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PERMOTI NOS

EPISTOLA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII

 

Ai Venerabili Fratelli Pietro Lamberto Goossens, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Arcivescovo di Malines, e agli altri Vescovi del Belgio.

Il Papa Leone XIII. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Mossi da una speciale benevolenza verso la vostra Nazione, e spinti dalle istanze di moltissimi vostri concittadini, Noi volgemmo particolare attenzione ai cattolici belgi in una grave occasione. Ben comprendete a cosa Ci riferiamo: alla questione sociale che, fra essi più ardentemente agitata, preoccupa tanto gli animi che sembra attendere da Noi la calma e il rimedio. Già ardua per se stessa, la cosa si complica, presso di voi, di maggiori difficoltà: non rifiutiamo tuttavia di accostarCi ad essa soprattutto per quella parte che è necessariamente connessa con la religione e con il dovere del Nostro ufficio. Infatti, in tal genere d’istituzioni Ci piacque, da lungo tempo, esporre i documenti della sapienza cristiana, adatti ai tempi ed ai costumi. Ci è gradito ricordare che non piccola messe di beni ne derivò ai singoli individui ed agli Stati, e che se ne spera ogni giorno un beneficio maggiore. Anche fra i cattolici del Belgio, la cui solerzia era stata fra le più attive nel promuovere siffatti istituti, si ottennero buoni frutti, non però sufficientemente rispondenti alle giuste attese che si speravano, soprattutto per la disponibilità della regione e dei suoi abitanti. Quali siano stati gli ostacoli è abbastanza noto. Avendo essi — quantunque mossi da buone intenzioni — introdotto diversi modi di pensare e di agire nelle stesse cose, avvenne che i desiderati vantaggi non poterono estendersi, e la concordia dei cattolici non poté rimanere integra.

Sommamente spiacevole fu per Noi questa divergenza, nuova certamente e di cattivo augurio per i cattolici belgi, che di felice e feconda unione degli animi diedero in ogni tempo luminose prove. Il che, per citare fatti di recente memoria, splendidamente apparve nella così detta questione scolastica. Avendo in quel tempo un’ammirabile armonia di volontà ed una generosa ed operosa virtù avvinto fra loro i cattolici di ogni ordine, per merito soprattutto di tale concordia si ebbe un esito conforme alla dignità della religione e alla salvezza della gioventù.

Ora voi stessi, nella vostra prudenza, Venerabili Fratelli, ben vedete quale sia la china di pericolose cadute,pubbliche e private, in cui le greggi vostre, per la dispersione degli animi, minacciano di precipitare: voi vedete quanto sia urgente rimediare a siffatti mali. Noi, ben conoscendo da quale desiderio siete animati di ristabilire e consolidare la concordia, Voi soprattutto chiamiamo a questo compito tanto glorioso e santo per un Vescovo; la stessa ampia riverenza che meritatamente spetta costì alla vostra dignità e alla vostra virtù assicurerà certamente il migliore successo. Per cui sembra ottimo consiglio, e fortemente ve lo raccomandiamo, di radunarvi insieme al più presto. In tale adunanza, dopo esservi scambiati le opinioni, si potrà più profondamente e dettagliatamente conoscere la questione in tutta la sua ampiezza e si potranno deliberare i mezzi migliori per risolverla.

Tale questione infatti non presenta, a chi la consideri attentamente, un solo aspetto. Riguarda, non v’è dubbio, i beni esterni, ma soprattutto riguarda la religione e i costumi, e quindi naturalmente riguarda la civile disciplina della legislazione; sicché in sostanza tocca largamente i diritti e i doveri di tutte le classi sociali.

Ora i princìpi evangelici di giustizia e di carità da Noi ricordati, quando si applicano ai fatti stessi ed alle circostanze della vita, necessariamente toccano i molteplici rapporti dei privati. A ciò si aggiungono alcune condizioni, assolutamente speciali presso i Belgi, di lavoro e d’industria, di padroni e di operai.

Codeste questioni sono certamente di grande importanza: in esse, Venerabili Fratelli, devono operare la vostra intelligenza e la vostra sollecitudine; ma non vi faremo mancare in tale circostanza i Nostri consigli.

Così a voi, dopo l’adunanza, riuscirà meno faticosa e più sicura la scelta opportuna dei rimedi e delle misure adatti agli uomini ed ai luoghi nelle rispettive Diocesi. Gioverà però che queste cose siano da voi regolate con l’aiuto di cittadini idonei, in modo che più ampiamente valgano in generale fra i cattolici di tutta la nazione; partendo dagli stessi inizi, e procedendo per quanto è possibile per le stesse vie, l’azione dei cattolici si esplichi dappertutto identica, e quindi rifulga di dignità, vigoreggi di forza e abbondi di solidi vantaggi. Ma ciò non avverrà secondo i desideri, se i cattolici, come con sommo impegno suggeriamo, non sacrificheranno le proprie particolari opinioni e tendenze, e non mireranno unicamente, ed efficacemente s’applicheranno, a ciò che più veramente possa condurre al bene comune.

