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 SOLENNITÀ DELLA RISURREZIONE

RADIOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE
GIOVANNI XXIII
*

Sabato Santo, 28 marzo 1959


 

 

In questa sera, ancora velata di mestizia per il ricordo della morte del Salvatore, ma già pervasa di fremiti gioiosi nell'attesa della sua santa Risurrezione, la Nostra voce viene a voi, diletti figli d'Italia e del mondo intero, che religiosamente vi disponete a celebrare la solennità pasquale.

Tra poche ore, nelle maestose cattedrali e nelle sperdute cappelle delle terre di missione, nelle parrocchie di città e nelle umili pievi sparse sui monti e nelle campagne, ovunque una comunità cristiana si raduni con fede ed amore intorno ai suoi sacerdoti, risuonerà festoso nel cuore della notte il canto dell'Exultet, e si alzerà il primo Alleluia della soave melodia gregoriana.

Nella trepida aspettazione di questo annunzio, vi rivolgiamo, diletti figli, la Nostra parola. É il nuovo Papa, quest'anno, che con voi celebra la Pasqua, chiamato a reggere come Capo visibile la Chiesa, di cui il Divino Risorto è l'invisibile, unico Capo. Quale meravigliosa prova della perennità della Chiesa santa, Corpo mistico di Cristo, che dal Redentore attinge l'onda continua della vita, che la rende immortale! Quale commovente testimonianza della verità del fatto storico della Risurrezione di Gesù, che, avvenuta or sono venti secoli, forma il solido sostegno della società cristiana, l'alimento sicuro della sua fede, il motivo della sua speranza, lo stimolo della sua carità.

La Chiesa è viva, com'è vivo il suo Divino Fondatore ! La Chiesa avanza con la virtù stessa della vita, come Gesù, dopo essersi sottomesso al debito della natura mortale, procede vittorioso oltre la barriera di pietra, che i nemici suoi hanno posta a guardia della tomba! Anche per la Chiesa ci sono stati nel corso dei secoli altri nemici, che hanno cercato di chiuderla come in un sepolcro, celebrandone a volta a volta l'agonia e la morte. Ma essa, che ha in sé la forza invincibile del suo Fondatore, con Lui è sempre novellamente risorta, perdonando a tutti e assicurando serenità e pace agli umili, ai poveri, ai sofferenti, agli uomini di buona volontà.

Questo è il significato della imminente festività pasquale, che amiamo anzitutto proporvi, diletti figli, affinché la vostra fedeltà alla Chiesa mai non vacilli, ma anzi, radicati e fondati nella carità, sappiate partecipare con gioia e con generosità alla vita della vostra Madre, certi della sua vittoriosa sicurezza; pronti a lottare per difenderla, a spendervi per diffonderla, uniti nel testimoniarla: « solleciti — come dice S. Paolo — di conservare l'unità dello spirito mediante il vincolo della pace: un solo corpo e un solo spirito, come ancora siete stati chiamati ad una sola speranza per la vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo; un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti e per tutte le cose, e in tutti noi » [1].

Il gioioso mistero, che sta per rinnovarsi in questa notte di veglia orante, non ha soltanto la significazione a cui abbiamo accennato, ma ha altresì un valore, che investe ogni singolo cristiano nell'intimo santuario della sua vita spirituale, per configurarlo a Cristo Risorto. La Pasqua è per tutti un mistero di morte e di vita: per questo, secondo l'espresso precetto della Chiesa, che paternamente vi rammentiamo, ogni fedele è invitato in questo tempo a purificare la coscienza col Sacramento della Penitenza, immergendola nel Sangue di Gesù; ed è chiamato ad accostarsi con maggiore fede al Banchetto Eucaristico, per cibarsi delle carni vivificatrici dell'Agnello immacolato. Il mistero della Pasqua è dunque di morte e di risurrezione per ciascun credente.

Indicando le sofferenze del Signore, che per noi ha voluto essere « il disprezzato, l'ultimo degli uomini, l'uomo dei dolori che conosce il patire » [2], le celebrazioni pasquali invitano a morire al peccato, a « toglier via il vecchio fermento... il fermento della malizia e dell'iniquità » [3], per diventare nuova creatura. Se Colui che è Figlio di Dio per natura ha voluto « farsi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce » [4], noi, da Lui resi figli di Dio per grazia, abbiamo il dovere di imitare e di riprodurre i suoi atti. L'appartenere al Cristianesimo ci rende partecipi di questo mistero di morte spirituale con Cristo, secondo l'esortazione dell'Apostolo, che amiamo ripetervi: « Non sapete voi forse che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella morte di Lui? Siamo stati infatti sepolti insieme con Lui per il Battesimo nella morte: affinché, come Cristo risuscitò da morte per la gloria del Padre, così noi viviamo una nuova vita... Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale » [5].

La Pasqua nostra è dunque per tutti un morire al peccato, alle passioni, all'odio, alle inimicizie, a tutto ciò che è fonte di squilibrio, di amarezza e di tormento nell'ordine spirituale e materiale. Questa morte è infatti soltanto il primo passo verso una più alta meta: poiché la Pasqua nostra è altresì un mistero di vita.

