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PATERNA CARITAS

LETTERA ENCICLICA 
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII

 

La paterna carità con la quale abbracciamo tutte le componenti del gregge delSignore è tale, per la sua forza e per la sua natura, che risentiamo, come inun’intima e costante comunione di sentimenti, tutto ciò che accade dipropizio o di avverso nel mondo cristiano. Pertanto, come un grande e continuodolore si era impadronito del Nostro cuore per il fatto che un certo numero diArmeni, principalmente nella città di Costantinopoli, si era separato dallavostra fraterna società, così sentiamo ora una gioia tutta speciale eardentemente desiderata nel vedere che tale discordia si è, grazie a Dio,felicemente sedata. Ma mentre Ci rallegriamo della concordia e della pace che visono restituite, non possiamo fare a meno di esortarvi a conservare con cura e asforzarvi anche di accrescere questo grande beneficio della bontà divina. Perottenere questo, cioè intendere la stessa dottrina e provare gli stessisentimenti in ciò che concerne la religione, bisogna che restiate tutticostanti, come lo siete, nell’obbedienza a questa Sede Apostolica; e quanto aVoi, cari Figli, dovete essere fedelmente sottomessi è obbedienti al vostroPatriarca e agli altri Vescovi che hanno il diritto di dirigervi.

Ora, siccome per scuotere questa religiosa concordia spesso viene l’occasionesia di contrasti negli affari pubblici, sia di contestazioni nelle cose private,dovete scongiurare i primi con quel rispetto e quella sudditanza che cosìlodevolmente manifestate verso il supremo Principe dell’Impero Ottomano, dicui Noi conosciamo bene lo spirito di giustizia, lo zelo per conservare la pace,e le eccellenti disposizioni a Nostro riguardo dimostrate da brillantitestimonianze.

Quanto alle contestazioni e alle rivalità, ne sarete agevolmente liberati seimprimerete profondamente nel cuor vostro e terrete presenti nella vostracondotta i precetti che San Paolo, l’Apostolo delle genti, dà a propositodella perfetta carità, la quale "è paziente e benigna; non è invidiosa,non agisce inconsideratamente, non si gonfia d’orgoglio, non è ambiziosa, noncerca i propri interessi, non si adira, non pensa al male" (1Cor 13,4-5).Inoltre questa eccellente e perfetta concordia degli animi vi assicurerà unaltro beneficio, perché per merito suo potrete accrescere, come abbiamo detto,e fare sviluppare sempre più i risultati della pace e della restituitaconcordia. Infatti essa farà rivolgere su di Voi gli sguardi e i cuori dicoloro che, pur avendo in comune con Voi la razza e la nazionalità, tuttaviasono ancora separati da Voi e da Noi, e non si trovano nel sacro ovile, di cuiNoi abbiamo la custodia. Vedendo l’esempio della vostra concordia e dellavostra carità, essi si persuaderanno facilmente che lo spirito di Cristo vigefra Voi, perché Egli solo può unire i suoi a se stesso in modo tale da formareun solo corpo. Voglia Iddio che essi riconoscano ciò e decidano di ritornare aquell’unità da cui i loro antenati si sono separati!

Certamente accadrebbe loro d’essere inondati da una indicibile gioia vedendoche, per mezzo della loro unione a Noi e a Voi, sarebbero anche uniti a tuttigli altri fedeli che, nel mondo intero, appartengono al cattolicesimo;comprenderebbero allora che essi si troverebbero negli abitacoli della misticaSionne, alla quale sola è stato dato, secondo i divini oracoli, di rizzaredovunque le sue tende e stendere su tutta la terra i veli dei suoi tabernacoli.

Per altro sta principalmente a Voi, Venerabili Fratelli, posti alla testa dellaDiocesi d’Armenia, operare affinché questo auspicato ritorno si realizzi; aVoi, cui non manca, lo sappiamo bene, né lo zelo per esortare, né la dottrinaper persuadere. Noi vogliamo pure che i dissidenti siano richiamati da Voi anome Nostro e sulla Nostra parola; infatti, lungi dall’averne vergogna,conviene grandemente ricondurre alla casa paterna i figli che se ne sonoallontanati e che sono aspettati da lungo tempo; anzi, bisogna andar loroincontro e aprire le braccia per stringerli al loro ritorno. Né crediamo che levostre parole e le vostre esortazioni cadranno nel nulla. Infatti la speranzanel desiderato effetto Ci viene prima dall’immensa misericordia di Dio sparsafra tutte le genti, e poi dalla docilità e dalle qualità naturali dello stessopopolo Armeno. Numerosi documenti storici attestano quanto esso sia incline adabbracciare la verità, una volta che l’abbia conosciuta, e quanto siadisposto a ritornarvi se si accorge d’avere deviato.

Quegli stessi che sono separati da Voi nel loro culto si gloriano che il popoloArmeno sia stato istruito nella fede di Cristo da quel Gregorio, uomo santissimosoprannominato l’Illuminatore, che essi venerano in modo particolare come loropadre e loro patrono. Fra loro è rimasto pure memorabile il viaggio che eglifece alla volta di Roma per testimoniare la sua fedeltà e il suo rispetto versoil Romano Pontefice San Silvestro.

