa [cf. Reg. 4 ex iis, quae a Patribus in Conc. Trident. delectis conscriptae, et a Pio IV approbatae fuerunt in Const. Dominici gregis 24 Mart. 1564: et additionem eidem factam a Congr. Indicis, auctoritate Bened. XIV. 17 Jun. 1757 – quae praemitti solent Indici Librorum prohibitorum], in lingua volgare assai corrotta e con nefanda audacia deformata in nefandi significati; e osano raccomandarne la lettura alla plebe fedele, sotto il pretesto di Religione. In virtù della Vostra sapienza ben comprendete, Venerabili Fratelli, con quanta vigilanza e sollecitudine dovrete impegnarvi affinché le pecore fedeli si tengano lontane dalla lettura di quei testi pestiferi e si ricordino, a proposito delle divine scritture, che nessun uomo può arrogarsi la facoltà di distorcerle secondo la propria interpretazione, poggiando sulla propria saggezza, contro quel significato di cui la Santa Madre Chiesa è stata ed è depositaria; a Lei sola fu affidato da Cristo Signore il compito di custodire il deposito della Fede e di stabilire il vero significato e l’interpretazione delle parole di Dio [cf. Conc. Trid., sess. 4, in Decr. De editione et usu Sacrorum Librorum].

Per combattere il contagio dei cattivi libri sarà molto utile, Venerabili Fratelli, che tutti gli uomini di insigne e di sana dottrina che si trovano tra voi pubblichino altri scritti, anch’essi di piccola mole, da voi approvati in precedenza, a edificazione della Fede e per salutare istruzione del popolo. Perciò sarà vostra cura che tra i fedeli si diffondano tali scritti, così come altri di incorrotta dottrina e di provata utilità scritti da altri, tenendo conto delle condizioni ambientali e umane.

Tutti coloro poi che si affaticano insieme con Voi nella difesa della Fede, mireranno soprattutto ad introdurre, a conservare, a radicare profondamente negli animi dei vostri fedeli la pietà, la venerazione, e l’obbedienza verso questa suprema Sede di Pietro per cui voi, Venerabili Fratelli, siete tanto eminenti. Rammentino pertanto i popoli fedeli che qui vive e presiede nei suoi Successori Pietro, Principe degli Apostoli [Ex Actis Ephes. Concilii Act. III, et S. Petro Chrysologo, Epist. ad Eulych.], la cui dignità non vien meno neppure nell’indegno erede di Lui . Si ricordino che Cristo Signore ha posto in questa Cattedra di Pietro l’inespugnabile fondamento della Sua Chiesa (Mt 16,18), e a Pietro stesso ha dato le chiavi del Regno dei Cieli (Mt 16,19); perciò ha pregato che non venisse meno la sua fede e gli ha ordinato di confermare in essa i fratelli (Lc 22,51.52), in modo che il Romano Pontefice Successore di Pietro tiene il primato in tutto il mondo, è il vero Vicario di Cristo, Capo di tutta la Chiesa, Padre e Dottore di tutti i Cristiani [Ex Concilio Oecumenico Florentino in Definit. seu Decr. Unionis].

Nel conservare la comunione e l’obbedienza dei popoli verso il Romano Pontefice sta certamente la via più breve e spedita per conservarli nella professione della verità Cattolica. Non può accadere infatti che qualcuno si ribelli in parte alla Fede Cattolica, senza che ad un tempo disconosca l’autorità della Chiesa Romana nella quale sussiste l’immutabile magistero della stessa Fede fondato dal Divino Redentore, e nella quale perciò si è sempre conservata quella tradizione che proviene dagli Apostoli. Ne deriva che non solo gli antichi eretici ma anche i più moderni Protestanti (fra i quali d’altronde è grande la discordia circa gli altri loro principi) ebbero sempre in comune la contestazione dell’autorità della Sede Apostolica che tuttavia in nessun momento, con nessun espediente o inganno, indussero mai a tollerare anche uno solo dei loro errori. Quindi anche gli odierni nemici di Dio e dell’umana società nulla lasciano d’intentato pur di sottrarre i popoli Italiani all’ossequio verso di Noi e questa Santa Sede, ritenendo che allora finalmente riuscirebbero a contaminare l’Italia stessa con l’empietà della loro dottrina e con la peste dei loro nuovi sistemi.

