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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DEI RAPPRESENTANTI
DELLE COMMISSIONI DIOCESANE
DI LITURGIA E DI ARTE SACRA IN ITALIA

Mercoledì, 4 gennaio 1967

 

Salutiamo i partecipanti al Convegno dei rappresentanti delle Commissioni diocesane di Liturgia e di Arte sacra in Italia: il Nostro grato e riverente pensiero va innanzitutto al Signor Cardinale Paolo Marella, Presidente d’onore della Pontificia Commissione centrale per l’Arte sacra in Italia, e Ci compiacciamo con lui dell’interessamento ch’egli dedica alle questioni relative agli orientamenti speculativi e pratici, che oggi si manifestano nel campo artistico, sia ecclesiastico che profano. Il Nostro saluto si rivolge poi al Presidente effettivo della medesima Commissione, Mons. Giovanni Fallani, che con tanta competenza e son tanta solerzia ne promuove e ne dirige l’attività, e con lui salutiamo i suoi collaboratori e quanti compongono la schiera dei Consultori della Commissione, e profittiamo dell’occasione per ringraziarli dell’opera e dell’appoggio che essi le prestano in un momento nel quale la quantità e la complessità dei problemi concernenti l’Arte sacra rendono particolarmente preziosa la loro collaborazione. Né vogliamo che manchi alle Autorità del campo artistico italiano e alle Personalità accademiche del campo medesimo, come agli Artisti «veri nominis» e ai critici e cultori d’arte, che si mostrano deferenti verso la nostra Commissione e le sue attività, il Nostro rispettoso saluto ed il Nostro ringraziamento.

UNA RASSEGNA DI COMPIACIMENTO E DI SPERANZA

E con tutto questo areopago del nostro mondo artistico dobbiamo rendere pari onore a quanti qui rappresentano il mondo liturgico, e specialmente ai membri della Commissione Episcopale Italiana per la Liturgia, non che a tutti i rappresentanti delle Commissioni diocesane di Liturgia e di Arte sacra.

Abbiamo così il piacere di passare in rassegna gli esponenti autorevoli e qualificati di questi organi della Gerarchia ecclesiastica, che la Costituzione conciliare «Sacrosanctum Concilium», sulla sacra Liturgia, ha richiamato in vita attiva, dove già esistevano, e ordinato d’istituire, dove ancora non erano. Questa rassegna è motivo di soddisfazione e di speranza per Noi, a cui preme che le disposizioni del Concilio abbiano effettiva ed efficace applicazione; e Ci piace rilevare che questo primo Convegno italiano dopo il Concilio viene attuando una delle disposizioni del Sinodo ecumenico, la quale non ha soltanto un valore pratico e canonico, ma coinvolge una questione di principio, quella dei rapporti fra Liturgia e Arte sacra, prescrivendo che la Commissione liturgica, sia territoriale che diocesana, si valga dell’aiuto «di esperti in Liturgia, in Musica e Arte sacra e in Pastorale» (n. 44); e suggerendo che le tre Commissioni di sacra Liturgia, di Musica sacra e di Arte sacra «collaborino tra di loro, anzi talora potrà essere opportuno - afferma la Costituzione conciliare - che formino un’unica Commissione» (n. 46).

LA CELEBRAZIONE LITURGICA SIA RIVESTITA DI ESPRESSIONE ARTISTICA

È così ribadito il principio, al quale tutta la tradizione cattolica dà testimonianza, che la celebrazione liturgica sia rivestita di espressione artistica. Liturgia ed arte sono sorelle. Quali siano le ragioni profonde, che non solo giustificano, ma in certa misura esigono, che l’atto liturgico della preghiera comunitaria e ufficiale della Chiesa e della rinnovazione dei santi misteri, per cui un’azione divina si compie e una divina presenza si attua, sia ornato di forme al tempo stesso sacre ed artistiche, ognuno di voi sa, e certamente in questo periodo di rinnovamento e di riforma va meditando per avere chiara l’idea e sicuro il criterio del perché e del come culto cattolico e arte sacra debbono accordarsi: quello per dare all’espressione artistica un contenuto quale non mai altrimenti essa potrebbe avere e pretendere, e quale tutta la riempie di commozione e di sforzo verso la sincera, la suprema bellezza; e questa, l’arte sacra, per offrire al culto il suo dono più puro e più pieno, il dono del linguaggio ineffabile, che rende in qualche modo sensibili le cose spirituali, e le cose sensibili in qualche modo spirituali. Da quando Gesù Cristo è apparso per essere fra noi immagine visibile di Dio invisibile (cfr. Col. 1, 15; Io. 1, 17; Io. 14, 9; 2 Tim. 1, 10; etc.), e da quando Egli stesso, Gesù, volle per l’istituzione dell’Eucaristia avere «una grande sala allestita» (Luc. 22, 12) e adattarvi il contesto celebrativo della cena pasquale giudaica («. . . gratias agens, benedixit . . .»; cfr. «Maison Dieu» 87, L. Ligier, De la cène de Jésus à l’anaphore de l’Eglise), la liturgia cristiana è nata nell’espressione congeniale del rito esteriore, ornato, cantato, denso di poesia, esuberante di memoria, di significato, di promesse, di benedizioni, e perciò parlante per via di simboli sacramentali, estremamente semplici, ma esigenti d’essere accolti, riconosciuti, celebrati da quanto di più sacro e di più degno può essere offerto al mistero presente dalla comunità dei fedeli.

