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ENCICLICA
URBI URBANIANO
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO IX

 

Ai Venerabili Vescovi di Russia e di Polonia.
Il Papa Pio IX. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione. 

Venerabili Fratelli, allorché nel Collegio Urbaniano per la propaganda della fede, in questa Nostra alma città, il 24 aprile scorso, sacro a San Fedele da Sigmaringa, invitto martire di Cristo, Ci siamo energicamente lamentati della infelice e non mai abbastanza deplorata condizione del Regno di Polonia e della inconsulta sommossa ivi sorta contro il potentissimo Principe, abbiamo anche reso noto che avevamo letto nei giornali che dal Governo Russo erano stati presi i più severi provvedimenti non solo per soffocare quella insurrezione, ma anche per estirpare gradatamente da quel Regno la religione cattolica. E ad un tempo abbiamo dichiarato che queste tristi notizie attendevano di essere confermate senza alcun margine di dubbio e con maggiore autorità, dato che non sempre si può dare credito ai giornali ufficiali. Ora però Ci sono state recate molte testimonianze degne di fede per cui, con inenarrabile dolore dell’animo Nostro, Venerabili Fratelli, abbiamo avuto conferma che sono proprio vere le vessazioni a cui il Governo Russo sottopone ogni giorno di più la Chiesa Cattolica, i suoi ministri e i suoi seguaci.

Ci è stato dato per certo, infatti, che quel Governo, già da molto tempo ostile alla Chiesa Cattolica, cercando di trascinare tutti nel più esiziale scisma, prende a pretesto la sollevazione per perseguitare crudelmente in tutti i modi la santissima nostra religione e tutti i cattolici. Perciò non è mai stata pienamente attuata la Convenzione stipulata con Noi e con questa Santa Sede; sono stati disattesi i pubblici accordi per la tutela della religione cattolica nel Regno di Polonia; sono stati emanati molti decreti e leggi assolutamente contrari agli interessi cattolici; lo stesso Governo inoltre non ha mai rinunciato a proibire gli scritti cattolici e a diffondere libri e giornali quanto mai contrari alla dottrina cattolica, rivolti ad offendere il Vicario di Cristo in terra e questa Apostolica Sede, e soprattutto a corrompere il popolo polacco; non ha desistito dall’intralciare ogni comunicazione con Noi e con questa Sede Apostolica; dall’imporre un giuramento contrario alle leggi divine; dal sobillare il popolo contro i sacerdoti cattolici; dal proibire che si predichi e si insegni la differenza che corre tra la verità cattolica e lo scisma; dall’impedire, minacciando gravissime pene, che qualcuno si sottragga allo sciagurato scisma e ritorni in seno alla Chiesa Cattolica.

Ne deriva che i Religiosi sono cacciati dai loro conventi; che i loro monasteri sono trasformati in alloggi militari; che i Vescovi cattolici sono strappati alle loro Diocesi e mandati in esilio; si impedisce agli innumerevoli cattolici di rito greco, già da tempo con subdole macchinazioni tratti a forza nello scisma, di ritornare in grembo alla Chiesa Cattolica, come vorrebbero. Anche molti cattolici di rito latino sono strappati alla Chiesa Cattolica soprattutto mediante matrimoni misti, e i bambini orfani di genitori cattolici sono relegati in lontane regioni con il pretesto di proteggerli; sono sottratti al culto cattolico ed esposti al pericolo dello scisma; innumerevoli cattolici di ogni ceto, età, sesso e condizione sono crudelmente oppressi e deportati in lontanissime terre; i templi dei cattolici sono demoliti, profanati e adibiti al culto acattolico o a presidi militari; i sacerdoti cattolici sono vessati in modo miserando, spogliati dei loro beni, ridotti a squallida povertà, cacciati in esilio o in carcere e perfino uccisi perché non hanno rinunciato a portare il soccorso e il conforto del sacro ministero ai feriti in battaglia e ai moribondi. Inoltre, tanto i preti che i laici esiliati sono privati di ogni conforto e aiuto della santissima nostra Religione, e ai cattolici di Lituania non è consentita altra scelta che di andare esuli nelle più lontane regioni o di staccarsi dalla Religione Cattolica. Questi ed altri deplorevoli soprusi vengono continuamente perpetrati dal Governo Russo contro la Chiesa Cattolica. Perciò Noi, afflitti da immensa angoscia, non possiamo trattenere le lacrime vedendo Voi, Venerabili Fratelli, e i diletti figli cattolici esposti a tutte le crudeli persecuzioni con le quali quel Governo cerca di trascinare in una crisi estrema la fede e la religione cattolica, sia nel Regno di Polonia, sia nelle altre regioni di quell’impero.

