Index   Back Top Print

[ EN  - IT  - LA ]

INTER GRAVES

EPISTOLA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII

 

Ai Venerabili Fratelli Vescovi del Perù.
Il Papa Leone XIII. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Tra le gravi e molteplici preoccupazioni da cui siamo continuamente impegnati ed assillati nell’adempimento del supremo Apostolato, abbiamo ricevuto con animo lieto la documentata lettera che voi, Venerabili Fratelli, Ci avete inviato dopo aver celebrato il sinodo nella città di Lima. Nel leggerla attentamente, con quel paterno affetto che nutriamo per voi e per la vostra gente, traemmo grande conforto dalla reiterata testimonianza di amore e di fede verso di Noi e verso questa Sede del beato Pietro; soprattutto abbiamo gioito per lo zelo concorde con cui, assecondando i Nostri desideri, vi siete trovati insieme per trattare le più elevate questioni religiose e per indurre a severi costumi il gregge che “lo Spirito Santo vi incaricò di reggere” (At 20,28).

Approviamo certo pienamente, Venerabili Fratelli, questa volontà che rivela il vostro impegno pastorale nel far sì che i fedeli a voi affidati perseverino nell’integrità del cattolicesimo. Nondimeno Ci è gradito aggiungere nuovi incitamenti, come si fa con i corridori, affinché, proseguendo con decisione sulla via che avete imboccato, organizziate più frequentemente analoghe riunioni, secondo necessità od opportunità. Noi siamo infatti persuasi, stando alla tradizione ininterrotta e all’insegnamento della Chiesa, di ciò che più volte abbiamo dichiarato: potremo combattere assai più validamente contro gli errori diffusi e prevalenti ovunque, e guardare con più sicurezza e fermezza ai princìpi della santissima religione,se si uniranno più strettamente tra loro i Vescovi, mettendo insieme le loro idee e riferendo i loro propositi. Perché i frutti di tali riunioni siano più abbondanti e ne derivino più ampi vantaggi per la vostra gente, come confermano le Nostre informazioni sulla situazione religiosa in Perù e come domanda il Nostro ardente desiderio che il nome cattolico presso di voi acquisti ogni giorno maggiore sviluppo, è opportuno, Venerabili Fratelli, rivolgervi alcune più schiette raccomandazioni, alle quali più che ad altre dovreste dedicare la vostra attenzione. Esse riguardano ciò che in primo luogo serve a proteggere il cammino verso la fede e ad esplicare la virtù operativa della Chiesa; ciò che Noi non abbiamo mai mancato di suggerire con la frequente pubblicazione di documenti generali e con singole lettere inviate ai Vescovi.

Dunque, in primo luogo, la parte più importante del vostro impegno sarà rivolta a escogitare opportuni incentivi in modo che dagli alunni del sacro ordine non solo sia santamente rispettata la temperanza dei costumi, ma anche sia tenuto vivo il desiderio di acquisire la sapienza; e se tra i giovani, che sono la speranza della Chiesa, sembrano declinare e languire gli studi, siano essi ricondotti a quello splendore che Noi giustamente desideriamo e che i tempi della religione richiedono. Sapete infatti, Venerabili Fratelli, quale fu la volontà della Divina Provvidenza: in primo luogo servirsi di fortissimi martiri per infrangere la forza impudente e la crudeltà dei tiranni, in modo che il sangue dei martiri costituisse il seme dei cristiani; in secondo luogo, destinare gli uomini di insigne sapienza e di ogni epoca a difendere, non solo con la sacra autorità, ma anche con l’ausilio della ragione umana, i tesori della verità che l’Unigenito Figlio trasse dal Padre in terra e volle affidati alla Chiesa. Ora che tutto si infetta e si corrompe per il contagio di perverse opinioni, e che sotto l’apparenza di dottrine progressiste si combatte e si rifiuta la sapienza tramandata da Dio, è facile comprendere che c’è bisogno di quei difensori che, con ogni genere di armi fornito dalla scienza, siano “sempre pronti (1Pt 3,15)come ammonisce l’Apostolo — a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in noi; ad esortare nella sana dottrina e a confutare i contraddittori” (Tt 1,9).

