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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
A UN PELLEGRINAGGIO TRIESTINO
IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE
DEL SINODO DIOCESANO

Aula della Benedizione
Domenica, 27 dicembre 1959

 

Vi ringraziamo, diletti figli della Diocesi di Trieste, per de il fervido attestato di devozione, che avete voluto esprimerCi con la vostra presenza, e con le elette parole di Monsignor Vescovo, a Noi tanto caro.

Voi Ci date oggi la gioia di accogliere per la prima volta un'assemblea sinodale. Essa, infatti, anche se ovviamente non è completa, porta a Noi una rappresentanza qualificata dei membri del Sinodo, testè celebrato, e l'eco ancora viva di quelle giornate di preghiera e di studio. Quanto è edificante il sapere che, dopo quasi tre secoli e mezzo, si è nuovamente riunito un Sinodo nella vostra Diocesi antica ed illustre! Un Sinodo: che è quanto dire l'anima della Chiesa Triestina, col Vescovo che presiede, con le Dignità capitolari, con l'intera famiglia del Clero, meravigliosamente uniti per preparare e deliberare quanto è più opportuno per un andamento sempre più spedito e soddisfacente della Diocesi, in ciò sostenuti dalla preghiera unanime dei fedeli.

E questo essere venuti a Roma, a portarCi la espressione del vostro amore, è un gesto altamente significativo, di cui piace rilevare con voi il valore e l'importanza.

1. La vostra presenza è anzitutto un atto di fedeltà alla Cattedra di Pietro; e felicemente attesta la vostra comunione con questa Sede Apostolica, da cui proviene la garanzia di stabilità indefettibile per tutte le Diocesi. « Infatti — come afferma S. Leone Magno, Nostro Predecessore — la solidità di quella fede, che fu elogiata nel principe degli Apostoli, è perpetua : e come perdura ciò che in Cristo Pietro ha creduto, così permane ciò che in Pietro Cristo ha istituito » [1]. Da questa Pietra solidissima, sulla quale è fondata la Chiesa, voi siete venuti ad attingere luce, conforto e sicurezza, per mantenere gli impegni recentemente assunti, e per rimanere « forti nella fede » [2]. Con questa risolutezza, che oggi vi anima e che traspare dai vostri occhi, avrete sempre il segreto della fiducia, della forza, e della pace.

2. È poi assai consolante per il Nostro cuore vedere nella vostra venuta un'affermazione di quella intima unione che stringe reciprocamente i credenti in Gesù Cristo e nella sua Chiesa. Voi siete accorsi a Roma dopo la celebrazione del Sinodo diocesano, e così vi trovate a contatto, sebbene fuggevolmente, col clero e coi fedeli della Diocesi del Papa. Essi, in fervore di spirito e volenteroso impegno, stanno preparandosi allo stesso evento, ricco di eguale importanza giuridica e storica. Quanto è bello questo incontro di anime e di intraprese, nell'amabile accordo di spirituali coincidenze, che ben si comprendono alla luce del grande mistero della Comunione dei Santi! Un solo vincolo, un solo palpito, un solo proposito unisce popoli e sacerdoti di diversa origine e carattere, e li porta allo stesso lavoro apostolico ed alle stesse decisioni, in soave comunanza di vita.

Conservate sempre questa unità profonda! Con l'Apostolo Paolo vi esortiamo ad essere sempre « solleciti di conservare l'unità dello Spirito mediante il vincolo della pace. Un solo corpo e un solo Spirito, come ancora siete stati chiamati a una sola speranza per la vostra vocazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti, e per tutte le cose, e in tutti noi » [3].

3. Amiamo infine cogliere nel recente Sinodo, che avete celebrato, un'altra speciale significazione, che tanto rincuora in questo nostro tempo: e cioè l'affermazione, che avete data, di un ardore giovanile, intraprendente, generoso. La vostra è stata una gioiosa risposta — non a parole ma a fatti concreti — a quanti son soliti affermare che i valori spirituali e morali stanno offuscandosi, e pessimisticamente rifuggono dal contribuire al miglioramento del mondo in cui vivono. Il vostro gesto dimostra loro che lo slancio benefico e attivo della Chiesa non conosce riposo, non teme crisi, non schiva sacrifici. Un Sinodo afferma infatti solennemente l'immutabile valore della dottrina rivelata e dell'insegnamento Pontificio, come norma sicura di verità e di certezza; conferma e rinvigorisce la disciplina, e, qualora ve ne sia bisogno, ne ristabilisce l'ordine, talora indebolito da errate abitudini. Così facendo viene messo in atto un fermo piano di consolidamento morale, che esige da ciascuno e da tutti insieme clero e fedeli: chiarezza di idee, ferma volontà, guida sicura.

