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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI NUOVI PORPORATI,
IN RISPOSTA AL LORO INDIRIZZO
DI RICONOSCENTE OMAGGIO

Mercoledì, 16 dicembre 1959

 

Signor Cardinale!

Viva commozione hanno suscitato nell'animo Nostro le nobili parole che Ella ha voluto rivolgerCi, anche a nome della distinta Corona dei Signori Cardinali, con Lei creati, sui quali si dispiegherà domani nel suo splendore la maestà della porpora romana.

Tornano alla Nostra mente ricordi carissimi che, a distanza di tanti anni, ambedue custodiamo ancora intatti, perchè, irradiati dal sereno fulgore del Nostro grande Vescovo, si sono resi anche più intensi dall'intrecciarsi di tante significative coincidenze, nelle quali non possiamo non vedere la mano paterna e sapiente di Dio.

La ringraziamo di cuore per averCi efficacemente manifestato, insieme con i suoi, i fervidi sentimenti dei Colleghi, eletti alla stessa dignità cardinalizia: sentimenti di ardore apostolico, di vibrante fedeltà alla Chiesa, di nobile dirittura e forza d'animo, che vi hanno animati nel corso di tutta la vostra bella vita, e che più ancora avranno occasione di svilupparsi in futuro, nelle nuove mansioni che vi saranno via via affidate.

L'anno scorso, per un numero cospicuo di nuovi Porporati, abbiamo voluto rivolgere loro semplici parole sul significato della « berretta » Cardinalizia, traendo dai dati storici, a Noi abbastanza familiari, opportuni insegnamenti ed esortazioni. Quest'anno amiamo cogliere dalla presente circostanza due rilievi, che affidiamo al vostro ricordo, a comune edificazione.

1. In primo luogo fa piacere osservare come in voi, pur essendo solo otto di numero, siano rappresentate cinque Nazioni, di antica tradizione cristiana e di nobilissima civiltà. Poi è gradevole rilevare come nell'ambito del servizio della Chiesa voi impersonate gli Uffici più alti e delicati, che prestano una così preziosa collaborazione alle Nostre universali responsabilità: e cioè, rappresentanze Pontificie, Dicasteri della Curia Romana, Istituti scientifici, Diocesi, clero secolare e regolare.

Per gli eletti del clero regolare, vige la norma che ciascuno conservi l'abito proprio della famiglia religiosa, da cui proviene, per meglio sottolineare quella esigenza di povertà e di mortificazione, di cui la vita religiosa vuole essere testimonianza e richiamo. Ma per tutti, senza eccezione, una e identica è la berretta: distintivo cardinalizio esterno assai rimarchevole, che ben merita l'alto rispetto dovuto — lo dicevamo lo scorso anno — perchè significa « lo splendore di Cristo e dei suoi più alti Prelati, illustri e venerandi come i Cardinali Baronio, Bellarmino e de Bérulle, e tanti altri, nella cui luce la porpora non può apparire che incomparabilmente più bella ed, in più, santissima, perchè purificata e tinta dal Sangue di Cristo, sommo ed eterno Pontefice » [1].

Il sapere in voi rappresentati i più diversi e diletti Paesi, e i distinti ed efficaci organi della Chiesa, apre al Nostro sguardo la radiosa visione della solenne assise Ecumenica, che si sta preparando, e che vedrà accorrere a Roma, al centro vivo della Cattolicità, i Vescovi ed i Pastori di tutto il mondo, ciascuno coi voti, le preghiere, le speranze dei popoli loro affidati. Ebbene, nel prossimo Consesso, che Ci sta nel cuore e nella quotidiana preghiera, e che tante speranze ha accese di santificazione, di concordia, di più vasto apostolato, i Cardinali tutti si presenteranno con il loro contrassegno singolare e precipuo: il purpureo copricapo: stretti attorno al Papa, i più vicini a Lui, quasi a coadiuvarLo nel primo servizio di carità e di fraternità per la accoglienza lietissima di tutti i Vescovi dell'orbe cattolico, in espressione di rispetto e di affezione la più pronta e cordiale.

