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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 25 agosto 1982

 

1. Nelle precedenti considerazioni sul quinto capitolo della lettera agli Efesini (Ef 5, 21-33) abbiamo richiamato particolarmente l’attenzione sull’analogia del rapporto che esiste tra Cristo e la Chiesa, e di quello che esiste tra lo sposo e la sposa, cioè tra il marito e la moglie, uniti dal vincolo sponsale. Prima di accingerci all’analisi dei brani ulteriori del testo in questione, dobbiamo prendere coscienza del fatto che nell’ambito della fondamentale analogia paolina: Cristo e Chiesa da una parte, uomo e donna, come coniugi, dall’altra, vi è pure un’analogia supplementare: l’analogia cioè del Capo e del Corpo. Ed è proprio questa analogia a conferire un significato principalmente ecclesiologico all’enunciato da noi analizzato: la Chiesa, come tale, è formata da Cristo; è costituita da lui nella sua parte essenziale, come il corpo dal capo. L’unione del corpo con il capo è soprattutto di natura organica, è, in semplici parole, l’unione somatica dell’organismo umano. Su questa unione organica si fonda, in modo diretto, l’unione biologica, in quanto si può dire che “il corpo vive dal capo” (anche se, in pari tempo, sebbene in un altro modo, il capo vive dal corpo). E inoltre, se si tratta dell’uomo, su questa unione organica si fonda anche l’unione psichica, intesa nella sua integrità e, in definitiva, l’unità integrale della persona umana.

2. Come già è stato detto (per lo meno nel brano analizzato), l’Autore della lettera agli Efesini ha introdotto l’analogia supplementare del capo e del corpo nell’ambito dell’analogia del matrimonio. Sembra perfino che abbia concepito la prima analogia: “capo-corpo”, in maniera più centrale dal punto di vista della verità su Cristo e sulla Chiesa, da lui proclamata. Tuttavia, bisogna ugualmente affermare che non l’ha posta accanto o al di fuori dell’analogia del matrimonio come legame sponsale. Anzi, al contrario. Nell’intero testo della lettera agli Efesini (Ef 5, 22-33), e specialmente nella prima parte, di cui ci stiamo occupando (Ef 5, 22-23), l’Autore parla come se nel matrimonio anche il marito sia “capo della moglie”, e la moglie “corpo del marito” come se anche i coniugi formino una unione organica. Ciò può trovare il suo fondamento nel testo della Genesi, in cui si parla di “una sola carne” (Gen 2, 24), ossia in quello stesso testo, al quale l’Autore della lettera agli Efesini si riferirà tra poco nel quadro della sua grande analogia. Nondimeno, nel testo del libro della Genesi viene chiaramente posto in evidenza che si tratta dell’uomo e della donna, come di due distinti soggetti personali, i quali decidono coscientemente della loro unione coniugale, definita da quell’arcaico testo con i termini: “una sola carne”. E anche nella lettera agli Efesini, questo è ugualmente ben chiaro. L’Autore si serve di una duplice analogia: capo-corpo, marito-moglie, al fine di illustrare con chiarezza la natura dell’unione tra Cristo e la Chiesa. In un certo senso, specialmente in questo primo passo del testo agli Efesini 5, 22-33, la dimensione ecclesiologica sembra decisiva e prevalente.

3. “Le mogli siano sottomesse ai mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei...” (Ef 5, 22-25). Questa analogia supplementare “capo-corpo” fa sì che nell’ambito dell’intero brano della lettera agli Efesini 5, 22-23 abbiamo a che fare con due soggetti distinti, i quali, in virtù di un particolare rapporto reciproco, diventano in certo senso un solo soggetto: il capo costituisce insieme al corpo un soggetto (nel senso fisico e metafisico), un organismo, una persona umana, un essere. Non vi è dubbio che Cristo è un soggetto diverso dalla Chiesa, tuttavia, in virtù di un particolare rapporto, si unisce con essa, come in una unione organica del capo e del corpo: la Chiesa è così fortemente, così essenzialmente se stessa in virtù di una unione con Cristo (mistico). È possibile dire lo stesso dei coniugi, dell’uomo e della donna, uniti in un legame matrimoniale? Se l’Autore della lettera agli Efesini vede l’analogia dell’unione del capo con il corpo anche nel matrimonio, questa analogia, in un certo senso, sembra rapportarsi al matrimonio in considerazione dell’unione che Cristo costituisce con la Chiesa e la Chiesa con Cristo. Quindi l’analogia riguarda soprattutto il matrimonio stesso come quell’unione per cui “due formeranno una carne sola” (Ef 5, 31; cf. Gen 2, 24).