E per ciò che riguarda questi corrotti sistemi e dottrine, è già noto a tutti che essi, abusando dei nomi di libertà e di uguaglianza, cercano di insinuare nel volgo gli esiziali principi del Socialismo e del Comunismo. È evidente poi che gli stessi maestri del Comunismo e del Socialismo, sebbene agiscano per via e con metodo diversi, hanno infine quel comune proposito di far sì che gli operai e gli altri uomini di condizione inferiore, ingannati dalle loro menzogne e illusi dalla promessa di una vita più agiata, si agitino in continue turbolenze e a poco a poco si addestrino a più gravi delitti; intendono poi valersi dell’opera loro al fine di abbattere il governo di qualunque superiore autorità, di rubare, saccheggiare, invadere dapprima le proprietà della Chiesa e poi quelle di tutti gli altri; di violare infine tutti i diritti divini ed umani, distruggendo il culto divino e sovvertendo l’intera struttura della società civile. Ora, in un momento così sciagurato per l’Italia, è vostro compito, Venerabili Fratelli, adoperare tutto il vigore dello zelo pastorale, affinché il popolo fedele sappia come questi principi e sistemi perversi, qualora se ne lasciasse travolgere, produrrebbero del pari la sua eterna e temporale rovina.

Siano dunque avvertiti i fedeli affidati alla vostra cura che appartiene alla natura medesima della società umana il dovere per tutti di ubbidire all’autorità legittima costituita, e che nulla si può mutare nei precetti del Signore, i quali sono stati espressi nelle Sacre Scritture: “In nome di Dio, siate soggetti ad ogni umana creatura, sia al re (quasi al di sopra di tutti), sia ai duci, come se fossero da Lui inviati a punire i malfattori e ad onorare i buoni; poiché tale è la volontà di Dio, comportandovi virtuosamente fate ammutolire l’ignoranza degli stolti, come liberi e non quasi trattando la libertà come un velame della malizia, ma come servi di Dio” (1Pt 2,15ss.). E ancora: “Ogni anima sia soggetta ai più alti poteri: non vi è infatti alcun potere se non da Dio, ogni potere esistente è ordinato da Dio. Pertanto chi si oppone al potere, resiste all’ordinamento di Dio. Coloro che resistono, si procurano la dannazione” (Rm 13,1-2).

Sappiano inoltre del pari che appartiene alla naturale e perciò immutabile condizione delle cose umane che anche tra coloro che non dispongono della più alta autorità, taluni prevalgono sugli altri o per diverse doti di animo e di corpo o per le ricchezze e per analoghi beni esteriori; e non vi è pretesto di libertà e di uguaglianza che possa legittimare l’invasione o la violazione dei diritti e dei beni altrui. Anche su questo argomento vi sono, inseriti nelle Sacre Scritture, diversi e chiari precetti divini che vietano rigorosamente non solo l’esproprio degli altrui beni ma anche il solo desiderio di essi (Es 15,17; Dt 5,19.21).

Ma ricordino soprattutto i poveri e i miseri d’ogni sorta quanto debbano alla Religione Cattolica in cui persiste intemerata ed è predicata pubblicamente la dottrina di Cristo, il quale disse di considerare come fatti a Lui stesso i benefici resi ai poveri e ai miseri (Mt 18,15; 25,40.45), e volle preannunciare a tutti la stima particolare ch’Egli avrebbe fatto, nel giorno del Giudizio, delle stesse opere di misericordia, sia per assegnare i premi della vita eterna ai fedeli che le avevano esercitate, sia per punire con il fuoco eterno coloro che le avevano neglette (Mt 25,34-35).

Da questo preannuncio di Cristo Signore e dagli altri suoi severissimi ammonimenti (Mt 19,25-26; Lc 6,4; 18,22-23; Gc 5,1-2) circa l’uso e i pericoli delle ricchezze (moniti custoditi inviolabilmente nella Chiesa Cattolica), consegue che i poveri e i miseri si trovino in assai più miti condizioni presso le genti cattoliche piuttosto che presso qualsivoglia altra gente. Essi, nelle nostre regioni, otterrebbero sussidi ancor più copiosi se molte istituzioni che erano state fondate dalla pietà degli antenati per il loro sollievo, non fossero state di recente distrutte o spogliate dai ripetuti sconvolgimenti sociali. Del resto i nostri poveri ricorderanno che, stando all’insegnamento dello stesso Cristo, non hanno motivo di rattristarsi per la loro condizione: infatti nella stessa povertà si schiude ad essi più agevole la via della salvezza, purché sostengano con pazienza la loro indigenza e non siano soltanto poveri di beni materiali ma anche di spirito. Egli dice infatti: “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei Cieli” (Mt 5,3).

