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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 29 aprile 1981

 

I limiti etici nelle opere d’arte e nella produzione audiovisiva

Cari fratelli e sorelle,

L’udienza di oggi ricorre nella festa di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia insieme a San Francesco d’Assisi. Il ricordo dell’umile e sapiente vergine domenicana riempie l’animo di tutti noi di spirituale esultanza e ci fa trasalire di gioia nello Spirito Santo, perché il Signore del cielo e della terra ha rivelato i suoi segreti ai semplici (cf. Lc 10,21 ). Il messaggio di Caterina, animato da fede purissima, da amore fervente e da dedizione insonne alla Chiesa, investe ciascuno di noi e ci trascina soavemente ad una imitazione generosa. Sono pertanto lieto di rivolgere una particolare saluto agli italiani presenti a questo incontro e a tutto il caro popolo italiano.

Ascoltate, cari fedeli, queste parole di Santa Caterina: "Nel lume della fede acquisto la sapienza; nella luce della fede spero; non mi lascio venir meno nel cammino. Questo lume mi insegna la via" (S. Caterina da Siena, Dialogo, c. CLXVII).

Per sua intercessione imploriamo una fede sempre più profonda ed ardente, affinché Cristo sia la luce del nostro cammino, di quello delle nostre famiglie e della nostra società intera, assicurando così alla diletta Italia la vera pace, fondata sulla giustizia e soprattutto sul rispetto della legge divina, che costituì l’anelito vivissimo della grande Santa senese.

1.

Abbiamo già dedicato una serie di riflessioni al significato delle parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna, in cui Egli esorta alla purezza di cuore, richiamando l’attenzione perfino sullo "sguardo concupiscente". Non possiamo dimenticare queste parole di Cristo anche quando si tratta della vasta sfera della cultura artistica, soprattutto quella di carattere visivo e spettacolare, come pure quando si tratta della sfera della cultura "di massa" – così significativa per i nostri tempi – collegata con l’uso delle tecniche divulgative della comunicazione audiovisiva. Abbiamo detto ultimamente che la sunnominata sfera dell’attività dell’uomo viene talvolta messa sotto accusa di "pornovisione", così come nei confronti della letteratura viene avanzata l’accusa di "pornografia". L’uno e l’altro fatto ha luogo quando si oltrepassa il limite della vergogna, ossia della sensibilità personale rispetto a ciò che si collega con il corpo umano, con la sua nudità, quando nell’opera artistica mediante le tecniche di produzione audiovisiva viene violato il diritto all’intimità del corpo nella sua mascolinità o femminilità, e – in ultima analisi – quando viene violata quella intima e costante destinazione al dono e del reciproco donarsi, che è iscritta in quella femminilità e mascolinità attraverso l’intera struttura dell’essere-uomo. Quella profonda iscrizione, anzi, incisione, decide del significato sponsale del corpo, cioè della fondamentale chiamata che esso riceve a formare una "comunione di persone" e a parteciparvi.

2.

È ovvio che nelle opere d’arte, oppure nei prodotti della riproduzione artistica audiovisiva, la suddetta costante destinazione al dopo, cioè quella profonda iscrizione del significato del corpo umano, possa essere violata soltanto nell’ordine intenzionale della riproduzione e della rappresentazione; si tratta infatti – come già in precedenza è stato detto – del corpo umano quale modello o tema. Tuttavia, se il senso della vergogna e la sensibilità personale vengono in tali casi offesi, ciò avviene a causa del loro trasferimento nella dimensione della "comunicazione sociale", quindi a causa del fatto che si rende, per così dire, pubblica proprietà ciò che, nel giusto sentire dell’uomo, appartiene e deve appartenere strettamente al rapporto interpersonale, ciò che è legato – come già prima è stato rilevato – alla "comunione stessa delle persone", e nel suo ambito corrisponde alla verità interiore dell’uomo, dunque anche alla verità integrale sull’uomo.

