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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE AUSTRIACA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Giovedì, 30 gennaio 2014

 

Cari Confratelli,

sono lieto perché questo incontro intenso con voi, nel contesto della vostra Visita ad Limina, mi fa dono di alcuni frutti della Chiesa in Austria e permette anche a me di donare qualcosa a questa Chiesa. Ringrazio il vostro Presidente Cardinale Schönborn per le cortesi parole, le quali mi assicurano che stiamo continuando insieme il cammino dell’annuncio della salvezza di Cristo. Ciascuno di noi rappresenta Cristo, l’unico mediatore della salvezza, e rende accessibile e percepibile alla comunità la sua azione sacerdotale, aiutando in questo modo a rendere sempre presente l’amore di Dio nel mondo.

Otto anni or sono, la Conferenza Episcopale Austriaca, in occasione della Visita ad Limina, è venuta in pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e si è incontrata con la Curia Romana per consultarsi. In tale circostanza la maggior parte di voi ha anche incontrato il mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che a quel tempo era in carica solo da pochi mesi. Gli anni immediatamente successivi sono stati segnati da una simpatia da parte degli austriaci per la Chiesa e il Successore di Pietro. Ciò si è visto, ad esempio, nella cordiale accoglienza, nonostante l’inclemenza del tempo, da parte della popolazione durante la Visita Papale in occasione dell’850° anniversario del Santuario di Mariazell, nel 2007. E’ seguita poi una fase difficile per la Chiesa, di cui è sintomo, tra l’altro, la tendenza al calo della quota dei cattolici rispetto alla popolazione totale in Austria, che ha varie cause e che continua ormai da più decenni. Tale evoluzione non deve trovarci inerti, anzi, deve incentivare i nostri sforzi per la nuova evangelizzazione che è sempre necessaria. D’altra parte si nota un aumento della disponibilità alla solidarietà, la Caritas e altre opere di aiuto ricevono generose donazioni. Anche il contributo delle istituzioni ecclesiastiche nei campi dell’educazione e della sanità è molto apprezzato da tutti e costituisce una parte imprescindibile della società austriaca.

Possiamo ringraziare Dio per quanto la Chiesa in Austria opera per la salvezza dei fedeli e per il bene di tante persone, e io stesso vorrei esprimere la mia gratitudine a ciascuno di voi e attraverso voi ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e ai laici impegnati che lavorano con disponibilità e generosità nella vigna del Signore. Ma non dobbiamo soltanto amministrare ciò che abbiamo ottenuto e che è a disposizione, il campo di Dio deve essere lavorato e coltivato continuamente affinché porti frutto anche in futuro. Essere Chiesa non significa gestire, ma uscire, essere missionari, portare agli uomini la luce della fede e la gioia del Vangelo. Non dimentichiamo che l’impulso del nostro impegno di cristiani nel mondo non è l’idea di una filantropia, di un vago umanesimo, ma un dono di Dio, cioè il regalo della figliolanza divina che abbiamo ricevuto nel Battesimo. E questo dono è allo stesso tempo un compito. I figli di Dio non si nascondono, portano piuttosto la gioia della loro figliolanza divina al mondo. E ciò significa anche impegnarsi a condurre una vita santa. Questo, inoltre, è doveroso per noi nei riguardi della Chiesa, che è santa, come la professiamo nel Credo. Certamente, «la Chiesa comprende nel suo seno i peccatori», come ha affermato il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 8). Ma il Concilio dice, in questo stesso passo, che non dobbiamo rassegnarci al peccato, cioè che «Ecclesia sancta simul et semper purificanda» - la santa Chiesa ha sempre bisogno di purificazione. E ciò significa che noi dobbiamo essere sempre impegnati per la nostra purificazione, nel Sacramento della Riconciliazione. La Confessione è il luogo in cui sperimentiamo l’amore misericordioso di Dio e dove incontriamo Cristo, il quale ci dà la forza per la conversione e per la nuova vita. E come pastori della Chiesa vogliamo assistere i fedeli, con tenerezza e comprensione, nel riscoprire questo meraviglioso Sacramento e far sperimentare loro proprio in questo dono l’amore del Buon Pastore. Vi prego, quindi, di non stancarvi di invitare gli uomini all’incontro con Cristo nel Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione.

