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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 8 settembre 1982

 

1. L’autore della lettera agli Efesini scrive: “Nessuno mai . . . ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo” (Ef 5, 29-30). Dopo questo versetto, l’Autore ritiene opportuno citare quello che nell’intera Bibbia può essere considerato il testo fondamentale sul matrimonio, testo contenuto in Genesi, capitolo 2,24: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola” (Ef 5, 31; Gen 2, 24). È possibile dedurre dall’immediato contesto della lettera agli Efesini che la citazione del Libro della Genesi (Gen 2, 24) è qui necessaria non tanto per ricordare l’unità dei coniugi, definita fin “da principio” nell’opera della creazione, quanto per presentare il mistero di Cristo con la Chiesa, da cui l’Autore deduce la verità sull’unità dei coniugi. Questo è il punto più importante di tutto il testo, in certo senso, la sua chiave di volta. L’Autore della lettera agli Efesini racchiude in queste parole tutto ciò che ha detto in precedenza, tracciando l’analogia e presentando la somiglianza tra l’unità dei coniugi e l’unità di Cristo con la Chiesa. Riportando le parole del Libro della Genesi (Gen 2, 24), l’Autore rileva che le basi di tale analogia vanno cercate nella linea che, nel piano salvifico di Dio, unisce il matrimonio, come la più antica rivelazione (e “manifestazione”) di quel piano nel mondo creato, con la rivelazione e “manifestazione” definitiva, la rivelazione cioè che “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Ef 5, 25), conferendo al suo amore redentore indole e senso sponsale.

2. Così dunque questa analogia che permea il testo della lettera agli Efesini (Ef 5, 22-23) ha la base ultima nel piano salvifico di Dio. Questo diverrà ancor più chiaro ed evidente quando collocheremo il brano del testo da noi analizzato nel complessivo contesto della lettera agli Efesini. Allora si comprenderà più facilmente la ragione per cui l’Autore, dopo aver citato le parole del Libro della Genesi (Gen 2, 24), scrive: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (Ef 5, 32).

Nel contesto globale della lettera agli Efesini e inoltre nel contesto più ampio delle parole della Sacra Scrittura che rivelano il piano salvifico di Dio “da principio”, bisogna ammettere che il termine “mysterion” significa qui il mistero, prima nascosto nel pensiero divino, e in seguito rivelato nella storia dell’uomo. Si tratta infatti di un mistero “grande”, data la sua importanza: quel mistero, come piano salvifico di Dio nei riguardi dell’umanità, è, in certo senso, il tema centrale di tutta la rivelazione, la sua realtà centrale. È ciò che Dio, come Creatore e Padre, desidera soprattutto trasmettere agli uomini nella sua Parola.

3. Si trattava di trasmettere non solo la “buona novella” sulla salvezza, ma di iniziare al tempo stesso l’opera della salvezza, come frutto della grazia che santifica l’uomo per la vita eterna nell’unione con Dio. Appunto sulla via di questa rivelazione-attuazione, san Paolo pone in rilievo la continuità tra la più antica alleanza, che Dio stabilì costituendo il matrimonio già nell’opera della creazione, e l’alleanza definitiva in cui Cristo, dopo aver amato la Chiesa e aver dato se stesso per lei, si unisce con essa in modo sponsale, corrispondente cioè all’immagine dei coniugi. Questa continuità dell’iniziativa salvifica di Dio costituisce la base essenziale della grande analogia contenuta nella lettera agli Efesini. La continuità della iniziativa salvifica di Dio significa la continuità e perfino l’identità del mistero, del “grande mistero”, nelle diverse fasi della sua rivelazione - quindi in certo senso, della sua “manifestazione” - ed insieme dell’attuazione; nella fase “più antica” dal punto di vista della storia dell’uomo e della salvezza e nella fase “della pienezza del tempo” (Gal 4, 4).

4. È possibile intendere quel “grande mistero” come “sacramento”? L’Autore della lettera agli Efesini parla forse, nel testo da noi citato, del sacramento del matrimonio? Se non ne parla direttamente e in senso stretto - qui occorre esser d’accordo con l’opinione abbastanza diffusa dei biblisti e teologi - tuttavia sembra che in questo testo parli delle basi della sacramentalità di tutta la vita cristiana, e in particolare, delle basi della sacramentalità del matrimonio. Parla dunque della sacramentalità di tutta l’esistenza cristiana nella Chiesa e in specie del matrimonio in modo indiretto, tuttavia nel modo più fondamentale possibile.

