Index   Back Top Print


GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 1° settembre 1982

 

1. L’Autore della lettera agli Efesini, proclamando l’analogia tra il vincolo sponsale che unisce Cristo e la Chiesa, e quel che unisce il marito e la moglie nel matrimonio, così scrive: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5, 25-27).

2. È significativo che l’immagine della Chiesa gloriosa venga presentata, nel testo citato, come una sposa tutta bella nel suo corpo. Certo, questa è una metafora; ma essa è molto eloquente, e testimonia quanto profondamente incida il momento del corpo nell’analogia dell’amore sponsale. La Chiesa “gloriosa” è quella “senza macchia né ruga”. “Macchia” può essere intesa come segno di bruttezza, “ruga” come segno d’invecchiamento e di senilità. Nel senso metaforico sia l’una che l’altra espressione indicano i difetti morali, il peccato. Si può aggiungere che in san Paolo l’“uomo vecchio” significa l’uomo del peccato (cf. Rm 6, 6). Cristo quindi con il suo amore redentore e sponsale fa sì che la Chiesa non solo diventi senza peccato, ma resti “eternamente giovane”.

3. L’ambito della metafora è, come si vede, ben vasto. Le espressioni che si riferiscono direttamente e immediatamente al corpo umano, caratterizzandolo nei rapporti reciproci tra lo sposo e la sposa, tra il marito e la moglie, indicano al tempo stesso attributi e qualità di ordine morale, spirituale e soprannaturale. Ciò è essenziale per tale analogia. Pertanto l’Autore della lettera può definire lo stato “glorioso” della Chiesa in rapporto allo stato del corpo della sposa, libero da segni di bruttezza o d’invecchiamento (“o alcunché di simile”), semplicemente come santità e assenza del peccato: tale è la Chiesa “santa e immacolata”. È dunque ovvio di quale bellezza della sposa si tratti, in qual senso la Chiesa sia corpo di Cristo e in qual senso quel Corpo-Sposa accolga il dono dello Sposo che “ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”. Nondimeno è significativo che san Paolo spieghi tutta questa realtà, che per essenza è spirituale e soprannaturale, attraverso la somiglianza del corpo e dell’amore per cui i coniugi, marito e moglie, diventano “una sola carne”.

4. Nell’intero passo del testo citato è ben chiaramente conservato il principio della bi-soggettività: Cristo-Chiesa, Sposo-Sposa (marito-moglie). L’Autore presenta l’amore di Cristo verso la Chiesa - quell’amore che fa della Chiesa il corpo di Cristo, di cui egli è il capo - come modello dell’amore degli sposi e come modello delle nozze dello sposo e della sposa. L’amore obbliga lo sposo-marito ad essere sollecito per il bene della sposa-moglie, lo impegna a desiderarne la bellezza ed insieme a sentire questa bellezza e ad averne cura. Si tratta qui anche della bellezza visibile, della bellezza fisica. Lo sposo scruta con attenzione la sua sposa quasi nella creativa, amorosa inquietudine di trovare tutto ciò che di buono e di bello è in lei e che per lei desidera. Quel bene che colui che ama crea, col suo amore, in chi è amato, è come una verifica dello stesso amore e la sua misura. Donando se stesso nel modo più disinteressato, colui che ama non lo fa fuori di questa misura e di questa verifica.

5. Quando l’Autore della lettera agli Efesini - nei successivi versetti del testo (Ef 5, 28-29) - volge la mente esclusivamente ai coniugi stessi, l’analogia del rapporto di Cristo con la Chiesa risuona ancor più profonda e lo spinge ad esprimersi così: “I mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo” (Ef 5, 28). Qui ritorna dunque il motivo dell’“una sola carne”, che nella suddetta frase e nelle frasi successive viene non soltanto ripreso, ma anche chiarito. Se i mariti debbono amare le loro mogli come il proprio corpo, ciò significa che quella uni-soggettività si fonda sulla base della bi-soggettività e non ha carattere reale, ma intenzionale: il corpo della moglie non è il corpo proprio del marito, ma deve essere amato come il corpo proprio. Si tratta quindi dell’unità, non nel senso ontologico, ma morale: dell’unità per amore.