Si dice anche che egli sia stato ricevuto con l’accoglienza più benevola, eche ne ottenesse parecchi privilegi. In seguito questi stessi sentimenti diGregorio verso la Sede Apostolica furono condivisi da molti altri di coloro cheressero le Chiese Armene, come risulta dai loro scritti, dai loro pellegrinaggia Roma e, principalmente, dai decreti sinodali. È ben degno davvero di essererammentato, a conferma, ciò che i Padri Armeni, riuniti in Sinodo a Sisl’anno 1307, proclamarono sul dovere di obbedire a questa Sede Apostolica:"Come è proprio del corpo essere sottomesso alla testa, così la Chiesauniversale (che è il corpo di Cristo) deve obbedire a colui che da CristoSignore è stato costituito capo di tutta la Chiesa". Questo fu confermatoe sviluppato ancora più chiaramente nel Concilio di Adana, nel sedicesimo annodel medesimo secolo.

Senza parlare di cose di minore importanza, vi è ben noto ciò che fu fatto nelConcilio di Firenze. I delegati del Patriarca Costantino V, essendosi recati colàper venerare come Vicario di Cristo Eugenio IV Nostro Predecessore, dichiararonodi essere venuti a lui che era il capo, il pastore e il fondamento della Chiesa,pregandolo che il capo avesse pietà delle membra, che il pastore riunisse ilgregge e confermasse la Chiesa quale fondamento . E presentandogli il simbolodella loro fede, lo supplicavano in questi termini: "Se manca qualche cosa,faccelo conoscere".

Allora fu pubblicata dal Pontefice la Costituzione conciliare Exultate Deo,con la quale Egli li istruì su tutto quello che giudicava necessario conosceredella dottrina cattolica. I delegati, ricevendo questa Costituzione, affermaronoa nome proprio, del loro Patriarca e di tutta la nazione Armena, di aderirvipienamente e di sottomettersi con cuore docile e devoto, "dichiarando anome dei suddetti, e come veri figli della obbedienza, di ottemperare fedelmenteagli ordini e alle prescrizioni della Sede Apostolica". Perciò ilPatriarca di Cilicia, Azaria, nella sua lettera a Gregorio XIII, NostroPredecessore, in data 10 aprile 1585, poté scrivere con tutta verità:"Ecco che noi abbiamo trovato i documenti dei nostri antenatisull’obbedienza dei cattolici e dei nostri Patriarchi al Pontefice di Roma;nel modo in cui San Gregorio l’Illuminatore fu obbediente al Papa SanSilvestro". È per questo che la nazione Armena ricevette con grandi onorii legati di ritorno dalla Santa Sede, e si fece un dovere di osservarefedelmente i precetti della stessa.

Noi nutriamo veramente la fiducia che questi ricordi saranno efficacissimi perindurre parecchi di coloro che sono ancora separati da Noi a ricercarel’unione. In verità, se la causa della loro indecisione o della loroesitazione fosse il timore di trovare meno sollecitudine a loro riguardo pressola Sede Apostolica, o di essere accolti da Noi con minore affetto di quanto essivorrebbero, invitateli, Venerabili Fratelli, a rammentarsi ciò che hanno fattoi Pontefici Romani, Nostri Predecessori, i quali non si sono mai trovati indifetto di testimonianze circa la loro carità paterna verso gli Armeni. Essihanno sempre ricevuto con benevolenza quelli di loro che sono venuti inpellegrinaggio a Roma o che qui si rifugiarono; essi hanno anche voluto chefossero aperte per loro case d’ospitalità. Gregorio XIII, come è noto, avevaconcepito il disegno di fondare un istituto per l’opportuna istruzione deigiovani Armeni, e se fu impedito dalla morte di mettere in esecuzione questodisegno, Urbano VIII lo realizzò in parte accogliendo, con gli altri allievistranieri, anche gli Armeni nel vastissimo Collegio da lui istituito per lapropagazione della fede.

Quanto a Noi, malgrado la malvagità dei tempi, abbiamo potuto, grazie a Dio,eseguire più largamente il disegno concepito da Gregorio XIII, e abbiamoassegnato agli alunni Armeni un fabbricato assai vasto presso San Nicola daTolentino, istituendovi, nelle forme volute, il loro Collegio. Questo è statofatto perché si rispettasse, doverosamente, la liturgia e la linguadell’Armenia, così commendabile per l’antichità, l’eleganza e il grannumero d’insigni scrittori; e molto più perché un Vescovo del vostro ritodimorasse costantemente a Roma per iniziare alle cose sante tutti gli alunni cheil Signore chiamasse al suo particolare servizio. A tale effetto era statafondata da lungo tempo anche una scuola nel Collegio Urbaniano perl’insegnamento della lingua Armena, e Pio IX, Nostro Predecessore, avevaprovveduto a che nel ginnasio del Seminario pontificio romano vi fosse unprofessore per insegnare agli alunni del paese la lingua, la letteratura e lastoria della nazione Armena.

