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 RADIOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE
GIOVANNI XXIII

A CHIUSURA DEL XVI CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE ITALIANO DI CATANIA*

Domenica, 13 settembre 1959


 

« Cantemus Domino, gloriose enim magnificatus est »: cantiamo inni al Signore, poiché è stato gloriosamente esaltato! [1]

Amiamo ripetere queste parole di lode e di riconoscenza al Divino Salvatore, nel momento così solenne in cui, Venerabili Fratelli e diletti figli, vi stringete palpitanti di amore attorno al trono eucaristico di Gesù, al chiudersi del XVI Congresso Eucaristico Nazionale. Esso ha visto folle numerose di credenti confluire in questi giorni a Catania da ogni parte di Sicilia e d'Italia.

Oh! come ricordiamo Catania, dai giorni felici del Nostro incontro con il suo venerato Arcivescovo Cardinale Nava, che Ci volle ospiti nella sua casa, al Nostro passaggio di là nel 1923, mentre eravamo applicati al servizio di ripresa e di fervore delle energie di cooperazione missionaria in Italia, a cui Ci aveva avviati due anni prima Papa Benedetto XV, di tanto cara e pia memoria.

La città dell'Etna, assisa quale splendida regina di fronte al mare Ionio, e cinta dal maestoso scenario di naturali bellezze, che le fanno corona, ricca di monumenti millenari, ma più ricca ancora di gloriose memorie cristiane, è stata — dunque — il centro di vibranti manifestazioni in onore del Santissimo Sacramento dell'Altare.

Per questo il Nostro cuore è stasera particolarmente vicino a voi, e gode di esprimervi, col prezioso ausilio delle onde radiofoniche, la Nostra viva compiacenza. Ed è naturale che, guardando ai fervidi tributi di amore e di lode resi all'Eucaristia, Noi aggiungiamo l'omaggio della Nostra personale devozione, a conforto della fede comune, ed a suggello della nuova pagina di pietà, che i diletti figli d'Italia hanno esemplarmente scritta nei fasti della loro storia religiosa.

Le vostre preghiere, i vostri canti, i solenni riti ai quali avete assistito, si sono rivolti incessantemente in adorazione del Pane eucaristico, che le lezioni dei valenti Maestri del Congresso hanno presentato ai vostri occhi in tutto il suo vivificante splendore. E volendo riassumere quanto è stato compiuto durante questi giorni, Noi ben possiamo additare nel culto dell'Eucaristia l'espressione più luminosa e completa della religione cattolica.

In verità, il Sacramento dell'Altare è chiamato, nell'atto stesso della Consacrazione del calice, « Mysterium fidei », mistero della fede, e cioè il compendio vivente di tutto il Credo cattolico. Da esso, infatti, s'irraggia il Sole di giustizia, Gesù, unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Vittima incruenta di riconciliazione tra la terra e il Cielo. In esso è il memoriale perenne del sacrificio, da Lui offerto sul Calvario per la nostra salvezza. In esso Egli è presente come Capo del Corpo Mistico, fonte dei Sacramenti, che danno fecondità e bellezza al giardino spirituale della Chiesa.

Antivedendo il trionfo, che l'ignominia della Croce gli avrebbe meritato, Gesù disse un giorno: « Quando sarò esaltato da terra, trarrò tutto a me » [2]. Queste parole si addicono bene al Pane eucaristico per la dovizia dei celesti tesori che esso in sé racchiude. Sì, anche il Sacramento dell'Altare è centro di misteriosa attrazione.

I venti secoli di progresso delle scienze, delle arti, della cultura, e dell'economia, i mutamenti avvenuti nel campo politico e sociale non hanno diminuito il valore delle parole di Cristo: « In verità, in verità vi dico: se non mangerete la carne del Figliuol dell'uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita... Questo è il pane che è disceso dal Cielo... Chi mangia di questo pane vivrà in eterno » [3].

