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MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
PER IL 40° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE
DEI DIRITTI DELL'UOMO

 

A sua eccellenza Dante Caputo
presidente della XLIII assemblea generale
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il 10 dicembre 1948, adottando e pubblicando la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’assemblea generale delle Nazioni Unite intendeva rispondere alle preoccupazioni di un momento storico in cui "il mancato riconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo ha condotto ad atti di barbarie che ripugnano alla coscienza dell’umanità". L’assemblea generale voleva anche affermare che una delle più grandi aspirazioni dell’uomo è di veder riconoscere la dignità della persona umana, e auspicava un mondo in cui tutti godessero della libertà di parlare e di credere. In questo senso, la Dichiarazione esprime l’ideale comune da raggiungere da parte di tutti i popoli e tutte le nazioni, attraverso progressive misure di ordine nazionale e internazionale.

La celebrazione del quarantesimo anniversario della Dichiarazione fornisce una nuova occasione di vedere in quale misura gli ideali, accettati dalla maggior parte della comunità internazionale dei popoli nel 1948, siano stati rispettati e anche di valutare la realtà della promozione dei diritti e delle libertà nelle diverse legislazioni nazionali e, più ancora, nella coscienza degli individui e delle collettività.

So che durante i trascorsi quarant’anni sono state prese importanti decisioni da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e che sforzi considerevoli si sono attuati per sostenere gli ideali della Dichiarazione e per creare gli strumenti giuridici propri per mettere in atto i suoi principi fondamentali. Si tratta di un merito indiscutibile delle Nazioni Unite. Ma ancora non si è giunti al termine del cammino, come testimoniano i numerosi lavori delle commissioni "ad hoc", istituite per precisare l’applicazione dei principi, per elaborare adeguati strumenti giuridici e per esaminare le violazioni dei diritti umani dovunque si verifichino.

In questo spirito, si rivela indispensabile che i responsabili della vita pubblica agiscano con rinnovata determinazione, affinché gli stati garantiscano ai cittadini l’effettivo godimento dei diritti umani. Solo a questo prezzo si potrà raggiungere quel livello superiore di civiltà auspicato dagli estensori della Dichiarazione.

Come non vedere, infatti, che ancora oggi centinaia di milioni di esseri umani hanno costantemente minacciati i loro diritti alla vita, alla libertà, alla sicurezza; che non viene rispettata l’uguaglianza tra tutti né la dignità di ciascuno; che nuove barriere vengono innalzate per motivi legati alla razza, al colore, al sesso, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche o altre convinzioni, all’origine nazionale o sociale? E che dire ancora di certe violazioni più sottili, ma che recano offesa ugualmente ai diritti delle persone e dei gruppi?

La Chiesa, da parte sua, ha ricevuto dal fondatore Gesù Cristo il compito di proclamare l’uguale dignità di tutte le persone in quanto figli di Dio. Ella non ha mancato, nel corso di questi quarant’anni, di riaffermare il fondamento trascendente dei diritti umani e di incoraggiare le iniziative per promuovere questi diritti. Secondo l’insegnamento della Chiesa, i diritti dell’uomo sono fondati in Dio creatore: egli ha dato ad ognuno l’intelligenza e la libertà; egli ha voluto che l’organizzazione della società sia posta al servizio dell’uomo.

Signor presidente, nell’attuale circostanza, sono lieto di rinnovare all’Onu i miei fervidi auguri perché la sua azione al servizio dei diritti umani sia feconda, perché questi diritti costituiscono la base di un ordine sociale giusto e, contemporaneamente, l’ideale comune da perseguire. Sono convinto che questa azione contribuisca efficacemente a rafforzare per il mondo intero le vie di una pace stabile e che questa sia la risposta migliore alle aspirazioni essenziali espresse nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Dal Vaticano, 6 dicembre 1988.

IOANNES PAULUS PP. II



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