In questo punto non è possibile consentire con i rappresentanti del cosiddetto naturalismo, i quali richiamano il diritto a "tutto ciò che è umano", nelle opere d’arte e nei prodotti della riproduzione artistica, affermando di agire in tal modo nel nome della verità realistica circa l’uomo. E appunto questa verità sull’uomo – la verità intera sull’uomo – che esige di prendere in considerazione sia il senso dell’intimità del corpo sia la coerenza del dono connesso alla mascolinità e femminilità del corpo stesso, nel quale si rispecchia il mistero dell’uomo, proprio della struttura interiore della persona. Tale verità sull’uomo deve essere presa in considerazione anche nell’ordine artistico, se vogliamo parlare di un pieno realismo.

3.

In questo caso si costata quindi che la regolarità propria della "comunione delle persone" concorda profondamente con l’area vasta e differenziata della "comunicazione". Il corpo umano nella sua nudità – come abbiamo affermato nelle precedenti analisi (in cui ci siamo riferiti a Genesi 2, 25) – inteso come una manifestazione della persona e come suo dono, ossia segno di affidamento e di donazione all’altra persona, consapevole del dono, scelta e decisa a rispondervi in modo altrettanto personale, diventa sorgente di una particolare "comunicazione" interpersonale. Come è stato già detto, questa è una particolare comunicazione nella umanità stessa. Quella comunicazione interpersonale penetra profondamente nel sistema della comunione ("communio personarum"), nello stesso tempo cresce da esso e si sviluppa correttamente nel suo ambito. Appunto a motivo del grande valore del corpo in tale sistema di "comunione" interpersonale, il fare del corpo nella sua nudità – che esprime appunto "l’elemento" del dono – l’oggetto-tema dell’opera d’arte o della riproduzione audiovisiva, è un problema non soltanto di natura estetica, ma, nello stesso tempo, anche di natura etica. Infatti, quell’"elemento del dono" viene, per così dire, sospeso nella dimensione di una recezione incognita e di una risposta imprevista, e con ciò viene in qualche modo intenzionalmente "minacciato", nel senso che può diventare oggetto anonimo di "appropriazione", oggetto di abuso. Proprio per ciò la verità integrale sull’uomo costituisce, in questo caso, la base della norma secondo la quale si modella il bene o il male delle determinate azioni, dei comportamenti, dei costumi e delle situazioni. La verità sull’uomo, su ciò che in lui – appunto a motivo del suo corpo e del suo sesso (femminilità – mascolinità) – è particolarmente personale ed interiore, crea qui precisi limiti che non è lecito oltrepassare.

4.

Questi limiti debbono essere riconosciuti e osservati dall’artista che fa del corpo umano oggetto, modello o tema dell’opera d’arte o della riproduzione audiovisiva. Né lui né altri responsabili in questo campo hanno il diritto di esigere, proporre o fare sì che altri uomini, invitati, esortati o ammessi a vedere, a contempla. e l’immagine, violino quei limiti insieme con loro, oppure a causa loro. Si tratta dell’immagine, nella quale ciò che in se stesso costituisce il contenuto e il valore profondamente personale, ciò che appartiene all’ordine del dono e del vicendevole donarsi della persona alla persona, viene, come tema, sradicato dal proprio autentico substrato, per divenire, per mezzo della "comunicazione sociale" oggetto e per di più, in certo senso, oggetto anonimo.

5.

Tutto il problema della "pornovisione" e della "pornografia" come risulta da ciò che è detto sopra, non è effetto di mentalità puritana né di un angusto moralismo, come pure non è prodotto di un pensiero carico di manicheismo. Si tratta in esso di una importantissima, fondamentale sfera di valori di fronte ai quali l’uomo non può rimanere indifferente a motivo della dignità dell’umanità, del carattere personale e dell’eloquenza del corpo umano. Tutti quei contenuti e valori, attraverso le opere d’arte e l’attività di mezzi audiovisivi, possono essere modellati ed approfonditi, ma altresì essere deformati e distrutti "nel cuore" dell’uomo. Come si vede, ci troviamo di continuo nell’orbita delle parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna. Anche i problemi, che stiamo qui trattando, debbono essere esaminati alla luce di quelle parole, che considerano il "guardare" nato dalla concupiscenza come un "adulterio commesso nel cuore".