Ciò si realizza facendo in modo che la religione sia innalzata all’onore dovutole, e diffonda la sua intima virtù, mirabilmente salutare anche agli interessi civili, domestici, economici: in modo che secondo la legge cristiana, nell’accordo fra l’autorità pubblica e la libertà, lo Stato sia preservato da sedizioni e garantito nella quiete; in modo che i buoni istituti della nazione, e soprattutto le scuole degli adolescenti, migliorino, e miglioramenti derivino ai commerci ed alle arti, soprattutto mercé le Associazioni che presso di voi sono, con vario proposito, numerose, e di cui è desiderabile l’incremento, purché auspice e fautrice ne sia la religione. Né ultimo intento sia quello di far sì che, con il dovuto rispetto, si ottemperi ai sommi disegni di Dio, il quale volle che nella società umana vi fosse disparità di classi, e fra esse un certo equilibrio derivante dall’amichevole cooperazione; quindi né gli operai si esimano in alcun modo dal rispetto e dalla fiducia verso i padroni, né questi manchino mai verso quelli di giusta bontà e di provvida cura.

In questi punti capitali si esprime il bene comune, al cui conseguimento occorre adoperarsi; da qui si traggono argomenti non vani a consolare la condizione della vita mortale, e si preparano meriti per la vita celeste. Se i cattolici insistono ad amare con maggior impegno ed a confermare con l’esempio questa norma di sapienza cristiana, ne risulterà più facilmente, come si spera, che coloro i quali sono stati ingannati da erronea opinione o da falsa apparenza delle cose, e avevano deviato dalla giusta e retta via, ricerchino ravveduti la tutela e la guida della Chiesa.

Non vi sarà certamente cattolico e giusto cultore della religione e della patria che alle deliberazioni della vostra prudenza non voglia serenamente accondiscendere e obbedire pienamente, nella profonda persuasione che i migliori progressi, se vengono man mano e moderatamente promossi, veramente riescono stabili, e producono per l’avvenire maggiore frutto.

Frattanto, poiché la gravità dell’inconveniente che lamentiamo è tale che non tollera indugio nell’applicazione del rimedio, riteniamo che il primo atto debba cominciare dalla pacificazione degli animi. Perciò, Venerabili Fratelli, vogliamo che a Nostro nome esortiate ed ammoniate i cattolici che fin da ora, intorno a siffatti argomenti, sia nei discorsi, sia nei giornali ed in altri simili scritti, si astengano tra loro assolutamente da ogni controversia e discussione, e tanto più rifuggano dalla vicendevole critica onde evitare di precedere il giudizio della legittima autorità. Ma anzi, per ottenere il desiderato esito, tutti con animi uniti e fraterni si sforzino di collaborare il più possibile con la diligenza e con l’azione; e incominci il Clero, a cui soprattutto spetta tenersi cauto di fronte alle novità d’opinioni, mitigare e conciliare gli animi con la religione, e ammaestrarli nei doveri del cristiano.

All’illustre nazione dei Belgi da lungo tempo Noi siamo legati da singolare affetto e sollecitudine; da parte sua, tale popolo, a cui ferve nell’animo la religione avita, Ci ha offerto molti attestati di ossequio e di devozione. Non nutriamo il minimo dubbio che i Nostri figli cattolici accetteranno con la stessa volontà e rispetteranno religiosamente codesti inviti ed ordini con i qualiCi piacque confermare il Nostro affetto.

Né certamente vorranno far sì che — mentre per il prolungato merito della loro concordia, godono di una tale pubblica condizione religiosa che più d’una nazione loro invidia — si abbia a dire che essi stessi improvvidamente con la loro discordia la scemarono e la sperperarono. Si adoperino anzi unitissimi a impegnare tutti i pensieri e le forze contro la nequizia del Socialismo, che chiaramente minaccia mali e danni gravissimi.

Infatti esso nulla tralascia di ordire torbidamente contro la religione e lo Stato; e giorno per giorno si sforza per confondere i diritti umani con quelli divini, e a disperdere i benefìci della provvidenza evangelica. Contro così grande sciagura spesso e gravemente si è levata la Nostra voce; bastino ad attestarlo le prescrizioni e gli ammonimenti dati dalla Nostra Enciclica Rerum novarum. Pertanto occorre che tutti i buoni, senza distinzioni di parti, dirigano gli animi a questo scopo: cioè legittimamente combattendo per la verità cristiana, per la giustizia, per la carità, sostengano le sacre ragioni di Dio e della patria, dalle quali fioriscono la salvezza e la felicità pubblica.

Noi vogliamo, come è giusto, che la Nostra fiducia e la Nostra attesa si appoggino sulla vostra intelligenza e sulla vostra solerzia; per cui, implorando per voi larghi soccorsi del Divino aiuto, impartiamo affettuosissimamente l’Apostolica Benedizione a voi stessi, al Clero e al popolo di ciascuno di voi.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 10 luglio 1895, anno decimottavo del Nostro Pontificato.

 

LEONE PP. XIII



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