Tutto il popolo fedele sappia anche che gli antichi Re delle nazioni pagane, e gli altri preposti agli affari pubblici, più gravemente e più spesso abusarono del loro potere; riconosca dunque di dover essere grato alla nostra santissima Religione se i Principi dei tempi cristiani ebbero timore (per il monito della Religione) “del severissimo giudizio che verrà pronunciato su coloro che comandano”, e del sempiterno supplizio riservato ai peccatori, nel quale “i potenti patiranno potenti tormenti” (Sap 6,6-7), e quindi governano con più giustizia e clemenza i popoli soggetti.

Riconoscano infine i fedeli affidati alle vostre e alle Nostre cure che la vera, perfetta libertà ed uguaglianza tra gli uomini sono riposte nell’osservanza della legge Cristiana; infatti Iddio Onnipotente che creò “il piccolo e il grande, ed ha ugualmente cura di tutti” (Sap 6,8), non risparmierà persona alcuna né avrà riguardo per la grandezza di chicchessia” (Sap 6,8) e ha fissato il giorno “nel quale giudicherà il mondo con giustizia” (At 17,31) nel suo Unigenito Cristo Gesù che “verrà nella gloria del Padre suo, con gli Angeli suoi, e allora renderà a ciascuno secondo le opere sue” (Mt 16,27).

Se gli stessi fedeli, disprezzando gli ammonimenti paterni dei loro Pastori e i già ricordati comandamenti della Legge Cristiana, si lasciassero ingannare dai suddetti promotori delle odierne congiure e decidessero di cospirare con loro nei perversi sistemi del Socialismo e del Comunismo, sappiano e considerino seriamente che in tal modo ammassano per se stessi, presso il Divino Giudice, un’infinità di vendetta per il giorno dell’ira; e che frattanto da quella cospirazione non potrà derivare la benché minima utilità temporale per il popolo ma piuttosto nuovi aumenti di miserie e di sventure. Infatti non è concesso agli uomini fondare nuove società e comunioni ripugnanti alla naturale condizione delle cose umane; perciò l’esito di tali cospirazioni, qualora si diffondessero per l’Italia, non potrebbe essere altro che questo: indebolito e crollato dalle fondamenta l’odierno ordinamento pubblico per le reciproche aggressioni, usurpazioni e stragi di cittadini contro cittadini, infine alcuni pochi, arricchiti con le spoglie di molti, afferrerebbero il sommo potere nella comune rovina.

Tuttavia, per sottrarre il popolo fedele alle insidie degli empi e tenerlo saldo nella professione della Religione Cattolica, nonché per spronarlo alle opere di vera virtù, hanno grande efficacia, come Voi sapete, la vita e l’esempio di coloro che si dedicarono ai ministeri divini. Ma, ahi dolore! Non mancarono in Italia alcuni Ecclesiastici, pochi in verità, che transfughi presso i nemici della Chiesa, furono di non piccolo aiuto nell’ingannare i fedeli. Ma certamente la loro caduta fu di nuovo stimolo per Voi, Venerabili Fratelli, a vegliare con zelo ogni giorno più diligente sulla disciplina del clero. E siccome anche Noi per il futuro, per quanto dobbiamo, desideriamo fare altrettanto, non possiamo trattenerci dal raccomandarvi ancora una volta ciò che abbiamo già sostenuto nella Nostra prima Enciclica ai Vescovi di tutto il mondo [9 Novembris 1846]: cioè non imponete troppo in fretta le mani ad alcuno (1Tm 5,22), ma usate una sempre maggior diligenza nella scelta della milizia ecclesiastica. Soprattutto è necessario inquisire e investigare molto e a lungo su coloro che desiderano di essere iniziati agli ordini sacri, se siano raccomandabili per dottrina, per gravità di costumi, per amore del culto divino, in modo che possa risplendere una fondata speranza che come lucerne ardenti nella casa del Signore offriranno edificazione e vantaggio spirituale al vostro gregge con la loro opera e con il loro stile di vita.

