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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
NELL'OTTANTESIMO DELLA GIOVENTÙ
ITALIANA DI AZIONE CATTOLICA
*

Domenica, 12 settembre 1948

 

Nel vedere il cielo illuminare col suo sorriso radioso la vostra moltitudine immensa, Noi Ci rallegriamo, diletti figli. Quel sorriso si riflette nei vostri occhi, in cui accende una fiamma di legittima gioia e di giovanile fervore. Fu però forse meno bello, meno brillante, sotto le dense nubi, sotto la pioggia dirotta, lo spettacolo che Ci offersero Domenica scorsa le vostre sorelle della Gioventù Femminile? Mentre le infatuazioni superficiali ed effimere cedono e cadono al primo annuvolamento, disperdendo le schiere e lasciando solo il Capo, come cantava il poeta latino: « tempora si fuerint nubila, solus eris » (Ovid. Trist. I, 9, 6) : « se il cielo si coprirà di nubi, resterai solo »; quelle brave figliuole, ah! no, rimasero lì, immobili, imperturbabili, — alcune perfino inginocchiate sull'umido lastricato della piazza —, ascoltando la voce del Padre comune e rispondendo con un tale spontaneo entusiasmo, che il Nostro discorso si tramutò verso la fine in un dialogo di fede. Noi non dubitiamo menomamente che anche voi, in una simile occorrenza, Ci avreste dato lo stesso spettacolo. Le vostre sorelle hanno potuto farlo in realtà. A loro onore, letizia, benedizione!

Di gran cuore dunque vi salutiamo, cari giovani di Azione cattolica d'Italia, festeggianti l'ottantesimo anniversario della vostra Associazione. Dalle vostre schiere, alle quali si sono aggiunte le numerose rappresentanze di molti altri Paesi, sale un grido poderoso, che si diffonde attraverso il mondo, per terra e per mare, per monti e per valli, come un giuramento che si eleva verso il cielo: Noi ci professiamo gioventù cattolica. È la manifestazione di una volontà potente, di una risoluzione adamantina : Noi vogliamo attuare nella nostra propria vita la fede cattolica, vogliamo che alla nostra patria sia conservata la sua civiltà cristiana.

Voi avete già dato in questi anni ripetute prove della serietà e della saldezza della vostra professione e del vostro volere. Noi ve ne siamo grati; voi siete il Nostro gaudio e il Nostro vanto. Noi non possiamo che confermarvi nei vostri santi propositi, richiamando alla vostra mente le auree parole dell'Apostolo Giovanni : « Questa è la vittoria che vince il mondo, la nostra fede » (1 Io. 5, 4).

Triplice deve essere questa vittoria:

I°. Deve essere una vittoria sulla negazione di Dio, per dileguarla dal mondo.

Nelle controversie religiose del nostro tempo non si tratta più, come in passato, dell'una o dell'altra verità della fede, dell'uno o dell'altro articolo del Credo cattolico. Oggi vengono attaccate e negate le basi fondamentali della religione: la Chiesa, Cristo Uomo-Dio, Dio stesso.

Può sembrare incomprensibile e assurdo che sia così. Vi è mai stato infatti finora un tempo, in cui la presenza di Dio si sia manifestata alla umana ragione così efficacemente — vorremmo quasi dire: così visibilmente — come al presente? Le scienze naturali fanno sorprendenti progressi e ognuna delle loro scoperte induce l'uomo ad esclamare: Qui è la mano di un Creatore.

La crescente conoscenza del sistema periodico degli elementi chimici, la scoperta delle irradiazioni corpuscolari degli elementi radioattivi, le nostre cognizioni intorno ai raggi cosmici e alla perdita della libera energia dell'atomo nella sfera elettronica e nel nucleo; tutto ciò, e molto altro ancora, mostra con una chiarezza difficilmente superabile la mutabilità del cosmo, dell'universo come tale fino alle entità subatomiche del nucleo atomico. Il mondo è segnato con la impronta della mutabilità, della origine e della fine nel tempo, e indica con voce potente e irresistibile un Creatore, dal mondo stesso completamente distinto e per sua intima natura immutabile. Non siamo quindi rimasti sorpresi nel leggere come recentemente un sommo scienziato non cattolico, Max Planck, poco prima di morire, abbia dichiarato che il mondo fisico lo conduceva a riconoscere l'esistenza di un Dio personale.