5. “Sacramento” non è sinonimo di “mistero” (1). Il mistero infatti rimane “occulto” - nascosto in Dio stesso - cosicché anche dopo la sua proclamazione (ossia rivelazione) non cessa di chiamarsi “mistero”, e viene anche predicato come mistero. Il sacramento presuppone la rivelazione del mistero e presuppone anche la sua accettazione mediante la fede, da parte dell’uomo. Tuttavia esso è ad un tempo qualcosa di più che la proclamazione del mistero e l’accettazione di esso mediante la fede. Il sacramento consiste nel “manifestare” quel mistero in un segno che serve non solo a proclamare il mistero, ma anche ad attuarlo nell’uomo. Il sacramento è segno visibile ed efficace della grazia. Per suo mezzo si attua nell’uomo quel mistero nascosto dalla eternità in Dio, di cui parla, subito all’inizio, la lettera agli Efesini (cf. Ef 1, 9) - mistero della chiamata alla santità, da parte di Dio, dell’uomo in Cristo, e mistero della sua predestinazione a divenire figlio adottivo. Esso si attua in modo misterioso, sotto il velo di un segno; nondimeno quel segno è pur sempre un “rendere visibile” quel mistero soprannaturale che agisce nell’uomo sotto il suo velo.

6. Prendendo in considerazione il passo della lettera agli Efesini qui analizzato, e in particolare le parole: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa”, bisogna costatare che l’Autore della Lettera scrive non soltanto del grande mistero nascosto in Dio, ma anche - e soprattutto - del mistero che si realizza per il fatto che Cristo, il quale con atto di amore redentore ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, col medesimo atto si è unito con la Chiesa in modo sponsale, così come si uniscono reciprocamente marito e moglie nel matrimonio istituito dal Creatore. Sembra che le parole della lettera agli Efesini motivino sufficientemente ciò che leggiamo all’inizio stesso della costituzione Lumen Gentium: “. . . la Chiesa è in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1). Questo testo del Vaticano II non dice: “La Chiesa è sacramento”, ma “è come sacramento”, indicando con questo che della sacramentalità della Chiesa bisogna parlare in modo analogico e non identico rispetto a ciò che intendiamo quando ci riferiamo ai sette sacramenti amministrati dalla Chiesa per istituzione di Cristo. Se esistono le basi per parlare della Chiesa come di un sacramento, tali basi sono state per la maggior parte indicate appunto nella lettera agli Efesini.

7. Si può dire che tale sacramentalità della Chiesa è costituita da tutti i sacramenti per mezzo dei quali essa compie la sua missione santificatrice. Si può inoltre dire che la sacramentalità della Chiesa è fonte dei sacramenti, e in particolare del Battesimo e dell’Eucaristia, come risulta dal brano, già analizzato, della lettera agli Efesini (cf. Ef 5, 25-30). Bisogna infine dire che la sacramentalità della Chiesa rimane in un particolare rapporto con il matrimonio: il sacramento più antico.


Ai fedeli di espressione francese

Chers Frères et Sœurs,

En parlant de la soumission et de l’amour mutuels des époux, l’auteur de la lettre aux Ephésiens se réfère à l’amour du Christ qui “a aimé l’Eglise et s’est livré pour elle”, faisant de l’Eglise son corps, autrement dit il se réfère à l’acte rédempteur du Christ dans sa révélation définitive; mais il rapproche cela du premier dessein de Dieu sur sa création, exprimé au début de la Bible: “L’homme quittera son père et sa mère, et les deux ne seront qu’une seule chair”. Et il ajoute: “C’est là un grand mystère: je l’entends du Christ et de l’Eglise”.

 Ainsi, comme je l’ai développé en italien, le mystère du salut dans le Christ prolonge, manifeste et réalise pleinement le mystère déjà inscrit dans la création et révélé en partie au début: c’est toujours l’amour mystérieux de Dieu pour l’humanité, son projet d’union avec elle, par adoption, et son appel conséquent à la sainteté; et ce mystère est proclamé, accepté dans la foi, manifesté et actualisé à travers des “signes” qui sont de l’ordre sacramentel. L’Eglise, unie au Christ comme une épouse, est elle-même, dit justement le Concile Vatican II, “comme un sacrement”: sa sacramentalité est la source des sacrements, notamment du baptême et de l’Eucharistie, et elle demeure dans un rapport particulier avec le mariage, le “sacrement” le plus ancien.