Dobbiamo affermarlo con la stessa sicurezza degli Apostoli, e voi, diletti figli, dovete esserne convinti, come del più bel tesoro, che solo può impreziosire e rasserenare la quotidiana esistenza: il Cristianesimo non è quel complesso di fattori opprimenti, di cui favoleggia chi non ha fede : ma è pace, è letizia, è amore, è vita che sempre si rinnova, come il segreto pulsare della natura all'inizio della primavera. La fonte di questa gioia è nel Cristo Risorto, che affranca gli uomini dalla schiavitù del peccato, e li invita ad essere con Lui una nuova creatura, nell'attesa dell'eternità beata. Con quale forza penetrante risuoneranno tra poco le parole dell'Epistola della Messa : « Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, sedente alla destra di Dio; abbiate pensiero delle cose di lassù, non di quelle della terra. Poiché siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, che è la vostra vita, comparirà, allora anche voi comparirete con Lui nella gloria » [6].

In tutto il tempo pasquale la Chiesa farà risuonare il festoso annunzio: « Surrexit Dominus vere! ». Il Signore è veramente risorto! Questo si deve dire anche di ciascuno dei suoi fratelli: « Surrexit vere! ». É veramente risorto chi era in peccato! Sono risorti i dubbiosi, i diffidenti, i paurosi, i tiepidi ! Sono risorti i tribolati, i dolenti, gli oppressi, i miseri ! Questo è l'augurio che Noi vi facciamo, diletti figli, con l'affetto paterno del Nostro cuore, che racchiude in sé le gioie e le prove di tutti coloro, che la misericordia di Dio Ci ha affidati. La Nostra preghiera sale fervidamente al Divin Salvatore per tutti e per ciascuno di voi: per i sacerdoti e per le anime a Dio consacrate; per la gioventù balda e pensosa, futura speranza della Chiesa; per le famiglie cristiane, specialmente per quelle che nel loro grembo custodiscono con maggiore fedeltà e sacrificio il deposito prezioso di una numerosa figliolanza; per coloro cui l'età avanzata fa mirare con ferma speranza la Patria celeste; per coloro che studiano, che insegnano, che lavorano ; specialmente per gli operai che compiono pesanti lavori nelle ore del giorno e della notte; per i malati, che tanto Ci sono cari. A tutti vogliamo assicurare che non soltanto la Nostra particolare predilezione costantemente li segue, ma altresì che la loro vita, anche se nascosta ed umile, è tanto preziosa davanti a Dio: « Vita vestra abscondita est cum Christo in Deo».

Noi eleviamo anche una preghiera affinché la pace, figlia della mansuetudine e della buona volontà, possa durevolmente regnare fra le nazioni, tuttora inquiete per le nubi che di tanto in tanto offuscano l'orizzonte; preghiamo per i capi di Stato, con noi concordi nel riconoscere che la loro vocazione non li costituisce arbitri, ma tutori dei popoli, ai quali sono in dovere di assicurare il rispetto dei fondamentali diritti della personalità umana; preghiamo per coloro che tuttora soffrono per le conseguenze della passata guerra, a 14 anni dalla sua conclusione; e in special modo preghiamo per quei Venerabili Fratelli e figli, fra tutti a Noi carissimi, che, privi della famiglia, della patria, della libertà stessa, sono vivente e dolorosa testimonianza dei mali che colpiscono l'umanità, per la mancanza della vera pace e dei suoi frutti genuini.

E chi non vorrà comprenderCi e perdonarCi se, elevati per disposizione singolare di Provvidenza all'abbraccio pastorale e paterno di tutte le Nazioni della terra, egualmente chiamate ed educate lungo i secoli alla fede ed alla grazia di Gesù Salvatore, il Nostro cuore non sa trattenere un palpito di più ardente tenerezza per i figli di un popolo forte e buono, che incontrammo lungo il Nostro cammino, e con cui dividemmo la vita degli anni Nostri più vigorosi — dal 1925 al 1934 — al di là e al di qua del gran Bàlcano, in un esercizio di ministero spirituale, ispirato a scambievole sentimento di rispetto e di cristiana fraternità? Amiamo ricordare con sempre viva affezione quella brava gente laboriosa, onesta e sincera, la loro bella capitale Sofia, che Ci riconduce all'antica Sardica dei primi secoli cristiani : e alle epoche nobili e gloriose della loro storia.

Da molti anni ormai la visione di quel caro paese si è allontanata dai Nostri occhi: ma tutte quelle amabili conoscenze di persone e di famiglie restano vive nel Nostro cuore, e nella Nostra quotidiana preghiera.

Al ricordo dei Bulgari, in questa Pasqua del Signore, la prima del Nostro Pontificato, piace associare nel Nostro augurio e nel Nostro saluto benedicente quanti altri successivamente incontrammo sulle vie del prossimo Oriente, e dell'Occidente ancora, Turchi, Greci, e Francesi. tutti egualmente amabili verso la Nostra umile persona, tutti egualmente diletti nella luce e nell'amore di Cristo.

O Salvatore di tutte le genti; o Gesù, innocente vittima pasquale, che hai riconciliato i peccatori col Padre, effondi ogni desiderato dono su tutti e singoli i membri dell'umana famiglia, affinché questa tua luce che sta. per riaccendersi, discacci dalle menti le tenebre dell'errore: purifichi le intimità dei cuori: rischiari per ciascuno il tragitto della propria vocazione: e susciti nel mondo universo ardori ed imprese di carità, di giustizia, di amore e di pace.

 


*  AAS. vol. LI, 1959, pp. 241-245.

[1] Eph. 4, 3-6.

[2] Is. 53, 3.

[3] 1 Cor. 5, 7-8.

[4] Phil. 2, 8.

[5] Rom. 6, 3-4, 12.

[6] Col. 3, 1-4.

 



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