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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Castel Gandolfo
Mercoledì, 6 agosto 1980

 

Il discorso della Montagna agli uomini del nostro tempo

1. Proseguendo il nostro ciclo, riprendiamo oggi il Discorso della montagna, e precisamente l’enunciato: "Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5,28).

Nel suo colloquio con i farisei, Gesù, facendo riferimento al "principio", (cf. le analisi precedenti.) pronunciò le seguenti parole riguardo al libello di ripudio: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così" ( Mt 19,8 ). Questa frase comprende indubbiamente un’accusa. "La durezza di cuore" (Il termine greco sklerokardia è stato foggiato dai Settanta per esprimere ciè che nell’ebraico significava: "incirconcisione di cuore" [cf. ex. gr Dt 10,16 ; Ger 4,4 ; Sir 3,26ss .] e che, nella traduzione letterale del Nuovo Testamento, appare una sola volta [ At 7,51 ]. La "incirconcisione" significava il paganesimo", l’"impudicizia", la "distanza dall’Alleanza con Dio"; la "incirconcisione di cuore" esprimeva l’indomita ostinazione nell’opporsi a Dio. Lo conferma l’apostrofe del diacono Stefano: "O gente testarda e pagana nel cuore [letteralmente: non circoncisa di cuore]... voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo: come i vostri padri, così anche voi" [ At 7,51 ]. Occorre dunque intendere la "durezza di cuore" in tale contesto filologico) indica ciò che, secondo l’ethos del popolo dell’Antico Testamento, aveva fondato la situazione contraria all’originario disegno di Dio-Jahvè secondo Genesi 2,24. Ed è là che bisogna cercare la chiave per interpretare tutta la legislazione di Israele nell’ambito del matrimonio e, in senso più lato, nell’insieme dei rapporti tra uomo e donna. Parlando della "durezza di cuore", Cristo accusa, per così dire, l’intero "soggetto interiore" che è responsabile della deformazione della Legge. Nel Discorso della montagna ( Mt 5,27-28 ), egli fa anche un richiamo al "cuore", ma le parole qui pronunciate non sembrano soltanto di accusa.

2.

Dobbiamo riflettere ancora una volta su di esse, inserendole il più possibile nella loro dimensione "storica". L’analisi finora fatta, mirante a mettere a fuoco "l’uomo della concupiscenza" nel suo momento genetico, quasi nel punto iniziale della sua storia intrecciata con la teologia, costituisce un’ampia introduzione soprattutto antropologica, al lavoro che ancora occorre intraprendere. La successiva tappa della nostra analisi dovrà essere di carattere etico. Il Discorso della montagna, ed in particolare quel passo che abbiamo scelto come centro delle nostre analisi, fa parte della proclamazione del nuovo ethos: l’ethos del Vangelo. Nell’insegnamento di Cristo, esso è profondamente connesso con la coscienza del "principio", quindi con il mistero della creazione nella sua originaria semplicità e ricchezza; e, al tempo stesso, l’ethos, che Cristo proclama nel Discorso della montagna, è realisticamente indirizzato all’"uomo storico", divenuto l’uomo della concupiscenza. La triplice concupiscenza, infatti, è retaggio di tutta l’umanità, e il "cuore" umano realmente ne partecipa. Cristo, che sa "quello che c’è in ogni uomo" ( Gv 2,25 ; cf. Ap 2,23 ; At 1,24 ), non può parlare altrimenti, se non con una simile consapevolezza. Da questo punto di vista, nelle parole di Matteo 5,27-28 non prevale l’accusa ma il giudizio: un giudizio realistico sul cuore umano, un giudizio che da una parte ha un fondamento antropologico, e, dall’altra, un carattere direttamente etico. Per l’ethos del Vangelo è un giudizio costitutivo.

3.

