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SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

PAROLE DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

Giovedì, 21 giugno 1962

 

Venerabili Fratelli, diletti figli!

Compiuta la liturgica processione, devotissima e incomparabile, deposto il Santo Sacramento sull'altare, vogliate gradire una parola.

Questa innanzitutto vuole essere una nota ripetuta e sonora di adorazione a Gesù, Re immortale e glorioso dei popoli e dei secoli; poi un incoraggiamento al nostro spirito, che sa di godere della soavità salutare della assicurazione infallibile del Divino Redentore e Maestro: Ecce ego vobiscum sum, io sono con voi! [1]. Tale è, infatti, la Santa Eucaristia, sempre con noi nel quotidiano servizio della vocazione propria di ciascuno; con noi nelle pacifiche conquiste della Chiesa universale.

Il Corpus Domini di quest'anno segna un grande punto di arrivo della santa impresa del Concilio Ecumenico, al cui successo Ci siamo consacrati.

Ieri le Commissioni preparatorie han conchiuso il loro buon lavoro. In realtà, la scintilla che, quasi timidamente, si accese il 25 gennaio 1959, a S. Paolo fuori le Mura, è divenuta oggi la grande fiamma, che si solleva da questa Eucaristica manifestazione.

Nell'imminenza del Concilio nulla può meglio richiamare i motivi che ne hanno ispirato la convocazione; nulla può meglio farne pregustare i preziosi ordinamenti e il primo frutto, che ne attendiamo, cioè: rendere più solida la compattezza e l'unione del corpo mistico di Cristo, a segnacolo più visibile della prima nota caratteristica della Chiesa cattolica, che è l'unità, come la volle il suo divin Fondatore.

Sì, sì, il Sacramento dell'altare è esaltazione, la prima, la fondamentale dell'insegnamento e della volontà di Cristo Nostro Signore: l'unum sint, l'unum sint [2] della preghiera della sua ultima cena!

Dagli annunci evangelici, alle pagine della letteratura cristiana primitiva, balza viva la immagine del grano e dell'uva raccolti dai campi e dai colli per farne pane e vino del grande Sacramento.

Questa unità palpita nel Vangelo, sollecita l'adesione sincera di ogni uomo retto e generoso alla parola ed all'esempio di Gesù, e riceve conferma nell'atto di fede, che si è sollevato questa sera, come dall'immensa piazza, che ci aduna, così da tutti i punti della terra.

Umilmente sì, ma con animo grande, noi qui rappresentiamo in realtà tutte le genti, nella varietà delle stirpi e delle civiltà, in consonanza mirabile — non mai sentita come ora — di anelito all'unione ed alla fraternità.

Oh! le parole del Libro Actus Apostolorum di S. Luca, in quella prima raffigurazione della universalità dei credenti, tutti chiamati nella Pentecoste sul Sion alla stessa fede, tutti fatti capaci di intendere simultaneamente, per celeste prodigio, la voce di Pietro, Principe degli Apostoli.

Eccoli: « Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea, Cappadocia, Ponto, Asia proconsolare, Frigia, Panfilia, Egitto, Libia di Cirene, senza contare i pellegrini di Roma, sia Ebrei che proseliti, e quelli di Creta e dell'Arabia » [3].

Diletti figli! Può non intenerirsi il cuore del Papa che vi parla — autentico, per quanto umilissimo, successore di S. Pietro — nel ricordo di quei popoli antichi, nominati dagli Atti? Noi conoscemmo le terre da loro un tempo abitate. La Provvidenza Ci fece dimorare presso i loro discendenti, in gran parte depositari ancora dei ricordi della religione antica dei loro avi, e per diritto di divina conquista in virtù del sangue di Gesù Redentore, sempre chiamati a partecipare all'arcano disegno della salvezza del mondo intero. Altri nomi ora; altre tradizioni e generazioni sovrapposte: ma tutte in aspirazione della stessa società universale dell'unus Dominus, dell'una fides, dell'unum baptisma [4].

Raccolta, ormai, da quasi quattro anni l'eredità di Papa Pio XI che Ci inviò nel prossimo Oriente, e di Papa Pio XII, che di là Ci trasse per inoltrarCi, in Occidente, all'esperienza di ulteriori servizi della Santa Sede e delle anime, in questo vespero davvero splendente, i Nostri occhi contemplano la mondiale estensione di quella iniziale enumerazione degli Atti. Essa comprende ogni popolo e nazione: quae sub coelo est [5]. All'umanità, che Gesù è venuto a salvare, questa è l'ora per la Chiesa di offrire i doni dell'unità e della pace, che il Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo misticamente rappresenta.