Inoltre, in questa ferocissima guerra condotta dal Governo Russo contro la Chiesa Cattolica, i suoi sacri diritti, i suoi ministri e i suoi interessi, siamo costretti a deplorare un altro atto temerario, prima d’ora inaudito negli annali della Chiesa: quel Governo non solo ha mandato in esilio in lontane regioni il Venerabile Fratello Sigismondo, insigne e lodato Arcivescovo di Varsavia, strappandolo al suo gregge, ma anche non ha esitato a privare quel Venerabile Fratello dell’autorità e della giurisdizione episcopale sulla Diocesi di Varsavia e a impedire che alcuno da quella Diocesi potesse comunicare con lui; e neppure si è fatto scrupolo di sostituirlo, come amministratore della Diocesi, con il diletto Figlio Paolo Rzewuski, suo vicario generale, già da Noi eletto Vescovo di Prusa nel paese degli infedeli, e designato come suffraganeo del Vescovo di Varsavia. Non ci sono parole, Venerabili Fratelli, per riprovare e detestare simile azione. E chi non si meraviglierà sapendo che il Governo Russo è giunto al punto di affermare il falso, e di privare i Vescovi (che lo Spirito Santo pose a reggere la Chiesa di Dio) della sacra autorità che fu loro concessa da Dio e che in nessun modo dipende dal potere laico, e di allontanarli dal governo e dalla amministrazione delle loro Diocesi? Mentre riproviamo e condanniamo questi fatti, affermiamo apertamente e chiaramente che nessuno può obbedire a tale disposizione, e che tutti i fedeli della Diocesi di Varsavia devono totale obbedienza al Venerabile Fratello Sigismondo, vero e legittimo Presule di Varsavia.

Non dubitiamo che il diletto figlio Nostro Paolo Rzewuski, memore del proprio dovere, niente affatto ossequente agli ordini del Governo Russo, continuerà a esercitare la funzione di Vicario generale che gli è stata affidata dal Venerabile Fratello Sigismondo Arcivescovo di Varsavia, suo superiore legittimo, e gli obbedirà puntualmente in tutto. Ma invero, Venerabili Fratelli, mentre chiamiamo a testimoni il cielo e la terra, chiediamo ragione di tutto ciò che si è compiuto e si compie nel Regno di Polonia e negli altri territori dell’impero russo contro la Chiesa Cattolica, i suoi vescovi, ministri, patrimoni, diritti e contro i diletti figli della stessa Chiesa; con insistenza protestiamo contro la persecuzione che il Governo Russo non rinuncia a infliggere alla Chiesa, tuttavia non vogliamo in alcun modo approvare le inconsulte agitazioni purtroppo sorte in Polonia. Tutti sanno con quanto zelo la Chiesa Cattolica abbia sempre inculcato il principio secondo cui ogni anima è suddita delle più alte potestà e tutti sono sottomessi all’autorità civile, e si deve in tutto prestare la debita obbedienza a quelle disposizioni che non contrastano con le leggi di Dio e della sua Chiesa. Perciò è assai deplorevole che quelle rivolte abbiano offerto al Governo Russo l’appiglio di tormentare e opprimere ogni giorno la Chiesa, sempre di più.

Mentre poi disapproviamo e condanniamo tali funesti sconvolgimenti dello stato cristiano e civile, altro non possiamo fare che convincere tutti i più alti Principi di fare in modo che, per quanto possono, non cadano su di loro quelle severe parole rivolte dalla divina Sapienza ai Re: “Poiché vi fu dato dal Signore il potere, e vi fu data la virtù dall’Altissimo, che esaminerà la vostra opera e scruterà i vostri pensieri; poiché, essendo ministri di quel regno, non avete giudicato con rettitudine né custodito la legge di giustizia né avete camminato secondo la volontà di Dio, presto avrete una visione orrenda, poiché durissimo sarà il giudizio su coloro che comandano: all’umile si concede misericordia, i potenti invece subiranno crudeli tormenti” (Sap 6,4-7).