Un campo importante del nostro operare da pastori è la famiglia. Essa si colloca al cuore della Chiesa evangelizzatrice. «La famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana» (Familiaris consortio, 2). Il fondamento su cui si può sviluppare una vita familiare armoniosa, è soprattutto la fedeltà matrimoniale. Purtroppo, nel nostro tempo vediamo che la famiglia e il matrimonio, nei paesi del mondo occidentale, subiscono una crisi interiore profonda. «Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli» (Evangelii gaudium, 66). La globalizzazione e l’individualismo postmoderno favoriscono uno stile di vita che rende molto più difficile lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone e non è favorevole per promuovere una cultura della famiglia. Qui si apre un nuovo campo missionario per la Chiesa, ad esempio nei gruppi di famiglie dove si crea spazio per le relazioni interpersonali e con Dio, dove può crescere una comunione autentica che accoglie ciascuno allo stesso modo e non si rinchiude in gruppi di élite, che sana le ferite, costruisce ponti, va in cerca dei lontani e aiuta «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2).

La famiglia è, quindi, un luogo privilegiato per l’evangelizzazione e per la trasmissione vitale della fede. Facciamo tutto il possibile affinché nelle nostre famiglie si preghi e venga sperimentata e trasmessa la fede come parte integrante della vita quotidiana. La sollecitudine della Chiesa per la famiglia incomincia da una buona preparazione e un adeguato accompagnamento degli sposi, nonché dall’esposizione fedele e chiara della dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. Il matrimonio come sacramento è dono di Dio e al tempo stesso impegno. L’amore di due sposi è santificato da Cristo, e i coniugi sono chiamati a testimoniare e coltivare questa santità attraverso la loro fedeltà l’uno verso l’altro.

Dalla famiglia, chiesa domestica, passiamo brevemente alla parrocchia, al grande campo che il Signore ci ha affidato per renderlo fecondo con il lavoro pastorale. I sacerdoti, i parroci dovrebbero rendersi sempre consapevoli che il loro compito di governare è un servizio profondamente spirituale. È sempre il parroco a guidare la comunità parrocchiale, contando allo stesso tempo sull’aiuto e sul contributo valido dei vari collaboratori e di tutti i fedeli laici. Non dobbiamo correre il rischio di offuscare il ministero sacramentale del sacerdote. Nelle nostre città e nei nostri villaggi vi sono uomini coraggiosi e altri timidi, vi sono cristiani missionari e altri addormentati. E vi sono i molti che sono in ricerca, anche se non lo ammettono. Ognuno è chiamato, ognuno è inviato. Non è detto però che il luogo della chiamata sia solo il centro parrocchiale; non è detto che il momento sia necessariamente un piacevole evento parrocchiale, ma la chiamata di Dio ci può raggiungere nella catena di montaggio e in ufficio, nel supermercato, nella tromba delle scale, cioè nei luoghi della vita quotidiana.

Parlare di Dio, portare agli uomini il messaggio dell’amore di Dio e della salvezza in Gesù Cristo agli uomini è compito di ogni battezzato. E tale compito comprende non solo il parlare con parole, ma tutto l’agire e il fare. Tutto il nostro essere deve parlare di Dio, perfino nelle cose ordinarie. Così la nostra testimonianza è autentica, così sarà anche sempre nuova e fresca nella forza dello Spirito Santo. Affinché questo riesca, il parlare di Dio deve prima di tutto essere un parlare con Dio, un incontro con il Dio vivente nella preghiera e nei Sacramenti. Dio non soltanto si lascia trovare, ma anche si mette in moto nel suo amore per andare incontro a chi lo cerca. Colui che si affida all’amore di Dio, sa aprire i cuori degli altri all’amore divino per mostrare loro che la vita in pienezza si realizza solo in comunione con Dio. Proprio nel nostro tempo, in cui sembriamo diventare il «piccolo gregge» (Lc 12,32), siamo chiamati, da discepoli del Signore, a vivere come una comunità che è sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16).

La Santa Vergine Maria, che è nostra madre e che voi venerate in modo particolare come Magna Mater Austriae, ci aiuti ad aprirci, come lei, totalmente al Signore e così ad essere capaci di mostrare agli altri la via verso il Dio vivente che dona la vita.

 




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