Un sinodo significa ancora fervore di attività nuove e feconde, in tutti i campi della vita cattolica: dalla parrocchia alla delle vocazioni, dalla scuola all'Azione Cattolica, dalla stampa all'azione sociale, dalla beneficenza allo svago ricreativo. Significa rispetto delle tradizioni antiche, tuttora vive ed efficaci; e al tempo stesso confidenza serena e sollecita nell'avvenire e saggio adattamento alle mutate condizioni dei tempi. Tutto ciò è magnifica affermazione della vitalità del mondo cattolico, e del suo impegno sempre rinnovato di dare quelle risposte e quelle decisioni, che sole possono riportare ordine e sicurezza alla odierna società.

Vi rinnoviamo pertanto l'espressione del Nostro compiacimento per lo spettacolo di volontà e di fervore, che la vostra Diocesi ha dato negli scorsi giorni, e per l'incontro di oggi, pieno di vivacità e cordialità. E vi assicuriamo che la Nostra quotidiana preghiera vi accompagna, affinché possiate mantener fede ai propositi, e custodire così il nobile patrimonio di distinzione e di onore, che è vanto e prerogativa della gloriosa Cattedra di S. Giusto.

In pegno dei favori divini, ed a conferma della Nostra benevolenza, impartiamo infine a voi tutti, qui presenti, in particolare al vostro Vescovo ed alle Autorità convenute, come pure ai vostri cari lontani, specialmente ai piccoli, ai malati, ai sofferenti, ai lavoratori dell'industria e del porto, la Nostra confortatrice Benedizione Apostolica.


[A questo punto il Santo Padre si compiace di rivolgere un saluto, semplice ma cordiale, anche per i pellegrini di lingua slovena presenti, pur in piccolo numero, all'Udienza; e subito Egli stesso ne dà la traduzione].

Dragi verniki slovenskega jezika!

Z mislimi in ocetovskimi zeljami smo tudi pri vas, toplo vas, pozdravljamo in iz vsega srca blagoslavljamo.

Cari fedeli di lingua slovena!

Con pensieri e paterni voti siamo anche con voi; affettuosamente vi salutiamo e di tutto cuore benediciamo.


[Nella stessa Udienza è anche un folto gruppo del piccolo clero e di « Pueri Cantores » di Rieti, guidati dal Vescovo S. E. Monsignor Raffaele Baratta].

Ora una parola tutta per voi, cari « chierichetti » e « Pueri cantores » di Rieti.

La vostra presenza qui, stamane, dà come il complemento al grande pellegrinaggio di Trieste.

Il vostro Sodalizio è infatti oggetto di attenta considerazione dei Sinodi diocesani: perchè corrisponde alle esigenze prime del culto, ed alle più belle speranze per la vita delle Diocesi.

Giustamente la Chiesa si preoccupa innanzitutto del servizio della Casa di Dio, e delle vocazioni allo stato ecclesiastico. E niente più consola il cuore di un vescovo — Noi lo esperimentammo a Venezia — quanto l'incontrare una vivace corona di giovanetti attorno all'altare; e lo scorgere nell'uno o nell'altro di essi qualche segno di pietà più distinta, di innocenza di costumi, di amabilità di tratto da far presagire l'invito del Maestro: — Vieni, e seguimi!

Voi Ci comprendete, senza altra specificazione: e sapete che il Papa apprezza, ama ed incoraggia la vostra Istituzione.

Portate a Rieti, la vostra bella e antica città, legata per molti vincoli alla Roma di tutti i secoli, portate innanzitutto al vostro venerato monsignor Vescovo, ai sacerdoti che hanno cura di voi, ai vostri familiari il Nostro lietissimo saluto.

Siamo certi che continuerete il vostro degno servizio che è un grande apostolato, e compirete le sacre cerimonie con espressione di vera nobiltà, così che il gesto esteriore esprima sempre la vostra fede nei misteri cui partecipate, ed il vostro amore a Gesù, che vi annovera tra gli amici suoi.

Fissandovi ora negli occhi, Ci pare quasi di pregustare la gioia di sentirvi cantare e pregare unanimi, a voce alta, bene educata; bene modulata; a letizia dei genitori che vi seguono con trepida attenzione: a richiamo per tutti di fervore e di incanto di grazia celeste.

Così vi incoraggiamo, e di gran cuore vi benediciamo.


[1] Serm. III; PL 54, 145-6.

[2] 1 Petr. 5, 9.

[3] Eph. 4, 5-6.

 



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