Invero, nel regolare l’ordine degli studi per i vostri seminari,vogliamo che abbiate presente quanto Noi stessi prescrivemmo sull’argomento nelle lettere encicliche. Senza dubbio, nell’insegnamento delle discipline filosofiche, sia sommamente onorato il Dottore Angelico Tommaso d’Aquino. La sapienza che con ricca e perenne vena si effonde dai suoi volumi, confermata dalle continue lodi dei Romani Pontefici, sia impartita agli studenti in larga e generosa misura. E non si trascurino gli studi delle scienze fisiche; infatti, a parte il fatto che ora esse sono tenute in gran conto, è da esse soprattutto che chi odia i dogmi cattolici trae argomenti per infirmare la loro verità; perciò bisogna evitare che nel sacro ordine manchino coloro che siano preparati a tale guerra, che sconfiggano con le loro stesse armi gli avversari e ne confutino gli errori. Infine sia fatto tesoro delle disposizioni che di recente impartimmo circa la dedizione agli studi biblici. Se rispetterete questi precetti, il clero sarà ancor più onorato e ne verrà maggior lode alla Chiesa che è sempre stata considerata (ed invero è da ritenere) fautrice e nutrice di ottimi studi; inoltre voi avrete a disposizione uomini idonei che, chiamati a condividere il vostro magistero, saranno per voi di grande utilità e di aiuto nell’educare il popolo e nel promuovere la pietà.

Un’altra calda raccomandazione vogliamo rivolgervi: siano preposti a reggere le parrocchie i sacerdoti migliori. Infatti coloro che sono innalzati a questo incarico, così onorato e autorevole ma ancor più ricolmo di difficoltà e di preoccupazioni, sono gli stessi che i Vescovi affiancano a sé come collaboratori nell’attività pastorale e che utilizzano come preminenti ausiliari “nell’ammaestramento di coloro che credono nella vita eterna in Cristo” (1Tm 1,16). Infatti Cristo adotta i suoi pastori affinché agiscano come fedeli scolte, in modo che il santo popolo di Dio non vacilli e non subisca danno dall’assalto dei nemici. Essi ricevono il mandato di padri delle anime che, “fatte ad immagine del Creatore (Ap 14,4 ), sono state acquistate da Dio e dall’Agnello non con oro o argento corruttibili ma con il prezioso sangue di Cristo, simile a immacolato agnello” (1Pt 1,18). È necessario, dunque, “che esse soffrano finché Cristo non sarà rinato in esse” (Gal 4,19). Sono pastori, se non vogliono essere considerati dei mercenari, coloro che devono conoscere le loro pecore, nutrirle con il pascolo della parola di Dio, educarle con il presidio dei sacramenti; divenuti anch’essi gregge, “possedendo il mistero del Verbo nella loro pura coscienza” (1Tm 3,9), reggano la gente loro affidata in modo da poter appropriarsi delle parole dell’Apostolo: “Siate miei imitatori, come io imito Cristo” (1Cor 14,16). Infine siano giustamente considerati come vicari degli angeli, coloro che Dio manda alla testa del suo popolo “perché lo custodiscano lungo il cammino” (Es 23,20), e in mezzo ai nemici “lo conducano nel luogo che ha preparato”, la santa città di Gerusalemme “preparata per essere rivelata in noi alla fine dei tempi” (1Pt 1,5). Stando così le cose, voi vedete, Venerabili Fratelli, quanto zelo vi occorra nella scelta dei parroci, quanta e quale assidua vigilanza nell’indirizzarli al loro magistero. È necessario che siano uomini tali da meritare le parole del Signore: “Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra” (Mt 5,14). Ardenti dunque di carità e di dedizione alle anime, non chiedano che cosa appartenga a loro ma a Gesù Cristo,pronti ad affrontare sacrifici e ad offrire l’anima per il loro gregge. Infatti coloro che per amore di turpe lucro o perché indotti da interessi umani cercano di assumere un incarico tanto arduo e venerando, coloro che difettano di santità di vita e di cultura sono assolutamente da respingere; sono infatti dei mercenari che non entrano per la porta,come sale che ha perduto il sapore e che “a null’altro serve se non ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5,13).