Poiché dai monasteri bene diretti derivano grande splendore ed utilità alla Chiesa del Signore, e anche il Clero Regolare presta a Voi la soccorrevole opera sua nel procurare la salute delle anime, a Voi stessi, Venerabili Fratelli, diamo mandato di far sapere anzitutto, in Nostro nome, alle famiglie religiose di ciascuna Diocesi che mentre Noi gemevamo sulle particolari tribolazioni che molte comunità patirono nelle recenti sciagurate circostanze, Ci furono di grande consolazione la pazienza degli animi e la costanza nell’amore della virtù e della Religione per cui molti uomini religiosi si raccomandarono ad esempio; ma non mancarono alcuni che, dimentichi del loro voto, con grande scandalo dei buoni e con dolore Nostro e dei loro fratelli, turpemente prevaricarono. Inoltre vogliamo che con le Nostre parole esortiate i Capi di quelle comunità e, se occorresse, anche i più alti moderatori di esse, affinché, secondo quanto dovuto dal loro ufficio, non risparmino impegno e ingegno pur di ottenere che la regolare disciplina, dove già è rispettata, si rinvigorisca e fiorisca sempre più; dove poi avesse subito alcun danno, si ravvivi del tutto e sia ripristinata. Gli stessi superiori avvisino, correggano, riprendano con insistenza i religiosi, affinché, considerando seriamente con quali voti si legarono a Dio, si studino di rispettarli con diligenza, di custodire inviolate le regole del proprio Istituto e, portando nel loro corpo il sacrificio di Gesù, si astengano da tutto ciò che contrasta con la loro vocazione e insistano in quelle opere che dimostrano carità verso Dio e il prossimo, e amore di perfetta virtù. I suddetti superiori degli Ordini si guardino soprattutto dal concedere accesso negli Istituti religiosi a chicchessia, se prima non ne abbiano esaminato con molta attenzione la vita, i costumi e l’indole, e ammettano alla professione religiosa soltanto colore che, compiuto il debito tirocinio, avranno dato segni di autentica vocazione, in modo che si possa accertare che essi hanno abbracciato la vita religiosa per la sola ragione di voler vivere unicamente in Dio e di provvedere alla propria e all’altrui salvezza secondo la regola di ciascun Istituto. A questo proposito abbiamo deliberato e stabilito che si debba scrupolosamente osservare ciò che per il bene degli Ordini Religiosi fu deciso e prescritto nei decreti pubblicati il 25 gennaio dello scorso anno dalla Nostra Congregazione sopra lo stato dei Regolari e sanciti con la Nostra Apostolica autorità.

Detto ciò, riprendendo il discorso circa la scelta del Clero Secolare, vogliamo anzitutto raccomandare alle Vostre Fraternità l’istruzione e l’educazione dei Chierici minori, in quanto si possono avere idonei ministri della Chiesa soprattutto tra coloro che dall’adolescenza o dalla stessa prima età sono stati convenientemente educati agli stessi sacri uffici. Insistete dunque, Venerabili Fratelli, nel dedicare ogni energia e attività in guisa che le reclute della santa milizia, fin dai teneri anni, per quanto è possibile, siano accolti nei Seminari ecclesiastici ed ivi, crescendo come piante novelle attorno al tabernacolo del Signore, siano educati all’innocenza della vita, alla religione, alla modestia, allo spirito ecclesiastico e contemporaneamente apprendano le lettere, le minori e le maggiori discipline, le sacre soprattutto, da elettissimi maestri seguaci di una dottrina aliena da ogni pericolo di qualsivoglia errore.

Siccome non vi riuscirà facile condurre a termine nei Seminari la preparazione di tutti i Chierici minori, e d’altra parte spettano certamente alla Vostra pastorale sollecitudine gli altri adolescenti dell’ordine laico, vegliate ancora, Venerabili Fratelli, su tutte le altre scuole pubbliche e private, e per quanto sta in Voi, con ogni mezzo e accorgimento, adoperatevi in modo che in esse tutto l’ordine degli studi sia indirizzato secondo la norma della dottrina Cattolica, e la gioventù che vi si riunisce venga educata, da maestri idonei e specchiati per onestà e religione, alla vera virtù, alle buone arti, alle discipline, e sia munita delle difese atte a far conoscere le insidie che le sono tese dagli empi, possa evitare i loro esiziali errori e possa così diventare ornamento e vantaggio per sé e per la società civile.