4. Questa analogia, tuttavia, non offusca l’individualità dei soggetti: quella del marito e quella della moglie, cioè l’essenziale bi-soggettività che sta alla base dell’immagine di “un solo corpo”, anzi, l’essenziale bi-soggettività del marito e della moglie nel matrimonio, che fa di loro in un certo senso “un solo corpo”, passa, nell’ambito di tutto il testo che stiamo esaminando (Ef 5, 22-33), all’immagine della Chiesa-Corpo, unita con Cristo come Capo. Ciò si vede specialmente nel seguito di questo testo, dove l’Autore descrive il rapporto di Cristo con la Chiesa appunto mediante l’immagine del rapporto del marito con la moglie. In questa descrizione la Chiesa-Corpo di Cristo appare chiaramente come il soggetto secondo dell’unione coniugale, al quale il soggetto primo, Cristo, manifesta l’amore di cui l’ha amata dando “se stesso per lei”. Quell’amore è immagine e soprattutto modello dell’amore che il marito deve manifestare alla moglie nel matrimonio, quando ambedue sono sottomessi l’un l’altro “nel timore di Cristo”.

5. Leggiamo infatti: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola” (Ef 5, 25-31).

6. È facile scorgere che in questa parte del testo della lettera agli Efesini 5, 22-33prevale” chiaramente la bi-soggettività: essa viene rilevata sia nel rapporto Cristo-Chiesa, sia anche nel rapporto marito-moglie. Ciò non vuol dire che sparisca l’immagine di un soggetto unico: l’immagine di “un solo corpo”. Essa è conservata anche nel brano del nostro testo, e in un certo senso vi è ancor meglio spiegata. Ciò si vedrà con più chiarezza quando sottoporremo ad un’analisi particolareggiata il brano sopracitato. Così dunque l’Autore della lettera agli Efesini parla dell’amore di Cristo verso la Chiesa, spiegando il modo in cui quell’amore si esprime, e presentando, nello stesso tempo, sia quell’amore sia le sue espressioni come modello che il marito deve seguire nei riguardi della propria moglie. L’amore di Cristo verso la Chiesa ha essenzialmente, come scopo, la sua santificazione: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso... per renderla santa” (Ef 5, 25-26). Al principio di questa santificazione è il battesimo, primo ed essenziale frutto della donazione di sé, che Cristo ha fatto per la Chiesa. In questo testo, il battesimo non viene chiamato col proprio nome, ma definito come purificazione “per mezzo del lavacro dell’acqua, accompagnato dalla parola” (Ef 5, 26). Questo lavacro, con la potenza che deriva dalla donazione redentrice di sé, che Cristo ha fatto per la Chiesa, opera la purificazione fondamentale mediante la quale l’amore di lui verso la Chiesa acquista, agli occhi dell’Autore della lettera, un carattere sponsale.

7. È noto che al sacramento del battesimo partecipa un soggetto individuale nella Chiesa. L’Autore della lettera, tuttavia, attraverso quel soggetto individuale del battesimo vede tutta la Chiesa. L’amore sponsale di Cristo si riferisce ad essa, alla Chiesa ogni qualvolta una persona singola riceve in essa la purificazione fondamentale per mezzo del battesimo. Chi riceve il battesimo, in virtù dell’amore redentore di Cristo, diviene al tempo stesso partecipe del suo amore sponsale verso la Chiesa. “Il lavacro dell’acqua, accompagnato dalla parola” è, nel nostro testo, l’espressione dell’amore sponsale, nel senso che prepara la sposa (Chiesa) allo Sposo, fa la Chiesa sposa di Cristo, direi, “in actu primo”. Alcuni studiosi della Bibbia osservano qui che, nel testo da noi citato, il “lavacro dell’acqua” rievoca l’abluzione rituale che precedeva lo sposalizio, il che costituiva un importante rito religioso anche presso i Greci.