Vous laissant le soin d’approfondir ce mystère, je salue cordialement tous les pèlerins de langue française.

* * *

J’ai noté en particulier la présence des religieux Oblats de Marie Immaculée, avec leur Supérieur général, le Père Fernand Jetté. Je sais l’œuvre courageuse et fructueuse que vos frères ont accomplie, non seulement dans les missions populaires, à l’intérieur, mais pour implanter l’Eglise au grand nord de l’Amérique comme au centre de l’Afrique; je vous encourage à poursuivre l’évangélisation que requiert notre époque, avec le zèle du bienheureux fondateur Mgr Eugène de Mazenod, né voici deux cents ans. Que, par vous, la Parole de Dieu atteigne les extrémités de la terre et pénètre en leur fonds les cœurs et les mentalités! L’Eglise vous en remercie.

Je pense aussi aux Provinciaux européens des Pères Rédemptoristes: aidez vos frères à travailler, selon votre charisme, au salut des âmes.

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Je salue encore les prêtres Missionnaires Scalabriniens, qui exercent un ministère dévoué et combien nécessaire auprès des migrants en Europe; je vous encourage à chercher un nouveau souffle dans votre cours de Renouveau.

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Des travailleurs migrants, notamment les mineurs de Rozelay, il y en a dans le pèlerinage des diocèses d’Autun et de Belley, dont je salue avec affection tous les membres conduits par leurs Pasteurs, notamment Mgr le Bourgeois; je vous souhaite, chers amis, de faire ici l’expérience d’une grande communion dans l’Eglise.

En ce jour de fête de la naissance de la bienheureuse Vierge Marie, je la prie d’obtenir joie et réconfort à tous les pèlerins, que je bénis de tout cœur.

Ai pellegrini di lingua inglese

Dear brothers and sisters,

In the letter to the Ephesians, the author quotes a text that is contained in the Book of Genesis: “For this reason a man shall leave his father and mother and be joined to his wife, and the two shall become one”. He cites these words not only to point out the unity of husband and wife, but also to present this unity in connection with the mystery of Christ and the Church. The author of the Letter makes an analogy between the union of husband and wife, and the union that exists between Christ and the Church. He points out the relationship between marriage as the plan that God revealed in the beginning and the definitive revelation of the fact that Christ loved the Church and gave himself up for her. Christ’s redemptive love is hereby seen to have a spousal nature and meaning. All of this, in the words of the author, is characterized as being “a great mystery, and I mean in reference to Christ and the Church”.

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We are all very happy to note the presence of the group of young boys from Malta, who have been serving Mass in Saint Peter’s Basilica during the summer months. May God reward you for your generous service, and bless you and your families at home.

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My cordial greetings go to the delegation from San Francisco, California, led by the Mayor. Your visit is especially appreciated, coming as it does in connection with the centenary of Saint Francis of Assisi. May God’s blessings descend in abundance on your illustrious city.

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I am happy to extend a special welcome to the new students at the North American College. Remember always that you have come to Rome in order to get to know Christ better. If you are humble, you will discover him in prayer, in the Sacred Scriptures and in all your studies. Dear seminarians, in Rome you will have many splendid opportunities to open your hearts ever more to Jesus Christ, the Son of God and High Priest of salvation.

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It is a joy for me today to welcome the Delegates from the Third International Congress of the World Confederation of Neurosciences who have come to Rome for this audience. I convey to you my prayerful good wishes for the success of this important Congress. I am confident that your scientific discussion will enable medical science to make further progress in the field of genetics and pre- and post-natal diagnosis and treatment, to the benefit of couples and of the unborn child.

Precisely because of the great technical advances of our day, it becomes necessary, as I mentioned in the Apostolic Exhortation “Familiaris Consortio”, “to recover an awareness of the primacy of moral values, which are the values of the human person as such. . . . Science is called to ally itself with wisdom” (IOANNIS PAULI PP. II Familiaris Consortio, 8).

May your meeting contribute to the attainment of his ideal. To all of you goes the expression of my deep respect and esteem.

