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IN IPSO

EPISTOLA ENCICLICA DI
DI SUA SANTITÀ
LEONE XIII

 

Ai Nostri diletti Figli i Cardinali presbiteri di Santa Romana Chiesa Federico Fürstenberg, Arcivescovo di Olomouc, Francesco da Paola Schönborn, Arcivescovo di Praga, e ai Venerabili Fratelli Arcivescovi e Vescovi dell’Impero Austriaco.

Il Papa Leone XIII. Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Fin dall’inizio del supremo Pontificato a cui la Provvidenza di Dio Ci ha elevato, nel contemplare in tutta la sua estensione il mondo cattolico, abbiamo trovato motivo di rallegrarci per il gran numero e per l’eccellenza degli studi e delle opere in ogni genere di onesta attività a cui, con l’aiuto di Dio, i Vescovi, il clero secolare e religioso e i fedeli si sono dedicati con assiduo zelo; ma non senza profonda amarezza abbiamo visto i nemici della Chiesa, uniti in detestabile congiura, meditare e tentare ogni impresa, pur di abbattere e, potendo, distruggere questo mirabile edificio che Dio stesso eresse come rifugio del genere umano.

Questa guerra scatenata in lungo e in largo contro la Chiesa di Cristo, sebbene sia condotta con manovre e armi diverse a seconda della varietà dei luoghi, obbedisce in sostanza a una sola esigenza: cancellare ogni traccia di religione dalle famiglie, dalle scuole, dalle leggi e dalle istituzioni; spogliare la Chiesa stessa dei suoi beni e della insigne virtù che la rende idonea a provvedere al bene comune; instillare in tutte le vene della comunità domestica e civile la funestissima peste degli errori. Gli avversari non hanno affatto attenuato la loro smisurata licenza; numerosi e violenti, si sono scatenati contro i diritti, la libertà, la dignità della Chiesa, contro i Vescovi e tutti gli ordini del clero, e soprattutto contro l’autorità e il primato del Romano Pontefice. Da tante offese recate al nome cattolico, sono derivati e derivano molti e gravi danni alle nazioni; è motivo di dolore che più diffusamente serpeggi la perversità delle opinioni, che la disonestà associata alla sedizione conquisti gli spiriti, e che perciò pericoli ogni giorno maggiori minaccino i pubblici ordinamenti e i governi. Certamente nient’altro poteva accadere; infatti, una volta indebolito o, peggio ancora, respinto quel solidissimo presidio di civiltà che è la religione – la quale, essa sola, può trattenere ogni uomo nell’ambito dei propri doveri, con i suoi giusti ammonimenti e con i suoi salutari divieti – le stesse fondamenta della civiltà tentennano e finiscono per crollare.

Noi non abbiamo tralasciato alcuna occasione per denunciare apertamente con severe lettere questa situazione sia a coloro che esercitano il potere, sia a coloro che al potere sono sottomessi; abbiamo ricordato agli uni quanto strettamente siano congiunti gl’interessi della religione con quelli dello Stato e abbiamo esortato gli altri a rispettare doverosamente e a praticare con zelo i divini insegnamenti della Chiesa. Un Nostro particolare appello è stato inoltre rivolto ai Venerabili Fratelli Vescovi che lo Spirito Santo pose a guide della Chiesa di Dio e inonda con l’intensa luce della sua grazia; infatti coloro che come guardie vigilano su tutte le regioni della terra, conoscono le presenti circostanze e sanno per esperienza quali rimedi siano da applicare a ciascun popolo o quali insidie da evitare, dovevano essere per Noi certamente i migliori collaboratori nell’impresa che con tutte le Nostre forze perseguivamo e perseguiamo: la salvezza delle genti cattoliche. Inoltre, Noi dobbiamo a Dio infinite grazie poiché al Nostro appello ha risposto l’ammirevole, immediato consenso di tutti i Vescovi; infatti, per quanto possono il loro ingegno e il loro cuore, la loro attitudine ad esortare e ad agire, altrettanto concordemente sono rivolti a tutelare la verità della fede cattolica, a richiamare l’umana società alle virtù conformi alla fede, a liberarla dai mali estremi, a condurla alla vera prosperità.