Unitas et pax! Conclamazione alta, solenne, incoraggiante. Questo continua ad essere il compito precipuo della Chiesa Santa, che si solleva al di sopra degli interessi personali dei singoli uomini e delle singole nazioni.

La Chiesa come di ogni popolo così di ogni uomo, è difesa, presidio e magistero; ed innanzitutto, nella sua struttura e nel suo ministero, essa è la « societas ipsa Sanctorum — ce lo rammentava stamane S. Agostino nel Breviario — ubi pax erit et unitas piena atque perfecta: società di santi, dove ci sarà pace ed unità piena e perfetta » [6].

La liturgia del Corpus Domini è il dispiegamento, in faccia al cielo e alla terra, di quanti siamo i componenti del mistico gregge e di quanto abbiamo.

Facciamoci coraggio : coraggio. Siamo qui, adunati dall'Urbe e dall'Orbe, con gli umili doni del nostro amore.

Ecco: alla cupola festosa del tempio massimo fanno corona le due braccia del colonnato, su cui prolungano la loro testimonianza, in espressive statue di pietra, gli uomini insigni di venti secoli di cristianesimo: martiri, confessori, dottori.

Pacifica vittoria di Cristo: servizio universale della sua Chiesa: trionfo di unità e di pace. Qui siamo e ci sentiamo sulle soglie del Concilio, che questa basilica adunerà nel prossimo ottobre.

Una sola fede, a tutti comune; una comune partecipazione alle stesse fonti della grazia; un palpito solo di preghiera, di sacrificio e di lavoro per il nome, il regno e la volontà del Signore.

Qui tutto vuol essere concordia e armonia, che converte i cuori, modera le cupidigie. Tutto vuol volgersi ad edificazione: Vangelo vissuto, mitezza praticata, giustizia santa penetrata di carità, e fatta circolare tra uomo e uomo, tra popolo e popolo.

* * *

O Gesù: vedi come da ogni altare e da ogni cuore cristiano in questo giorno più sentita e commossa si innalza la preghiera :

O Gesù, riguardaci dal tuo Sacramento come il Dottore Angelico ti invoca e ti invoca con lui la Santa Chiesa [7]. O Iesu, bone pastor: questo è il gregge tuo, il gregge che tu hai adunato dai quattro punti della terra; il gregge che ascolta la tua parola di vita, e si propone di custodirla, di praticarla, di diffonderla. È il gregge che ti segue docile, o Gesù; e che nel Concilio Ecumenico ama tanto vedere riflesso il tuo volto amabile nei lineamenti della Chiesa tua, madre di tutti, madre che a tutti apre le braccia e il cuore, e che tutti i suoi vescovi attende qui trepidante e fiduciosa.

O Gesù, cibo soprasostanziale delle anime, a te accorre questo popolo immenso. Esso si volge a penetrare la sua umana e cristiana vocazione di nuovo slancio, di interiore virtù, con prontezza al sacrificio, di cui Tu desti saggio inimitabile verbo et exemplo, con la parola e con l'esempio.

Fratello nostro primogenito, Tu hai preceduto, o Cristo Gesù, i passi di ciascun uomo, Tu hai perdonate le colpe di ciascuno; tutti e ciascuno tu sollevi a più nobile, più convinta, più operosa testimonianza di vita.

— O Gesù, panis vere, unico e solo cibo sostanzioso delle anime, raccogli tutti i popoli attorno alla mensa tua: essa è divina realtà sulla terra, è pegno di favori celesti, è sicurezza di giuste intese tra le genti, e di pacifiche competizioni per il vero progresso della civiltà.

— Nutrìti da Te e di Te, o Gesù, gli uomini saranno forti nella fede, gioiosi nella speranza, operosi nelle molteplici applicazioni della carità.

Le volontà sapranno superare le insidie del male, le tentazioni dell'egoismo, le stanchezze della pigrizia. E agli occhi degli uomini retti e timorati apparirà la visione della terra dei viventi, di cui il progrediente cammino della Chiesa militante vuol essere l'immagine, nell'atto di far risonare nel mondo universo le prime voci, arcane e soavissime, della città di Dio.

— Sì, o Gesù : Tu nos pasce, nos tuere. Tu nos bona fac videre in terra viventium. Amen. Alleluia!


[1] Matth. 28, 20.

[2] Io. 17, 21.

[3] Act. 2, 9-II.

[4] Eph. 4, 5.

[5] Act. 2, 5.

[6] S. Aug. Ep. Tract. 26 in Ion., n. 13 - Migne PL 35, col. 1612.

[7] Cfr. Sequentia in festo SS.mi Corporis Christi

  



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