Nel Discorso della montagna, Cristo si rivolge direttamente all’uomo che appartiene ad una società ben definita. Anche il Maestro appartiene a quella società, a quel popolo. Quindi bisogna cercare nelle parole di Cristo un riferimento ai fatti, alle situazioni, alle istituzioni, alle quali era quotidianamente familiarizzato. Bisogna che sottoponiamo tali riferimenti ad un’analisi almeno sommaria, affinché emerga più chiaramente il significato etico delle parole di Matteo 5,27-28. Tuttavia, con queste parole, Cristo si rivolge anche, in modo indiretto ma reale, ad ogni uomo "storico" (intendendo questo aggettivo soprattutto in funzione teologica). E quest’uomo è proprio l’"uomo della concupiscenza", il cui mistero e il cui cuore è noto a Cristo ("egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo") ( Gv 2,25 ). Le parole del Discorso della montagna ci consentono di stabilire un contatto con l’esperienza interiore di quest’uomo quasi ad ogni latitudine e longitudine geografica, nelle varie epoche, nei diversi condizionamenti sociali e culturali. L’uomo del nostro tempo si sente chiamato per nome da questo enunciato di Cristo, non meno dell’uomo di "allora", a cui il Maestro direttamente si rivolgeva.

4.

In ciò risiede l’universalità del Vangelo, che non è affatto una generalizzazione. Forse proprio in questo enunciato di Cristo, che qui sottoponiamo ad analisi, ciò si manifesta con particolare chiarezza. In virtù di questo enunciato, l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo si sente chiamato, in modo adeguato, concreto, irripetibile: perché appunto Cristo fa appello al "cuore" umano, che non può essere soggetto ad alcuna generalizzazione. Con la categoria del "cuore", ognuno è individuato singolarmente ancor più che per nome, viene raggiunto in ciò che lo determina in modo unico e irripetibile, è definito nella sua umanità "dall’interno".

5.

L’immagine dell’uomo della concupiscenza concerne anzitutto il suo intimo ( Mt 15,19-20 ). La storia del "cuore" umano dopo il peccato originale è scritta sotto la pressione della triplice concupiscenza, a cui si collega anche la più profonda immagine dell’ethos nei suoi vari documenti storici. Tuttavia, quell’intimo è pure la forza che decide del comportamento umano "esteriore", ed anche della forma di molteplici strutture e istituzioni a livello di vita sociale. Se da queste strutture ed istituzioni deduciamo i contenuti dell’ethos, nelle sue varie formulazioni storiche, sempre incontriamo questo aspetto intimo, proprio dell’immagine interiore dell’uomo. Questa infatti è la componente più essenziale. Le parole di Cristo nel Discorso della montagna, e specialmente quelle di Matteo 5,27-28, lo indicano in modo inequivocabile. Nessuno studio sull’ethos umano può passarvi accanto con indifferenza.

Perciò, nelle nostre successive riflessioni, cercheremo di sottoporre ad un’analisi più particolareggiata quell’enunciato di Cristo, che dice: "Avete inteso che fu detto: Non commetterete adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (oppure: "già l’ha resa adultera nel suo cuore").

Per comprendere meglio questo testo, analizzeremo prima le sue singole parti, al fine di ottenere poi una più approfondita visione globale. Prenderemo in considerazione non soltanto i destinatari di allora che hanno ascoltato con i propri orecchi il Discorso della montagna, ma anche, per quanto possibile, quelli contemporanei, gli uomini del nostro tempo.

Saluti:

Al pellegrinaggio proveniente dal Cameroun

Je veux adresser un salut cordial aux membres du pèlerinage national du Cameroun qui célèbre cette année le quatre-vingtdixième anniversaire de son évangélisation. A cette occasion, vous êtes venus nombreux, accompagnés de Mgr Simon Tonye, Evêque de Douala, et de Mgr Jean Pasquier, Evêque auxiliaire de Garoua, pour remercier le Seigneur du don de la foi. Avant d’aller en Terre Sainte, là où Notre Seigneur a prêché l’Evangile et est mort pour nous tous, vous prierez ici les saints Apôtres de rendre votre foi semblable à la leur: forte et profonde. Demandez-leur la fidélité au Christ et à son Eglise, pour vous-mêmes et pour tous ceux que vous représentez ici. A tous, je donne mon affectueuse Bénédiction Apostolique.

Al gruppo "Entre Jeunes"

Je suis heureux de saluer aussi le groupe "Entre Jeunes" et tous les groupes similaires présents à cette audience, et de leur dire ma confiance. Vous le savez, chers amis, l’avenir qui s’ouvre devant vous porte l’espérance du monde et de l’Eglise; il dépendra pour une grande part de ce que vous serez et de ce que vous ferez. C’est pourquoi je veux vous encourager à prendre toujours mieux conscience de vos responsabilités et à être généreux devant les devoirs qui vous incombent. Que la Vierge Marie vous aide à servir le Seigneur dans toute votre vie.

