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ALLOCUZIONE
DEL SOMMO PONTEFICE
GREGORIO XVI

CUM PRO PASTORALI

 

Il Papa Gregorio XVI. Venerabili Fratelli.

Quando con il Nostro zelo pastorale esponemmo con dolore, da questo stesso luogo, il 30 settembre dello scorso anno le azioni compiute a Lisbona dal governo colà costituito nel luglio precedente, nulla desideravamo di più che Ci fosse finalmente consentito di annunciare nel vostro consesso qualcosa che potesse consolare almeno in parte gli animi vostri, partecipi del Nostro dolore. Non ci sembrava avventata la Nostra speranza, non del tutto vano il Nostro desiderio, poiché con tanto vigore avevamo deplorato quei fatti e con tanta ostinata pazienza avevamo atteso qualche buon esito delle nostre richieste. Ma quanto si sia lontani dal trarre da qui alcunché di conforme alla speranza e ai voti Nostri, chiaramente lo comprendete dagli atti di quel governo stesso che con crescente scellerata audacia e con impeto criminoso ha tentato e tenta tuttora con pervicacia di distruggere dalle fondamenta la Religione Cattolica, come è già anche troppo noto e a conoscenza di tutti. Pertanto, Venerabili Fratelli, siamo di nuovo costretti a mettervi a parte del Nostro dolore tanto più grande quanto più numerosi furono, di giorno in giorno, i motivi di doglianza. È quasi impossibile dire quanto sia profonda la Nostra afflizione nel vedere quella Chiesa che piange le sue sacre e venerande cose e i suoi beni o attribuiti all’erario o venduti all’asta; i templi, insigni per la frequenza e la pietà della gente, ora chiusi, ora occupati e i loro prestigiosi ministri esposti a feroci ingiurie e in parte espulsi e in parte relegati in luoghi selvaggi; santissime e salvifiche istituzioni abolite ingiustamente e altri soprusi del genere appena credibili e certamente odiosi. Mentre la Chiesa ne soffre, è anche priva di quel conforto che consiste nell’avere qualcuno che metta a disposizione se stesso, in tante sciagure, nel nome Nostro, per decisione e con l’autorità Nostra; è priva anche di colui che, come sapete, fu espulso violentemente dai confini del Portogallo: di colui al quale il Nostro pro-nunzio (anch’egli costretto ad emigrare) aveva affidato il compito di fare le sue veci.

Per la verità, queste miserrime cose sono a buon diritto penose per Noi e per l’afflitta Chiesa Portoghese, tuttavia Ci costringono a piangere ancor più copiosamente non solo per il disprezzo delle cose e delle persone sacre, nonché per le offese rivolte alla Sede Apostolica, ma anche per la violazione dei venerandi diritti appartenenti alla sola potestà ecclesiastica, per l’attentato alla stessa divina costituzione della Chiesa, così che nulla vi è di tanto sacro e religioso che non finisca profanato e sovvertito da mani sacrileghe. A questo mira quella illegittima istituzione di un nuovo tribunale cui spetta introdurre una generale riforma (così la chiamano) dei beni ecclesiastici; ne deriva che le concessioni di benefici, anche parrocchiali, siano fatte talvolta in nome dell’autorità laica senza tenere in alcun conto le prescrizioni del diritto canonico; ne derivano le inique censure inflitte da quello stesso tribunale a coloro che hanno rifiutato di applicare una giurisdizione ecclesiastica rimaneggiata dai laici; ne deriva il progettato tentativo di ottenere una sede episcopale portoghese; ne deriva la legge profana, in forza della quale a quanti sono preposti alle chiese viene vietato di esercitare gli ordini sacri e di amministrare i sacramenti a chiunque non sia riconosciuto dal governo e non ne abbia ottenuto la facoltà; ne deriva quell’altra legge per cui la vastissima chiesa di Lisbona, dedicata alla beata Vergine Maria Assunta in cielo, viene privata del titolo del patriarcato a cui l’aveva innalzata il santissimo Nostro Predecessore Clemente XI per fare cosa gradita al re Giovanni V che aveva ben meritato della società cristiana; ne deriva infine una legge per cui tutti indistintamente i cenobi, i collegi, gli ospizi dei Regolari vengono soppressi e i loro beni vengono aggiudicati alla nazione; questa legge è tanto più iniqua e riprovevole in quanto fu promulgata allo scopo di ingannare gli incauti col fallace pretesto di ipocriti motivi. Parliamo pure, Venerabili Fratelli, della relazione premessa alla stessa legge: essa contiene argomenti così falsi e criminosi che non sembra si possa proporre nulla di più offensivo per le comunità religiose, nulla di più erroneo e di più contrario ai più accreditati documenti della storia ecclesiastica da parte di chiunque sia malamente disposto verso la Religione e le sacre istituzioni.

