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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN THAILANDIA E GIAPPONE

(19 - 26 NOVEMBRE 2019)

INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E IL CORPO DIPLOMATICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Sala “Inner Santi Maitri” della Government House (Bangkok)
Giovedì, 21 novembre 2019

[Multimedia]


 

Signor Primo Ministro,
Membri del Governo e del Corpo Diplomatico,
Distinti responsabili politici, civili e religiosi,
Signore e Signori!

Sono grato per l’opportunità di essere tra voi e di poter visitare questa terra, ricca di tante meraviglie naturali, e splendidamente custode di tradizioni spirituali e culturali ancestrali come quella dell’ospitalità, che oggi sperimento in prima persona e della quale desidererei farmi carico per propagare e accrescere legami di più grande amicizia tra i popoli.

Molte grazie, Signor Primo Ministro, della sua accoglienza, per le sue parole di benvenuto e del suo gesto di umiltà responsabile. Grazie, perché questo pomeriggio avrò la possibilità di compiere una visita di cortesia a Sua Maestà il Re Rama X e alla famiglia reale. Rinnovo il mio ringraziamento a Sua Maestà per il suo gentile invito a visitare la Tailandia, come pure i miei migliori auspici per il suo regno accompagnandoli con un sincero omaggio alla memoria del suo defunto padre.

Sono lieto di potervi salutare e di incontrarmi con voi, autorità governative, religiose e della società civile, nelle cui persone rivolgo il mio saluto specialmente a tutto il popolo tailandese. I miei ossequi anche al Corpo Diplomatico. In questa occasione non posso mancare di manifestare i miei migliori auguri dopo le recenti elezioni, che hanno rappresentato un ritorno al normale processo democratico.

Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per la realizzazione di questa visita.

Sappiamo che oggi i problemi che il nostro mondo affronta sono, di fatto, problemi globali; coinvolgono tutta la famiglia umana ed esigono di sviluppare un deciso sforzo per la giustizia internazionale e la solidarietà tra i popoli. Ritengo rilevante sottolineare che, in questi giorni, la Tailandia concluderà il suo periodo di presidenza dell’ASEAN, espressione del suo impegno storico sui problemi più ampi che riguardano i popoli di tutta l’area del sudest asiatico e anche del suo costante interessamento per favorire la cooperazione politica, economica e culturale nella regione.

Come nazione multiculturale e caratterizzata dalla diversità, la Tailandia riconosce, già da tempo, l’importanza di costruire l’armonia e la coesistenza pacifica tra i suoi numerosi gruppi etnici, mostrando rispetto e apprezzamento per le diverse culture, i gruppi religiosi, le filosofie e le idee. L’epoca attuale è segnata dalla globalizzazione, considerata troppo spesso in termini strettamente economico-finanziari ed incline a cancellare le note essenziali che configurano e generano la bellezza e l’anima dei nostri popoli; invece l’esperienza concreta di un’unità che rispetti e ospiti le differenze serve di ispirazione e di stimolo a tutti coloro che hanno a cuore il mondo così come desideriamo lasciarlo alle generazioni future.

Mi congratulo per l’iniziativa di creare una “Commissione Etico-Sociale”, nella quale avete invitato a partecipare le religioni tradizionali del Paese, al fine di accogliere i loro contributi e di mantenere viva la memoria spirituale del vostro popolo. In questo senso, avrò l’opportunità di incontrarmi con il Supremo Patriarca Buddista, come segno dell’importanza e dell’urgenza di promuovere l’amicizia e il dialogo interreligioso e inoltre come servizio all’armonia sociale e alla costruzione di società giuste, sensibili e inclusive. Desidero assicurare personalmente tutti gli sforzi della piccola ma vivace comunità cattolica, per mantenere e promuovere le caratteristiche tanto peculiari dei Thai, evocate nel vostro inno nazionale: pacifici e affettuosi, ma non codardi; e col fermo proposito di affrontare tutto ciò che ignori il grido di tanti nostri fratelli e sorelle, i quali anelano ad essere liberati dal giogo della povertà, della violenza e dell’ingiustizia. Questa terra ha per nome “libertà”. Sappiamo che questa è possibile solo se siamo capaci di sentirci corresponsabili gli uni degli altri e di superare qualsiasi forma di disuguaglianza. Occorre dunque lavorare perché le persone e le comunità possano avere accesso all’educazione, al lavoro degno, all’assistenza sanitaria, e in tal modo raggiungere i livelli minimi indispensabili di sostenibilità che rendano possibile uno sviluppo umano integrale.

A tale proposito, voglio soffermarmi brevemente sui movimenti migratori, che costituiscono uno dei segni caratteristici del nostro tempo. Non tanto per la mobilità in sé, quanto per le condizioni in cui questa si svolge, fenomeno che rappresenta uno dei principali problemi morali da affrontare per nostra generazione. La crisi migratoria mondiale non può essere ignorata. La stessa Tailandia, nota per l’accoglienza che ha concesso ai migranti e ai rifugiati, si è trovata di fronte a questa crisi dovuta alla tragica fuga di rifugiati dai Paesi vicini. Auspico, ancora una volta, che la comunità internazionale agisca con responsabilità e lungimiranza, possa risolvere i problemi che portano a questo tragico esodo e promuova una migrazione sicura, ordinata e regolata. Possa ogni nazione approntare dispositivi efficaci allo scopo di proteggere la dignità e i diritti dei migranti e dei rifugiati, i quali affrontano pericoli, incertezze e sfruttamento nella ricerca della libertà e di una vita degna per le proprie famiglie. Non si tratta solo di migranti, si tratta anche del volto che vogliamo dare alle nostre società.

E, in questo senso, penso a quelle donne e a quei bambini del nostro tempo che sono particolarmente feriti, violentati ed esposti ad ogni forma di sfruttamento, schiavitù, violenza e abuso. Esprimo la mia riconoscenza al governo tailandese per i suoi sforzi volti ad estirpare questo flagello, come pure a tutte le persone e le organizzazioni che lavorano instancabilmente per sradicare questo male e offrire un percorso di dignità. Quest’anno, in cui si celebra il 30° anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, siamo invitati a riflettere e a operare con decisione, costanza e celerità sulla necessità di proteggere il benessere dei nostri bambini, sul loro sviluppo sociale e intellettuale, sull’accesso all’educazione, così come sulla loro crescita fisica, psicologica e spirituale[1]. Il futuro dei nostri popoli è legato, in larga misura, al modo in cui garantiremo ai nostri figli un futuro nella dignità.

Signore e Signori, oggi più che mai le nostre società hanno bisogno di “artigiani dell’ospitalità”, uomini e donne che si prendano cura dello sviluppo integrale di tutti i popoli, in seno a una famiglia umana che si impegni a vivere nella giustizia, nella solidarietà e nell’armonia fraterna. Voi, ognuno dalla propria posizione, dedicate la vita per contribuire a che il servizio al bene comune possa raggiungere tutti gli angoli di questa Nazione: questo è uno dei compiti più nobili di una persona. Con tali sentimenti, e augurandovi che possiate portare avanti la missione affidatavi, invoco l’abbondanza delle benedizioni divine su questa Nazione, sulle sue autorità e i suoi abitanti. E chiedo al Signore che guidi ognuno di voi e le vostre famiglie sui sentieri della sapienza, della giustizia e della pace. Grazie!

 


[1] Cfr Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2019.

 



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