Inoltre, con il più grande trasporto dell’animo Nostro, esortiamo e preghiamo tutti i sommi Principi perché comprendano e si rendano conto che i popoli, quando siano stati distolti dalla santissima nostra religione e dalla sua benefica dottrina, dall’obbedienza dovuta a Dio, alla sua Chiesa e alle sue leggi, dalla libertà di comunicare con questa Santa Sede, si lasciano corrompere dai vizi e dagli errori più perniciosi e perciò, perduta la pietà e il timor di Dio, deposto il soave giogo della religione e del tutto reietta l’obbedienza che si deve a Dio e alle leggi della sua Chiesa, si degradano miseramente in una vita e in un comportamento licenziosi: procedendo nell’empietà secondo i loro desideri, disprezzano il potere, bestemmiano la sovranità, insorgono contro i Principi e ad essi negano obbedienza. Per la verità, nell’immensa tristezza del Nostro animo per l’enorme congerie di mali che affigge Voi, Venerabili Fratelli, e i fedeli a Voi affidati, non poco ci conforta e consola la vostra nobile, costante virtù nel tutelare la Chiesa e nel sopportare per la fede cattolica tanti affanni e tribolazioni. Sapete bene che sono beati coloro che sono perseguitati per la giustizia; che è molto bello e glorioso sopportare offese in nome di Gesù e che si salva colui che saprà perseverare fino alla fine; perciò non dubitiamo che Voi, Venerabili Fratelli, confortati dal Signore e dalla potenza della sua virtù, continuerete con animo invitto a combattere animosamente per la difesa di Dio e della sua santa Chiesa, per la salvezza delle anime, ricordando che “le sofferenze attuali non sono equiparabili alla futura gloria che si rivelerà in noi” (Rm 8,18). Perciò Vi scriviamo questa lettera, e vieppiù nel nome del Signore sollecitiamo la vostra forza di pastori nel sopportare tante angustie, e la vostra vigilanza sul gregge a Voi affidato, affinché non vogliate risparmiare mai nessuna cura, nessuna decisione, nessuna fatica, in modo che i fedeli a Voi affidati si guardino da ogni male, non si lascino intimorire da alcun pericolo e rimangano ogni giorno più saldi e immoti nella professione della religione e nella fede cattolica, e non si lascino mai ingannare e trarre in errore dai nemici della fede e della religione. Ammoniamo, esortiamo e preghiamo anche i fedeli a Voi affidati e a Noi carissimi, con tutto l’affetto paterno del Nostro cuore, affinché professino con grande fermezza la fede, la religione e la dottrina cattolica che hanno ricevuto per singolare benevolenza di Dio; perché stimino inferiore ogni altro bene; perché camminino con sollecitudine lungo i sentieri indicati da Dio, e si dedichino a tutte quelle opere che rivelano la carità verso Dio e verso il prossimo, e che si addicono perfettamente ai figli della Chiesa Cattolica.

Siate poi del tutto persuasi che Noi, in piena umiltà di cuore, giorno e notte, senza sosta, innalziamo fervide preghiere al clementissimo Padre di misericordia e al Dio di ogni consolazione perché Vi infonda dall’alto la virtù, Vi protegga con la divina sua destra, Vi custodisca e Vi difenda, sorga a giudicare la sua causa e sottragga la sua Chiesa da tutte le calamità che l’affliggono, confonda la superbia dei suoi nemici, abbatta con la sua onnipotenza la loro caparbietà, e sempre propizio effonda i fecondi doni della sua bontà sopra di Voi e i fedeli a Voi affidati.

E come auspicio di questi doni e come pegno sicuro della particolare benevolenza con cui Vi abbracciamo nel Signore, dal più profondo del cuore impartiamo amorevolmente a Voi, Venerabili Fratelli e a tutti i fedeli, ecclesiastici e laici, affidati alla vostra vigilanza, l’Apostolica Benedizione. 

Da Castel Gandolfo, il 30 luglio 1864, anno decimonono del Nostro Pontificato.

 



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