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LICET MULTA 

LETTERA ENCICLICA 
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII

 

Sebbene in questi ultimi tempi siano accaduti in Belgio molti fatti funesti per il cattolicesimo, che hanno procurato un profondo dolore all’animo Nostro, tuttavia abbiamo trovato sollievo e consolazione nelle molte testimonianze di fede e di tenace amore a Noi offerte dai cattolici belgi tutte le volte che se ne presentava l’occasione. Particolarmente Ci hanno rianimato e Ci rianimano la Vostra buona disposizione verso di Noi e il Vostro impegno assiduo per far sì che il popolo a Voi affidato perseveri nella purezza e nell’unità della fede cattolica, e cresca ogni giorno di più nell’amore verso la Chiesa e il Vicario di Cristo. È giusto soprattutto attribuire a Vostra lode l’attività che con ogni zelo dedicate all’ottima educazione della gioventù, provvedendo che fin dalle scuole elementari sia trasmessa agli adolescenti la dottrina religiosa. Né con minore impegno Vi adoperate in modo che tutto concorra alla educazione cristiana nei Ginnasi, nei Licei e nella stessa Università degli studi di Lovanio.

Nondimeno, in questa situazione, gli eventi che presso i Belgi sembrano costituire un pericolo per la concordia dei cattolici e che tentano di orientarli in direzioni opposte non Ci consentono di essere tranquilli e sicuri. Pertanto è superfluo a questo punto ricordare quali siano state le antiche e recenti cause dei dissidi, le occasioni, gli incitamenti che provenivano anche da dove non sembrava di doverli attendere: Voi, diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, prima di altri comprendete questi fatti e con Noi deplorate (ben sapendo quanto sia necessario, come in nessun altro momento, conciliare e preservare la concordia tra tutti i cattolici) l’impeto unanime con cui i nemici del nostro nome di cristiani assalgono la Chiesa da ogni lato.

Pertanto, solleciti nel proteggerla, esortiamo a trascinarla il meno possibile in controversie di diritto pubblico che di solito, presso di voi, agitano profondamente gli animi; esse riguardano infatti la necessità o la opportunità di conformare alla norma della dottrina cattolica le recenti forme di governo, fondate (come dicono) sui principi di un nuovo diritto. Senza dubbio Noi stessi, primi fra tutti, vivamente desideriamo che la società umana sia ordinata secondo l’etica cristiana e che tutte le istituzioni civili siano penetrate e pervase dalla divina virtù di Cristo. Che tale fosse il Nostro proposito rendemmo subito manifesto, fin dagli esordi del Nostro Pontificato, con pubblici documenti a stampa, soprattutto poi con Lettere Encicliche che divulgammo contro gli errori del socialismo e, di recente, sul potere politico. Tuttavia tutti i cattolici, se vorranno adoperarsi utilmente per il bene comune, tengano presente e seguano fedelmente nell’agire un meditato criterio, quale la Chiesa suole adottare in tali circostanze. Essa infatti, sebbene con inalterabile fermezza tuteli l’integrità delle celesti dottrine e i principi di giustizia, e usi ogni energia affinché gli stessi principi regolino gli atti privati, le pubbliche istituzioni e i costumi, tuttavia ha una giusta cognizione degli eventi, dei luoghi e dei tempi; e spesso, come di solito accade nelle vicende umane, è costretta a tollerare certi mali che non possono essere rimossi a fatica, e neppure a fatica, senza che si dia luogo a mali e a sconvolgimenti più gravi.