6. “Chi ama la propria moglie ama se stesso” (Ef 5, 28). Questa frase conferma ancora di più quel carattere di unità. In certo senso, l’amore fa dell’“io” altrui il proprio “io”: l’“io” della moglie, direi, diviene per amore l’“io” del marito. Il corpo è l’espressione di quell’“io” e il fondamento della sua identità. L’unione del marito e della moglie nell’amore si esprime anche attraverso il corpo. Si esprime nel rapporto reciproco, sebbene l’Autore della lettera agli Efesini lo indichi soprattutto da parte del marito. Ciò risulta dalla struttura della totale immagine. Sebbene i coniugi debbano essere “sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (ciò è stato messo in evidenza già nel primo versetto del testo citato) (Ef 5, 22-23), tuttavia in seguito il marito è soprattutto colui che ama e la moglie invece colei che è amata. Si potrebbe perfino arrischiare l’idea che la “sottomissione” della moglie al marito, intesa nel contesto dell’intero brano (Ef 5, 22-23) della lettera agli Efesini, significhi soprattutto il “provare l’amore”. Tanto più che questa “sottomissione” si riferisce all’immagine della sottomissione della Chiesa a Cristo, che certamente consiste nel provare il suo amore. La Chiesa, come sposa, essendo oggetto dell’amore redentore di Cristo-sposo, diventa suo corpo. La moglie, essendo oggetto dell’amore sponsale del marito, diventa “una sola carne” con lui: in certo senso, la sua “propria” carne. L’Autore ripeterà questa idea ancora una volta nell’ultima frase del brano qui analizzato: “Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso” (Ef 5, 33).

7. Questa è l’unità morale, condizionata e costituita dall’amore. L’amore non solo unisce i due soggetti, ma consente loro di compenetrarsi a vicenda, appartenendo spiritualmente l’uno all’altro, al punto tale che l’Autore della lettera può affermare: “Chi ama la propria moglie, ama se stesso” (Ef 5, 28). L’“io” diventa in certo senso il “tu” e il “tu” l’“io” (s’intende, nel senso morale). E perciò il seguito del testo da noi analizzato suona così: “Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario, la nutre e la cura, come fa Cristo, poiché siamo membra del suo corpo” (Ef 5, 29-30). La frase, che inizialmente si riferisce ancora ai rapporti dei coniugi, in fase successiva ritorna esplicitamente al rapporto Cristo-Chiesa, e così, alla luce di quel rapporto, ci induce a definire il senso dell’intera frase. L’Autore, dopo aver spiegato il carattere del rapporto del marito con la propria moglie formando “una carne sola”, vuole ancora rafforzare la sua precedente affermazione (“chi ama la propria moglie, ama se stesso”) e, in un certo senso, sostenerla con la negazione e l’esclusione della possibilità opposta (“nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne”) (Ef 5, 29). Nell’unione per amore, il corpo “altrui” diviene “proprio” nel senso che si ha premura del bene del corpo altrui come del proprio. Le suddette parole, caratterizzando l’amore “carnale” che deve unire i coniugi, esprimono, si può dire, il contenuto più generale e, ad un tempo, il più essenziale. Esse sembrano parlare di questo amore soprattutto con il linguaggio dell’“agape”.

8. L’espressione secondo cui l’uomo “nutre e cura” la propria carne - cioè che il marito “nutre e cura” la carne della moglie come la propria - sembra indicare piuttosto la premura dei genitori, il rapporto tutelare, anziché la tenerezza coniugale. La motivazione di tale carattere deve essere cercata nel fatto che l’Autore passa qui distintamente dal rapporto che unisce i coniugi al rapporto tra Cristo e la Chiesa. Le espressioni che si riferiscono alla cura del corpo, e prima di tutto al suo nutrimento, alla sua alimentazione, suggeriscono a numerosi studiosi di Sacra Scrittura il riferimento all’Eucaristia, di cui Cristo, nel suo amore sponsale, “nutre” la Chiesa. Se queste espressioni, sia pure in tono minore, indicano il carattere specifico dell’amore coniugale, specialmente di quell’amore per cui i coniugi diventano “una sola carne”, esse in pari tempo, aiutano a comprendere, almeno in modo generale, la dignità del corpo e l’imperativo morale di aver cura del suo bene: di quel bene che corrisponde alla sua dignità. Il paragone con la Chiesa come Corpo di Cristo, Corpo del suo amore redentore ed insieme sponsale, deve lasciare nella coscienza dei destinatari della lettera agli Efesini (Ef 5, 22-23) un senso profondo del “sacrum” del corpo umano in genere, e specialmente nel matrimonio, come “luogo” in cui tale senso del “sacrum” determina in modo particolarmente profondo i rapporti reciproci delle persone, e soprattutto quelle dell’uomo con la donna, in quanto moglie e madre dei loro figli.