8. Come sacramento del battesimo il “lavacro dell’acqua, accompagnato dalla parola” (Ef 5, 26) rende sposa la Chiesa non solo “in actu primo”, ma anche nella prospettiva più lontana, ossia nella prospettiva escatologica. Questa si apre davanti a noi quando, nella lettera agli Efesini, leggiamo che “il lavacro dell’acqua” serve, da parte dello sposo, “al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5, 27). L’espressione “di farsi comparire davanti” sembra indicare quel momento dello sposalizio, in cui la sposa viene condotta allo sposo, già vestita dell’abito nuziale e adornata per lo sposalizio. Il testo citato rileva che lo stesso Cristo-Sposo ha cura di adornare la sposa-Chiesa, ha cura che essa sia bella della bellezza della grazia, bella in virtù del dono della salvezza nella sua pienezza, già concesso fin dal sacramento del battesimo. Ma il battesimo è soltanto l’inizio, da cui dovrà emergere la figura della Chiesa gloriosa (come leggiamo nel testo), quale frutto definitivo dell’amore redentore e sponsale, solamente con l’ultima venuta di Cristo (parusia).

Vediamo quanto profondamente l’Autore della lettera agli Efesini scruta la realtà sacramentale, proclamandone la grande analogia: sia l’unione di Cristo con la Chiesa, sia l’unione sponsale dell’uomo e della donna nel matrimonio vengono in tal modo illuminate da una particolare luce soprannaturale.


Ai pellegrini francesi

Chers Frères et Sœurs,

Dans l'épître aux Ephésiens dont je poursuis le commentaire en italien, à l’analogie de l’époux et de l’épouse, - pour exprimer le rapport du Christ et de l’Eglise - l’auteur en ajoute une autre, celle de la tête et du corps. De même que l’on peut dire que le “corps vit de la tête”, ainsi l’Eglise vit-elle du Christ. Cette analogie, l’auteur ne l’a pas laissée de côté en parlant de la réalité du mariage. Il utilise la double analogie tête-corps, mari-femme, afin d’illustrer clairement la nature de l’union entre le Christ et l’Eglise. Devenus, en un certain sens, un seul sujet, comme la tête et le corps, l’homme et la femme conservent cependant leur individualité subjective. Dans cette union, on découvre l’amour premier du Christ pour l’Eglise qui s’exprime dans la sanctification qu’il lui apporte par le baptême. Expression de l’amour nuptial du Christ, le baptême rend l’Eglise Epouse, et rend le baptisé participant de cet amour du Seigneur envers l’Eglise.

Avec plaisir j’accueille tous les pèlerins de langue française, en particulier les groupes de jeunes, et un groupe de prêtres des diocèses de Tarbes et Lourdes, Bayonne et Dax, venus ici à l’occasion de leur dixième année de sacerdoce. Enfin, j’ai une pensée toute spéciale à l’intention d’un groupe de paralysés. A vous tous, je redis mon union dans le Seigneur et vous accorde ma Bénédiction Apostolique, que j’étends à tous ceux qui vous sont chers!

Ai fedeli di lingua inglese

Dear brothers and sisters,

I bid you all a warm welcome and assure you of my prayers for each one of you.

In my talk in Italian I spoke of the teaching of the Letter to the Ephesians on marriage. The Letter sees great similarity in three relationships: that between Christ and the Church, that between husband and wife, and that between head and body. The relationship between head and body indicates that in a sense the partners in marriage become a single subject, that the two persons become one flesh. They retain their own individuality, yet they are closely united, as Christ is one with the Church, and the head one with the Body. Baptism, referred to as “the washing of water with the word”, is seen as a means by which Christ lovingly prepares his bride the Church for union with him. The sacramental structure of marriage thus throws supernatural light both on the union between Christ and the Church and on that between husband and wife.

* * *

And now I would like to greet in a special way a few of the groups that have come today.

I greet the Anglican group from Walworth, with a prayer that through love and through respect for truth we may advance towards the unity that is Christ’s will.

I greet the pilgrimage led by Bishop Curtis of Bridgeport, present here together with a group from the Diocese of Caserta, under Archbishop Roberti. I am happy to know of your initiative in providing aid that is needed as a result of earthquake damage, and I gladly give you my blessing.

And finally, I wish to thank two groups who have brought here the joy of their art: the San Francisco Boys’ Chorus and The Little Flowers of Taiwan. May God bless you all, each and every one of you.

Ad un gruppo di studentesse giapponesi

Sia lodato Gesù Cristo!

Dilettissime alunne della “Università Juniore Junshin”, sono molto lieto di accogliervi qui in Vaticano.