Ad un gruppo di visitatori di lingua inglese

My special welcome goes to the groups of Presbyterians, Methodists and Disciples of Christ present here today. Your visit gives us the opportunity to express our common faith in Jesus Christ, the Savior of the world, repeating to him the words of Peter: "You are the Christ, the Son of the living God".

Ai partecipanti al Convegno Nazionale della "Crociata del Vangelo"

Sono lieto di dare il benvenuto, e di rivolgere il mio incoraggiamento ai numerosi partecipanti al Convegno Nazionale della "Crociata del Vangelo", che si svolge in questi giorni a Riano Flaminio.

So che siete venuti da ogni parte d’Italia per il vostro annuale incontro di studio, di riflessione e di preghiera; e, mentre mi compiaccio sinceramente con voi per l’impegno che ponete nell’approfondire la conoscenza del Vangelo, perché la sua luce vi illumini nel cammino della vita, auspico che sia sempre più vivo in voi il desiderio di ascoltare, come Maria di Betania ai piedi di Gesù, la sua voce che ci parla. Solo Lui ha parole di vita eterna, solo Lui è "la via, la verità e la vita". Nel Vangelo vi è la sua Parola, nel Vangelo vi è la sua arcana presenza, che ci attira, ci riscalda, ci sprona a vivere secondo la sua Legge, per essere in questo mondo, spesso tanto arido e crudele, fiaccole di fede e di amore, per la gloria del Padre.

Questo vi auguro con grande affetto, mentre a tutti imparto la Apostolica Benedizione.

A numerosi pellegrini

Sono presenti all’odierna Udienza numerosi pellegrini di varie parti d’Italia e tra di essi le partecipanti all’Assemblea Generale della Piccola Famiglia Francescana, Istituto Secolare che celebra il 50° di fondazione; il pellegrinaggio parrocchiale proveniente da Introdacqua, diocesi di Sulmona, e quello di Monte San Giovanni Campano, diocesi di Veroli.

A tutti rivolgo il mio affettuoso saluto e, nel raccomandarvi di essere sempre coerenti testimoni del Vangelo con le parole e con la vita, vi imparto di cuore la propiziatrice Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a quanti vi sono cari.

Ai giovani

Siete venuti numerosi da varie località, cari giovani, a questa Udienza, ed io vi ringrazio della vostra partecipazione. Oggi la Liturgia ci fa festeggiare un misterioso e consolante episodio della vita di Gesù: la Trasfigurazione del suo aspetto corporeo, investito dalla gloria del Padre, sul Monte Tabor. Collegandomi a quel fatto, voglio ripetervi una frase del mio messaggio ai giovani di Parigi: "abbiate un grandissimo rispetto del vostro corpo e di quello altrui! Che il vostro corpo sia a servizio del vostro io profondo! Che i vostri gesti, i vostri sguardi siano sempre il riflesso della vostra anima! L’adorazione del corpo? No, giammai! Disprezzo del corpo? Ancora meno! Padronanza del corpo? Si! Più ancora: trasfigurazione del corpo!".

questo vi auguro con affetto. Vi aiuti la mia paterna Benedizione.

Agli ammalati

Anche a voi, carissimi ammalati, rivolgo il mio amorevole e riconoscente saluto.

Due anni fa, la sera della Domenica 6 agosto, il Papa Paolo VI lasciava questa terra per il cielo. Per l’"Angelus" di quel giorno aveva scritto: "La Trasfigurazione del Signore getta una luce abbagliante sulla nostra vita quotidiana... Quel corpo che si trasfigura davanti agli occhi attoniti degli apostoli, è il Corpo di Cristo nostro fratello, ma è anche il nostro corpo chiamato alla gloria; quella luce che lo inonda è e sarà anche la nostra parte di eredità e di splendore".

Queste ultime parole del grande Pontefice vi siano di consolazione e di incoraggiamento nelle vostre pene, insieme alla mia Benedizione.