Ai fedeli di lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le rapport du Christ et de l’Eglise, le rapport de l’époux et de l’épouse, voilà ce dont j’ai parlé en italien, car la réalité de l’un éclaire le mystère de l’autre, et réciproquement. En effet, dans la lettre aux Ephésiens que je commente depuis plusieurs mercredis, il est dit: “Maris, aimez vos femmes, comme le Christ a aimé l’Eglise et s’est livré pour elle . . . afin de se la présenter toute glorieuse, sans tache ni ride . . . mais sainte et immaculée”. La tache qui rend laid ou la ride qui marque le vieillissement signifient l’une et l’autre le péché. Par les sacrements, par le baptême notamment, le Christ purifie l’Eglise, la renouvelle, la garde éternellement jeune. L’Eglise peut alors être appelée “le corps du Christ”, dont il continue à prendre soin, qu’il nourrit par l’Eucharistie. Elle ne fait qu’un avec lui. C’est le résultat de son amour qui dépasse ce qu’on peut imaginer.

De même, dans le mariage, l’amour oblige le mari à se soucier du bien de sa femme, à la désirer toujours belle, à inventer tout ce qui est bien et bon pour elle. Il agit pour elle comme pour son propre corps. Le mari et la femme continuent certes d’être deux sujets, au plan des personnes, mais dans un sens, ils ne font plus qu’un, une unité morale conditionnée et constituée par l’amour, comme si le “moi” de l’un devenait le “moi” de l’autre; non seulement ils s’unissent en une seule chair, mais ils s’appartiennent spirituellement. La femme apparaît ici comme celle qui est l’objet de l’amour, qui expérimente l’amour de son mari. C’est dire, chers Frères et Sœurs, à la fois la grandeur de l’amour du Christ, et la dignité de l’amour humain, le caractère sacré du corps, comme “lieu” du rapport des personnes.

Tels sont les souhaits que je forme pour tous les époux chrétiens, et pour ceux et celles qui se préparent au mariage. Mais mes vœux cordiaux vont à tous ceux qui sont présents à cette audience, qui expérimentent l’amour du Christ, qui doivent en vivre et le manifester: aux prêtres, aux religieux et religieuses, à tous les laïcs, aux jeunes et aux enfants, aux malades. A tous et à chacun des visiteurs, je suis heureux d’adresser mon affectueuse Bénédiction Apostolique.

Ai fedeli di espressione inglese

Dear brothers and sisters,

I give you all a warm welcome. I wish you the happiness that only God can give, and I bless you, each and every one.

In my talk in Italian I spoke of the Letter to the Ephesians. Christ is described there as a bridegroom deeply loving his bride the Church. He gave himself up for her that she might be without spot or wrinkle or any such thing, that she might be holy and without blemish. He is put forward as a model for Christian husbands. They are to love their wives as Christ loves the Church. A husband is to love his wife as himself, as his own body, and to care for her as he cares for himself and for the welfare of his own body. By its reference to Christ and to the Church his body and his bride, the Letter to the Ephesians indicates how deeply sacred is the human body and marriage.

* * *

I greet with affection the Ukrainian group from Toronto. May your pilgrimage to Lourdes and Rome bring you many blessings. You belong to a Church that has given centuries of heroic fidelity to Catholic unity, and I pray for you through the intercession of the Mother of God and of the holy apostles Peter and Paul.

* * *

I also greet most cordially the groups of people who suffer from various handicaps: elderly members of the Franciscan Missionaries of the Divine Motherhood; Friends of Don Orione from England; the group from Saint Augustine’s Church, Stoke-on-Trent; and the White Plane Pilgrimage from Ireland. I invoke upon you the blessing of Christ, who emptied himself and became obedient unto death, and was for that reason highly exalted by God.

Ai fedeli di lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Herzlich willkommen bei dieser freundschaftlichen Begegnung mit dem Nachfolger des Petrus in der Sorge für die Kirche Christi. Sicher hat euch nicht bloße menschliche Neugier hierhergeführt, sondern auch der Wunsch, ein kurzes Wort aus der Fülle unseres Glaubens zu vernehmen.