Ai gruppi di espressione tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In dieser eindrucksvollen Zusammenkunft von Menschen vieler Sprachen und Kulturen heiße ich auch euch herzlich willkommen.

In italienischer Sprache habe ich soeben meine Auslegung jener berühmten Stelle aus dem Epheserbrief der Heiligen Schrift fortgesetzt, in der uns die Augen geöffnet werden für die tiefe Wahrheit und die hohe Berufung der Ehe zwischen Mann und Frau, vor allem wenn diese sich als Christen bekennen.

Immer wieder vergleicht der Autor dieses Briefes dort die Ehe mit der innigen Lebensgemeinschaft, die Christus mit seiner Kirche in der Kraft seiner Erlöserliebe eingegangen ist. In diesem Zusammenhang heißt es dann: ”Darum wird der Mann Vater und Mutter verlassen und sich an seine Frau binden, und die zwei werden ein Fleisch sein“ (Eph. 5, 31). Dies ist ein Zitat aus dem ersten Buch der Heiligen Schrift, aus der Genesis. Es handelt sich hier um die grundlegende Aussage der Bibel über die Ehe, un sie meint jede Ehe, die von Menschen auf dieser Erde geschlossen wird.

Um so überraschender ist darum die unmittelbare Fortsetzung des Textes im Epheserbrief: ”Dies is ein tiefes Geheimnis; ich beziehe es auf Christus und die Kirche“. Mann und Frau in der Ehe - Christus und seine Kirche: diese beiden scheinbar so unterschiedlichen Beziehungen haben im Licht unseres Glaubens etwas Gemeinsames: beide sind ein Zeichen für die erlösende Zuwendung Gottes zu dieser Menschheit, zu seiner ganzen Schöpfung.

Diese Liebe Gottes, ”das tiefe Geheimnis“, will durch viele unserer Lebensvollzüge offenbar werden. Wünschen wir uns gegenseitig, daß uns dies oft und deutlich gelingt! In diesem Sinne segne ich die Priester unter euch, vor allem die Gruppe der Jubilare aus der Diözese Würzburg, dazu die Theologiestudenten aus dem Seminar in Linz an der Donau; ich segne ebenso die Ordensleute unter euch, auch alle Männer und Frauen aus dem Laienstand, vor allem die großen Gruppen aus den Diözesen Salzburg und Graz. Die Treue Gottes sei allezeit mit euch!

Ai fedeli di espressione spagnola

Amadísimos hermanos y hermanas,

Doy mi cordial saludo de bienvenida a esta Audiencia a las personas y grupos de lengua española, procedentes de España y de diversos Países de América Latina.

El autor de la Carta a los Efesios, al citar el libro del Génesis, “por esto dejará el hombre a su padre y a su madre y se unirá a su mujer, y serán dos en una carne”, lo hace no tanto para recordar la unidad de los cónyuges, sino para presentar el misterio de Cristo con la Iglesia, del cual deduce la verdad sobre la unidad de los esposos. Ese gran misterio es el tema central de toda la revelación. En él se fundamenta la sacramentalidad de toda la vida cristiana, especialmente la del matrimonio.

Al principio de la Constitución “Lumen Gentium” leemos: “La Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano”. Tal sacramentalidad de la Iglesia está constituida por todos los sacramentos mediante los cuales ella realiza su misión santificadora, sobre todo a través del Bautismo y la Eucaristía.

* * *

Entre los grupos aquí presentes, saludo de modo particular al Coro “Madrigalistas Vicente Emilio Sojo”, de Caracas, y a la Cantoría Antonio Lauro, de Cabudare, también de Venezuela.

Que vuestra participación en los actos religiosos sea una ocasión para vivir vosotros mismos y testimoniar cada día más la fe en Cristo en medio de vuestros hermanos.

A todos los aquí presentes de lengua española mi afectuosa Bendición Apostólica.

Ai gruppi di espressione portoghese

Saúdo afectuosamente os peregrinos e ouvintes de língua portuguesa!

Reflectimos hoje sobre um “grande mistério” de que São Paulo fala na carta aos Efésios. O Apóstolo põe a união do esposo e da esposa em referência à união de Cristo com a Igreja. Por esta analogia diz que este mistério é grande. Traz em si uma “boa nova” e, ao mesmo tempo, inicia a obra da salvação, como fruto da graça que santifica o homem para a vida eterna, na união com Deus. Aqui se encontra a base da sacramentalidade do matrimónio, enquanto manifesta e realiza no homem, por meio de um sinal, este grande mistério da salvação.