E perciò sembra che la riflessione su questi problemi, importanti per "creare un clima favorevole all’educazione della castità", costituisca un annesso indispensabile a tutte le precedenti analisi, quali, nel corso dei numerosi incontri del mercoledì, abbiamo dedicato a questo tema.

Saluti:

Agli studenti del Collegio Nord americano

I wish to extend a special greeting to the students of the North American College who will be ordained deacons tomorrow, and also to their families and friends who are in Rome for this happy occasion. Your reception of the Order of Deacon links you more closely to the Church. You will share more fully in her life of holiness and prayer and you will assume a greater responsibility in her mission of proclaiming the Gospel of our Lord Jesus Christ. May you always serve the Lord in fidelity, gratitude and joy.

Ad alcuni fedeli australiani appartenenti al movimento "Fede e Luce"

I give a warm greeting to the Faith and Light group from Australia. May your pilgrimage to Lourdes be an occasion of many graces for you, both now and in years to come. In your prayers please remember me and the needs of the whole Church, which counts on the assistance that you can give.

Ad un gruppo di fedeli provenienti da Kyoto

I also welcome the group from Kyoto in Japan. May God bless you and your dear ones at home, to whom I would ask you to take my cordial greetings.

Al pellegrinaggio proveniente da Vienna

Einen besonderen Willkommensgruß richte ich heute an die Pilgergruppe aus Wien. Der Ort selbst, das Zentrum Pius XII für eine bessere Welt, wo ihr zur Zeit einige Tage religiöser Besinnung und Einkehr verlebt, sei für euch geistliches Programm und Verpflichtung. Der Mensch verändert die Welt am meisten, indem er sich selber verändert, indem er selber besser und vollkommner wird. "Ihr seid mit Christus auferweckt; darum strebt nach dem, was im Himmel ist...", ermahnt uns der hl. Paulus. "Richtet euren Sinn auf das Himmlische und nicht auf das Irdische. Dazu erbitte ich euch reiche österliche Gnaden und erteile euch und allen anwesenden Pilgern von Herzen meinen Apostolischen Segen.

Ad un gruppo di giovani croati

Dragi moji mladi Hrvati! Već po peti puta grupa mladih iz Hrvatske, koji se oduševljavaju životom i radom sluge Božjega profesora doktora Ivana Merza, došli su u Rim i traže blagoslov Svetog Oca. Drago mi je da i vas mogu pozdraviti medju ostalim hodočasnicima iz Zagreba. Vama je uzor profesor Merz, i to je dobro. I vi, kao što je Merz, tražite Isusa preko liturgije, da Ga možete što bolje upoznati i slijediti. Budite dosljedni, kao što je bio Merz. Izbjegavajte grijeh. Hrabro svjedočite za Isusa, bez straha, ponosni da ste katolici. Primite moj Apostolski Blagoslov i prenesite ga svim svojima u mojoj dragoj Hrvatskoj.

Ai pellegrini polacchi

Molto cordialmente do il benvenuto a tutti i miei connazionali, sia quelli provenienti dalla Polonia che quelli provenienti da altri Paesi. Vari gruppi si trovano oggi in Piazza S. Pietro.

Saluto tutti molto cordialmente e a tutti auguro un gioioso alleluia, un alleluia polacco per la Polonia in questo periodo pasquale.

Ho formulato già gli auguri pasquali a tutti, ma desidero ancora aggiungere auguri particolari in occasione delle celebrazioni, e in un certo qual senso di una celebrazione continua, dei nostri santi patroni. Abbiamo cominciato da S. Adalberto a Gniezno, e nella Domenica prossima ricorre la festività della Madre di Dio, Regina della Polonia, non solo a Jasna Gora ma in tutta la Polonia e ovunque fra i polacchi. Infine l’8 maggio e nella domenica seguente S. Stanislao a Cracovia. Che questi Santi patroni – la Signora di Jasna Gora, S. Wojciech e S. Stanislao -, non cessino di proteggere la nostra nazione, la mia patria diletta, tutte le sue difficili e importanti vicende; che non cessino di proteggere la Chiesa in Polonia, tutto il popolo di Dio, ordini religiosi, clero, episcopato, e in modo particolare il Primate di Polonia.