Del resto la sollecitudine dei Pontefici Romani verso gli Armeni non è restatacircoscritta entro i confini di questa città, perché nulla è stato loro piùa cuore che di togliere la vostra Chiesa dalle difficoltà in cui si trovava, edi riparare i mali che essa ebbe a subire per la perversità dei tempi. Nessunoignora con quale cura Benedetto XIV si sforzò di proteggere e di conservareintatta la vostra liturgia, come quella delle altre Chiese orientali, e di farein modo che la successione dei Patriarchi cattolici d’Armenia fossereintegrata in favore della Sede di Sis. Voi sapete pure che Leone XII e PioVIII dedicarono le loro cure affinché nella capitale stessa dell’ImperoOttomano gli Armeni avessero un prefetto della loro nazione per gli affaricivili, come le altre comunità che appartengono a detto Impero.

Infine è vivo il ricordo degli atti compiuti da Gregorio XVI e da Pio IX peraccrescere nel vostro paese il numero delle sedi episcopali, e perché ilPrelato armeno di Costantinopoli primeggiasse in onore e dignità. Questo fufatto, prima istituendo a Costantinopoli la Sede Arcivescovile e Primaziale, epoi decretandone l’unione con il Patriarcato della Cilicia, a condizione chela residenza del Patriarca fosse stabilita nella capitale dell’Impero. E perimpedire che la distanza venisse ad indebolire la stretta unione dei fedeliArmeni con la Chiesa Romana, fu saggiamente provveduto a che il Delegatoapostolico risieda nella medesima città, per rappresentare il Pontefice Romano.Voi stessi potete dunque essere testimoni della sollecitudine che abbiamo avutoper la vostra nazione, e Noi lo siamo a Nostra volta dell’attaccamento cheprofessate verso di Noi, e del quale abbiamo spesso avuto la dimostrazione.

Quindi, poiché da una parte le qualità del vostro popolo, la pratica degliantenati e tutta la storia dei secoli passati sono fatti per attirare versoquesta roccaforte della verità gli Armeni che sono separati da Voi, e conefficacia così grande che non saprebbero essere trattenuti da un più lungoindugio, e dall’altra la Sede Apostolica si è sempre sforzata di averestrettamente unita a sé la vostra nazione, e di richiamarla all’antica unionese qualche volta se ne allontanava, ne conseguono evidentemente validissimeragioni perché Voi, Venerabili Fratelli, vi consigliate, e perché Noi a Nostravolta abbiamo la buona speranza che sia pienamente ristabilita l’anticaunione. Ciò tornerà certamente a profitto di tutta la nazione, non solamenteper la salute eterna delle anime, ma anche per quella prosperità e quellagloria che si possono legittimamente desiderare sulla terra. La storia attestainfatti che fra i sacri Pastori dell’Armenia hanno brillato di più vivosplendore, come fulgide stelle, coloro che sono stati più strettamente unitialla Chiesa Romana, e che la gloria della vostra nazione ha toccato il suoapogeo nei secoli in cui la religione cattolica vi ha prosperato piùlargamente.

Dio solo, moderatore di tutte le cose, può concedere che questo avvenga secondoi Nostri voti e i Nostri desideri, Lui solo, che "chiama coloro che vuoleonorare e ispira sentimenti religiosi a chi vuole" . Con Noi fate salireverso di Lui supplichevoli preghiere, Venerabili Fratelli e diletti Figli,affinché, mossi dalla sua grazia trionfatrice, tutti coloro della vostranazione che per il battesimo sono entrati nella società della vita cristiana eche tuttavia sono separati dalla Nostra comunione, Ci ricolmino d’una gioiaintera ritornando a Noi, "professando la medesima dottrina, avendo lamedesima carità e nutrendo tutti i medesimi sentimenti" (Fil 2,2).Sforzatevi d’avere per ausiliatrice presso il trono della grazia "lagloriosa, benedetta, santa, sempre Vergine Maria, Madre di Dio, Madre diCristo" perché Ella offra "le nostre preghiere al Suo Figlio, nostroDio" . Impiegate altresì come intercessore con Lei l’illustre martireGregorio l’Illuminatore, affinché, quale ministro della grazia divina, compiae consolidi l’opera che egli ha cominciata a prezzo delle sue fatiche e dellasua invincibile pazienza nei tormenti. Domandate infine, a imitazione dellaNostra preghiera, che la docilità degli Armeni e il loro ritorno all’unitàcattolica servano di esempio e di stimolo a tutti quelli che adorano Cristo masono separati dalla Chiesa Romana, affinché essi ritornino là donde sonopartiti, e vi siano un solo ovile ed un solo Pastore.

Mentre a ciò dedichiamo i Nostri voti e la Nostra speranza, accordiamo,nell’effusione della carità e come pegno della bontà divina, la BenedizioneApostolica a Voi, Venerabili Fratelli, e a Voi tutti diletti Figli.

Datoa Roma, presso San Pietro, il 25 luglio 1888, anno undecimo del NostroPontificato.

LEONE PP. XIII

 

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