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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 7 febbraio 1979

 

Carissimi Fratelli e Sorelle.

1. La III Conferenza Generale dell’Episcopato latinoamericano è un avvenimento sul quale si concentra l’attenzione di tutta la Chiesa e che suscita un grande interesse anche negli ambienti extraecclesiastici. Il fatto che questa sia già la terza Conferenza testimonia che la sua storia, seppur breve, è tuttavia molto indicativa e fruttuosa.

Nel 1955 il Papa Pio XII volle convocare la prima Conferenza Generale dell’Episcopato latinoamericano – celebrata a Rio de Janeiro dal 25 luglio al 4 agosto 1955 – per fare un esame dei problemi religiosi, che sollevavano anche allora gravi angustie nell’intero Continente: fu come uno scrutare i segni dei tempi per trarne indicazioni di vie sempre più idonee al rinnovamento e al rinvigorimento dell’attività apostolica della Chiesa. In particolare, la penuria di clero, emersa con drammatica evidenza, spinse a ricercare una più stretta collaborazione a livello continentale, di cui doveva essere strumento un consiglio rappresentativo di tutti gli Episcopati nazionali.

L’istituzione del CELAM fu il primo e più rilevante risultato della Conferenza: un risultato dinamico, aperto a sviluppi che hanno assunto un ritmo e un’importanza crescenti.

Nel 1968 il Papa Paolo VI, per poter meglio adeguare la missione della Chiesa ai bisogni dell’America Latina alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, convocò la seconda Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano, celebrata a Medellín dal 24 agosto al 5 settembre (1968). Scopo principale dell’incontro fu lo studio del tema: “La Chiesa nella presente trasformazione dell’America Latina alla luce del Concilio Vaticano II”.

I particolari sopraindicati informano sufficientemente circa il modo con cui si è formato e sviluppato, nel corso dei decenni, questo splendido organo di collegialità dell’Episcopato attuale nel Continente latinoamericano, e che, in questo momento, è il principale soggetto dell’avvenimento, chiamato brevemente “Puebla”.

2. Questa abbreviazione, come si sa, proviene dal nome della città messicana in cui si svolge la III Conferenza Generale dell’Episcopato latinoamericano. Ho avuto la grande fortuna di poterla personalmente inaugurare presiedendo, sabato 27 gennaio, alla concelebrazione nel santuario della Madre di Dio a Guadalupe, e pronunciando, domenica 28 gennaio, un discorso all’inizio dei lavori, nell’edificio del Seminario Maggiore a Puebla.

Comunque, vorrei richiamare l’attenzione soprattutto sul metodo di lavoro e sul modo molto perspicace e preciso di preparazione della Conferenza stessa.

Prima di giungere alla formulazione delle principali tesi contenute nel “Documento de trabajo” che consta di 172 pagine complessive, le singole Conferenze Episcopali dell’America Latina, sulla traccia del “Documento de consulta”, hanno lavorato preparando i propri pareri, osservazioni e proposte in merito all’argomento della III Conferenza, che è stato formulato così: “L’Evangelizzazione nel presente e nel futuro dell’America Latina”. È facile intuire che le fonti di tale argomento andavano ricercate principalmente nei lavori delle Assemblee ordinarie del Sinodo dei Vescovi, svoltesi a Roma negli anni 1974 e 1977: ricordiamo che il tema di quelle Assemblee fu rispettivamente l’“Evangelizzazione nel mondo contemporaneo” e la “Catechesi con particolare riguardo ai giovani”.

Il frutto dello scambio delle esperienze, delle proposte, dei suggerimenti del Sinodo dei Vescovi del 1974 fu l’Esortazione Apostolica di Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, uno dei documenti più caratteristici, indicativi e fruttuosi del suo pontificato.

Tale – come si vede molto limpida – è la genesi dell’attuale Conferenza del CELAM, per quanto riguarda il suo tema. L’iniziativa di trattare questo argomento di carattere universale-ecclesiastico, cioè l’“Evangelizzazione” in riferimento all’America Latina, risale all’anno 1976. In ogni caso, tutto il ciclo della preparazione ha occupato due anni interi. In questo periodo, le Conferenze Episcopali Nazionali, facendo anche tesoro dei contributi offerti dalle singole componenti delle comunità ecclesiali locali, hanno preparato il loro apporto per la stesura del “Documento di lavoro”, cioè di quel Documento, che doveva servire come punto di riferimento dei lavori della Conferenza di Puebla, e sulla traccia del quale si doveva procedere allo scambio delle esperienze, delle proposte e dei suggerimenti: ciò che proprio adesso si sta attuando a Puebla.

Le singole Conferenze Episcopali, oltre ad essere rappresentate dai rispettivi presidenti, hanno nominato un numero di Delegati, proporzionato al numero globale dei Vescovi facenti parte della medesima Conferenza. Inoltre, sono stati invitati a Puebla rappresentanti delle varie componenti del Popolo di Dio: sacerdoti, religiosi, religiose. diaconi e laici.