Dou-vos a minha bênção para que toda a vossa vida seja marcada pela união com Deus.

A un gruppo proveniente dalla Jugoslavia

Sia lodato Gesù e Maria. Saluto i pellegrini di Novi Sad e nella odierna festa della Madonna voglio che voi, cari pellegrini, rimaniate sempre fedeli a Gesù e Maria. Il Papa vi benedice.

Preghiera alla Madonna Nera di Jasna Góra

1. Dzisiaj wito narodzenia Matki Bożej - uroczystość bardzo czczona w różnych sanktuariach i na wielu miejscach naszej Ojczyzny.

“Niech Twe Narodziny, Bogurodzico, rzucą światło na wszystkie Kościoły” - tak modli się dzisiejsza liturgia.

2. Wspominamy co roku z początkiem września wydarzenia drugiej wojny światowej, które tyle ofiar pociągnęły za sobą na naszej ojczystej ziemi.

W duchu wiary staramy się patrzeć na to straszliwe żniwo śmierci - poprzez tajemnicę Twoich Narodzin.

W tym świetle wielka wspólnota Narodu ogarnia wszystkich Rodaków, których pochłonęły wydarzenia wojenne lat 1939-45. Oni żyją w naszych sercach.

3. Równocześnie zaś, obchodząc święto Twych Narodzin, o Pani Jasnogórska, ogarniamy najwyższą troską tych, którich wydarzenia obecnego stanu wojennego oderwały od ich rodzin, od ich zwyczajnego życia i pracy.

Troszczymy się o los internowanych, którym społeczeństwo i Kościól może przychodzić z pomocą.

Coraz bardziej troszczymy się o los więzionych i skazywanych, do których społeczeństwo i Kościół prawie że nie ma przystępu.

Z najwyższym niepokojem myślimy o tych, który w więzieniu posuwają się do strajku głodowego.

4. Ci wszyscy nasi bracia i siostry należą do wielkiej wspólnoty Narodu, podobnie jak należało owych sześć milionów, którzy oddali życie podczas drugiej wojny światowej.

Naród ma prawo i obowiązek troszczyć się o nich, ma prawo zabiegać, ażeby w stosunku do więźniów były przestrzegane wszystkie prawa człowieka.

Szyż nie jesteśmy wyznawcami tego Chrystusa, który powiedział: “Byłem w więzieniu, a przyszliście do Mnie” (Matth. 25, 36).

Tobie, Pani Jasnogórska, Matko uwięzionego Chrystusa, polecamy wszystkich internowanych i więzionych z powodu stanu wojennego y naszej Ojczyźnie.

Diamo una traduzione in italiano del discorso in polacco del Papa.

1. Ricorre oggi la festa della Natività della Madre di Dio, solennità tanto celebrata nei diversi Santuari e in molti luoghi della nostra Patria.

“La tua Natività illumini tutte le Chiese”, così prega l’odierna liturgia.

2. Ogni anno, all’inizio di settembre, ricordiamo gli avvenimenti della seconda guerra mondiale, che hanno causato tante vittime nella nostra terra natale.

Cerchiamo di guardare a questa luttuosa tragedia in spirito di fede, attraverso il mistero della tua Natività.

In questa luce la grande comunità della Nazione abbraccia tutti i connazionali, che sono stati travolti negli avvenimenti della guerra negli anni 1939-45. Essi vivono nei nostri cuori.

3. Celebrando la festa della tua Natività, o Signora di Jasna Góra, abbracciamo, al tempo stesso, con la più grande sollecitudine coloro che dagli avvenimenti dell’attuale stato di guerra sono stati distaccati dalle loro famiglie, dalla loro vita abituale e dal lavoro.

Ci sta a cuore la sorte degli internati, che la società e la Chiesa possono aiutare.

Ci sta a cuore sempre più la sorte dei detenuti e condannati, ai quali la società e la Chiesa quasi non hanno accesso.

Con la massima inquietudine pensiamo a coloro che nel carcere si spingono fino allo sciopero della fame.

4. Tutti questi nostri fratelli e sorelle appartengono alla grande comunità della Nazione, così come appartengono quei sei milioni, che hanno dato la vita durante la seconda guerra mondiale.