Questa promessa di giorni operosi e fecondi per la Santa Chiesa si collega dunque con lo speciale onore, a voi oggi con i ferito; e, lasciateCi dire, vi avvia solennemente ad un alto, nuovo 1 e importante servizio, per una più splendida riuscita degli annunziati avvenimenti.

2. Un'altra costatazione ancora Ci offre il vostro numero di otto, « mysticus numerus », come lo dice S. Ambrogio [2]. Esso richiama subito al pensiero le otto beatitudini, che Gesù proclamò a chiare note sul monte, all'aprirsi della sua pubblica missione: ad affermazione di nuovi ideali di vita e di santità, ed a condanna di concezioni e di orientamenti mondani.

Beatitudine dice infatti letizia dello spirito. Questa odierna lo è ben giustificata intorno a voi, Signori Cardinali. Essa suscita amabili risonanze nel cuore dei familiari e degli amici, e nelle istituzioni, nelle diocesi, nelle famiglie religiose, da cui proviene ciascuno di voi. Ad ogni perfetto ecclesiastico — sia a chi ha in raggiunto il vertice di onore della gerarchia, sia a chi comincia o, il suo umile ministero sacerdotale — come del resto anche ai semplici fedeli le beatitudini ripetono un invito, così ben richiamato dalle stesse parole di Gesù, un soave, diciamo, e grave invito a ciò che più vale per la pace e per l'onore di ciascuno, e per l'ornamento della Santa Chiesa. E cioè: il distacco dalle ricchezze e dai legami terreni: la bontà mite e misericordiosa, che nasce dal cuore largo come la rena, che sta sul lido del mare [3]; il servizio pronto e diuturno della verità e della carità, nell'esercizio delle quattordici opere di misericordia; la fame e la sete della giustizia, per l'avvento del regno di Dio; la prontezza al sacrificio, soprattutto al sacrificio, che è legge sovrana di spirituale fecondità.

Signori Cardinali! In questo momento di letizia per voi, e di rinnovata espressione di generoso servizio della Santa Chiesa, Noi pensiamo ai vostri, ai Nostri dilettissimi Fratelli, Cardinali e Vescovi, che tuttora, come dicemmo ier l'altro, nel concistoro segreto, si trovano in delicatissime situazioni, in dolore et moestitia. Il significato delle vesti fiammanti, secondo la mente di Papa Innocenzo IV Fieschi, ai tempi del Concilio di Lione, è nella intrepidezza della preparazione al pro fidei defensione sanguinem fundere.

Non dissimilmente più vicino a noi, a duplice titolo, sta il Beato Cardinale Gregorio Barbarigo, che, posto in faccia a forti contraddizioni così a Bergamo come a Padova, stringendo la mano sul petto diceva: Color di porpora, color di sangue.

Questo vuole essere il vostro, diciamo il Nostro, programma e il nostro principale onore: tutto il resto acquista valore da tale conclamato proposito di sacrificio e di buon combattimento spirituale, di immolazione avvivata dalla fedeltà alla Chiesa, per godere della pace e della incrollabile certezza, legata a questa pietra fermissima.

Ecco i pensieri che Ci è piaciuto semplicemente confidarvi nella odierna circostanza, che tanta consolazione procura al Nostro cuore. Ma specialmente siamo lieti di compiere un rito, che suggella i meriti di ognuno di voi, acquistati in lunghi anni di fedeltà e di operosità, per il trionfo degli interessi di Dio e della Chiesa.

A conclusione di questo sereno incontro vespertino, vogliamo confermarvi i sensi della Nostra paterna compiacenza con una speciale Benedizione Apostolica, per invocare su le vostre persone ed attività le più copiose grazie del Cielo; la estendiamo altresì a quanti vi sono cari nei legami di famiglia, di amicizia e di collaborazione nel proficuo lavoro, i quali oggi piamente si rallegrano dell'onore a voi concesso, affinché in tutti sia la soavità delle divine consolazioni.


[1] Discorso ai nuovi Cardinali, 18 dicembre 1958; cfr. Scritti e Discorsi di Sua Santità Giovanni XXIII nel 1958, Siena, p. 138.

[2] S. Ambrosii Expositio Evangelii sec. Lucam, V, 49; ML 15, 1734.

[3] cfr. 3 Reg. 4, 29.

 



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