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ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
IN OCCASIONE DEL CINQUANTENARIO
DELL'ATTIVITÀ DEL
PONTIFICIO ISTITUTO BIBLICO
*

Mercoledì, 17 febbraio 1960

 

Venerabili Fratelli e diletti figli!

Abbiamo apprezzato l'opportuno e lodevole progetto che oggi solennemente si realizza, di commemorare i primi cinquanta anni di vita del Pontificio Istituto Biblico. La vostra letizia è grande, e l'avete a Noi manifestata nella sua intensità: né potrebbe essere diversamente, perchè  questi anni di storia — come opportunamente ha messo in luce il Nostro diletto figlio il Cardinale Agostino Bea — sono stati fecondi di frutti e di consolazioni, e favoriti dalle benedizioni del Cielo. Basterebbe da solo il privilegio dell'Istituto di trarre origine dal luminoso pensiero di S. Pio X, per dare al vostro ricordo il tocco caratteristico di una gioia perenne. Siamo pertanto lieti di potere oggi elevare l'inno di ringraziamento al Signore, per tutte le grazie, di cui ha allietato questi primi dieci lustri della vostra attività.

Godiamo intimamente nel manifestarvi il Nostro paterno e beneaugurante compiacimento. Nel volere la provvida Istituzione, unitamente ad di altri segnalati atti del Suo Pontificato, quel grande Pontefice Santo, che Ci ha preceduti, con sì luminosi esempi, su la Cattedra di S. Marco, e su quella infallibile di Pietro, « diede la misura altissima della sua chiaroveggenza di Maestro e di Pastore universale » [1]. Né vogliamo tacere la soddisfazione del Nostro animo, nell'ammirare il simbolico Leone di S. Marco, entrato anche nel vostro stemma com'esso è nel Nostro. Questi motivi, per gli stretti legami che vi uniscono in tal modo al Santo Pontefice e a Noi, si intrecciano amabilmente nel Nostro ricordo, formando quella stima per il vostro Istituto che oggi in questa fausta circostanza solennemente conclamiamo.

Cinquanta anni di vita, di crescita, di lavoro serio e silenzioso sembrano spontaneamente invitare ad una pausa di raccoglimento  sia per riguardare il cammino percorso, sia per indirizzare gli occhi su l'orizzonte che si schiude alla vostra futura attività.

1. Uno sguardo indietro, lungo le tappe salienti di questo primo mezzo secolo di vita dell'Istituto Biblico — come Ella, Signor Cardinale, benemeritissimo dello sviluppo di questa Pontificia Fondazione, ha saputo così bene tratteggiare, in quadri vivi e parlanti — uno sguardo indietro, diciamo, significa anzitutto profonda gratitudine al Signore per la serie ininterrotta di insigni benefici, di cui l'ha ricolmato. E quanti motivi di riconoscenza scaturiscono da una considerazione, anche affrettata, di questi anni densi e significativi: dalla fondazione, avvenuta tra grandi difficoltà, ed anche opposizioni, alla felice sistemazione economica; al rigoglioso sviluppo dell'opera, che ha visto moltiplicarsi gli alunni, aumentare i mezzi didattici e le pubblicazioni scientifiche, crescere ognor più la propria considerazione! Come rifulge in questa storia, insieme alla paterna sollecitudine del Santo Fondatore, anche l'illuminato zelo del Nostro immediato Predecessore Pio XII, di v. m., il quale, con provvide intraprese, ne volle ingrandita la sede, ed avvalorata l'attività!

Tutti questi avvenimenti sono stati molto bene rievocati dalla vostra bella parola, Signor Cardinale, sicché non è necessario ripetere cose note. Ma lasciateCi dire che la fonte di essi, l'unica e principale, è il Sacro Cuore di Gesù, della cui bontà e provvidenza l'Istituto è solenne monumento. Ricevendo i Superiori, al termine della sistemazione dell'opera, S. Pio X affidava loro il più bel tesoro, e il pegno di ogni benedizione, dicendo: « Io vi lascio il Sacro Cuore » [2] ed attribuiva alle parole dello stemma: Verbum Domini manet in aeternum, anche il significato di una duratura e sicura protezione del Cuore di Gesù. Tale meravigliosa speranza doveva pienamente avverarsi: e gli anni trascorsi ne sono la luminosa conferma.

Le benedizioni ricevute sono una promessa di nuove grazie propiziatrici per l'avvenire: vi invitiamo pertanto a prendere animo dalla considerazione dei passati benefici, affinché possiate proseguire con gioia, serenità e sicurezza, nel cammino intrapreso. Certo, come in ogni opera umana, non tutto è fatto, nè tutte le difficoltà sono superate, anzi ne possono sorgere di nuove: ma abbiate fiducia in Colui, che vi protegge: Ego vobiscum sum [3], dice il Signore, con voi che studiate e approfondite la sua Parola. Sicché avanti, diletti figli, in nomine Domini!

2. Questa fiducia in Dio vi deve dare la forza di guardare agli orizzonti che si annunciano, verso le finalità che sono proposte al vostro paziente lavoro.

Alto, invero, e difficile è il compito assegnato all'Istituto. Nella Lettera Apostolica Vinca electa, che è come la Magna Charta del vostro Istituto, S. Pio X dice con cristallina chiarezza: « Finis Pontificio Instituto Biblico sit, ut in urbe Roma altiorum studiorum ad Libros sacros pertinentium habeatur centrum, quod efficaciore quo liceat modo, doctrinam biblicam et studia omnia eidem adiuncta, sensu Ecclesiae catholicae, promoveat » [4]. Ecco dunque che un ampio e nobile orizzonte vi si schiude: il Libro sacro, in tutte le sue ricchezze nascoste; l'insegnamento, dottrina, in esso contenuto. Quale splendido programma per le vostre intelligenze ; e quale godimento altresì per il Papa che vi parla, le cui prime sollecitudini vanno verso questo medesimo proposito !

Nell'omelia tenuta il 10 novembre 1958, infra Missarum sollemnia, nella Nostra Cattedrale Arcibasilica Lateranense, abbiamo voluto infatti affermare, tracciando come le linee maestre del Nostro Pontificato: « soprattutto sentiamo di dover sollevare da per tutto, e con continuità di azione, l'entusiasmo per ogni manifestazione del Libro Divino, che è fatto per illuminare dall'infanzia alla più tarda età il cammino della vita... Purtroppo alcune nubi caliginose di certo insegnamento, che poco ha a vedere con la vera scienza, ingombrano in tutti i tempi l'orizzonte, nel tentativo di velare la chiarezza e gli splendori del Vangelo. Questo è il richiamo, questo è il compito del Libro aperto su l'altare: insegnare la vera dottrina, la retta disciplina della vita, le forme di elevazione dell'uomo verso Dio » [5].

Ci rallegra assai il pensiero che questo santo impegno forma il luminoso vessillo e l'alta missione del vostro Istituto. La sua dedizione allo studio del Libro Divino ben corrisponde al servizio di quella verità, che abbiamo proposta come primo oggetto del Nostro governo pontificale [6]. L'Istituto Biblico dunque cerca, lumeggia e divulga la verità, proposta nelle sacre Scritture, partecipando così alla sublime missione del Redentore Gesù: « ad hoc veni in mundum, ut testimonium perhibeam veritati » [7]. Questo lavoro al servizio della verità significa due cose: serietà, sodezza, lealtà scientifica dello studio e dell'insegnamento, e al tempo stesso assoluta fedeltà al sacro deposito della Fede, ed al Magistero infallibile della Chiesa.

La serietà scientifica è il primo ed alto vostro titolo di onore, che già tanta stima vi ha procurata nel tratto di tempo, di cui oggi commemorate un fausto traguardo. Essa consiste, come sapete, sia nell'uso dei nuovi mezzi, che il progresso della scienza man mano fornisce: e sia nel coraggio di affrontare i problemi proposti dalle nuove ricerche e scoperte, riesaminando — al dire di Pio XII — « le difficoltà sino ad oggi non ancora disciolte ... per tentare una solida spiegazione » [8].

É vero che questo lavoro, muovendosi in un campo non ancora sufficientemente dissodato, esige grande prudenza e sobrietà, per non presentare come definitivo ciò che forse è soltanto una ipotesi di lavoro. Ma questo non vieta che siano impostate le questioni, che assillano gli animi, e creano difficoltà e pericolo alla fede di tanti cristiani. Sotto il vostro paziente lavoro scientifico, che si serve dei modernissimi mezzi delle discipline positive, c'è dunque, e ci deve essere, un intento pastorale, uno sforzo di comunicare alle anime la verità scoperta e posseduta.

Non si tratta di trascurare quelle discipline, perchè la serietà scientifica ve ne impone lo studio e l'approfondita conoscenza : ma neppure sarebbe degno del vostro impegno dedicarsi — nell'insegnamento e nella ricerca — ai problemi, diciamo, di attualità, trascurando gran parte di quel tesoro, che è la Parola di Dio, ed il secolare lavorio interpretativo dei Santi Padri e degli insigni maestri della Chiesa.