La Nazione ha il diritto e il dovere di aver sollecitudine per loro, ha il diritto di adoperarsi affinché nei confronti dei prigionieri siano rispettati tutti i diritti dell’uomo.

Non siamo forse confessori del Cristo che disse “ero . . . carcerato e siete venuti a trovarmi”?

A te, Signora di Jasna Góra, Madre di Cristo imprigionato, raccomandiamo tutti gli internati ed i carcerati a causa dello stato di guerra nella nostra Patria.

Ai gruppi italiani

Rivolgo ora, un saluto particolare a tutti i partecipanti al Congresso promosso dal Segretariato degli Enti di Assistenza ai Carcerati. Carissimi, il vostro servizio di prevenzione e di assistenza nei confronti di tanti fratelli che hanno bisogno di ritrovare il retto cammino, è suggerito da una profonda generosità, ispirata ai principi della più nobile umanità e dell’amore cristiano. Soprattutto chi ha deviato necessita di un sostegno particolare per costruirsi interiormente la gioiosa speranza di un laborioso e valido reinserimento nella società. A tutti gli Organismi e le persone che si adoperano per questo elevato scopo di rieducazione, va il mio augurio, il mio plauso, il mio incoraggiamento, la mia benedizione.

* * *

Saluto anche i fedeli di Ravanusa, che celebrano quest’anno il 350° anniversario di fondazione della loro parrocchia. Carissimi, nel raccomandarvi di tener alte le vostre tradizioni di fede, invoco l’assistenza divina su di voi, sui vostri familiari e su tutti i vostri concittadini, con un particolare pensiero per quelli che hanno dovuto emigrare in cerca di lavoro, e tutti benedico di cuore.

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Saluto inoltre e benedico i membri del Circolo Dalmine di Castel Volpino.

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Il mio pensiero va poi a tutti i giovani presenti a questa Udienza. Oggi, festa della Natività della beata Vergine Maria, vi saluto con le parole di san Giovanni Damasceno, grande devoto della Madonna, pronunciate per questo giorno: “Venite tutti con letizia a celebrare la nascita della Letizia del mondo intero . . ., oggi è per il mondo l’inizio della salvezza”. La gioia per la nascita di Maria inondi i vostri cuori e vi aiuti a guardare al vostro avvenire con tanta speranza, con fiducia invitta nella sua protezione. Maria saprà fare di voi uomini e cristiani maturi.

* * *

Anche a voi, cari ammalati, giunga la mia parola affettuosa e l’invito a gioire per la nascita dell’Immacolata Madre di Dio. Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità. Voi lo sapete, il dolore se unito a quello del Redentore ha un grande ed insostituibile valore salvifico. Intuite, allora, la preziosità inestimabile della vostra grande missione, sulla quale invoco le consolazioni di Maria, le gioie più profonde che per voi ha preparato il suo purissimo Cuore di Madre.

* * *

Il mio speciale saluto va ora agli Sposi novelli qui presenti. Sin dalla sua nascita, Maria occupa un posto privilegiato nel disegno di Dio, essa è la “Vergine che darà alla luce un Figlio” (Is 7, 14): il Sole di giustizia, Cristo nostro Dio (Liturgia odierna). Vergine, Sposa e Madre, Maria sia il modello a cui si ispira la vostra unione fedele, indissolubile, feconda. Mentre vi auguro ogni vera gioia, vi affido a lei perché sia l’ispiratrice ed il sostegno continuo del vostro indefettibile amore in questa vita, destinato a perpetuarsi nell’eternità.


(1) Il “sacramento”, concetto centrale per le nostre considerazioni, ha fatto nel corso dei secoli una lunga strada. La storia semantica del termine “sacramento” occorre iniziarla dal termine greco “mystèrion”, che, per dir il vero, nel Libro di Giuditta significa ancora i piani militari del re (consiglio segreto, cf. Iudit. 2, 2), ma già nel Libro della Sapienza (Sap. 2, 22) e nella profezia di Daniele (Dn. 2, 27) significa i piani creativi di Dio e il fine che Egli assegna al mondo e che sono rivelati soltanto ai confessori fedeli.

