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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL II CONVEGNO EUROPEO
PROMOSSO DALLA «FEDEREUROPA»

Sabato, 17 giugno 1967

 

Vi siamo assai grati per questo incontro, distinti Signori e diletti Figli, che partecipate al II Convegno Europeo promosso dalla «Federeuropa», d’intesa con l’Unione Cattolica Stampa Italiana, e con l’Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati, e vi salutiamo con paterna stima e benevolenza; ve ne siamo grati per due motivi, che rendono tanto significativa la vostra presenza qui, e la raccomandano alla Nostra particolare attenzione.

Anzitutto, perché siete Direttori e Capi Redattori dei giornali di lingua italiana all’estero: e quindi appartenete alla famiglia immensa, vivace, autorevole dei giornalisti e dei pubblicisti. In secondo luogo, perché vi dedicate ad un nobilissimo servizio, quello di tenere idealmente collegati attraverso la stampa periodica gli emigrati italiani, che si trovano al lavoro nei vari Paesi d’Europa: e quindi avete dato alla vostra professione una specializzazione che la qualifica in un senso ben alto e determinato, e la rende nobile e degna di ogni rispetto.

Presentandovi stamane ai Nostri occhi in tale duplice veste, voi Ci procurate dunque una compiacenza vivissima, che desideriamo attestarvi subito, e di tutto cuore; e se il tempo a Nostra disposizione non Ci permette di soffermarli con voi come pure vorremmo, non per questo i Nostri sentimenti sono men veri e meno intensi. Voi conoscete certamente quanto affetto e quanta considerazione Noi riponiamo nei giornalisti, questi uomini versatili e bravi, intelligenti e capaci, che captano come antenne sensibilissime motivi ed esigenze del tempo in cui vivono, e se ne rendono interpreti presso l’opinione pubblica con i potenti mezzi di diffusione, che la tecnica pone a loro disposizione. In questi quattro anni, ormai prossimi a compiersi, del Nostro ministero apostolico, si sono moltiplicati gli incontri con gruppi cospicui di vostri colleghi, di tutte le nazionalità e di tutti gli indirizzi, e non abbiamo risparmiato occasione per richiamare la loro attenzione all’altissima missione a cui essi sono chiamati: come i Nostri venerati Predecessori, specialmente Pio XII e Giovanni XXIII di s. m., abbiamo voluto che anche la Nostra voce fosse il tramite, presso i giornalisti, delle speranze e delle consegne della Chiesa e della società verso di essi, affinché siano sempre al servizio della verità e dell’onestà, del buono e del bello, per la formazione e non solo per l’informazione della persona umana: questi infatti sono due termini che non si escludono, ma si postulano e si integrano a vicenda.

Ora, il sapere che voi, scrivendo per il giornale, vi rivolgete agli emigrati italiani all’estero Ci assicura che quelle ansie della Chiesa hanno trovato in voi eco fedelissima e pronta rispondenza: voi vi indirizzate ad un pubblico tutto speciale, che ha determinati problemi, particolare psicologia, concrete esigenze; voi tenete vivo nel suo cuore il ricordo e l’affetto per la madre patria, gli fate giungere una voce amica, che gli parla di cose familiari e lontane, lo sostenete nelle sue ore di nostalgia e di scoraggiamento, lo fate sentire unito ai fratelli, che come lui lavorano e soffrono e sperano, in patria e fuori, alimentando in lui la vivida scintilla dell’amore e della speranza. Opera grande, opera benefica, opera meritoria, la vostra! E giustamente Ci pare di poter vedere nel giornalismo, così esercitato, una delle sue forme più efficaci e notevoli, che rispondono veramente a fondamentali esigenze della società e della persona.

Vi incoraggiamo pertanto a compierla bene, quest’opera, con sempre maggiore consapevolezza e dedizione: e Ci compiacciamo, per parte Nostra, di tutte le ottime cose che sapete decidere in codesto vostro Convegno romano, perché la stampa italiana al servizio degli emigrati sia sempre più all’altezza - tecnica, formale, spirituale - del suo grande compito.

Vi sostenga l’aiuto divino, specialmente in quanto di faticoso, di sacrificato, di oscuro è inerente al vostro lavoro. Noi vi seguiamo con la Nostra preghiera, e di cuore vi impartiamo la confortatrice Benedizione Apostolica, che estendiamo alle vostre famiglie, ai collaboratori e ai lettori tutti dei vostri benemeriti giornali.

                                              



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