In questa così nobile gara di zelo pastorale si comportarono egregiamente i Vescovi austriaci e il Nostro animo ci porta ad attribuirvi, in questa sede, il meritato elogio. Infatti sappiamo bene con quanta prudenza, con quanto assiduo impegno tendiate ad estirpare dal popolo ogni sorta di germi maligni e a coltivare le sementi di vita cristiana. Anzi, recentemente abbiamo appreso con grande gioia che voi congiuntamente avete inviato ai fedeli delle vostre diocesi una lettera che è stata per Noi una prova luminosa dell’intimo accordo delle vostre volontà quando si tratta di difendere la causa del cattolicesimo. E invero, affinché si mantenga sempre più salda nell’avvenire questa concordia e affinché il vostro impegno e le vostre forze tendano per la stessa via ad un solo e determinato fine, nulla a Noi sembra più opportuno che i Vescovi convochino ogni anno delle riunioni che siano la fonte di questa così efficace concordia nel sentire e nell’agire. Codesto metodo di indire riunioni (che Noi auspichiamo) è già in vigore in parecchie regioni ed ha prodotto finora frutti davvero apprezzabili. Infatti i Vescovi ne hanno tratto maggior copia di suggerimenti, una più convinta forza d’animo, un più accentuato zelo religioso, e ne sono uscite numerose decisioni che in diversi modi sono riuscite utili al cattolicesimo.

Si aggiunga che tanta intesa e tanta collaborazione tra i Vescovi non solo hanno accresciuto il profondo rispetto e il favore dei fedeli verso di loro, ma hanno altresì offerto un esempio e un invito ai laici, anche di altre nazioni, perché con animi concordi si consultassero circa i mezzi da adottare per difendere la religione non meno dell’ordine civile minacciata a sua volta.

Inoltre, dai suggerimenti e dalle esortazioni dei Vescovi, i cattolici trassero certamente molto operoso incitamento a convocare e a celebrare simili assemblee nazionali, provinciali o locali: e ciò è stato fatto con somma saggezza. Se infatti uomini perversi, forti per audacia e per numero, si riuniscono in vari luoghi e solidali cospirano per strappare con perfidia ai cattolici il più prezioso di tutti i doni, la fede e i beni che ne derivano, è assolutamente giusto e necessario che questi, sotto la direzione dei Vescovi, uniscano tutto il loro zelo e le loro energie per resistere; appunto con la frequenza di tali riunioni potranno con maggiore libertà e con più vigore professare la loro religione e respingere gli assalti nemici.

Ai Vescovi che si riuniranno in congresso non mancheranno certo questioni di grande importanza su cui deliberare.

Afflitti dalla tristizia dei tempi, Noi pensiamo che occorra anzitutto preoccuparsi e fare in modo che i vincoli della famiglia cristiana si rinsaldino ogni giorno più stretti con l’ordine gerarchico, in modo che i fedeli si stringano ai loro Vescovi con obbediente volontà e custodiscano con ardore e professino apertamente, nei confronti del Vescovo della Chiesa universale, la fede, l’obbedienza e la pietà di figli. Volere poi che il Romano Pontefice non sia sottomesso ad alcun potere umano e che Egli sia pienamente e perfettamente libero, è un santo dovere che riguarda tutti i cattolici di ogni nazione e non di una soltanto, e perciò i Vescovi provvedano con decisioni comuni, e operino in modo che le iniziative dei fedeli siano indirizzate verso questa santissima causa, nel proposito di raggiungere un esito felice.