Occorre inoltre evitare, quando si affrontano controversie, di oltrepassare i limiti prescritti dalle leggi di giustizia e di carità, o di accusare avventatamente o di rendere sospette persone peraltro dedite alle dottrine della Chiesa, e soprattutto quelle che nella Chiesa eccellono per dignità e potere. Ci rammarichiamo appunto che ciò sia toccato a te, diletto Figlio Nostro che governi la Chiesa di Malines con l’autorità di Arcivescovo, e che per i tuoi egregi meriti verso la Chiesa, e per lo zelo nel difendere la dottrina cattolica, sei stato ritenuto degno dal Predecessore Nostro Pio IX di felice memoria, di essere accolto nel Collegio dei Padri Cardinali. È evidente che questa leggerezza di ridurre il prestigio altrui attribuendo false accuse, allenta i vincoli del mutuo amore, reca ingiuria a coloro che "lo Spirito Santo pose, come Vescovi, a reggere la Chiesa di Dio": pertanto desideriamo e severamente esortiamo tutti i cattolici ad astenersi da un simile comportamento. Ad essi basti sapere che alla Sede Apostolica e al Romano Pontefice, al quale tutti possono sempre rivolgersi, è stato affidato l’incarico di difendere ovunque le verità cattoliche e di vigilare perché nella Chiesa non serpeggi o si diffonda ciò che si oppone alla dottrina sulla fede e sulla morale o appare in contrasto con essa.

Per quanto riguarda Voi, diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, con sommo zelo impegnatevi in modo che tutti i dotti, e tra essi soprattutto coloro che hanno ricevuto da Voi l’incarico di educare la gioventù, abbiano piena unità di pensiero e di convinzioni circa quei principi sui quali l’autorità della Sede Apostolica non lascia libertà di dissentire. Ma sulle questioni che consentono un libero dibattito tra persone colte, si esercitino pure gli intelletti, persuasi e consigliati da Voi in modo che la diversità delle opinioni non infranga l’unità degli animi e la concordia delle volontà. Su questo argomento, precetti ricolmi di sapienza e di severità trasmise ai dotti il Predecessore Nostro Papa Benedetto XIV, di immortale memoria, nella Costituzione Sollicita ac provvida; anzi, come esempio da imitare propose San Tommaso d’Aquino che usa sempre uno stile pacato e un linguaggio pieno di decoro, non solo quando insegna e correda la verità di validi argomenti, ma anche quando insegue e incalza gli avversari. Siamo lieti di raccomandare nuovamente ai dotti i precetti del Nostro Predecessore e di offrire lo stesso esempio, da cui non solo imparino come ci si deve comportare con gli avversari, ma anche sappiamo quale dottrina, tra le discipline filosofiche e teologiche, occorre tramandare e coltivare. Non una sola volta, diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, Vi abbiamo manifestato tutto il Nostro desiderio che la sapienza di San Tommaso sia reintrodotta nelle scuole cattoliche e sia tenuta ovunque nel massimo onore. Fummo anche promotori con Voi della istituzione di un magistero, conforme al pensiero di San Tommaso, nell’Accademia di filosofia superiore in Lovanio; e in questo progetto, come anche in tutte le altre iniziative, constatammo che eravate prontissimi ad esaudire i Nostri desideri e a fare la Nostra volontà. Pertanto, insistete nelle imprese iniziate e vigilate assiduamente affinché nella stessa Accademia le copiose fonti della filosofia cristiana, che sgorgano dalle opere di San Tommaso d’Aquino, si riversino con larga e ricca vena sugli uditori e siano condotte a fecondare tutte le altre discipline. In questa opera non permetteremo mai che Vi vengano a mancare né il consiglio né l’intervento Nostro, qualora occorressero.

Frattanto imploriamo da Dio, fonte di sapienza, promotore di pace e amante della carità, un aiuto adeguato alle necessità e invochiamo su tutti abbondanza di doni celesti. Come auspicio di essi e come testimonianza della Nostra particolare benevolenza, impartiamo a Voi, diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, unitamente a tutto il Clero e al popolo affidato alle Vostre cure, con molto affetto, l’Apostolica Benedizione nel nome del Signore.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 3 agosto 1881, anno quarto del Nostro Pontificato.

LEONE XIII

 

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