Come vedete, quello che Ci sta a cuore è particolarmente lo studio delle questioni riguardanti la sacra dottrina: doctrinam biblicam ... promoveat, dice la ricordata Lettera di S. Pio X. Qui sta il fine del vostro Istituto, che tende a formare non solo specialisti di materie bibliche e profane, ma studiosi ardenti di zelo sacerdotale, anime di profeti e di apostoli. Nella già citata Enciclica Divino afflante Spiritu, Pio XII di v. m. compendiava efficacemente questo scopo dei vostri studi: « ostendant potissimum quae sit singulorum librorum vel textuum theologica doctrina de rebus fidei et morum, ita ut haec eorum explanatio ... sacerdotibus etiam adiumento sit ad doctrinam christianam coram populo enucleandam, ac fidelibus denique omnibus ad vitam sanctam homineque christiano dignam agendam adserviat »[9]. Questo perchè la sacra Scrittura non è un qualunque, sebbene altissimo, oggetto di studio, ma la rivelazione di Dio, ch'è diffusa, con la luce riflessa dell'aurora, o con la pienezza del meriggio splendente in Gesù Cristo, Salvatore del mondo, sulle pagine dell'Antico e del Nuovo Testamento : « quando udiamo un salmo, una profezia, la legge ... tutto il nostro sforzo deve consistere nel vedervi Cristo, nel riconoscervi Cristo », come profondamente insegna S. Agostino [10]. Dalle pagine ispirate Egli tuttora parla. e insegna, e porge sostanzioso alimento spirituale alle anime.

A queste profonde parole del grande Dottore e Vescovo di Ippona fanno eco mirabile quelle di un altro grande Dottore e Vescovo, il Protopatriarca di Venezia, S. Lorenzo Giustiniani, il cui insegnamento sul valore pastorale e santificatore delle Sacre Scritture è divenuto familiare al Nostro spirito, come proponemmo, or sono quasi quattro anni, in una « Lettera Pastorale » al Clero ed ai fedeli di Venezia [11]. Sentite con quali accenti egli parla del Libro Sacro, nella sua opera De contemptu mundi: « Ad evitare i lacci della umana sapienza, ecco gli oracoli dei profeti, le scritture degli apostoli, la vasta erudizione dei santi, i quali non parlano per conto loro, ma perchè Cristo è in loro... Oh ! quanta e come grande l'autorità delle Divine Scritture ! Quale tesoro di verità sotto il velo delle parole. Verità tutta santa, tutta ornata di sublimi sentenze. Nulla di sordido nel Libro Divino, nulla di obliquo, nulla di vacuo, nulla che non meriti venerazione. Verità splendida per se stessa: agli uomini dà alta e gustosa intelligenza: forma i credenti, nutre coloro che amano, dirige chi va pellegrino sulla terra, infonde letizia in chi spera, poiché quante volte leggiamo le Scritture, noi ascoltiamo Cristo che ci parla, e ci conferisce la pazienza e la consolazione » [12].

Il vostro è dunque un lavoro squisitamente sacerdotale, e deve essere animato da quello zelo, che ha di mira soltanto le anime, i loro bisogni, ed i pericoli che le minacciano; che tiene presente le necessità e i desideri anche dei vostri ex-alunni, ormai sparsi nel mondo, per dare loro l'orientamento, le direttive ed il necessario aggiornamento nella loro vita di studio e di insegnamento, con la quale formano le nuove generazioni di giovani sacerdoti. In tale luce si comprende agevolmente l'accennata, basilare esigenza di una assoluta fedeltà al sacro deposito della Fede, ed al Magistero della Chiesa. La Lettera di fondazione dell'Istituto Biblico vi affida il delicato incarico di promuovere una sana dottrina biblica « sensu Ecclesiae catholicae », che cioè sia « conforme alle norme già date, o da stabilirsi, da parte di questa Sede Apostolica » [13]. Se questa esigenza di fedeltà alla Chiesa, « columna et firmamentum veritatis » [14], è richiesta a tutti i degni figli della Chiesa, tanto più essa deve essere la divisa di coloro che, come voi — per espressa volontà della Sede Apostolica e per nobilissima vocazione —, fanno oggetto del loro studio gli alti e imperscrutabili segreti di Dio, contenuti nel Libro Sacro. Trattandosi di sublimi realtà, è dunque necessario, che chi ama la verità, e non vuole alterarla « di un solo iota o di un solo apice » [15], si attenga con fedeltà somma al Magistero della Chiesa.

