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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Per fede non per interesse

Lunedì, 16 aprile 2018

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVIII, n.087, 17/04/2018)

«Come seguo Gesù?». È la semplice domanda che ogni cristiano dovrebbe porsi per comprendere se la sua è una fede autentica e sincera, o in qualche modo «interessata». Il rischio, infatti, è quello di annacquare la propria adesione a Cristo con i calcoli della convenienza. Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata la mattina di lunedì 16 aprile a Santa Marta. Commentando la liturgia della parola, il Pontefice ha individuato le due possibili strade che si pongono di fronte a ogni battezzato: quella del protomartire Stefano, che, «pieno di grazia e di Spirito Santo» agiva «senza bilanciare le conseguenze» delle sue scelte, e quella della folla che si lasciava conquistare dai miracoli.

Ci sono, quindi, ha spiegato Francesco, «diversi modi, maniere di seguire Gesù». La gente descritta dal Vangelo di Giovanni (6, 22-29), che aveva appena assistito al miracolo della moltiplicazione dei pani, seguiva infatti Gesù non solo «perché aveva fame della parola di Dio e sentiva che Gesù arrivava al cuore, riscaldava il loro cuore», ma anche «perché Gesù faceva dei miracoli; anche, lo seguivano per essere guariti, per avere qualche visione nuova della vita». Tant’è che, ha ricordato il Papa, in un altro passo dello stesso evangelista (4, 48) Gesù rimprovera: «Voi, se non vedete miracoli, non credete». Come a sottolineare che «l’importante non sono i miracoli; l’importante è la parola di Dio, è la fede». Perciò Gesù «loda la gente che si avvicina a lui con fede». Infatti «a quel papà che chiese la guarigione del figlio», disse: «Tutto è possibile a quello che crede».

Dunque la gente, che «seguiva Gesù per ascoltarlo», dopo la moltiplicazione dei pani, voleva addirittura «farlo re». Perciò egli se ne andò «da solo, a pregare». Riassumendo il racconto evangelico, il Papa ha descritto quello che accadde, con la gente che cerca il Signore e lo trova, il giorno dopo, sull’altra riva del lago. Perché questa ricerca insistente? Anche per ascoltare Gesù, ma soprattutto «per interesse». Infatti arriva subito il rimprovero del Signore: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quel pane e vi siete saziati». Francesco è entrato nella psicologia della folla: «buona gente», che vuole «sentire la parola di Gesù, e sentire come quella parola arriva al cuore», ma anche spinta dall’interesse. La loro è dunque una fede che abbina «le due cose: una fede, una voglia di amare Gesù, ma un po’ interessata».

Costoro non sono gli unici nel Vangelo ad avere tale atteggiamento. Il Pontefice ha ricordato, ad esempio, l’episodio dell’indemoniato di Gerasa narrato da Luca (8, 26-39), nel quale i mandriani, quando hanno visto che per quel miracolo «avevano perso i porci», hanno fatto «il calcolo e hanno detto: “Sì, sì: questo fa dei miracoli, ma a noi non conviene; perdiamo dei soldi con questo”, e gli hanno detto cortesemente: “Vattene via, a casa tua”». Oppure si può pensare ai dieci lebbrosi di cui parla ancora Luca (17, 11-19), i quali «sono stati guariti e sono andati, ma soltanto uno è tornato a ringraziare: gli altri avevano avuto la guarigione e così si sono dimenticati di Gesù».

Di fronte a una fede condizionata dall’interesse, Gesù rimprovera e «dice: “Datevi da fare, non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Il cibo è la parola di Dio e l’amore di Dio».

Di contro, ha approfondito il Papa, la prima lettura porta l’esempio di Stefano, che anche «seguiva Gesù, ma in un modo deciso, chiaro. Aveva coinvolto la propria vita sulla strada di Gesù; era pieno di grazia e di Spirito Santo e faceva grandi prodigi e segni tra il popolo». Egli «al momento di difendere Gesù, parlava chiaro» e, si legge negli Atti degli apostoli (6, 8-15), «non riuscivano a resistere alla sapienza e allo spirito con cui egli parlava». Stefano, ha spiegato il Pontefice, «seguiva Gesù senza bilanciare le conseguenze: questo mi conviene, non mi conviene... non era un interessato. Amava. E seguiva Gesù, sicuro». Fino alla morte: «Gli hanno teso il tranello delle calunnie, lo hanno fatto entrare lì e così finì lapidato. Ma dando testimonianza di Gesù».

Stefano e la folla, «due modi di seguire Gesù. Ambedue seguono Gesù; alcuni non del tutto, un po’ sì, un po’ no, con un po’ di interesse personale; altri, come Stefano, danno la vita per seguire Gesù». Di fronte a tali esempi, ecco l’invito di Francesco: «Ognuno di noi può domandarsi: ma come seguo, io, Gesù? E come so, come posso sapere se seguo bene Gesù o se sono interessato?». Da qui un consiglio: «il consiglio della memoria». Il Pontefice ha infatti suggerito che il giusto discernimento può giungere dal «rinfrescare la memoria». Cioè, «noi possiamo domandarci: cosa ha fatto Gesù per me?», pensando soprattutto e concretamente alla nostra vita. Allora «troveremo tante cose grandi che Gesù ci ha dato gratuitamente, perché ci ama: a ognuno di noi».

Da qui il passo successivo: «Una volta che io vedo le cose che Gesù ha fatto per me, mi faccio la seconda domanda: e io, cosa devo fare per Gesù? E così, con queste due domande, forse riusciremo a purificarci di ogni maniera di fede interessata». Infatti, ha aggiunto il Papa, «quando vedo tutto quello che Gesù mi ha dato, la generosità del cuore va a: “Sì, Signore, do tutto! E non farò più questi sbagli, questi peccati». Si potrà imboccare «la strada della conversione per amore: tu mi hai dato tanto amore, anche io ti do questo amore».

Grazie a queste due domande, ha concluso il Pontefice, ognuno potrà fare «un bel test di come noi seguiamo Gesù: interessati o no?». E così «saremo capaci di purificare la nostra fede da ogni interesse».



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