Seit einigen Wochen erläutere ich in den Generalaudienzen die berühmte Stelle aus dem Epheserbrief, die oft in der Brautmesse als Lesung vorgetragen wird: Paulus bemüht sich dort mit aller Geisteskraft zu zeigen, wie christliche Eheleute miteinander umgehen sollen, um ihre eheliche Einheit in jener Tiefe und Dichte zu leben, die Gott selbst ihr in Christus verliehen hat (Eph. 5, 21-33).

In seiner Erlöserliebe hat sich der Herr für seine Kirche dahingegeben, ”um sie rein und heilig zu machen“ (Ibid. 5, 26), wie eine Braut für ihren Hochzeitstag. So wird die Kirche zum Leib Christi, dem dieser - als das Haupt jenes Leibes - alle Lebenskraft schenkt. Der Apostel scheut sich nun nicht, etwas Ähnliches von den Ehemännern zu erwarten. Er sagt: ”Darum sind die Männer verpflichtet, ihre Frauen so zu lieben wie ihren eigener Leib. Wer seine Frau liebt, liebt sich selbst. Keiner hat je seinen eigenen Leib gehaßt, sondern er nährt und pflegt ihn, wie auch Christus die Kirche“ (Eph. 5, 28. 29).

Ihr seht, wie Paulus zugleich an die natürliche Eigenliebe appelliert: ”Keiner hat je seinen eigenen Leib gehaßt“ (Ibid. 5, 29), nicht etwa, damit der Mann über seine Ehefrau verfüge, sondern damit er ihr alles Gute wünscht und gibt, das er auch für sich selbst ersehnt, eben wie Christus es mit der Kirche tut. Alles, was das ”Ich“ des Mannes will und möchte, plant und tut, soll auch das ”Du“ seiner Frau umfassen; und ebenso soll es auch für die Frau gegenüber ihrem Manne sein. Denn in der Liebe sind sie ”eins“ geworden.

Bedenkt diese tiefe Wahrheit und diese hohe Berufung in eurem Herzen und sucht sie in eurem eigenen Leben zu verwirklichen. Dazu verhelfe euch auch mein Apostolischer Segen.

Ai pellegrini di lingua spagnola

Amadísimos hermanos y hermanas,

Quiero dar mi afectuosa bienvenida a esta Audiencia a todas las personas y grupos de lengua española, procedentes de España y de diversos Países de América Latina.

Seguimos el análisis de la Carta a los Efesios. La Iglesia es presentada como una esposa muy bella en su cuerpo, “sin mancha o arruga” (Ibid. 5, 27). Se trata de una metáfora, pero es muy elocuente, porque refleja la importancia del cuerpo en la analogía del amor esponsal.

Los términos “mancha” y “arruga” indican metafóricamente los defectos morales, el pecado. En San Pablo “hombre viejo” significa el hombre del pecado. Por esto Cristo, con su amor redentor y esponsal, hace que la Iglesia no sólo esté sin pecado, sino que permanezca “eternamente joven”.

Las expresiones usadas aquí en relación con el cuerpo humano indican cualidades de orden moral, espiritual y sobrenatural. La Iglesia aparece así “santa e intachable”. San Pablo presenta esta realidad con la semejanza del cuerpo y del amor por el cual marido y mujer se hacen dos en “una sola carne”.

En el texto analizado está claro el principio de la bi-subjetividad: Cristo-Iglesia, Esposo-Esposa. E1 autor presenta el amor de Cristo hacia la Iglesia como modelo del amor de los esposos. Ese amor no sólo une a dos sujetos, sino que les permite compenetrarse mutuamente, perteneciéndose espiritualmente el uno al otro y formando una unidad por amor.

Todas estas reflexiones deben llevar al respeto del valor “sacro” del cuerpo humano, especialmente en el matrimonio, y deben iluminar también las relaciones recíprocas de las personas.

Con mi cordial Bendición Apostólica.

Ai pellegrini di lingua portoghese

Queridos peregrinos e ouvintes de língua portuguesa: desejo a todos as maiores felicidades no Senhor, ao saudar-vos cordialmente.

Continuamos a reflectir, seguindo a doutrina da Epístola aos Efésios, sobre a analogia do vínculo esponsal entre Cristo e a sua Igreja, e aquele outro vínculo que une os esposos no matrimónio.