Mi hanno detto che voi studiate Arte. Ora, Roma è un vero tesoro di Arte. Allora, ciò che avrete appreso qui a Roma, sappiate utilizzarlo non soltanto per l’arte, ma anche per la vostra vita.

Insieme con la patrona della vostra Scuola, la Madonna, impartisco di cuore la mia benedizione apostolica a voi, ai vostri familiari ed alla vostra scuola.

Sia lodato Gesù Cristo!

Ai fedeli di espressione tedesca

Auch euch, die ihr die deutsche Sprache versteht, möchte ich bei dieser kurzen Begegnung herzlich begrüßen. Ihr seid auf diesen großartigen Platz gekommen, um den Nachfolger Petri zu sehen. Dies wird ein besonderer Augenblick sein auf dem persönlichen Glaubensweg, den jeder von euch sein ganzes Leben lang durchschreitet. Fur diesen Weg möchte ich euch eine kleine geistige Speise anbieten aus dem Reichtum unseres Glaubens.

Im Epheserbrief der Heiligen Schrift lesen wir: ”Ihr Männer, liebt eure Frauen, wie Christus die Kirche geliebt und sich für sie hingegeben hat, um sie im Wasser und durch das Wort rein und heilig zu machen. So will er die Kirche herrlich vor sich erscheinen lassen, ohne Flecken, Falten oder andere Fehler; heilig soll sie sein und makellos“ (Eph. 5, 25-27).

Nein, der Apostel scheut sich nicht, die eheliche Liebe zwischen Mann und Frau mit der Liebe Christi zu seiner Kirche zu vergleichen. Diese Liebe ist für ihn ja auch nicht bloße Leidenschaft oder ein Sich-selbst-Bereichern. Sie ist vielmehr Hingabe an den anderen; sie will den Partner reich machen oder, wie Paulus sagt, ”rein und heilig“. Wie eine Braut steht die Kirche vor Christus; durch das Wasser der Taufe und durch sein Wort tut er alles, um diese seine Braut ”herrlich erscheinen zu lassen, ... heilig... und makellos“.

Gibt es wohl einen tieferen Vergleich für die liebende Einheit zwischen Mann und Frau in der Ehe? Gewiß kann auch eine christliche Ehe nicht ständig in dieser Tiefe bewußt gelebt werden. Aber als letzten Maßstab und höchstes Ideal sollten doch alle gläubigen Eheleute diesen kostbaren Vergleich im Herzen tragen. Das erbitte ich euch durch mein Gebet und meinen Segen.

* * *

Einen besonderen Gruß richte ich an die vereinigten Kirchenchöre der Region Trier. Ich danke euch für das Geschenk eures Gesanges, das ihr uns allen hier bei dieser Audienz macht. Vor allem aber möchte ich von Herzen anerkennen, was ihr in euren Heimatgemeinden für die musikalische Gestaltung der Gottesdienste tut. Dabei will ich auch nicht unerwähnt lassen, was eure Familien-angehörigen an Opfer und Rucksichtnahme für euren liturgischen Dienst aufbringen. Gott lohne es euch!

Ai fedeli di lingua spagnola

Amadísimos hermanos y hermanas,

Saludo cordialmente y doy la bienvenida a esta Audiencia a los peregrinos de lengua española, procedentes de diversos Países.

En las reflexiones anteriores sobre la Carta a los Efesios, nos hemos referido a la analogía de la relación que existe entre Cristo y la Iglesia, y la que hay entre el esposo y la esposa.

Como complemento de esta misma analogía paulina, encontramos otra referente a la analogía de la Cabeza y el Cuerpo, la cual da un significado eclesiológico al tema tratado sobre el matrimonio.

Cabeza y cuerpo constituyen un organismo, una persona humana, un ser. Por ello, aunque dentro del matrimonio, según la expresión bíblica, “los dos formen una sola carne”, tal analogía no oscurece la individualidad de los sujetos, marido y mujer, que encuentran su realización plena en el amor de donación mutua.

El amor de Cristo a la Iglesia tiene como finalidad esencial su santificación, en cuyo comienzo está el bautismo. De este modo la realidad sacramental ilumina con una particular luz sobrenatural la unión de Cristo con la Iglesia, así como la unión esponsal del hombre y la mujer.

Un saludo muy cordial al grupo de sacerdotes provenientes de España que celebran sus XXV años de ordenación.

