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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

La fede non si vende

Sabato, 6 aprile 2013

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 81, Dom. 07/04/2013)

 

«Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: i martiri sono vivi adesso, in tanti Paesi. I cristiani sono perseguitati per la fede. In alcuni Paesi non possono portare la croce: sono puniti se lo fanno. Oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri». Sul coraggio di testimoniare la fede, che non si negozia e non si vende al miglior offerente, Papa Francesco ha impostato l’omelia della messa celebrata, la mattina di sabato 6 aprile, nella cappella della Domus Sanctae Marthae. Tra i concelebranti il cardinale Francesco Monterisi e il vescovo Joseph Kalathiparambil, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Fra i presenti, madre Laura Biondo, superiora generale delle Figlie di San Camillo, alcune religiose delle Figlie di Nostra Signora della Carità e un gruppo di fedeli argentini.

Papa Francesco ha iniziato l’omelia commentando con una battuta il passo evangelico di san Marco (16, 9-15) dove si narra delle apparizioni di Gesù a Maria di Magdala, ai discepoli di Emmaus e agli undici apostoli: «Quando leggo questo Vangelo, penso che forse san Marco non aveva troppa simpatia per Maria Maddalena, perché ricorda che il Signore le aveva scacciato sette demoni, no? Era una questione di simpatia...». Quindi ha proposto una riflessione sulla fede: «una grazia» e «un dono del Signore» che non va taciuto — e si estende così «a tutti i popoli», come recita la colletta della messa — perché «noi non siamo attaccati a una fantasia» ma «a una realtà che abbiamo visto e ascoltato». Il Pontefice si è riferito al passo degli Atti degli apostoli (4, 13-21) proclamato nella prima lettura della celebrazione. Di fronte all’ordine dei sommi sacerdoti e dei farisei di non parlare di Gesù, Pietro e Giovanni — ha sottolineato — «sono rimasti fermi in questa fede» dicendo: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

La loro testimonianza, ha aggiunto, «mi fa pensare alla nostra fede. E come va, la nostra fede? È forte? O alle volte è un po’ all’acqua di rose, una fede così così? Quando avvengono difficoltà, siamo coraggiosi come Pietro o un po’ tiepidi?». Pietro, ha affermato Papa Francesco, ci insegna che «la fede non si negozia. Sempre c’è stata, nella storia del popolo di Dio, questa tentazione: tagliare un pezzo alla fede» magari neppure «tanto». Ma «la fede — ha spiegato — è così, come noi la diciamo nel Credo». Così bisogna superare «la tentazione di essere un po’ “come fanno tutti”, non essere tanto tanto rigidi», perché proprio «da lì incomincia una strada che finisce nell’apostasia». Infatti «quando incominciamo a tagliare la fede, a negoziare la fede, un po’ a venderla al migliore offerente, incominciamo la strada dell’apostasia, della non fedeltà al Signore».

Ma proprio «l’esempio di Pietro e Giovanni ci aiuta, ci dà forza». Così come quello dei martiri nella storia della Chiesa. Sono coloro «che dicono “non possiamo tacere”, come Pietro e Giovanni. E questo dà forza a noi che alle volte abbiamo la fede un po’ debole. Ci dà forza per portare avanti la vita con questa fede che abbiamo ricevuto, questa fede che è il dono che il Signore dà a tutti i popoli».

Il Papa ha concluso suggerendo una preghiera quotidiana: «Signore, grazie tante per la fede. Custodisci la mia fede, falla crescere. Che la mia fede sia forte, coraggiosa. E aiutami nei momenti in cui, come Pietro e Giovanni, devo renderla pubblica. Dammi il coraggio».

 


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