Ora, fra tanta e così atroce devastazione del cattolicesimo, non troviamo parole che esprimano compiutamente il Nostro stato d’animo e tutta l’angoscia che Ci opprime. Per un verso, infatti, è penoso per Noi agire con severità e decidere alcunché di grave a carico di qualcuno; d’altra parte, considerando lo stato della Religione già alterato (malgrado la resistenza dei buoni pastori) in quello stesso Regno dove un tempo fiorivano in modo esemplare la pietà, la santità della disciplina, la devota fedeltà verso la cattedra del Beato Pietro, e l’obbedienza verso i suoi successori, abbiamo compreso che la situazione è giunta al punto che non può più bastare la sola deplorazione dei mali recati alla Chiesa, se non dedichiamo ogni cura e attività ad estirparli. Dio Ci guardi dal far prevalere in Noi la passione o qualche ragione umana più del dovere; Ci guardi dall’essere incolpati del crimine di tradimento della libertà della Chiesa e di turpe abbandono della causa di Dio e della Religione; Ci guardi dal timore che un gravissimo conflitto o un imminente pericolo Ci possa distogliere da quelle decisioni che giudichiamo più conformi alla dignità di questa Santa Sede e alla difesa della Chiesa. Anzi, dichiariamo apertamente di ritenerci beati con gli Apostoli, se sarà necessario soffrire per la giustizia. Forti di questa virtù che, come confidiamo, Ci viene dall’alto, alziamo nuovamente la voce pastorale e Ci ostiniamo nell’adempiere il Nostro ufficio in apostolica libertà. Pertanto, ancora e nuovamente riproviamo, condanniamo, dichiariamo vani e nulli tutti i decreti emanati dal predetto governo a detrimento della Religione, dei diritti e dell’autorità della Chiesa e della Sede Apostolica: inoltre esortiamo severamente tutti coloro nel cui nome e per opera o per ordine dei quali quelle leggi furono emanate, a valutare più e più volte le pene e le censure previste dalle Costituzioni apostoliche e dai canoni dei Sacri Concilii  contro i predatori e i profanatori delle cose sacre, contro i violatori del potere e della libertà ecclesiastica e contro gli usurpatori dei diritti della Chiesa e della Santa Sede.

D’altronde, se dopo questi ammonimenti non cesseranno i misfatti contro il potere e l’immunità ecclesiastica e non si porrà riparo ai danni innumerevoli recati con singolare malvagità alla Chiesa e a tutto il mondo cattolico, dichiariamo pubblicamente che Noi non verremo meno al dovere del Nostro ufficio e che non abbiamo alcun dubbio circa una più severa azione contro gli autori di tanti mali e circa il dovere di fronteggiarli con le armi che da Dio furono affidate al Nostro sacro ministero. Possa essere stornata dall’animo Nostro la crudele necessità di usare quelle armi! Possano prestare docili orecchie alle voci del Signore (il cui incarico adempiamo) coloro che sono responsabili dei tanti mali per cui geme la Chiesa oppressa, né indugino fino a sperimentare con quanto sdegno il padre, divenuto giudice, insorga contro coloro che hanno osato contaminare il suo santo tempio. Ricordino (come fu detto egregiamente da San Cipriano) che non possono avere Dio per padre coloro che non hanno voluto avere la Chiesa per madre; e si considerino una nullità di fronte alla madre Chiesa, che dolorosa mostra il suo ventre ferito dai loro colpi. Li commuova (se mai sopravvive in loro un residuo sentimento di pietà) l’aspetto della mestissima genitrice, che tuttavia ancora tende le braccia per accogliere i figli di cui un solo atto di penitenza può consolarla e alcune lacrime possono medicare le sue ferite.

Nello stesso tempo,Venerabili Fratelli, Noi invochiamo con supplici voti il padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione perché si degni di ricondurli sulla via della verità e della giustizia da cui tanto si allontanarono; o qualunque cosa accada ad essi, in seguito al giusto giudizio della sua sapienza, mostri il Suo volto sopra il Suo santuario che è stato abbandonato. Il beatissimo Padre degli Apostoli soccorra col suo patrocinio questi Nostri voti, così come lo stesso Dio amorosissimo lo sciolse mirabilmente dalle catene e gli concesse di allontanarsi libero, affrancato dal timore dei nemici. Celebriamo il sacro giorno dedicato alla memoria di quel fatto; così anche a Noi, sebbene indegni eredi di tanta autorità, sia consentito affrancare la sua Chiesa, dopo aver sciolto i nodi nei quali siamo costretti a causa della scellerata congiura di uomini empi; dopo aver mandato a vuoto i loro progetti, sia consentito rivendicare per la Chiesa quella piena libertà per la quale Egli liberò noi.



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