In tali riunioni i Vescovi avranno agio di scambiarsi opinioni su eventuali difficoltà manifestatesi nelle loro Chiese; potranno inoltre, se parrà loro opportuno, rendere di pubblica ragione lettere e azioni collettive. Inoltre nelle suddette consultazioni troverà posto l’impegno di formare e di educare il clero: missione di cui nessuna è più nobile e più feconda per un Vescovo; ci sarà la possibilità di confrontarsi su come far coincidere la disciplina e le regole dei chierici nei sacri seminari con quelle del Concilio tridentino, nonché sul modo di coltivare in essi la pietà e la generosa virtù, e su quali incitamenti aggiungere perché si studino le più eccelse dottrine, così che esse fioriscano come i tempi richiedono, e su quali misure prendere nei confronti di tutto il clero in vista di una più ampia conquista di anime. Per ciò che riguarda il gregge dei fedeli, esposti a tanti pericoli e insidie, sarà della massima importanza ricorrere a forme di assistenza che possano loro giovare: sermoni e catechesi su argomenti sacri adatti agli uomini, alle varie età, ai luoghi; confraternite pie, e diverse, di laici, approvate e raccomandate dalla Chiesa; la inviolabile tutela e il rispetto delle feste religiose; e, ancora, quelle istituzioni e quelle opere che offrano protezione ai fedeli, e soprattutto ai giovani, contro la malvagità e la corruzione, in modo che si moltiplichi la salvifica frequentazione dei sacramenti; infine libri, giornali e simili pubblicazioni popolari che giovino alla difesa della fede e alla disciplina dei costumi. A questo proposito, è di somma importanza raccomandare ai Vescovi ciò che a Noi sta da lungo tempo a cuore e che richiamiamo con insistenza: l’impegno dei cattolici nello scrivere e nel pubblicare proceda con molto equilibrio e sia particolarmente incoraggiato. Certo occorre riconoscere che siffatti eccellenti scritti, in ogni paese, siano essi quotidiani o periodici, sono assai utili alla società religiosa e civile, sia che la sostengano direttamente e la facciano prosperare, sia che respingano gli attacchi degli avversari che cercano di recar loro danno, e impediscano l’impuro contagio. Ma nell’Impero Austriaco è il caso di attribuire ad essi una grande attenzione: ivi diffusi periodici in gran parte sono al servizio dei nemici della Chiesa i quali, dotati di grandi ricchezze, li propagano più facilmente e più diffusamente. È dunque assolutamente necessario opporre gli scritti agli iscritti con non inferiore frequenza, per poter così rintuzzare i loro dardi, smascherare le loro ignobili frodi, respingere i veleni degli errori, educare al giusto dovere della virtù. Perciò sarebbe conveniente e salutare che ogni regione possedesse i propri giornali quasi in difesa degli altari e dei focolari, concepiti in modo da non sottrarsi mai al giudizio del Vescovo, così che per rettitudine e zelo vengano a collimare con la sua prudenza e con la sua volontà; il clero poi li incoraggi con la sua benevolenza e rechi ad essi il soccorso della propria dottrina e tutti i veri cattolici accordino ad essi ogni favore e un generoso aiuto proporzionato alle forze e alla ricchezza.

La sollecitudine e l’approvazione dei Vescovi dovrebbero essere rivolte ad altra insigne causa che vi sta tanto a cuore, come abbiamo appreso dalla lettera che di comune accordo avete inviato ai fedeli che voi guidate: la causa degli operai che hanno gran bisogno dell’aiuto della religione, sia per adempiere onestamente al loro lavoro, sia a sollievo delle loro afflizioni.

Questa causa si identifica con quella, agitata con grande passione in questi tempi, che viene chiamata questione “sociale”, e che, quante più difficoltà comporta, tanto più richiede un’assidua attenzione. Se i Vescovi, per quanto possono, dedicheranno a tale questione le loro meditazioni e il loro impegno, se essi faranno in modo che i precetti evangelici di giustizia e di carità siano operanti in ogni classe di cittadini, scendendo nel profondo degli animi, se essi perverranno con qualunque mezzo, con l’autorità e con l’azione, a migliorare l’infima condizione degli operai, essi avranno ben meritato sia della religione, sia dello Stato.

Queste questioni e altre di altrettanta gravità siano affrontate nella consultazione durante i congressi annuali dei Vescovi che Noi suggeriamo di convocare. Noi siamo fermamente convinti che tutti i Vescovi d’Austria asseconderanno con sommo zelo e volontà questi Nostri voti, ispirati da un santo fervore religioso e da benevola carità verso codeste popolazioni cattoliche.

Frattanto, come auspicio dei doni celesti e come testimonianza della Nostra paterna benevolenza, a voi tutti, diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, e a tutte le genti Austriache impartiamo con tanto affetto e nel nome del Signore l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 3 marzo 1891, nell’anno decimoquarto del Nostro Pontificato.

 

LEONE PP. XIII 



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