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 DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

AL PELLEGRINAGGIO DELL'ARCIDIOCESI DI LUCCA
IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE
DI ELENA GUERRA
*

Lunedì, 27 aprile 1959

 

Diletti figli e figlie di Lucca, con paterna gioia vi salutiamo all'indomani di quella che è stata, possiamo dire, la vostra festa, avendo Noi elevata agli onori degli altari la vostra concittadina, la Beata Elena Guerra, maestra di S. Gemma Galgani, che pure vi appartiene in modo tutto particolare.

Considerando la vita della B. Elena è proprio il caso di ripetere: « Mirabilis Deus in sanctis suis »! Mirabile veramente, perchè nella vita di questa Beata si vede quanto siano diverse dalle nostre le vie di Dio, il Quale, per raggiungere i suoi fini, « infirma mundi elegit... ut confundat fortia » [1]. Ma mirabile soprattutto, perchè in quell'intreccio di doti umane e soprannaturali così armoniosamente fuse nella sua persona, in quel succedersi di avvenimenti ora semplici ora grandiosi, si scorge come tutto converga al compimento di quella missione che da Dio fu a lei affidata, di essere cioè, nei nostri tempi, l'apostola della devozione allo Spirito Santo.

Questo apostolato non fu circoscritto fra le mura della sua città o nell'ambito della Congregazione da lei fondata, ma ebbe risonanza per tutta la Chiesa. Come Santa Margherita Maria Alacoque fu l'umile strumento di cui Dio si servi per propagare il culto al S. Cuore di Gesù, altrettanto può dirsi della Beata Elena Guerra nei riguardi della devozione allo Spirito Santo, per diffondere la quale ella unì la sua voce a quella di tante altre anime che l'avevano in ciò precorsa e delle quali, nei divini disegni, essa doveva portare a termine l'iniziativa. A somiglianza della Maddalena che fu l'apostola della Resurrezione del Signore presso il Principe degli Apostoli, così ella dalla sua nativa Lucca scrisse filialmente al Nostro Predecessore Leone XIII per esporGli i suoi piani. Quel grande vegliardo prestò attenzione alle suppliche di lei, ed il suo sguardo d'aquila vi scorse quasi un segno dei tempi. La mirabile Enciclica « Divinum illud » sembrò porre il suggello alle umili istanze anche di quest'anima religiosa. Se d'allora in poi la Chiesa celebra con maggiore solennità la novena della Pentecoste, se a tante anime docili all'appello del Pontefice si dischiusero nuovi orizzonti di santità e di apostolato, si può pensare con gratitudine a colei, di cui si servì la Provvidenza per influire nel gesto del Nostro Predecessore, in seguito al quale come un fremito di vita nuova pervase tutta la Chiesa.

Nel suo apostolato della devozione allo Spirito Santo e nella sua vita Suor Elena Guerra dà la manifestazione più luminosa di quei frutti sovrabbondanti che lo Spirito del Signore effonde nelle anime docili alla Sua azione. Sono, questi, frutti di luce e di sapienza soprannaturale, per cui ella, fra la generale ammirazione sa scorgere con tanta chiarezza i bisogni della Chiesa nei tempi moderni. Sono frutti di fortezza, che fanno della novella Beata il tipo ideale della donna forte descritta dalla Sacra Scrittura, quali Dio tante volte suscita nella sua Chiesa. Davanti alle dure esigenze della sua missione essa non indietreggia, le difficoltà e le ripulse 'non la scoraggiano, e non si arrende fino a quando non riesce a portare a termine il compito affidatole. Ma sono specialmente i frutti di carità che lo Spirito del Signore produce in lei.

Carità accesa verso Iddio e protesa nell'amore verso le anime, che ella vuole salvare a tutti i costi. La parola, la stampa, l'educazione della gioventù, la fondazione di una Congregazione religiosa, le Missioni, tutto ciò è l'espressione della sua sete di anime mai sazia. Come è caratteristico quel grido che esce spontaneo dal suo cuore: « Non mi basta, non mi basta », ogni volta che ella concretizzava una qualsiasi attività di bene! Solo l'apostolato missionario sembrò il più adatto al suo zelo, che voleva abbracciare il mondo intero. E per le Missioni ella lavorò in maniera ammirabile. Pur non potendo lasciare Lucca, essa fu una grande missionaria: missionario volle il suo Istituto, missionarie le figlie sue, e per le Missioni al termine della sua vita volle dare quello di cui ancora poteva liberamente disporre.

Diletti figli e figlie! Dopo tanti anni dalla scomparsa di Suor Elena Guerra, il suo messaggio è sempre attuale. Tutti avvertiamo, infatti, il bisogno di una continuata effusione dello Spirito Santo, come di una nuova Pentecoste che rinnovelli la faccia della terra.

Solo il soffio animatore dello Spirito Santo può infiammare gli animi alla virtù e preservarli dal contagio della colpa.

Anche nella nostra epoca, di fronte alle miserie che affliggono il mondo, molti sono scoraggiati, e rinunciano o sono tentati di rinunciare allo sforzo, o almeno di rallentarlo, un po' somiglianti al profeta Giona che, seduto tristemente all'ombra di un arbusto, attendeva la morte [2]: solo il vigore dello Spirito Santo può sostenere i cristiani nelle lotte per il bene e far loro superare felicemente le contraddizioni e le difficoltà.

Figliuoli! La vostra città è stata il luogo prescelto da Dio, dove doveva sbocciare e svilupparsi questo bel fiore di santità. A Lucca risuonò il suo messaggio prima che altrove, e se ne raccolsero le abbondanti primizie. Occorre mantenere viva questa fiamma, oggi specialmente che la Beata Elena, elevata agli onori degli altari, vi guarda con tanta compiacenza. Di fronte alle seduzioni del secolo essa vi ammonisce con San Paolo: « Nolite contristare Spiritum sanctum » [3]. Vi esorta a corrispondere invece alla sua grazia, ad ascoltarne i dettami, perchè solo così troverete in Lui e per Lui — come canta la Chiesa nella sua Liturgia — il merito della virtù, la salvezza eterna e il gaudio perenne: « Da virtutis meritum — Da salutis exitum — Da perenne gaudium ».

Con questi sentimenti impartiamo a voi, diletti figli e figlie, al venerabile vostro Arcivescovo, riservato alla gioia di questo giorno, al suo degno Ausiliare, al Clero diocesano, ai Religiosi e alle Religiose, alle Autorità civili qui presenti, a quanti sono più vicini e cari al cuore vostro, e a tutto ciò che costituisce per ciascuno di voi impegno di apostolato, di lavoro e di azione sociale, il conforto dell'Apostolica Benedizione.


*  AAS. vol. LI, 1959, pp. 352-354.

[1] 1 Cor. 1, 27.

[2] Cfr. Ion. 4, 5.

[3] Eph. 4, 30.

 

 



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