In questo caso dovrete riservare a Voi stessi la preminente e del tutto libera autorità e cura sopra i professori di sacre discipline e su tutte le altre materie che appartengono alla Religione o hanno contiguità con essa. Vegliate perché in tutti gli ordini di scuole, ma soprattutto in quelle di Religione, si adottino libri immuni dal sospetto di qualsivoglia errore. Invitate coloro che hanno cura di anime ad esservi instancabili coadiutori per quanto riguarda le scuole dei fanciulli e degli adolescenti, affinché siano assegnati ad esse maestri e maestre di provata onestà e si usino libri approvati da questa Santa Sede per istruire fanciulli e fanciulle nei rudimenti della Fede Cristiana. In proposito non possiamo dubitare che gli stessi Parroci siano loro d’esempio e, grazie alla Vostra assidua insistenza, ogni giorno di più si dedichino a istruire i fanciulli nei principi della Dottrina Cristiana e si ricordino che questa istruzione rientra sicuramente nel più importante ambito dei loro doveri [Conc. Trid., sess. 24, cap. 4; Bened. XIV, Const. Etsi minime del 7 febr. 1742]. Si dovrà però avvertirli che nei loro insegnamenti rivolti sia ai fanciulli sia al popolo non tralascino di tenere davanti agli occhi il Catechismo Romano il quale, pubblicato per decreto del Concilio Tridentino e per ordine di San Pio V, Nostro Predecessore di immortale memoria, fu poi da altri Sommi Pontefici e in particolare da Clemente XIII di felice memoria nuovamente raccomandato a tutti i pastori di anime come “sussidio prezioso per rimuovere le frodi delle aberranti opinioni e per propagare e stabilire la sana dottrina” [In Encyclicis Litteris ea de re ad omnes Episcopos datis 14 Junii 1761].

Non vi meraviglierete certamente, Venerabili Fratelli, se su questo argomento abbiamo scritto con più fluente penna. Non sfugge certo alla vostra saggezza come in questo tempo rischioso Noi e Voi dobbiamo impegnarci e vegliare con ogni solerzia e zelo, e con grande fermezza d’animo su tutto quanto riguarda le scuole, l’istruzione e l’educazione dei fanciulli e dei giovani d’ambo i sessi. Voi sapete infatti che gli odierni nemici della Religione e dell’umano consorzio, con spirito francamente diabolico, rivolgono tutte le arti loro a pervertire fin dalla prima età le menti e i cuori dei giovani. Pertanto non v’è cosa che essi lascino intentata, nulla che non intraprendano per sottrarre totalmente all’autorità della Chiesa e alla vigilanza dei sacri Pastori le scuole e tutte le istituzioni destinate all’educazione della gioventù.

A questo proposito Ci conforta la ferma speranza che tutti i carissimi Figli Nostri in Cristo Principi d’Italia assisteranno con il loro potente patrocinio le Vostre Fraternità, in modo che siate in grado di adempiere più efficacemente al Vostro dovere in ogni predetto settore; né dubitiamo ch’essi vogliano difendere la Chiesa e tutti i suoi diritti temporali e spirituali. Ciò in verità conviene alla Religione e all’avita pietà da cui si mostrano animati in modo esemplare. Non può sfuggire alla loro saggezza che i principi di tutti i mali da cui siamo tanto afflitti risalgono ai danni che da tempo furono arrecati alla Religione e alla Chiesa Cattolica soprattutto dalla nascita dei Protestanti. Essi avvertono che spesso dall’avvilimento dell’autorità dei sacri Pastori e dalla sempre crescente contumacia di molti nel violare impunemente i precetti divini ed ecclesiastici derivò un diminuito ossequio del popolo verso il Potere Civile, per cui agli odierni nemici della pubblica tranquillità si aperse una via più agevole per suscitare sedizioni contro il Principe. Essi avvertono anche dalle frequenti usurpazioni, dai saccheggi e dalle pubbliche vendite dei beni temporali spettanti alla Chiesa per diritto legittimo, che molti, scemata nei popoli la riverenza verso le proprietà consacrate da destinazione religiosa, potevano porgere più facile orecchio agli audacissimi assertori del nuovo Socialismo e del Comunismo, i quali immaginano di poter occupare, dividere o in altro modo convertire in uso di tutti le proprietà degli altri. Si accorgono che quegli impedimenti che già da tempo, con versatile frode, erano stati posti per vincolare i Pastori della Chiesa in modo che non potessero usare liberamente della loro sacra autorità, ricaddero a poco a poco sulla Potestà Civile. Intuiscono infine che nessun altro rimedio si può trovare più pronto e di maggiore efficacia contro le calamità che Ci affliggono, fuorché il rifiorire in tutta Italia e in tutto il suo splendore della Religione e della Chiesa Cattolica, nella quale senza dubbio sono a disposizione i più opportuni soccorsi per le diverse condizioni e i vari bisogni degli uomini.