Agli Assistenti dell’Associazione italiana Maestri Cattolici

Rivolgo ora un saluto particolarmente cordiale ai Sacerdoti Assistenti dell’" Associazione Italiana Maestri Cattolici ", i quali stanno partecipando ad un Convegno nazionale sul tema " La esigenza religiosa nella formazione e nell’impegno professionale e sociale del Maestro ".

Carissimi, so quanto sia prezioso il vostro ruolo accanto a coloro che offrono alla gioventù i primi elementi del sapere e che, in collaborazione con i genitori, indicano i valori degni di essere raggiunti e vissuti. Vi incoraggio nel vostro impegno e vi sono vicino con la mia preghiera.

La vostra testimonianza sacerdotale e la vostra guida aiutino gli Insegnanti cattolici a portare nell’ambiente scolastico la presenza viva di Cristo e gli insegnamenti perenni della sua Chiesa. Vi accompagni la mia Benedizione.

A due pellegrinaggi diocesani provenienti da Acerra e da Veroli e Anagni

Mi è particolarmente gradito rivolgere un cordiale saluto ai numerosi componenti i pellegrinaggi diocesani di Acerra e di Veroli ed Anagni, accompagnati dai loro Vescovi Antonio Riboldi e Umberto Florenzani.

I fedeli della diocesi di Acerra hanno voluto inserire l’incontro col Papa in un cammino di fede che coinvolge le energie dell’intera Comunità ecclesiale. I pellegrini di Veroli ed Anagni sono venuti per esprimere pubblicamente al successore di Pietro la loro fedeltà e devozione. Nel ringraziarvi, carissimi figli di entrambe le diocesi, formo l’augurio per il continuo incremento della vostra fede e per una sempre più generosa testimonianza di opere di carità nello spirito di un’adesione personale ed attiva a Cristo Risorto. Vi imparto con affetto la mia Benedizione Apostolica che estendo a tutti i vostri familiari.

Ai giovani

Ed ora una speciale parola ai giovani, che vedo presenti in numero sempre considerevole alle Udienze.

Carissimi, il periodo pasquale ci invita a rivivere la gioia dei primi discepoli nell’incontro con Cristo risorto. L’esperienza che essi fecero del Cristo vivo, del Cristo " sul quale la morte non aveva ormai più potere ", del Cristo eternamente giovane, diventi anche la vostra personale esperienza: e ciò avvenga in quel misterioso ma reale incontro che si attua nell’Eucaristia, che vi confermi nell’impegno di generosa dedizione alla sua Persona adorabile, e vi incoraggi nel proposito di esserne testimoni coerenti e coraggiosi nel mondo d’oggi. Con la mia Apostolica Benedizione.

Ai malati

Mi rivolgo ora ai malati, per dir loro la mia affettuosa partecipazione alle sofferenze, che ne crocifiggono il corpo e lo spirito. Saluto particolarmente i gruppi provenienti da Santa Teresa di Gallura o da Ostuni.

Carissimi, anche il dolore è elemento essenziale della Pasqua. Nell’assicurarvi la mia preghiera al Signore sofferente e glorificato perché alleggerisca le vostre pene, vi esorto ad unirvi spontaneamente alla passione e morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. La fede in Gesù vittorioso sulla morte alimenti sempre nei vostri cuori la fiamma della speranza.

Vi accompagni la mia Apostolica Benedizione.

Alle coppie di sposi novelli

Ancora una parola agli Sposi novelli. Carissimi, nel rivolgervi un augurio cordiale di vita serena, allietata dal dono di figli sani e buoni, desidero esortarvi ad approfondire le ricchezze del sacramento del matrimonio che, mediante l’azione dello Spirito santo, ha intimamente trasformato ed elevato il vostro reciproco amore. La dedizione esclusiva, irrevocabile e feconda, a cui il sacramento vi impegna, è la condizione per costruire quella comunione personale sempre più profonda, nella quale ciascuno, senza soffocare l’altro, può realizzare pienamente se stesso. E’ l’auspicio che vi lascio, avvalorando con la mia preghiera e con la propiziatrice Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana

     



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