RESTITUIRE AL POPOLO DI DIO LA PARTE ATTIVA NELLA CELEBRAZIONE CULTUALE

Il ricorso a queste origini, e a quelle che la prima vita ecclesiale offrì alla propria sinassi, ci conforterà a difendere, anche ai nostri giorni, il connubio fra Liturgia ed Arte, come quello che riveste -il nostro culto del suo caratteristico aspetto sacro: se la ricerca dottrinale dell’essenziale del rito liturgico eucaristico porta a riconoscervi come assolutamente prevalente il contenuto sacramentale avente per fine precipuo l’unità del Corpo mistico, e può essere perciò chiamato, per antonomasia, il Sacramento della carità (cfr. S. Th. III, 73, 2 e 3), essa non autorizza minimamente a spogliare di proprio arbitrio il culto stabilito dalla Chiesa delle forme sacrali, ed ornamentali, con cui esso deve essere celebrato e presentato al Popolo di Dio. Non solo l’involucro artistico del culto sarebbe in tal modo rigettato, ma il contenuto del mistero celebrato sarebbe avvilito, la legge della preghiera comunitaria sarebbe sovvertita, e alla fine la stessa realtà misteriosa (la «res») dell’Eucaristia potrebbe essere revocata in dubbio, o negata.

Ma questo medesimo ricorso ci ammonirà a ristudiare il rapporto, che dicevamo, fra Liturgia e Arte, per riannodare debitamente tale rapporto, là dove si fosse allentato o alterato, tenendo presente lo scopo fondamentale della Costituzione concili,are sulla Liturgia, ch’è quello di restituire al Popolo di Dio la partecipazione attiva alla celebrazione cultuale. Il che importa alcune norme, che l’Arte deve fare proprie, se vuole assurgere alla posizione sacrale, che il culto cattolico le assegna e da essa reclama: la funzionalità dapprima, che vuol dire l’interpretazione felice di ciò che la Liturgia intende: essere culto a Dio ed essere linguaggio della comunità orante. Può darsi che questa inserzione dell’Arte nel culto comporti all’Arte limitazioni e prescrizioni non poche, e che perciò essa possa, fuori del momento liturgico, rivendicare per sé una maggiore, e, in un certo senso, completa libertà; dovrà anzi concedersi questa più ampia e pluralistica possibilità di espressioni, poiché la Liturgia, quella pastorale specialmente, voluta dal Concilio, non esaurisce certamente l’immensa fertilità dell’Arte, anche se dedicata alla sola espressione religiosa.

LA CHIESA HA BISOGNO DI SANTI E ANCHE DI BRAVi E BUONI ARTISTI

Ma lasciate che Noi, tacendo ora le tante cose che la vostra presenza Ci suggerisce, concludiamo questo per Noi felicissimo incontro con una duplice raccomandazione. A voi, Liturgisti: procurate di dare saggia, pronta, efficace esecuzione alla riforma liturgica. Guardatevi dagli arbitri liturgici, e guardatevi dalle critiche ritardatarie. Fate vedere che cosa è il Concilio rispetto alla preghiera, e fate vedere che cosa è la Chiesa cattolica, dove la legge della carità sa tradursi fedelmente, spontaneamente nella legge dell’obbedienza; e, viceversa, dimostrate con i fatti che la legge dell’obbedienza è tutta in favore della legge della carità. Non perdiamo l’occasione propizia che la Provvidenza ci offre, in questo secolo in cui si va spegnendo la preghiera, la spiritualità, la fede, l’attesa escatologica dei futuri destini, di ridare al Popolo l’arte e il gusto della vita religiosa autentica. Sappiate voi, dirigenti e rappresentanti delle Commissioni liturgiche diocesane, che il Papa è riconoscente per il vostro lavoro disciplinato, concorde e fervoroso, e che molto si attende da voi per la rinascita liturgica, e perciò per la vita cristiana, del Popolo Italiano. E a voi, cultori dell’Arte sacra. Vi diremo che bisogna dare alla tutela e alla rinnovazione dell’immenso e incalcolabile patrimonio artistico religioso in Italia una cura più assidua e più efficace. Fate questo sforzo; è doveroso, è tempestivo. Noi confidiamo anche nelle Autorità civili preposte alla conservazione delle opere d’arte, che vi vogliano non estromettere, paralizzare o trascurare nell’immane e delicato lavoro per la difesa dei nostri tesori artistici, ma aiutare a ben custodirli, a metterli in onore, e non tanto per l’ammirazione estetica, ma soprattutto per la devozione del Popolo, per la quale quei tesori furono concepiti e prodotti; e, se a Dio piace, ad accrescerli con belle e libere novità, che dicano non essere esaurita la vena della produzione artistica sacra nella gente d’Italia.

La Chiesa, vi diremo per finire, ha bisogno, si sa, di Santi, ma ha bisogno anche di Artisti, di bravi e buoni Artisti: gli uni e gli altri, Santi ed Artisti, sono testimoni dello Spirito vivente di Cristo. A voi la consegna, a voi l’augurio di dare alla Chiesa nuovi Artisti, che ne illustrino e ne promuovano la santità. E con questi voti, ecco a voi tutti la Nostra Benedizione Apostolica.

                                         



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