Alle coppie di sposi novelli

Carissimi sposi novelli, nel vostro viaggio di Nozze avete voluto inserire anche la visita al Papa. Vi ringrazio di cuore per questo vostro gentile pensiero, e con grande affetto a tutti porgo il mio saluto più sentito. E, nella luce della Trasfigurazione, auguro anche a voi di mantenere vivo il significato di quel miracolo nella vostra nuova vita: che la luce della fede e della grazia risplenda sempre nella fedeltà del vostro amore.

Questo è l’augurio che vi faccio, perché possiate sempre essere felici nel Signore, mentre vi accompagno con la mia Benedizione.

Papa Montini a due anni dalla scomparsa

E ora, prima di cantare tutti insieme il Pater noster, non posso dimenticare che, due anni fa, il mio Predecessore Paolo VI stava per concludere la sua lunga e operosa giornata terrena. Tra poche ore, egli si presentava a Cristo Signore per contemplare il suo Volto, per dirgli, con Pietro e come Pietro: Rabbi, bonum est nos hic esse: "Maestro, è bello per noi stare qui" ( Mc 9,5 ); è bello stare con Te, per sempre!

In quest’ora del tramonto, che il ricordo colora di mestizia, rivolgiamo il pensiero a quel grande Pontefice, che veramente si è speso fino all’ultimo per il servizio della Chiesa, da lui amata come la pupilla degli occhi, da lui esaltata, da lui difesa dagli opposti contrasti, da lui guidata sulle onde talora mosse dal rinnovamento post-conciliare, da lui illustrata in una catechesi instancabile che ne ha esposto mirabilmente l’intima natura, la realtà nascosta e visibile insieme, l’organica struttura esterna e il carisma dello Spirito che la muove all’interno, la configurazione "mariana" di obbedienza e di servizio, nel "sì" detto dall’uomo a Dio, senza limiti.

Come dimenticare le sue parole e i suoi discorsi, sempre incisivi e alati? Come non ricordare i suoi grandi documenti come la "Populorum Progressio", la "Humanae Vitae", la "Sacerdotalis Caelibatus", la "Octogesima Adveniens", la "Marialis Cultus", la "Gaudete in Domino", la "Evangelii Nuntiandi"? Come non riandare ai suoi viaggi apostolici, che hanno definitivamente aperto le vie del mondo all’odierna testimonianza del Successore di Pietro?

Nel giorno della sua Trasfigurazione, il Signore lo ha chiamato a contemplare la sua gloria; e sappiamo, come hanno testimoniato i suoi più intimi collaboratori, che in quell’ultimo pomeriggio della sua vita, la preghiera che continuamente salì alle sue labbra, nel venir meno delle energie fisiche, fu proprio il Pater Noster Nel ricordarlo insieme, stasera, con le stesse parole del Pater, chiediamo al Padre Celeste che lo inondi della sua luce eternamente raggiante, e conceda a noi tutti di seguirne fedelmente gli insegnamenti e gli esempi, che tuttora ci edificano e commuovono.

***

Prima di concludere l’udienza generale il Santo Padre ricorda la tragica sciagura di Bologna.

In questa giornata di lutto nazionale per l’Italia, in occasione dell’orribile strage perpetrata sabato scorso nella stazione ferroviaria di Bologna, rinnovo tutto il mio dolore per quel tragico avvenimento, che ha stroncato numerose vite, particolarmente di giovani e di bambini, causato tanti feriti, e gettato nel dolore intere famiglie. Non ci sono parole per esprimere adeguatamente la pena, l’esecrazione, il raccapriccio davanti a crimini così vili, così assurdi, che dimostrano a quali abissi possa giungere la mente di crudeli assassini, quando si dimentica il rispetto dovuto ai fratelli, calpestando in modo così barbaro ogni elementare senso di umanità.

Io levo la mia accorata preghiera a Dio, affinché tocchi il cuore di chi si è potuto macchiare di colpa tanto grave; e mentre raccomando al Suo amore le povere innocenti vittime, il mio pensiero affettuoso va a quanti, in questo momento, soffrono nel corpo e nello spirito, li benedico tutti, e benedico l’Italia affinché, nella mutua concordia, nella fedeltà alle sue forti tradizioni cristiane, nella volontà invitta di edificare la pace, bene sommo delle Nazioni, prosegua il suo cammino di sereno progresso, con l’aiuto onnipotente di Dio.

 

© Copyright 1980 - Libreria Editrice Vaticana

       



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