A comparação da Igreja a uma esposa, bela e sem defeitos, leva a pensar, prevalentemente, na ausência de defeitos morais. No quadro da metáfora, de facto, salientam-se os atributos e qualidades morais que devem guiar as relações de amor entre o marido e a mulher.

Trata-se de um amor solícito pelo bem integral de outrem; embora vincando mais a solicitude do marido pelo bem da mulher, acentua-se a unidade moral, que levará a uma certa identificação de um com o outro, mantendo cada qual a própria subjectividade. E nesta solicitude e unidade até à identificação em plano moral, o corpo humano é imediatamente objecto de desvelo amoroso de parte a parte, excluindo o ódio, a divisão e o desamor, por causa da dignidade pessoal, da dignidade do mesmo corpo humano.

A comparação usada - da Igreja como corpo de Cristo, por Ele muito amada - deverá criar na consciência dos ouvintes da Epístola aos Efésios um sentido profundo de algo de “sagrado” a marcar sempre o corpo humano, em particular o corpo daqueles que se uniram para “formar uma só carne”, para a santidade do matrimónio.

* * *

Quero acrescentar uma palavra de saudação especial ao selecto grupo da Escola de Comando e do Estado-Maior da Aeronáutica do Brasil:

É-me grata a vossa presença aqui, a manifestar estima pela misão da Igreja. E faço votos de que, a serviço da pátria, com particular sentido de responsabilidade, ao sobrevoar a terra, vossos corações e vossos espíritos se elevem para Deus, Criador da beleza do universo e Pai de todos os homens, com pensamentos de fé, de paz e de fraternidade. Isto vos desejo, ao abençoar-vos; e, por vós, às vossas famílias e a toda a querida Nação brasileira.

* * *

É ainda com alegria e afecto que saúdo a numerosa representação da Sociedade Missionária Portuguesa com o Superior Geral, presente nesta audiência, a celebrar o seu cinquentenário.

Amados irmãos e irmãs: conheço a história e actividade da vossa benemérita Sociedade que - como o nome indica - se enquadra no zelo missionário da Igreja: na evangelização, em terras distantes, e na animação missionária das dioceses de Portugal. A vossa presença aqui fala dos vossos bons propósitos, de fidelidade ao ideal, pela fidelidade à Sé de Pedro. Convosco dou graças a Deus e, congratulando-me, exorto-vos a prosseguir, não obstante as provas e as dificuldades, no testemunhar e servir a caridade universal da Igreja e o mistério da Salvação e do amor de Deus.

Em vós e por vós, vejo neste momento os vossos missionários em Moçambique, Angola, Zâmbia, Brasil e em Portugal, e a todos abençoo de coração.

Ad un gruppo di cantori della diocesi di Alba Julia in Romania

Saluto ora un gruppo di 44 cantori i quali provengono dalla Romania, e più precisamente dalla diocesi di Alba Julia, di lingua ungherese. Essi sono dirigenti di coro ed insegnanti di canto nelle Chiese parrocchiali in quella diocesi: quindi compiono un importante ministero in quella Chiesa particolare.

Il gruppo ha partecipato al Festival Internazionale di Arezzo. Insegnate al Popolo di Dio a cantare bene e con devozione. Con la mia benedizione apostolica.

Ai fedeli polacchi

W dniu 26 sierpnia - uroczystść Matki Bożei - Episkopat Polski ogłosił “Słowo Biskupów z Jasnej Góry”, które zawiera pełne pasterskiej i patriotycznej treści wskazania i weswania do wszystkich rodaków.

Pod koniec tego tekstu czytamy:

“Biskupi są świadomi, że zbliżająca się dwuletnia rocznica porozumień społecznych posiada nie tylko wymowę historyczną, ale również żywo wpływa na kształtowanie się postaw Polaków i aktualnej rzeczywistości polskiej.

“Dlatego w trosce o dobro całego Narodu prosimy usilnie wszystkich, aby rocznice te obchodzono w duchu narodowej powagi i spokoju, jaki stwarza wspólna modlitwa przy ołtarzach Pańskich . . .

“Modlitwy te połączymy z tradycyjnymi już modlitwami o pokój w tegorocznych obchodach rocznicy wybuchu drugiej wojny światowej”.

O Pani Jasnogórska!

W modlitwach tych jestem przed Twoim Obliczem wraz z całym moim Narodem i Kościołem w Polsce: Królowo Polski - Królowo pokoju, módl się za nami!