In tale senso “mystèrion” appare solo una volta nei Vangeli: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio” (Mc. 4, 11 e par.). Nelle grandi lettere di San Paolo quel termine ritorna sette volte, con punto culminante nella lettera ai Romani: “. . . secondo il Vangelo che io vi annunzio e il messaggio di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni, ma rivelato ora . . .” (Rm. 16, 25-26).

Nelle lettere posteriori avviene l’identificazione del “mystèrion” con il Vangelo (cf. Ef. 6, 19) e perfino con lo stesso Gesù Cristo (cfr. Col. 2, 2; 4, 3; Ef. 3, 4), il che costituisce una svolta nell’intendere il termine; “mystèrion” non è più soltanto il piano eterno di Dio, ma la realizzazione sulla terra di quel piano, rivelato in Gesù Cristo.

Perciò nel periodo patristico si cominciano a denominare “mystèrion” anche gli eventi storici attraverso cui si manifesta la volontà divina di salvare l’uomo. Già nel II secolo, negli scritti di Sant’Ignazio di Antiochia, di San Giustino e Melitone, i misteri della vita di Gesù, le profezie e le figure simboliche dell’Antico Testamento sono definiti con il termine “mystèrion”.

Nel III secolo cominciano ad apparire le più antiche versioni in latino della Sacra Scrittura, nelle quali il termine greco è tradotto sia col termine “mystèrion”, sia col termine “sacramentum” (ad es. Sap. 2, 22; Ef. 5, 32), forse per esplicito distacco dai riti misterici pagani e dalla neoplatonica mistagogia gnostica.

Tuttavia, originariamente il “sacramentum” significava il giuramento militare, prestato dai legionari romani. Dato che in esso si poteva distinguere l’aspetto di “iniziazione ad una nuova forma di vita”, “l’impegno senza riserva”, “il servizio fedele fino al rischio di morte”, Tertulliano rileva queste dimensioni nel sacramento cristiano del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia. Nel III secolo viene quindi applicato il termine “sacramentum” sia al mistero del piano salvifico di Dio in Cristo (cfr., ex. gr., Ef. 5, 32), sia alla sua concreta realizzazione per mezzo delle sette fonti della grazia, chiamate oggi “sacramenti della Chiesa”.

Sant’Agostino, servendosi di vari significati di quel termine, chiamò sacramenti i riti religiosi sia dell’Antica che della Nuova Alleanza, i simboli e le figure bibliche come pure la religione cristiana rivelata. Tutti questi “sacramenti”, secondo Sant’Agostino, appartengono al grande sacramento: il mistero di Cristo e della Chiesa. Sant’Agostino influì sull’ulteriore precisazione del termine “sacramento”, sottolineando che i sacramenti sono segni sacri; che hanno in sé somiglianza con ciò che significano e che conferiscono ciò che significano. Contribuì quindi con le sue analisi ad elaborare una concisa definizione scolastica del sacramento: “signum efficax gratiae”.

Sant’Isidoro di Siviglia (VII secolo) sottolineò in seguito un altro aspetto: la misteriosa natura del sacramento che, sotto i veli delle specie materiali, nasconde l’azione dello Spirito Santo nell’anima dell’uomo.

Le somme teologiche del XII e XIII secolo formulano già le definizioni sistematiche dei sacramenti, ma un significato particolare ha la definizione di San Tommaso: “Non omne signum rei sacrae est sacramentum, sed solum ea quae significant perfectionem sanctitatis humanae” (III, qu. 60 a. 2).

Come “sacramento” fu da allora in poi intesa esclusivamente una delle sette fonti della grazia e gli studi dei teologi si appuntarono sull’approfondimento dell’essenza e dell’azione dei sette sacramenti, elaborando, in via sistematica, le linee principali, contenute nella tradizione scolastica.

Solo nell’ultimo secolo è stata prestata attenzione agli aspetti del sacramento disattesi nel corso dei secoli, ad esempio alla sua dimensione ecclesiale e all’incontro personale con Cristo, che hanno trovato espressione nella Costituzione sulla Liturgia (n. 59). Tuttavia il Vaticano II torna soprattutto al significato originario del “sacramentum-mysterium”, denominando la Chiesa “sacramento universale della salvezza” (Lumen Gentium, 48), sacramento, ossia “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1).

Il sacramento è qui inteso - conformemente al suo significato originario - come realizzazione dell’eterno piano divino relativo alla salvezza dell’umanità.

 

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