E vi è stato mai un tempo in cui la Chiesa cattolica sia apparsa, come ora, quale « signum levatura in nationes »? (Is. 11, 12). Noi siamo oggi testimoni di formidabili rivolgimenti, forse anche più gravi di conseguenze che la caduta dell'antico Impero romano. Le potenze politiche si sono radicalmente mutate, nei popoli e fra i popoli. Molte vetuste dinastie sono l'una dopo l'altra scomparse; dittatori che avevano sognato una dominazione del mondo per un millennio, sono stati rovesciati; interi continenti si trovano in declino o in ascesa; gli ordinamenti sociali subiscono profonde trasformazioni. Ma una istituzione rimane ferma, sempre uguale in se stessa, eppure sempre nuova e adattata alle realtà di ciascun tempo : la Chiesa di Cristo con la forza della verità e della grazia, di cui è depositaria, annunziatrice e dispensatrice, con la fermezza della fede e la costanza d'animo dei suoi figli.

Giovani cattolici, voi volete essere veramente e pienamente tali. Alla irreligiosità e alla incredulità, da cui siete circondati, voi opponete la vostra fede ferma, viva, operosa. Ferma e luminosa la vostra fede può essere soltanto, se voi la conoscete, non in modo superficiale e confuso, ma chiaramente e intimamente. Viva essa è, se voi vivete secondo le sue massime e osservate i comandamenti di Dio. Il giovane che santifica le feste affrontando qualsiasi difficoltà o fatica, che si accosta spesso alla Mensa del Signore, che è veritiero e leale, pronto a soccorrere i bisognosi, che rispetta la fanciulla e la donna ed ha la forza di chiudere gli occhi e il cuore a tutto ciò che è impuro nei libri, nelle immagini, nei « films », - dimostra veramente di avere una fede viva. E notate bene che, se non è viva, la fede non è nemmeno operosa. Se altri mettono spesso un impegno così grande per le imprese del maligno, quanto maggiore dovrà essere il vostro zelo per la causa di Dio, di Cristo, della Chiesa!

2°. Deve essere una vittoria sulla materia, per conciliarla con lo spirito.

L'età nostra suole essere chiamata il « secolo della tecnica ». Col progresso delle scienze naturali, la tecnica, destinata all'applicazione e all'uso delle forze della natura, è tutta intenta, con rapido e irrefrenabile moto, a superare sempre più lo spazio e il tempo e a rendere in ogni direzione sempre più potenti le sue conquiste. Nessuna meraviglia quindi che essa troppo spesso abbagli l'occhio specialmente della gioventù, la quale, tutta soggiogata dal suo fascino, corre pericolo di perdere la vista e il senso di ciò che è spirituale, soprassensibile e interiore, di ciò che è religioso, soprannaturale ed eterno.

Eppure precisamente gli uomini del secolo della tecnica hanno più che mai bisogno delle forze protettrici ed equilibratrici della religione. Pensate al fuoco. Frenato e guidato, è un beneficio, un aiuto indispensabile all'uomo. Ma, una volta sfuggito al suo dominio, porta in incendio devastatore la distruzione e la morte nelle città e nelle campagne. Lo stesso vale per la tecnica. Dono di Dio per sua natura, la odierna tecnica ultrapotente diviene nelle mani di uomini violenti, di partiti dominanti con la brutalità della forza, di Stati onnipotenti e oppressori, un terribile strumento d'ingiustizia, di schiavitù, di crudeltà, e accresce nelle guerre moderne fino all'intollerabile i dolori e i tormenti dei popoli. Tenuta invece e diretta da una umana società che teme Iddio, che adempie i suoi precetti e che stima le cose spirituali, morali ed eterne incomparabilmente più delle materiali, la tecnica può arrecare quei benefici, a cui secondo i disegni del Creatore è chiamata.

Udite dunque, diletti figli, il grido che da ogni parte si leva verso le giovani generazioni: A voi tocca di apportare nella vita, in cui entrate, nello Stato, che dovrete contribuire a formare, tanta energia di vera fede religiosa, che la scala dei valori, stabilita da Dio Creatore e Redentore, e secondo la quale la materia non signoreggia, ma serve, sia coscienziosamente osservata e la tecnica venga subordinata, secondo il divino volere, alla dignità e alla libertà, alla pace e alla felicità terrena e soprattutto eterna degli uomini.

3°. Deve essere una vittoria sulle miserie sociali, per superarle con la forza della giustizia e dell'amore.