Doy gracias a Dios con vosotros, queridos hermanos, por el don inestimable de vuestro sacerdocio. Renovad cada día la gracia que está en vosotros por la imposición de las manos y vivid con alegría la entrega a la Iglesia. Os bendigo con afecto, junto con vuestros familiares.

Saludo también y bendigo al grupo de la Obra de Ejercicios de Pamplona, animándoles a amar y difundir los valores de espíritu.

A todos los aquí presentes de lengua española imparto con afecto mi Bendición Apostólica.

Ai fedeli di lingua portoghese

Caríssimos peregrinos e ouvintes de língua portuguesa: com a minha saudação cordial, os meus votos das melhores felicidades em Cristo!

Continuamos a reflectir sobre o amor humano dos esposos, à luz dos ensinamentos do capítulo quinto da Epístola aos Efésios. Supondo a analogia principal, hoje detemo-nos noutra comparação suplementar, usada com o mesmo fim: realçar o amor de Cristo para com a Igreja e fazer ver as características e imperativos do amor conjugal.

Trata-se da analogia da relação existente entre a Cabeça, que se personifica em Cristo, e o seu Corpo, que é a Igreja; e diz-se que também no matrimónio o homem é cabeça da mulher; e a mulher, por seu turno, é corpo do homem. A necessária união mútua da cabeça com o corpo, a sustentar a harmonia da pessoa humana na sua integridade, é o termo de comparação para a relação de amor daqueles que se unem para “formar uma só carne”.

Nesta analogia não fica obscurecida a individualidade das pessoas, com a própria subjectividade; como no caso de Cristo, Cabeça da sua Igreja, Ele continua distinto, após ter-se unido a ela, com amor redentor e esponsal, para a “tornar santa”. Tal a purificação” ou santificação da Igreja começa no Baptismo, início de uma nova vida com Deus em amor, pelo qual cada pessoa, por Cristo, se torna participante, no tempo e numa perspectiva escatológica, do eterno amor de Deus para com o homem, integrada na única Igreja santa.

Ad un gruppo di fedeli ungheresi

Dall’Ungheria provengono dei pellegrini della parrocchia di Szajolad. Essi portano il loro crocifisso, che usano a casa nelle processioni solenni.

Custodite e consegnate agli altri la fede cristiana nello spirito di santo Stefano re, che or ora avete festeggiato. Con la mia benedizione apostolica.

La preghiera alla Madonna di Jasna Góra

Jutro uroczystość Matki Bożej na Jasnej Górze.

Uroczystośćszczgólna, bo związana z sześćsetna rocznicą obecności Jasnogórskiej Ikony na tym miejscu wybranym przez Opatrzność i uświęconym przez Tego, który jest Panem dziejów.

W tym Wizerunku przedziwnym rozpoznajemy Znak Bożej Tajemnicy objawionej synom i córkom całej ludzkiej rodziny w Jezusie Chrystusie.

W tym Wizerunku spotykamy Matkę, którą Syn - spełniając na Kalwarii Wolę Ojca - oddał jako matkę ludziom.

Historia ludzi - i historia ludów - związała się z tą Matką.

Wizerunek Jasnogórski jest trwałym wyrazem tego, jak historia naszego Narodu związała się z Matką Boga - i trwale z Nią się wiąże.

W przeddzie jutrzejszego święta pragnę duchem przyzwać tych wszystkich synów i córki naszej Ojczyzny, którzy mieli jakikolwiek udział w tym Sześćsetleciu.

W sposób szczególny zapraszam na tę wigilię: błogosławioną Królową Jadwigę, której czas panowania na polskim tronie zbiega się z początkami Jasnej Góry, ojca Augustyna Kordeckiego, który bronił Sanktuarium i obrazu jasnogórskiego w czasie “potopu” w XVII wieku, Kardynała Stefana Wyszyńskiego, zmarłego przed rokiem Prymasa Polski, który wraz z całym Episkopatem przygotowywał Kościół w Polsce do jubileuszu Sześćsetlecia.

Wraz z nimi wszystkimi - i z wami, drodzy Rodacy, stawiam się na apel jasnogórski w dzisieiszy wieczór - i powtarzam:

Maryjo, Królowo Polski, jestem przy Tobie, pamiętam, czuwam!

Ed ecco la preghiera del Papa in una nostra traduzione italiana.

Domani ricorre la solennità della Madre di Dio a Jasna Góra.

È una solennità speciale perché è collegata col 600° anniversario della presenza dell’Icona di Jasna Góra in questo luogo scelto dalla Provvidenza e santificato da Colui che è il Signore della storia.