Sovrastando pertanto con la forza della nostra fede e il fervore delle nostre acclamazioni le voci confuse degli oppositori, che non mancarono mai, e guardando allo stuolo innumerevole di martiri e di santi, che dalla Eucaristia hanno attinto il segreto e la forza della loro grandezza, noi insieme ripetiamo a Gesù: « Signore, dateci sempre di questo pane », poiché voi siete « il pane di vita » [4].

Venerabili Fratelli e diletti figli ! Non Ci soffermiamo nell'illustrare il significato della quarta domanda del Padre Nostro, scelta a tema del Congresso. Ma in quest'ora solenne desideriamo sottolineare la triplice prerogativa di quel « Pane quotidiano », che i figli della Chiesa devono chiedere ed attendere, con fiducia e desiderio, dalla provvidenza del Padre celeste.

a) Esso dev'essere anzitutto un pane nostro, chiesto cioè in nome di tutti. « Il Signore — ammonisce in proposito S. Giovanni Crisostomo — ha insegnato nel Pater a rivolgere a Dio una preghiera anche a nome dei fratelli. Egli vuole, cioè, che non s'innalzino a Dio suppliche avendo di mira soltanto i propri interessi, ma anche quelli del prossimo. Egli intende con ciò combattere le inimicizie e reprimere l'arroganza » [5].

b) Dev'essere inoltre un pane sostanzioso, che è quanto dire, necessario al nostro sostentamento. E poiché l'uomo è composto di corpo e di spirito immortale, il pane che occorre domandare a Dio sarà non soltanto il pane « temporale », ma, come osserva sapientemente il Dottore Eucaristico S. Tommaso, soprattutto il pane « spirituale », che è Dio stesso, verità da contemplare e bontà da amare ; ed inoltre il pane « sacramentale », ossia il Corpo del Salvatore, segno e viatico di vita eterna [6].

c) La terza dote, infine, non meno importante, del pane quotidiano, è che esso sia uno, cioè, simbolo e causa di unità. « Quemadmodum enim corpus illud Christo iungitur, ita et nos per panem hunc unimur » — continua S. Giovanni Crisostomo — : « Come infatti quel corpo è unito a Cristo, così anche noi siamo uniti per mezzo di questo pane » [7].

Non v'è dubbio che il pane eucaristico è figura e sorgente di unità nel Corpo Mistico, sia per le menti che illumina e induce alla professione delle medesime verità divine, sia per le volontà che accende d'una medesima fiamma d'amore di Dio e del prossimo: fiamma, che non rimane occultata entro le mura del focolare domestico, o del tempio, ma che tende di sua natura a espandersi e incendiare.

Oh! se l'Eucaristia fosse dai cristiani meglio compresa, più degnamente e frequentemente ricevuta. Quanto più copiosi sarebbero i frutti di concordia, di pace, di spirituale decoro che ne deriverebbero alla Chiesa e al mondo intero. Quanti problemi che agitano le menti sarebbero più prontamente ed efficacemente risolti, grazie allo spirito di sincera e perfetta fratellanza, che previene nei singoli individui pericolose iniziative, e preserva dal compromesso con le forze e le seduzioni del inondo.

Infatti la vera devozione Eucaristica porta alla lealtà, alla rettitudine, alla dirittura morale, anche a costo di sacrificio personale in vista. del bene comune. Non esitiamo, anzi, di affermare che governanti e popoli sono destinati a restare in balìa dei naturali egoismi e delle divisioni, se non conformano le loro leggi a quelle norme di giustizia e di amore cristiano, di cui il Sacramento dell'Altare è la vera ed inesauribile sorgente. Non si veda, dunque, nella Eucaristia il bene soltanto del fedele comunicante, ma, al dire dell'Angelico Dottore, « il bene comune spirituale di tutta la Chiesa, che è ivi sostanzialmente presente » [8].

Venerabili Fratelli e diletti figli ! Nella lezione del Breviario della solennità di S. Agata si legge questa edificante espressione: « Multo praestantior est christiana humilitas et servitus regum opibus ac superbia »: « La cristiana umiltà dei servi di Dio è molto superiore alle ricchezze ed alla superbia dei re » [9].

Questo sentimento di umiltà e di volonteroso servizio di Dio e della sua Chiesa vi ha condotti alla odierna professione di fede e di amore, che d'ora innanzi sarà più generosa che per il passato, dopo l'atto di consacrazione dell'Italia, da voi compiuto, al Cuore Immacolato di Maria.

Noi confidiamo che, in forza di quest'omaggio alla Vergine Santissima, gli Italiani tutti con rinnovato fervore venerino in Lei la Madre del Corpo Mistico, di cui l'Eucaristia è simbolo e centro vitale; imitino in Lei il modello più perfetto dell'unione con Gesù, nostro Capo; a Lei si uniscano nell'offerta della Vittima divina, e dalla sua materna intercessione implorino per la Chiesa i doni della unità, della pace, soprattutto una più rigogliosa e fedele fioritura di vocazioni sacerdotali. In tal modo la consacrazione diverrà, un motivo di sempre più serio impegno nella pratica delle cristiane virtù, una difesa validissima contro i mali che ne minacciano, e una sorgente di prosperità anche temporale, secondo le promesse di Cristo.

O Pane divino, disceso dal Cielo, per dare la, vita al mondo! O Pastore amabile delle anime nostre, dal vostro trono di gloria, ove « Dio nascosto n avvivate le famiglie e i popoli con la vostra, grazia, riguardate alla diletta Nazione Italiana, che è tutta spiritualmente unita davanti a Voi, per rinnovarvi l'espressione della sua fedeltà e del suo amore. Ad essa avete fatto l'incomparabile dono di essere prescelta a sede del vostro Vicario in terra; da secoli essa canta le vostre lodi dalle sue cattedrali, dalle splendide tavole dei suoi artisti, dalle opere dei suoi poeti, dalla vita semplice e operosa delle sue città antiche. Fate che i suoi figli del territorio metropolitano, e i suoi emigranti che con tanta soddisfazione incontrammo nelle vie del mondo in Oriente e in Occidente, eredi consapevoli e fedeli della devozione dei padri, rimangano stretti a Voi nella fermezza della fede, nella certezza della speranza, nell'ardore della carità. Dall'altare, ove perennemente rinnovate il vostro sacrificio, siate sempre per essi il Maestro, il Consolatore, il Salvatore, Colui che dà il nutrimento che preserva dalla corruzione e dalla morte.

Vi raccomandiamo in particolar modo i malati, i poveri, gli indigenti e quanti chiedono pane e lavoro, per tutti e per ciascuno implorando il conforto della vostra Provvidenza; vi preghiamo per le famiglie, affinché siano centri fecondi di vita cristiana; vi presentiamo i giovani, speranza della Chiesa e della Patria, affinché, preservati dai pericoli dell'anima e del corpo, si preparino in serietà e letizia ai doveri della vita; vi preghiamo per i sacerdoti, per gli alunni del Santuario, per le anime consacrate, per gli educatori, per i lavoratori. Su tutti discenda l'abbondanza della vostra grazia, affinché l'Italia, che da Voi trae la sua vera grandezza, continui ad essere esempio di virtù gentili e generose, culla di santi, centro di verità e di luce.

Confortati da tale fiducia, a degno coronamento di questa devota glorificazione del « Pane degli Angeli », « fattosi cibo di noi viatori », impartiamo di gran cuore a tutti i presenti alla solenne cerimonia, con la persona o con lo spirito, e in primo luogo al degnissimo Nostro Cardinale Legato, ai Signori Cardinali, allo zelante Arcivescovo di Catania e ai Nostri Fratelli nell'Episcopato la confortatrice Benedizione Apostolica.

 


*  AAS. vol. LI, 1959, pp. 709-714.

[1] Ex. 15, 1.

[2] Io. 12, 32.

[3] Io. 6, 54, 59.

[4] Io. 6, 34, 35.

[5] In Matth. c. VI, homil. XIX; MG 57, 278.

[6] Cfr. Comm. in Matth. c. VI.

[7] In Epist. I ad Cor. Homil. XXIV, 2; PG. t. Cd. col. 200.

[8] Sum. Theol. 3, q. 65, a. 3, ad 1.

[9] Cfr. Brev. Rom. in festo S. Agatae.

 



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