Questi suggerimenti mirano a giovare anche a coloro che già si trovano felicemente nell’ovile con il gregge del Signore. Ma in verità sono presenti tra voi, Venerabili Fratelli, individui che, non ancora “chiamati nella mirabile luce di Cristo, siedono” (1Pt 2,9) ancora “nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79). Sono le pecore che perirono e che voi dovete condurre a Gesù, sommo pastore di anime. Infatti la città del Dio vivente, la Chiesa di Cristo, non circoscritta da alcun confine, è aperta alla salvezza di tutti: la sua forza, che proviene dallo stesso Divino Creatore, si esprime da un mare all’altro ed allarga ogni giorno “il luogo della sua tenda e dei suoi tabernacoli” (Is 54,2), per cui giustamente e a buon diritto è chiamata cattolica. Sappiamo infatti e con certezza abbiamo appreso che questa salita dei popoli al monte Sion è da attribuire alla divina grazia. Appartiene a Dio dare incremento al nome cristiano; “Nessuno infatti può venire al Figlio se il Padre non l’avrà attratto” (Gv 6,44): tale riteniamo sia la volontà del Padre misericordioso, confermata dall’azione e dall’insegnamento del Nostro Redentore: gli uomini mortali assecondino l’opera dello stesso Dio per la salvezza delle anime. Infatti, secondo il monito dell’Apostolo, “la fede dipende dall’ascolto: l’ascolto del Verbo di Cristo; ma in che modo ascolteranno senza un predicatore? Come predicheranno se non saranno inviati?” (Rm 10,17). Perciò vi ammoniamo e aggiungiamo stimoli alla vostra carità, Venerabili Fratelli, perché siano rese più numerose le sacre missioni presso gl’Indi; si moltiplichino gli uomini misericordiosi, che come gioiosi operai volontari siano inviati per le messi del Signore e, per nulla acquiescenti alla carne e al sangue, si comportino con i loro derelitti fratelli in modo da guadagnarli a Cristo; rechino alle genti barbare un culto civile e miti costumi; scaccino le tenebre dell’ignoranza, affinché da ultimo anch’essi “ottengano un posto tra i santi in forza della fede” (At 26,18).

Infine, desideriamo che il vostro assiduo zelo si rivolga a quanto segue: poiché, soprattutto in questi tempi, i malvagi abusano di giornali quotidiani e di periodici per diffondere perverse opinioni e per corrompere i costumi, vogliate considerare compito vostro percorrere la stessa via e usare gli stessi metodi; essi mirano colpevolmente alla distruzione; voi santamente alla edificazione. Sarà opera meritoria se gli uomini dotati di scienza e di virtù si dedicheranno a scrivere saggi che siano pubblicati in determinati giorni o secondo scadenze stabilite; con essi infatti, gradatamente confutati gli errori, sarà divulgata più diffusamente la verità,e gli animi languenti verranno sottratti al torpore e s’incaricheranno di difendere strenuamente la fede e di professarla apertamente,amandola di cuore per un fine di giustizia; tanti insigni vantaggi si raggiungeranno se tali scrittori, che si battono per una degna causa, accetteranno i doveri che loro spettano. Naturalmente, come abbiamo consigliato altre volte, essi dovranno con moderazione, prudenza e carità tutelare saldamente i princìpi di verità e di rettitudine, sostenere i sacrosanti diritti della Chiesa, esaltare la maestà della Sede Apostolica, rispettare l’autorità di coloro che governano lo Stato: tuttavia in tali mansioni si ricordino, come è giusto, di amare la guida dei Vescovi e di seguirne i consigli. Così, Venerabili Fratelli, potrebbe sorgere un validissimo presidio che vi aiuti a distogliere da impure fonti i popoli a voi affidati, e a condurli a salubri sorgenti.

Avete dunque argomenti che, secondo il Nostro desiderio e il Nostro consiglio, potrete discutere nelle vostre assemblee; non abbiamo alcun dubbio che da parte vostra sarà sicuramente deliberato di dedicare ogni cura all’adempimento dei Nostri voti. E perché questo avvenga per decisione unanime, imploriamo l’aiuto celeste, facendo ricorso agli intercessori, insieme con l’Immacolata Madre di Dio Maria, con il santissimo vescovo Turibio e con la vergine Rosa, che la Chiesa chiama primo fiore di santità del vostro Perù e di tutta l’America meridionale.

Frattanto, come testimonianza del Nostro amore, Venerabili Fratelli, e come auspicio di doni divini, a voi tutti, al clero e al popolo vostro, con molto affetto impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 1 maggio 1894, nell’anno decimo settimo del Nostro Pontificato.

 

LEONE PP. XIII



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana