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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AL BRASILE PER LA «CAMPAGNA DI FRATERNITÀ»

Mercoledì, 28 febbraio 1990

 

Cari fratelli e sorelle in Gesù Cristo, cari brasiliani,

1. In questo incontro di inizio di Quaresima vi saluto augurandovi tutto il bene, esortandovi alla conversione a Dio in una vita più degna e cristiana.

La Quaresima è tempo di cammino verso la Pasqua. La Chiesa è santa in Cristo ma peccatrice in noi. Perciò, in tutta la Quaresima risuona nella Liturgia questo invito: “Lasciatevi riconciliare con Dio. Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2 Cor 5, 20; 6, 2).

Per entrare nel cammino della conversione ci è fatta una triplice proposta: ascolto della Parola di Dio, preghiera e penitenza personale e comunitaria, con la pratica delle buone opere. E inizia in Brasile una nuova Campagna della Fraternità.

2. La Chiesa vuole il bene di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Guidata dai Vescovi, maestri ed educatori della fede del popolo cristiano, amministratori dei misteri di Dio o costruttori dell’unità del Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa concentrerà ora il suo impegno di evangelizzare nel tema “Fraternità e donna”, avendo come motto “Donna e uomo, immagine e somiglianza di Dio”.

Molto buona questa scelta, così come la ricerca della novità della Campagna: interpellazione diretta all’essere proprio della donna e dell’uomo, in ciò che i due sono l’uno per l’altra, in ordine alla conversione personale e comunitaria, per la costruzione di una società più giusta e fraterna, anche per la donna.

3. Effettivamente, la donna, così come l’uomo, è una persona; è l’unica creatura che Dio ha voluto per se stessa: l’unica ad essere espressamente fatta ad immagine e somiglianza di Dio che è amore. Proprio per questo, non può realizzarsi pienamente se non in un sincero dono di se stessa. Da qui l’origine della “comunione”, nella quale si deve esprimere l’“unità dei due” e la dignità personale, sia dell’uomo che della donna (cf. Lett. Apost. Mulieris dignitatem, 10).

Così, né l’uomo è superiore alla donna, né la donna all’uomo. Ciò non vuol dire che i due sono uguali in tutto. Ciascuno dei due possiede la totalità e la dignità dell’essere umano, ma non nella stessa forma. La donna intende il suo compimento e la sua vocazione, come persona, secondo la ricchezza degli attributi della femminilità, che ha ricevuto nel giorno della creazione e che trasmette di generazione in generazione, come sua maniera peculiare di essere immagine di Dio, oscurata dal peccato e redenta in Gesù Cristo (Gal 3, 27-28).

4. Con le sue qualità specificatamente femminili, anche la donna è chiamata a costruire un mondo nuovo, partecipando alla vita sociale e alla santità della Chiesa. È importante che, in questa sua fondamentale uguaglianza all’uomo, non perda di vista la sua complementarità e soprattutto la sua massima nobiltà: “Essere immagine e somiglianza di Dio”.

Lo specchio riflette l’“immagine” solo quando si trova nel posto giusto, riceve la luce necessaria ed è pulito. Lo “specchio”, sia per l’uomo che per la donna, è Cristo; la luce viene da Dio; e il luogo giusto è segnato dalla legge etica (“ethos”) incisa in ogni cuore. La Parola di Dio proclama che, laddove la donna abbandona il suo essere “immagine” e “somiglianza” di Colui che è Amore, c’è un imperativo di conversione, per lei o per gli altri. Si impone la necessità di liberarsi dal male, dal peccato. Di tutto ciò che offende l’altro; l’offesa “diminuisce” non solo chi la subisce ma anche chi la commette.

5. La durezza del cuore umano, ferito dalle conseguenze del peccato originale, nel corso della storia, ha danneggiato e sconvolto il piano del Creatore, anche per quanto riguarda la donna, immagine di Dio. Ora, bisogna che percorriamo insieme il cammino della conversione, ritornando alla volontà originale del Signore.

Rivolgo il mio appello per la donna brasiliana e a favore della donna brasiliana, né schiava, né regina, solamente donna:
- donna-bambina: perché sia guardata come fiore raro, ma semplice che, al fiorire, nell’alba della vita, vuole ricevere e riflettere la luce di Dio;
- donna-ragazza: sole di una mattina di primavera, per la limpidezza dello sguardo ad irradiare speranza, bisognosa di rispetto, fiducia e dignità;
- donna-adulta: sole del mezzogiorno, con la sua dignità semplice, la sincerità e il candore, per illuminare e dare calore, con la riflessione serena, con la rettitudine dello spirito e con l’armonia con cui si presenta, si veste e si orna;
- donna-anziana: ombra che scende, accogliente, con naturale affetto materno e peculiare saggezza e prudenza, vivendo nella donazione, nel desiderio di servire la felicità del prossimo, la felicità dei suoi simili.

A tutte le donne brasiliane e a tutti i brasiliani, in tutte le situazioni e in tutti gli ambienti, rivolgo il mio appello. Ringraziate Dio e pregate per tutte e per ognuna: per le madri, per le sorelle, per le mogli, per le consacrate a Dio nella verginità, per quelle che si dedicano e si consumano come immagini di Dio e che sanno essere signore, e per le altre.

E chiediamo alla Donna, Maria di Nazaret, “specchio di giustizia”, per la elevazione del Brasile, con l’aiuto della donna brasiliana, che la Madonna Aparecida aiuti tutti, come frutto della Campagna della Fraternità, a “camminare nella fede, nella carità e in una unione più perfetta con Dio”. Con questa preghiera, benedico tutti:

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.



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