La questione sociale, diletti figli, è senza dubbio anche una questione economica, ma assai più è una questione riguardante l'ordinato regolamento del consorzio umano, e, nel suo senso più profondo, una questione morale e perciò religiosa. Come tale essa si compendia così: Posseggono gli uomini — dal singolo attraverso il popolo fino alla comunità dei popoli — la forza morale di creare tali condizioni pubbliche, che nella vita sociale nessun individuo e nessun popolo sia soltanto oggetto, vale a dire privo di ogni diritto ed esposto all'altrui sfruttamento, ma che piuttosto tutti siano anche soggetto, vale a dire legittimamente partecipi alla formazione dell'ordine sociale, e che tutti. in modo corrispondente alla loro arte e professione, possano vivere tranquilli e felici, con sufficienti mezzi di sostentamento, efficacemente protetti contro le violenze di una economia egoistica, in una libertà circoscritta dal bene generale, e in una dignità umana, che ciascuno rispetti negli altri come in se stesso?

Sarà l'umanità capace di ingenerare e possedere la forza morale per l'attuazione di un tale ordine sociale? Ad ogni modo una cosa è certa: questa forza non può essere attinta che da una sorgente, dalla fede cattolica, vissuta fino nelle sue ultime conseguenze e alimentata dai sovrumani torrenti di grazia, che il divin Redentore con la fede stessa elargisce alla umanità. Soltanto una generazione, che così crede, può dare alla famiglia umana la sospirata pace. Sia questo il vostro vanto, giovani cattolici!

Voi avete ora dinanzi agli occhi, diletti figli, tre grandi uffici e doveri del cattolico nell'ora presente.

Voi adempirete questi doveri, anche in quanto essi riguardano la vita terrena, soltanto se sarete uomini di spirito soprannaturale, per i quali la unione con Cristo, la risurrezione gloriosa e la vita eterna valgono più di tutte le cose umane. Il mondo cattolico porta in sè una fonte inesauribile di prosperità e di bene anche nel campo della vita terrena, appunto perchè pone l'eterno semplicemente al di sopra del temporale. Se così più non fosse, la sua forza rimarrebbe estinta.

Voi adempirete quei doveri soltanto se pregherete. Infatti. soltanto se pregate, voi siete in grado di rimanere saldi nella fede e di agire secondo la fede in tutte le circostanze della vita. Solo una schiera di oranti può nella presente acerba lotta fra la verità e l'errore, fra il bene e il male, fra l'affermazione e la negazione di Dio, ottenere la vittoria; soltanto una schiera di oranti può dare la pace sociale.

Voi sarete capaci di adempire quei doveri soltanto con un grande amore. Fate fronte contro l'odio, l'odio nazionale, come l'odio di classe. L'odio non può che distruggere. L'amore edifica. Contro le forze della pazienza e dell'amore, che scaturiscono dalla fede in Cristo e dall'amore per Lui, la irreligiosità, il brutale egoismo e l'odio di classe dovranno finalmente infrangersi.

Ai nostri tempi l'umanità ha udito il messaggio del « rovesciamento di tutti i valori » (Umwertung aller Werte). Questo messaggio si è ampiamente avverato nell'ambito dei valori puramente terreni. Ma non oltre. Appunto in questi anni di rivolgimenti economici e sociali i valori religiosi ed eterni hanno dimostrato potentemente la loro assoluta indistruttibilità: Dio e la sua legge naturale; Cristo e il suo Regno di verità e di grazia; la famiglia cristiana sempre la stessa e sempre spina dorsale e misura di ogni ordine economico e pubblico; la dolce e sicura speranza dell'al di là, della risurrezione e della vita eterna.

Voi conoscete, diletti figli, i misteriosi cavalieri di cui parla l'Apocalisse. Il secondo, il terzo e il quarto sono la guerra, la farne e la morte. Chi è il primo cavaliere sul bianco destriero? « Su questo sedeva uno che aveva un arco, e fu data a lui una corona ed egli uscì da vincitore » (6, 2). È Gesù Cristo. Il veggente Evangelista non mirò soltanto le rovine cagionate dal peccato, guerra, fame e morte; egli vide anche in primo luogo la vittoria di Cristo. Ed invero il cammino della Chiesa attraverso i secoli è bensì una via crucis, ma è anche in ogni tempo una marcia di trionfo. La Chiesa di Cristo, gli uomini della fede e dell'amore cristiano, sono sempre quelli che alla umanità senza speranza portano la luce, la redenzione e la pace. Iesus Christus heri et hodie, ipse et in saecula (Hebr. 13, 8).

Cristo è la vostra guida, di vittoria in vittoria. Seguitelo. E affinchè voi rimaniate sempre a Lui fedeli, impartiamo a voi e a tutta la gioventù cattolica d'Italia e del mondo con effusione di cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, X,
 Decimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948 - 1° marzo 1949, pp. 207 - 212
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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