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DISCORSO DI PAOLO VI
AD UN PELLEGRINAGGIO DELL’ARCIDIOCESI DI BELGRADO

Sabato, 10 giugno 1967

 

Salutiamo il venerato e zelante Monsignor Gabriele Bukatko, Arcivescovo di Beograd e Amministratore Apostolico del Banato Jugoslavo, il quale Ci offre oggi la grande consolazione di ricevere codesto magnifico gruppo di sacerdoti e di fedeli, affidati alle sue cure pastorali.

E salutiamo voi, diletti Figli, che, venuti con lui dalle rive del Danubio e della Sava, sulle cui anse calme e maestose sorge splendida la vostra storica città, avete compiuto il primo pellegrinaggio dell’arcidiocesi presso le tombe fulgenti dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nel XIX Centenario del loro martirio, per iniziare l’«Anno della Fede» in comunione di ideali con l’intero mondo cattolico.

La commozione e la gioia che Ci procurate non ve la sapremmo adeguatamente descrivere. Voi rinnovate al Nostro cuore il ricordo tuttora vivo ed eloquente degli incontri, che già abbiamo avuto con altri gruppi di vostri connazionali. Come ad essi, che qui vi hanno preceduti, portandoCi la fervida testimonianza delle loro profonde convinzioni religiose, così anche a voi apriamo il Nostro cuore; vi diremo, con le parole dell’Apostolo Paolo: «Le nostre labbra si aprono a voi, il nostro cuore si è dilatato» (2 Cor. 6, 11). Un’alba nuova, di speranza e di pace, si leva sull’orizzonte della Chiesa nelle vostre terre forti e tenaci, sobrie e generose: e voi Ce ne rinnovate l’annuncio, Ce ne portate la conferma, Ce ne assicurate la realtà.

Quanto dunque vi siamo obbligati, diletti Figli! Quanto vorremmo che leggeste nel Nostro intimo i sentimenti che nutriamo verso di voi e verso i vostri connazionali: sentimenti di rispetto, di stima, di ammirazione; di affetto, di attesa, di gioia. Quanto desidereremmo che ciascuno di voi - ne siamo d’altronde certissimi - che ciascuno di voi, ripetiamo, tornando alla vostra bella e moderna città, alle vostre suggestive e placide regioni, ripetesse ai familiari e agli amici, specialmente ai vostri bambini, ai lavoratori, ai sofferenti nel corpo e nello spirito, agli anziani, che il Papa tutti li pensa e li incoraggia, tutti li abbraccia con la stessa carità di Cristo, di cui ha il compito incomparabilmente oneroso di essere il Vicario in terra, tutti li esorta a propositi di vita buona e serena, ordinata e felice!

A voi, poi, che siete venuti ad attingere e a convalidare la forza della vostra fede al centro stesso della Cristianità, su questo sacro suolo di Roma, imporporato dal sangue degli Apostoli e dei Martiri, in quest’anno di sante memorie, Noi rivolgiamo il Nostro particolare invito, di cui vi renderete interpreti presso la comunità cattolica di Beograd, non grande di numero ma certamente segnalata per fedeltà e virtù: sia questa occasione per voi un invito forte e suadente a vivere anzitutto la fede di Cristo, nella piena adesione al suo contenuto dottrinale come alle sue applicazioni pratiche, in tutti i campi del vivere e dell’agire; sia impegno a professarla con piena lealtà e con ferma coerenza; sia come l’avvampare di una fiamma santa, che vi sproni all’irradiazione del nome cristiano, soprattutto nella forza trascinatrice dell’esempio.

Noi preghiamo per tutti voi: per le vostre ferventi comunità parrocchiali; per le vostre famiglie, umili e buone; per il vostro quotidiano lavoro. Scenda sempre copiosa la grazia del Signore Gesù su di voi, che siete il suo «gentis electum» - vogliamo usare le parole di San Pietro - il suo «regale sacerdotium, gens sancta, populus acquisitionis, ut virtutes annuntietis eius, qui de tenebris vos vocavit in admirabile lumen suum» (1 Petr. 2, 9)!

La Nostra Apostolica Benedizione vuol essere l’amabile conferma di questi Nostri sentimenti, e il pegno fiducioso della continua protezione del Signore.

                                                                



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