Infatti (usiamo le parole di Sant’Agostino): “La Chiesa Cattolica non solo abbraccia Dio ma anche l’amore e la carità verso il prossimo, in modo che prevalga presso di lei ogni efficace rimedio per tutte le malattie che affliggono le anime peccatrici. Essa esercita e ammaestra fanciullescamente i fanciulli, vigorosamente i giovani, tranquillamente i vecchi: ciascuno secondo l’età non solo del corpo ma anche dell’animo. Essa sottomette le mogli ai mariti non per soddisfare la libidine ma per una casta e fedele obbedienza alla moltiplicazione della prole e alla comunità domestica; ed eleva i mariti sulle mogli non per umiliare il sesso più debole ma per legge di sincero amore. La Chiesa sottomette i figli ai genitori per una sorta di libera servitù e sovrappone i genitori sui figli per una dominazione d’amore. Essa congiunge i fratelli ai fratelli col vincolo della Religione, più saldo e più stretto di quello del sangue, e annoda insieme con mutua carità ogni prossimità di parentela e ogni vincolo di affinità, fatti salvi i legami della natura e della volontà. Essa insegna ai servi ad essere solidali con i padroni non tanto per necessità di condizione, quanto per la soddisfazione di compiere il proprio dovere; e rende miti i padroni verso i servi e più propensi a consultare che a costringere, per rispetto verso il sommo Dio padrone comune di tutti. Essa unisce i cittadini ai cittadini, le genti alle genti e tutti gli uomini, non solo in società ma anche in una sorta di fratellanza, nel ricordo dei primi comuni genitori. Insegna ai re a provvedere ai popoli, e ammonisce i popoli a star soggetti ai re. Essa insegna con intelligenza a chi si deve onore, a chi affetto, a chi riverenza, a chi timore, a chi consolazione, a chi ammonizione, a chi esortazione, a chi disciplina, a chi rimprovero, a chi supplizio; essa mostra che non si deve a tutti ogni cosa, ma che a tutti si deve carità e a nessuno offesa” [S. Augustinus, De moribus Cathol. Ecclesiae, lib. I].

Spetta dunque a Noi e a Voi, Venerabili Fratelli, difendere il culto della Religione Cattolica fra i popoli Italiani senza risparmiare alcuna fatica, senza paventare alcuna difficoltà e con tutta la forza dello zelo pastorale; non solo dobbiamo resistere con coraggio ai tentativi degli empi che vorrebbero strappare dal seno della Chiesa la stessa Italia, ma dobbiamo richiamare sul sentiero della salvezza quei degeneri figli d’Italia che già si fossero lasciati sedurre dalle arti loro.

Ma poiché ogni buona sorte e ogni dono perfetto scendono dall’alto, accostiamoci con fiducia al trono della grazia, Venerabili Fratelli, e non tralasciamo di supplicare e di scongiurare con pubbliche e private preghiere il Padre dei lumi e delle misericordie che per i meriti del Suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, Signor Nostro, distogliendo il suo sguardo dai nostri peccati, illumini propizio con la virtù della Sua grazia le menti e i cuori di tutti, e richiamando a sé anche le volontà ribelli, ingrandisca la santa Chiesa con nuove vittorie e trionfi, affinché in tutta Italia, anzi in tutto il mondo, cresca parimenti di merito e di numero il popolo a Lui fedele. Invochiamo ancora la Santissima Madre di Dio, l’Immacolata Vergine Maria che con la Sua validissima intercessione presso Dio ottiene ciò che chiede e non può deludere; insieme invochiamo il Principe degli Apostoli, Pietro, e con lui il suo Coapostolo Paolo e tutti i Santi del Cielo affinché con l’intervento delle loro preghiere il clementissimo Signore allontani dai popoli fedeli i flagelli della sua collera; e a tutti coloro che si professano Cristiani conceda propizio, per sua grazia, di respingere tutto ciò che è contrario a questo nome di Cristiano, e di seguire tutto ciò che gli si addice.

Infine, Venerabili Fratelli, ricevete come testimonianza del Nostro affettuoso sentimento verso di Voi l’Apostolica Benedizione che dal profondo del cuore impartiamo a Voi, ai Chierici e ai Laici fedeli affidati alla Vostra vigilanza.

Dato a Napoli, nella Villa di Portici, l’8 dicembre 1849, anno quarto del Nostro Pontificato.

 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana