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DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII
AI PELLEGRINAGGI VENUTI A ROMA
PER I CONCISTORI

Aula della Benedizione
Giovedì, 18 dicembre 1958

 

Una grande letizia inonda l'animo Nostro, Venerabili Fratelli e diletti figli, nel vedervi qui stretti attorno a Noi, in questo centro spirituale e irraggiante dell'orbe cattolico, al culmine di una giornata, che nel fulgore di riti mirabili è stata il suggello luminoso degli avvenimenti di questi ultimi giorni, con tanto amore e interesse seguiti in tutte le parti del mondo.

Siete qui convenuti da molte Nazioni per stringervi festanti e commossi intorno ai vostri Pastori, o ad eletti figli delle vostre diocesi, testé chiamati, per i loro alti e diuturni meriti nel servizio della Chiesa, allo splendore della dignità cardinalizia. Uno dei Nostri primi pensieri, infatti, dal giorno in cui l'adorabile volontà del Signore volle chiamarCi alle responsabilità del Sommo Pontificato, fu quello di accrescere il Sacro Collegio di nuovi Membri, affinché sempre più efficacemente possa corrispondere alla molteplicità e al peso dei suoi altissimi uffici, che sono di illuminata collaborazione, di saggio consiglio e di valido appoggio alla Nostra opera di Capo della Chiesa.

Ed ecco dunque che oggi la Chiesa si presenta ai vostri occhi nella sua sommità e nei suoi organi direttivi più delicati; questa Chiesa antica e sempre nuova, combattuta e sempre vittoriosa, silenziosa ma sempre presente! Ecco tra voi, dopo i giorni di lutto, seguiti alla morte di Pio XII di venerata memoria, giorni in cui parve che il mondo, come stupefatto ed attonito, si fermasse, ecco il nuovo Papa, nuovo anello della lunga catena iniziata con S. Pietro; ecco il Sacro Collegio arricchito di novelle forze!

Non sono questi i segni della vitalità perenne della Chiesa, manifestazioni della sua volontà di sempre meglio corrispondere ai desideri e alle ansie dei suoi figli, e alle aspettative delle anime?

E la gioia di oggi vediamo riflessa ora sui vostri volti, come un riverbero di quel fulgore scarlatto che ha stamane imporporato le figure dei nuovi Cardinali; un raggio della loro dignità si comunica anche a voi tutti, diletti figli e figlie, come indicava il grande Papa Leone I ai suoi fedeli: « Nell'unità, infatti, della fede e del battesimo, abbiamo fra noi una società inseparabile, ma comune dignità, secondo le parole dell'Apostolo Pietro: " Voi siete un popolo eletto, un regale sacerdozio, gente santa popolo acquisito da Dio " [1]. Infatti il segno della croce eleva a dignità regia tutti coloro che sono stati rigenerati in Cristo, e l'unzione dello Spirito li fa sacerdoti » [2].

La comune esultanza di questo giorno non deve, tuttavia, dimenticare che, se tanto grande e sublime è la dignità del cristiano, non cessa, altresì, la lotta, che le potenze del male che da secoli conducono contro tutto ciò che proviene da Dio: fingono ancor oggi, come sempre, le due correnti della verità e dell'errore, dell'amore e dell'odio, della unione e della separazione, della pace e della guerra.

Che facciamo noi? Vogliamo dunque lasciarvi, diletti figli e come un triplice ricordo, che sgorga dal Nostro cuore paterno a indicarvi con semplicità e dolcezza quale sia il vostro dovere dell'ora.

1) Anzitutto, per essere intonati all'amabile letizia dell'odierna circostanza, vi rivolgiamo la parola del Salmista: Esultate! Exsultate iusti in Domino, rectos decet collaudatio (Ps. 32, I). Il messaggio del Salvatore Nostro Gesù fu infatti annunzio di letizia, fu la lieta novella; e sbaglierebbe completamente chi, come molti pensatori e poeti dei tempi passati, immaginasse il Cristianesimo come un qualcosa di lugubre e triste. No, il Cristianesimo è gioia; gioia nell'ordine e nella pace, con Dio, con sè stessi e col prossimo.

Ponetevi dunque fiduciosi nelle vie della giustizia, quella vera, che ci concilia col Signore, nell'esercizio della pietà religiosa, nel senso della purezza della vita, del rendere cioè a ciascuno ciò che gli appartiene; nell'assolvere alle proprie responsabilità di famiglia; nel corrispondere gioiosamente agli impegni dell'ordine sociale, proprio a ciascuno di voi.

Cercate la gioia, portando dappertutto una nota di sincerità, di rettitudine, evitando ciò che è bugia ed infingimento, perchè dalla propria vita zampilli un fiotto continuo di acqua viva, che sale fino alla vita eterna.

2) L'odierna solennità Ci suggerisce un secondo invito, che siamo certi accoglierete con animo aperto e generoso, perchè già è ragione e motivo della vostra vita: Siate sempre fedeli alla Chiesa e al Vicario di Cristo! Il nuovo Papa, i nuovi Cardinali — queste prove irrefutabili della perennità della Chiesa — si inseriscono nel movimento di progresso spirituale del mondo. E dovere dei cattolici è di favorire, con docile obbedienza e filiale sollecitudine, questo avanzare e procedere della Chiesa. Perciò stringetevi di più intorno al Papa ed a questa Sede Apostolica, e cooperate con tutte le vostre forze allo sviluppo della Chiesa.

Questo organismo ha in Roma il suo centro. Amore alla Chiesa ed al Papa vuole perciò anche dire amore di Roma: diffidare di altri centri e di altri focolari; guardarsi dalle seduzioni che in questi possono esercitare, a discapito del vero fervore religioso, a unico vantaggio della confusione e del disordine. Ciò domanda salda coscienza, occhi aperti e fuga di ogni allettamento e fascino incantatore. Questo vi raccomandiamo, con tutta la paterna premura dell'animo Nostro.

3) L'ultimo invito, che vuol essere anche un augurio, si richiama al Natale, al dolce mistero ormai imminente, nel procedere dell'anno liturgico. I nostri pensieri vanno con infinita tenerezza alle auguste persone in viaggio verso Betlem: a Gesù, rinchiuso nel seno immacolato di Maria; alla Madonna, esposta tutti i disagi, per il dovere dell'obbedienza a Dio e agli uomini; Giuseppe, che è con Lei, sposo umile e silenzioso, fedele e forte. Anche i Pastori e i Magi si apprestano al viaggio, che li porterà all'adorazione nella grotta.

Il corteo si muove. In quest'anno, nel grande corteo natalizio, figurano con più solennità anche il Papa in persona, e i grandi dignitari ecclesiastici: i nuovi Cardinali, con i rimanenti Principi della Chiesa; Vescovi venerandi; vi sono i vostri sacerdoti, modesti, ferventi  e apostoli; gli uomini di azione, ricchi di meriti e di esperienze; ad essi si uniscono giovinezze nuove, che si schiudono all'entusiasmo del ben fare, del meglio prepararsi alle responsabilità della vita, del migliorarsi per essere degni della grande e ardua missione del domani.

Tutti sono chiamati ad unirsi a questa schiera festosa di anime, che vanno a portare i loro doni al Figlio di Dio, e ad attingere forza, luce e coraggio per il proprio dovere quotidiano; perchè soltanto in Lui, per Lui e con Lui questo peso diventa fonte di gloria per il Signore, di utilità per il prossimo, di intima e indistruttibile pace per se stessi.

Che il Verbo del Padre, la cui « benignitas et humanitas » chi giorni contempleremo, apparsa nel mondo per salvare mini, conceda a voi tutti la pienezza delle sue grazie!

In pegno di esse, e a rinnovata testimonianza del Nostro affetto, siamo ben lieti di impartirvi di gran cuore la Nostra confortatrice Benedizione Apostolica, che intendiamo estendere altresì ai vostri cari, che da lontano vi hanno seguiti col desiderio e con la preghiera, ai vostri superiori e amici, alle vostre opere e intraprese, affinché « Dio sia tutto in tutti ».

 


[1] I Petr. 5, 9

[2] Sermo IV, ML. 54, 148-9.

 



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