Il congiungere l'assoluta serietà scientifica con la piena sottomissione al sacro deposito della Fede ed all'insegnamento del Magistero Ecclesiastico, richiede in pratica non poco acume e prudenza: occorre infatti chiaramente stabilire, da una parte, il vero significato ed il grado di certezza di una conclusione scientifica, e, dall'altra, il senso e la portata della dottrina teologica o di una decisione del Magistero della Chiesa. Soltanto la piena serietà del sapere, e la perfetta docilità al « sensus Ecclesiae » può condurre a trovare la giusta risposta ai vari problemi, e preservare gli studiosi da lacrimevoli errori.

Ci sia consentito qui amabilmente il richiamo a quanto in occasione del recente Sinodo Romano, nel secondo discorso al Clero, Ci accadde di toccare: « La grazia del Signore assicura una soddisfazione intima alle buone volontà nutrite e fortificate da bella coltura, attinta non a piccoli rigagnoli, ma alle opere robuste di cui anche l'età nostra è capace, in emulazione umile e coraggiosa delle grandi pubblicazioni del passato: Padri, scrittori e Dottori della Chiesa, sempre maestra di verità in tutti i secoli ».

« S. Pietro ammonisce nella sua seconda lettera circa lo speciale riguardo che vuolsi usare in materia di studi Biblici : ... cui bene facitis attendentes — son parole sue — quasi lucernae lucenti in caliginoso loco, donec dies elucescat, et lucifer oriatur in cordibus vestris : hoc primum intelligentes, quod omnis prophetia Scripturae propria interpretatione non fit » [16].

Venerabili Fratelli e diletti figli!

Il compito certamente non è facile, e non basta il solo studio. Bisogna invocare il lume confortatore dello Spirito Santo, « qui omnia scrutatur, etiam profunda Dei » [17], e l'assistenza dei suoi doni di sapienza e di consiglio, di scienza e di pietà. Sia dunque la preghiera l'alimento e il respiro della vostra vita di studiosi, secondo il monito di Sant'Agostino : « Orent ut intelligant. In eis quippe Litteris, quarum studiosi sunt, legunt quoniam Dominus dat sapientiam, et a facie eius scientia et intellectus » [18]. Vi richiamiamo pertanto alla preziosa consegna di S. Pio X: « vi lascio il Sacro Cuore »; in questo Cuore, mite ed umile, si trova la salvaguardia da ogni presunzione e vanità intellettuale, e altresì sono racchiusi « tutti i tesori della sapienza e della scienza ».

Solo così è assicurata piena fecondità alla alta missione dell'Istituto. E, procedendo fiducioso in questa via del lavoro umile, della fedeltà filiale alla Chiesa, della preghiera intensa, esso può essere sicuro che anche in avvenire non mancherà della divina protezione.

È quanto Noi vi auguriamo di tutto cuore, e che domandiamo al Signore con fervide suppliche; ed in pegno dei celesti doni, come per riaffermarvi la Nostra benevolenza, siamo lieti di impartire a voi tutti del Pontificio Istituto Biblico — superiori, professori, alunni, ex alunni e benefattori — la Nostra propiziatrice Benedizione Apostolica, affinché sia « grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo » [19].

 


* AAS 52 (1960) 152-158

[ 1] Esortazione al Clero Veneto, A. A. S. LI, 1959, p. 379.

[2] Cfr. S. Pio X, Promotore degli Studi Biblici, 1955, p. 40.

[3] Agg. 1, 13.

[4] A. A. S. I, 1909, pp. 447 s.

[5] A. A. S. L, 1958, p. 917.

[6] Cfr. Enciclica Ad Petri Cathedram; A. A. S., LI, 1959, pp. 497 s.

[7] Io. 14, 6.

[8] Enc. Divino afflante Spiritu, A. A. S., XXXV, 1943, p. 319.

[9] A. A. S. loc. cit. p. 310.

[10] Enarr. in Psalm. 98, 1; ML 37, 1260.

[11] Cfr. A. G. Roncalli, La Sacra Scrittura e San Lorenzo Giustiniani, in Rivista Biblica, 1958, pp. 289-294.

[12] Divi Laurentii Iustiniani... Opera Omnia, Venezia 1721; De contemptu mundi., p. 422.

[13] Cfr. A. A. S. I, 1909, p. 448.

[14] 1 Tim. 3, 15.

[15] Matth. 5, 18.

[16] 2 Petr. 1, 19-20.

[17] 1 Cor. 2, 10.

[18] De doctr. chr. 3, 56; ML 34, 89 s.

[19] 2 Thess. 1, 2.

 



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