In questa Effigie meravigliosa riconosciamo il Segno del Mistero di Dio, rivelato ai figli e alle figlie dell’intera famiglia umana in Gesù Cristo.

In questa Effigie incontriamo la Madre che il Figlio - compiendo sul Calvario la volontà del Padre - rese Madre di tutti gli uomini.

La storia degli uomini - e la storia dei popoli - si è legata con questa Madre.

L’Effigie di Jasna Góra è una permanente espressione di come la storia della nostra Nazione si è collegata con la Madre di Dio, e costantemente si collega con essa.

Alla vigilia di questa festa, desidero rievocare in spirito tutti i figli e le figlie della nostra Patria che hanno avuto parte in questi 600 anni. In modo particolare invito a questa vigilia:

La beata Edvige, Regina, il cui regno sul trono della Polonia coincide con gli inizi di Jasna Góra,

il Padre Agostino Kordecki, che ha difeso il Santuario e l’immagine di Jasna Góra ai tempi del “diluvio” nel XVII secolo,

il Cardinale Stefano Wyszynski, Primate della Polonia, morto un anno fa, che insieme con tutto l’Episcopato polacco ha preparato la Chiesa in Polonia al giubileo dei 600 anni.

Insieme con tutti loro e con voi, cari connazionali, mi presento all’appello di Jasna Góra questa sera e ripeto:

Maria, Regina della Polonia, sono vicino a te, mi ricordo di te, veglio!

Ai gruppi italiani

Rivolgo ora un saluto particolare a tre gruppi di suore, le quali in questi giorni si sono riunite per i loro rispettivi Capitoli Generali. Esse appartengono alle Congregazioni religiose rispettivamente delle Orsoline di Maria Vergine Immacolata di Gandino, del Sacro Cuore del Verbo Incarnato e delle Suore Francescane Alcantarine.

Carissime, sono lieto di esprimere a voi e a tutte le vostre consorelle il mio apprezzamento per il generoso servizio che voi rendete alla Chiesa ed alla società nei vari campi educativi, assistenziali e delle missioni, secondo lo spirito proprio delle vostre comunità religiose. Nella preghiera e nella riflessione di questi giorni, procurate di dare un nuovo e più efficace impulso alla vitalità e al carisma originario dei vostri Istituti, e siate consapevoli che la vostra consacrazione a Dio, oggi più che mai, deve essere vissuta nella sua integrità e nelle sue più profonde esigenze. Da parte mia, vi assicuro di seguirvi con le mie preghiere, che ora desidero avvalorare con una speciale benedizione.

* * *

Indirizzo poi un saluto particolarmente affettuoso ai giovani presenti all’Udienza. Sono molto lieto di vedervi e di sentire le vostre voci e le vostre acclamazioni! Vi auguro tanta gioia e serenità nel Signore e vi esorto a vivere con ferma fede cristiana e con ardente bontà verso tutti, ricordando ciò che diceva Pier Giorgio Frassati, un giovane allegro e fervoroso, che dal cielo è vostro modello e vostro amico: “Con la carità si semina negli uomini la pace... La vera pace che solo la fede in Cristo ci può dare, affratellandoci” (Pier Giorgio Frassati, Appunti per un discorso).

* * *

Anche a voi, carissimi malati, giunga la mia parola affettuosa e cordiale. Il vostro posto, lo sapete, è molto importante e privilegiato nel disegno della Provvidenza e nell’intera vita della Chiesa. Ricordate le commoventi parole di san Giovanni: “Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore e chi dimora nell’amore, dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 16). Questa è la verità che veramente può consolare e sublimare la vostra sofferenza.

* * *

Infine l’ultimo speciale saluto lo riservo agli sposi novelli, che, in visita a Roma, hanno voluto incontrarsi con il Papa e ricevere la sua benedizione. Vi ringrazio per questo gesto di ossequio e di fede e vi auguro la felicità e la gioia che provengono dall’amore fedele e sacrificato. Ricordate ciò che disse Giovanni Paolo I, appena eletto al Soglio Pontificio? “Amare significa viaggiare, significa correre con il cuore verso l’oggetto amato”; e soggiungeva: “Amare Dio è un viaggiare col cuore verso Dio”. Viaggiate anche voi insieme, verso Dio e verso i fratelli! Con la mia preghiera e la mia benedizione!

 

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