Ed ecco la nostra traduzione italiana del discorso del Santo Padre.

Il 26 agosto - solennità della Madre di Dio - l’Episcopato della Polonia ha proclamato un “Messaggio dei Vescovi da Jasna Góra”, che racchiude indicazioni ed appelli, pieni di contenuto pastorale e patriottico, a tutti i connazionali.

Alla fine di questo testo si legge:

“I Vescovi sono consapevoli che il secondo anniversario, già vicino, degli accordi sociali ha non soltanto un’eloquenza storica, ma anche influisce vivamente sulla formazione degli atteggiamenti dei polacchi e dell’attuale realtà polacca.

Perciò, mossi dalla sollecitudine per il bene dell’intera nazione, chiediamo con insistenza a tutti che questo anniversario sia celebrato in spirito di serietà nazionale e di tranquillità, creata dalla preghiera comune agli altari del Signore . . .

Uniremo queste preghiere a quelle ormai tradizionali per la pace, durante le celebrazioni di quest’anno dell’anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale”.

O Signora di Jasna Góra.

Con queste preghiere sono davanti al tuo Volto insieme con tutta la mia Nazione e con la Chiesa in Polonia: Regina della Polonia, Regina della pace, prega per noi!

Ai Consiglieri ecclesiastici della Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti

Un cordiale saluto rivolgo ai Consiglieri ecclesiastici della “Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti”, i quali sono riuniti in questi giorni a Roma, in occasione del XV Congresso, sul tema: “Lavoro, professionalità agricola e valori cristiani”.

Sono lieto, carissimi confratelli nel sacerdozio, della vostra presenza e, mentre esprimo sinceramente il mio plauso per questo vostro incontro di studio, ricordo quanto ho detto nella mia enciclica sul lavoro umano, che cioè in molte situazioni sono necessari cambiamenti radicali ed urgenti per ridare all’agricoltura - ed agli uomini dei campi - il giusto valore come base di una sana economia nell’insieme della comunità sociale (cf. Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 21).

La mia benedizione apostolica accompagni sempre voi e tutti coloro che si dedicano al lavoro agricolo rurale.

A vari gruppi italiani

Ben volentieri procedo adesso alla benedizione della pregevole Icone di Maria santissima, Madre della Divina Misericordia, che sarà posta nella Basilica Collegiata di santa Maria dell’Elemosina in Catania. Nel rivolgere il mio cordiale saluto al Pastore dell’arcidiocesi, Monsignor Domenico Picchinenna, al Prevosto Monsignor Lucio Rapicavoli, ai Membri del Capitolo ed ai pellegrini presenti, affido quella parrocchia e tutta la Comunità diocesana alla materna protezione della Madonna.

Con la mia benedizione apostolica.

* * *

A voi, carissimi giovani, va ora la mia parola, piena di stima e di affetto, perché mi sono noti i valori che portate nella vostra personalità: spontaneità, sincerità, impegno di essere sempre voi stessi, di voler vivere le istanze del tempo presente, interpretandole nel giusto modo. Sono sicuro che in questa ricerca interiore voi avvertite sempre più insistentemente il bisogno di Dio e la necessità di amarlo con tutte le vostre forze. Vi auguro di mirare sempre a questo traguardo luminoso!

* * *

Rivolgo, inoltre un affettuoso saluto ed incoraggiamento agli infermi qui presenti: fra essi, in particolare, quelli guidati dall’UNITALSI della diocesi di Faenza; un gruppo di ragazzi assistiti dal “Corpo Volontario Pubblica Assistenza”, di Cremona; le sordomute dell’Istituto Farina, di Cittadella (Padova), diretto dalle suore Maestre di santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori.

Carissimi, la fede è fonte di luce e di calore per la vostra vita duramente provata. Dinanzi a Gesù, l’uomo del dolore, la vostra sofferenza e la vostra infermità acquistano un profondo significato. Sopportate col Divin Redentore le vostre prove ed egli sarà sempre per voi forza e sostegno.

* * *

Porgo, infine, il mio saluto e il mio augurio agli sposi novelli. A voi il mio compiacimento per la testimonianza umana e cristiana che offrite con la vostra visita; siate sempre fedeli alla dignità del sacramento che avete voi stessi celebrato; rispondete alle responsabilità di essere nella vita coniugale immagine vivente dell’amore di Cristo per la sua Chiesa.

A tutti imparto la benedizione apostolica.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana