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DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII
AI CARDINALI, AI PRESULI,
AI DOCENTI E A TUTTI GLI ALUNNI
IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE
DELL'ANNO ACCADEMICO
DEL PONTIFICIO ATENEO LATERANENSE
*

 

Venerabili Fratelli e figli Nostri,

Il proposito di un primo contatto con l'antico focolare dei Nostri studi ecclesiastici in Roma all'inizio del nuovo ed inatteso servizio che la Provvidenza volle affidare alle Nostre povere forze, oggi si adempie. E ne siamo felici.

Ci sta ancora negli occhi, e Ci fa trasalire ancora il cuore, lo spettacolo incomparabile della folla dei Nostri figli di Roma accorsi, la scorsa Domenica, lungo le vie dell'Urbe nel Nostro ritorno dal Laterano al Vaticano, disposti in proporzioni così imponenti e toccanti di rispetto e di giubilo da doverCene per sempre ricordare nella Nostra vita. Ci eravamo incontrati fra gli splendori dell'Arcibasilica Nostra intorno all'altare, in venerazione del Libro, in adorazione del Calice, e sotto la ineffabile carezza della grande benedizione impartita dal balcone immenso della facciata monumentale sopra le innumerevoli fronti chinate e sopra i cuori esultanti.

A così breve distanza e come a continuazione prolungata di uno stesso rito, eccoCi qui ancora raccolti sotto le ombre sacre del Laterano, ancora riverenti innanzi al Libro Divino, in attesa del gorgoglìo misterioso dello stesso Calice di salute e di benedizione.

Che è mai questa ripresa degli studi del Pontificio Ateneo Lateranense per il nuovo Anno Accademico, se non un più alto richiamo al Libro, al gran Libro Divino, scompartito nei due Testamenti, esaltato dalle voci della preghiera dei secoli cristiani, ed offerto alla attenzione, allo studio profondo delle nuove generazioni germoglianti sotto l'impeto della vocazione santa, e della grazia divina che prepara i sacerdoti e gli apostoli futuri del regno di Gesù sulla terra e della sua Chiesa Santa? In grande umiltà, amiamo dirvelo, ma con viva soddisfazione: l'esserCi subito presentati ai Nostri figli di Roma sotto le sembianze del Buon Pastore, così semplicemente, al primo introdurCi nel solco del Nostro veneratissimo Antecessore Pio XII, di santa memoria, Ci infonde nel cuore un grande sentimento di sicurezza e di coraggio, come di chi si senta già inoltrato oltre la porta luminosa che dischiude il cammino verso la vetta più alta, su cui splendono le responsabilità supreme del Romano Pontificato nel titolo riservato al Principe degli Apostoli: Pastor pastorum.

Dal vicino altare della Nostra Arcibasilica a queste aule sacre del Nostro Pontificio Ateneo passa una stessa corrente di luce e di grazia celeste. Infatti l'occupazione prevalente dello studio universitario delle Scuole Ecclesiastiche consiste nella ricerca e nella illustrazione della scienza divina, che quel Libro contiene e riassume, non a semplice contemplazione della verità religiosa, o attinente alla dottrina teologica o filosofica, ma anche a deduzione di indirizzi pratici per l'apostolato delle anime che resta sempre il supremo ideale della vita di ogni ecclesiastico che si rispetta, e intende riuscire nella santa Chiesa del Signore pietra solida di costruzione, e non ciottolo informe ed inutile di infausta dispersione.

L'accordo, presto trovato e conservato con fedeltà fra l'esercizio delle fervorose energie pastorali e il culto perenne dei buoni studi, fu e resta una delle consolazioni più pure della vita sacerdotale.

Il grande dottore della Chiesa S. Gerolamo, giunto ad una età veneranda, si compiaceva di confidare al suo caro Nepoziano i conforti della sua senescenza con parole che fanno sempre piacere a sentirle, in ogni età : « Quanti hanno saputo arricchire ed ornare la loro adolescenza honestis artibus (cioè di buone discipline) e si abituarono per tempo a trascorrere i giorni e le notti nella meditazione della legge del Signore, coll'invecchiare si fanno più dotti: nell'analisi del pensiero e della espressione verbale, più tersi e chiari; in progresso di tempo più saggi, e gustano con dolcezze i frutti degli antichi e diletti studi » (1). PerdonateCi l'accenno alla esperienza altrui. Non amiamo trattenerCi a lungo col vegliardo di Betlemme, quasi a titolo di consolazione, per chi si avvicina a lui nel computo degli anni vissuti.

É a voi, giovani alunni della sapienza celeste, che l'anima Nostra si volge di preferenza. Il fiero Dalmata passò attraverso i bagliori di un mondo senescente e corrotto per nascondersi e cercare le vere dolcezze della solitudine Palestinese.

A poco più di un secolo di distanza, un figlio autentico di Roma condotto sulle rive del Bosforo a servizio della Santa Sede seppe approfittare di una solitudine che egli si creò con alcuni pochi amici destinati poi tutti — lui da Roma e dal Laterano, gli altri sugli avamposti della cattolicità di allora — ad accendere le fiaccole preservatrici della verità e del Vangelo per i tempi più oscuri. Parlo di S. Gregorio Magno, il Pontefice più illustre dell'antichità, il cittadino più insigne del Laterano, una delle glorie più pure della Chiesa Cattolica in ogni tempo.

Diletti figli: se volete educarvi alla saggezza, se volete gustare qualcosa di esaltante in perennità il vostro spirito, rendetevi familiari alla lettura dei XXXV libri dei Morali di S. Gregorio Magno.

Lo abbiamo citato innanzi a voi in questa circostanza solenne, perchè ve ne resti più vivo il ricordo, l'ammonimento e l'incoraggiamento agli studi. Ed amiamo dirvi gli studi ecclesiatici, posti in funzione di preparazione alla vita pastorale che vuol essere l'onore precipuo del vostro sacerdozio. Richiamandovi a questo nome glorioso, sappiamo di godere del compiacimento celeste dei Nostri due immediati Predecessori nel Pontificato Romano, Pio XI e Pio XII. Il primo lasciava come eredità sacra a chi sarebbe venuto dopo di lui, tutta la immensa collezione Latina. e Greca del Migne, con un « ex-libris » stampato su ciascun volume semplice ed eloquente : « ad suum successorumque usum comparatis »; l'altro, Pio XII, ancora più bibliofilo del grande Bibliotecario Milanese e Vaticano, un deposito benissimo condizionato di amplissimi volumi di varia letteratura, tutto posto a servizio del grande impegno pontificale : più ancora che ad ornamento di un dotto in varie scienze e discipline, a nutrimento spirituale di un grande Pastore.

A voi giovani avviati verso le attrattive dell'aureola dottorale a corona dei vostri studi basti il richiamo di S. Gregorio; contiene insieme l'elogio e l'incoraggiamento:

« Il cielo è trapuntato di stelle, alcune nefaste, altre benefiche: Orioni o Hyadi. Così sono indicati i dottori della S. Chiesa. Passata l'epoca delle persecuzioni e dei martiri, essi, i dottori, fecero la loro apparizione, affinché la fede tornasse a splendere più nitida, e passato il verno della infedeltà e della violenza, il sole della verità rifulgesse più caldo e più vivido sul cuore dei fedeli. E bene i dottori sono comparati alle stelle Hyadi perchè — sentite che felici espressioni — ad statum universalis Ecclesiae quasi in coeli faeiem deducti — sempre i dottori — super arentem terram human pectoris, sanctae praedicationis inabres fuderunt... All'apparire della scienza dei dottori, la nostra mente imbre praedicationis infunditur, il calore della fede si accresce. La terra bagnata dalla pioggia della celeste dottrina fruttifica di più, mentre in alto il sole fiammeggia. Più copiosi sono i frutti delle opere buone a  misura che la fiamma della sacra erudizione arde più vivida nel cuore.

Dunque per opera dei dottori ogni giorno la scienza celeste si appalesa, per il lume interiore dello spirito si rinnova la primavera; nuovo sole splende ai nostri occhi, e rivelandosi per la illustrazione che i dottori ne fanno quotidianamente, sempre più la sua bellezza ci rapisce e ci esalta » (2).

Diletti figli: davanti a questa citazione di S. Gregorio Ci arrestiamo. pur avvertendo in cuor Nostro un desiderio di continuare questa conversazione con la vostra giovinezza, come nel buon tempo antico. Come in quel 1925,. cioè, che fu l'anno della completezza del Nostro sacerdozio, quando fummo inviati, in esercizio di obbedienza, quale rappresentante Pontificio nel vicino Oriente, e poi in Occidente, posti in condizione di esperienze preziose per il contatto con molta gente di vario carattere e di varia storia. Spesso Ci tornarono alla mente, riferendoCi ai Padri della Chiesa, familiari già al Nostro spirito ed al Nostro insegnamento. le altre parole di S. Gregorio nella sua Omelia XXV di commento al Vangelo: « Vagando qua e là mi incontrai nelle guardie notturne che custodiscono la città, perchè i Santi Padri che curano lo stato della Chiesa — Sancti Patres qui Ecclesiae statum custodiunt — vengono incontro ai nostri buoni studi, e con la loro parola e con i loro scritti ei forniscono informazioni e insegnamenti preziosi ».

L'amore di questi buoni studi, le informazioni e gli insegnamenti preziosi che i Padri e i Dottori diedero e continuano a darci, restino l'incoraggiamento più vivo e si trasformino in nobile affermazione di buoni propositi, perchè questo Anno Accademico, che oggi ufficialmente si inizia, riesca per ciascuno, e per tutti insieme, motivo di vera consolazione.

LasciateCi ora concludere con un ricordo personale. Ciò che nella vita fu particolarmente piacevole, si confida talora a pagine discrete, che, rilette poi a distanza di anni e di avvenimenti, riempiono il cuore di tenerezza e di letizia.

Chi ora vi parla, fu un giorno invitato dall'Emo Cardinale Vicario di Sua Santità, Basilio Pompili — chi non lo ricorda con rispettosa e sorridente simpatia? — a tenere, qui al Laterano, il posto del professore di patrologia, in quei giorni defunto. Quelle Nostre lezioni furono quindici di numero, poiché sopravvenne quasi subito l'obbedienza di lasciare il Movimento di cooperazione missionaria e di partire da Roma per il Prossimo Oriente.

Quelle quindici lezioni, dai Padri Apostolici a San Cipriano, Ci interessarono così vivamente, da rappresentare, a distanza di trentatre anni, motivo di umile ma sincera esaltazione.

Non sappiamo a che cosa il Nostro successo fosse dovuto: ma rammentiamo bene la festa e gli applausi con cui i Nostri cari alunni di quel tempo accompagnarono e sottolinearono ogni lezione, e la sorpresa al chiudersi inatteso di quell'insegnamento per Noi allora così spontaneo, ordinato e facile.

Lasciate che in tutta familiarità esprimiamo l'augurio che durante il corso dell'Anno Accademico tutte le lezioni, humiliter dicimus, riescano con eguale pienezza di soddisfazione e di letizia: nel senso dell'insegnamento dei Professori e dell'applicazione degli alunni.

Leviamo infine il Nostro pensiero affettuoso, formulando i voti più sereni, ai copiosi Istituti Ecclesiastici dell'Urbe, in uno stesso saluto beneaugurante e benedicente.

Essi trapuntano della loro luce questo bel cielo di Roma, a cominciare dalla Pontificia Università Gregoriana, con la iscrizione « religioni et bonis artibus » dell'antico frontone, a tutta la costellazione che la segue, egualmente dedicata alla illustrazione del Libro Sacro, alla formazione dei futuri apostoli della buona dottrina, alla gloria perenne della Chiesa santa e benedetta.

 


*  AAS. vol. L, 1958, pp. 1006-1010.

(1) Epist. 52, ad Nepotianum PL v. 22 col. 528-529.

(2) Morali di S. Gregorio, libro IX. cap. VI.

 



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