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  FESTA DELLA PURIFICAZIONE DELLA SS.MA VERGINE MARIA

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII*

Cerimonia della Presentazione dei Ceri
Giovedì, 2 febbraio 1961

 

Diletti figli!

Gli innumerevoli ceri, che in tutte le parti del mondo hanno come precorso il sorgere della festa odierna, volgono gli occhi e i cuori alla esaltazione e all'amore a Cristo benedetto, Sole di giustizia. Egli è luce a rivelazione delle genti, e gloria del suo popolo [1] : « Multis enim modis illuminat, et variis donis credentium animas illustrat: Egli illumina in tanti modi, e con diversi doni rischiara le anime dei credenti » [2].

In Oriente e in Occidente, il 2 febbraio è festa della luce, che il Divino Redentore ha portato nel mondo, nascendo dalla

Vergine Santissima: è festa della gioia di tutte le genti, unite in un solo palpito di fede e di amore coi figli dell'antico Israele. È Nostro vivo desiderio che gli artistici e simbolici ceri, qui amabilmente recati, siano apportatori di luce e di gioia. L'anno scorso, in questa stessa circostanza, annunziandone la destinazione ai più celebrati santuari della terra, esprimemmo la fiducia che essi fossero come « un invito ai fedeli di ogni stirpe e di ogni lingua ad unirsi al Papa nella preghiera » [3]. La risposta a quel gesto fu ovunque fremito di anime commosse e ben disposte.

Quest'anno desideriamo proporre una altrettanto vasta destinazione, che, ne siamo certi, toccherà il cuore di tutti i Nostri figli.

Invieremo cioè tre ceri alle città capitali di ogni nazione : il primo e il secondo da affidarsi alla casa religiosa maschile e femminile di più rigida osservanza, e di più antica data; il terzo a disposizione dell'Ordinario per quell'opera o istituzione, che più gli sta a cuore.

Da questa Nostra Roma, che affratella le universali rappresentanze di Ordini e Congregazioni religiose; dall'Urbe, che è « praesidens universo coetui caritatis » [4], questi ceri del 1961 dirameranno dunque un triplice messaggio, recante alcune precise intenzioni. Anzitutto la fioritura di apostoli per la Chiesa e la società. La prima destinazione alle case religiose di più rigida mortificazione e penitenza vuole affermare, una volta di più, la preminenza dei doveri di culto e della totale consacrazione alla vita di preghiera su qualsiasi altra forma di apostolato; e al tempo stesso sottolineare la grandezza e la necessità delle vocazioni a questo genere di vita. Il sacrificio e la immolazione preparano infatti le schiere, sempre rinnovantesi, di apostoli e di confessori per il Regno di Cristo. La società ha bisogno di sacerdoti, di religiosi, di religiose : ha bisogno di famiglie sane e generose, che non pongano ostacoli all'opera di Dio, e siano liete di offrire al Signore in gioioso sacrificio la loro porzione forse più bella e promettente : adolescenze che si aprono al domani con lo sguardo puro e il cuore vibrante di entusiasmo : giovinezze ardenti di fede e di amore per Iddio e per la Chiesa.

I ceri accesi nel silenzio austero di tante case religiose sparse nel mondo saranno come la esaltazione di questa necessità di apostoli santi : e ricorderanno altresì agli apostoli della vita attiva il valore imprescindibile della preghiera e della rinuncia, per procurare conquiste non effimere, che permangono oltre il volgere del tempo.

La seconda intenzione vuole incoraggiare lo sforzo degli uomini retti e buoni, occupati seriamente alla soluzione felice dei grandi e faticosi problemi della pace.

È nelle Nostre consuetudini, voi lo sapete, volgere la attenzione più acuta non tanto su ciò che procura tristezza, ma su quanto edifica ed allieta. I motivi di scoramento e di recriminazione non mancano in una visione pur realistica delle cose di questo mondo : ma ben più notevoli e degni di incoraggiamento sono gli elementi di giudizio e di fatto, che sottolineano il buon volere e la costante attività delle pur numerose anime rette e fervide, i cui sforzi fanno sperare su un avvenire migliore, per lo stabilimento della pace, che vuol essere trionfo di verità e di giustizia, e più sincera intesa tra i popoli. A questo tendono le assemblee e i consessi internazionali, le ricerche scientifiche, gli incontri di cultura e ogni altra lodevole intrapresa, che sia elemento di unificazione apportatore di prosperità futura.

Il cero luminoso sarà incitamento a perseveranza di buon lavoro. Che è mai tutto questo se non esercizio di carità e sostanza purissima di. Vangelo? Il fuoco è un bel simbolo della carità. « L'ardore del fuoco — osserva S. Tommaso — significa l'amore » [5]. La terza intenzione, che affidiamo al simbolismo di questi ceri, è infine quella che tanto Ci sta a cuore, ed a cui consacriamo le Nostre umili forze : il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo.

La sua finalità, fin da questa fase di preparazione, è, come dicemmo giusto un anno fa, quella di segnare « come il passaggio dell'Angelo del Signore su tutte le anime, a risveglio di energie, a palpito di fraterna dedizione, ad elevazione verso la Chiesa santa, cattolica ed apostolica » [6]. Irradiazione sempre più vasta è questa del Regno di Dio : rinnovamento generale della vita cristiana; impostazione dei metodi di apostolato adatta alle necessità odierne per la conquista missionaria a Cristo Signore.

Presso le opere scelte dai singoli Arcivescovi e Vescovi — che potranno essere ospedali, o seminari, o nuove parrocchie di periferia, o cappelle interne di opifici — il cero ardente richiamerà quanti vi si raccolgono intorno in preghiera, alla necessità di adeguarsi interiormente alle esigenze di vita individuale e sociale, che il Concilio suggerisce. Diletti figli! Vi ringraziamo per il dono degli artistici ceri, che Ci hanno dato modo di volgere l'attenzione a realtà così alte ed edificanti.

Affidiamo l'esaudimento dei Nostri voti alla gloriosa Vergine Maria, sanctissima corpore, castissima moribus, omniumque pulcherrima (Notkero, Sequenza per la Purificazione; dal Sequenzale di S. Gallo). Essa, che, presentato Gesù al tempio, lo offrì alla letizia del santo vecchio Simeone, vorrà suscitare in tanti cuori la risposta generosa ai Nostri desideri : e Ci darà la gioia di vedere condivise le comuni speranze.

 


* Discorsi, messaggi, colloqui vol. III, pp. 142-145.

[1] Luc. 2, 32

[2] S. Cyrilli Alex. In Ioann. IV, 4; MG 73, 623

[3] L'Osservatore Romano, 3 febbraio 1960.

[4] S. Ignatii ad Rom., MG 5, 685.

[5] Comm. in Evang. S. Ioann. c. 5, lect. VI.

[6] L'Osservatore Romano cit.

 



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