3. Può darsi che i sopraindicati particolari, relativi alla Conferenza a Puebla, siano già noti ad alcuni dei miei odierni ascoltatori. Però io ho ritenuto opportuno sintetizzarli adesso per due motivi: prima di tutto, per un riguardo all’importanza dell’avvenimento che porta il nome “Puebla”; allo stesso tempo, per esprimere la mia gioia in quanto l’insegnamento sulla collegialità dell’Episcopato, ricordata dal Concilio Vaticano II, si incarna, in modo così splendido, nella vita e fruttifica ai nostri giorni.

Varrebbe la pena di aprire qui di nuovo il testo della costituzione dogmatica Lumen Gentium, al capitolo III, e rileggere con attenzione tutti i suoi paragrafi.

Occorrerebbe richiamare alla memoria molti brani del decreto Christus Dominus, sui doveri pastorali dei Vescovi.

Fermiamoci su alcune frasi: “come San Pietro e gli Apostoli costituiscono, per volontà del Signore, un unico Collegio apostolico, in pari modo il Romano Pontefice, successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, sono uniti fra di loro. Già l’antichissima disciplina, nella quale i Vescovi di tutto il mondo comunicavano tra loro e col Vescovo di Roma nel vincolo dell’unità, della carità e della pace, e parimenti i Concili radunati per decidere con essi in comune qualsiasi argomento, anche di grande importanza, dopo aver ponderato la sentenza col consiglio di molti, indicano l’indole e la natura collegiale dell’ordine episcopale; la quale manifestamente confermano i Concili ecumenici tenuti lungo i secoli” (Lumen Gentium, 22).

Il Concilio è la più piena espressione della collegialità dell’ufficio episcopale nella Chiesa. Le altre sue manifestazioni non hanno un significato così fondamentale. Tuttavia sono molto necessarie, utili e qualche volta assolutamente indispensabili.

Ciò si riferisce sia alle istituzioni collegiali – tra queste, adesso, nella Chiesa occidentale si sviluppano prevalentemente le Conferenze Episcopali – sia pure alle diverse forme dell’attività collegiale.

L’attuale Conferenza a Puebla è proprio tale forma dell’attività collegiale dell’Episcopato latinoamericano. Certamente, sia le singole istituzioni collegiali sia pure le forme della collegiale attività degli Episcopati corrispondono, in modo particolare, alle esigenze dei nostri tempi.

4. La Costituzione dogmatica Lumen Gentium, parlando della collegialità dei Vescovi, usa pure l’espressione “corpo episcopale” (“Corpus episcopale”).Sembra che qui si racchiuda un’analogia ancora più profonda nei confronti di tutta la Chiesa, che San Paolo, come sappiamo bene, chiamava “il Corpo di Cristo” (cf. Rm 12,5; 1Cor 1,13; 6,12-20; 10,17; 12,12; Gal 3,28; Ef 1,22-23; 2,16; 4,4; Col 1,24; 3,15). Per quest’ultima analogia, entriamo già profondamente nel mistero intimo della Chiesa: nell’unione della vita, che essa attinge da Cristo.

Il “Corpus episcopale” riguarda la struttura esteriore più importante della Chiesa: la sua unità gerarchica. Comunque, questa struttura esteriore rimane al servizio del mistero interiore della Chiesa: del Corpo Mistico di Cristo. Proprio per questa ragione e per questo scopo essa, cioè questa struttura, è pure “corpo”; il corpo, ossia il collegio episcopale.

Nel periodo in cui questo collegio, cioè il “Corpo”, dedica i suoi lavori al problema dell’evangelizzazione “nel presente e nel futuro” del continente sudamericano, bisogna augurare che sia presente in mezzo ai suoi membri e attraverso loro il Signore Gesù stesso. Perché così leggiamo nella citata costituzione Lumen Gentium: “Nella persona quindi dei Vescovi, ai quali assistono i sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo, Pontefice Sommo. Sedendo infatti alla destra di Dio Padre, non cessa di essere presente alla comunità dei suoi pontefici, ma in primo luogo per mezzo dell’eccelso loro ministero predica la parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i sacramenti della fede; per mezzo del loro ufficio paterno (cf. 1Cor 4,15) nuove membra incorpora, con la rigenerazione soprannaturale, al suo Corpo; e infine, con la loro sapienza e prudenza, dirige e ordina il Popolo del Nuovo Testamento nella sua peregrinazione verso l’eterna beatitudine” (Lumen Gentium, 21). A loro infatti “è stata affidata la testimonianza al Vangelo della grazia di Dio (cf. Rm 15,16; At 20,24) e il glorioso ministero dello Spirito e della giustizia (cf. 2Cor 3,8-9)” (Lumen Gentium, 21).

A voi tutti la mia Benedizione Apostolica.



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