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DISCORSO DI PAOLO VI
ALL’AZIONE CATTOLICA E AI LAVORATORI

Lunedì, 1° maggio 1967

 

Salutiamo i partecipanti al Convegno nazionale dei Delegati Vescovili e dei Presidenti Diocesani di Azione Cattolica Italiana, qui presenti con la Presidenza Generale, l’Assistente Ecclesiastico Generale, i Dirigenti e gli Assistenti Centrali dei vari rami e movimenti.

Questa presenza, anche osservata nel suo quadro esteriore, merita considerazione ed elogio, e fa da sé sola l’apologia dell’Azione Cattolica. Rileviamo appena, senza i commenti che pur sarebbero dovuti: il vostro numero, risultato di lungo e fedele lavoro; il vostro carattere rappresentativo, che Ci procura il grande piacere di sentire vicino a Noi tutte le Diocesi Italiane; la composizione della vostra assemblea, nella quale confluiscono Laicato e Clero tipicamente articolati, cioè i Dirigenti organizzati e organizzatori con i loro Assistenti ecclesiastici diocesani; il vostro proposito di voler concludere i lavori del Convegno là dove spiritualmente cominciano, nel momento religioso, e dove idealmente finiscono, nel momento ecclesiale. Tutto questo è molto bello, . . . absque eo quod intrinsecus latet, senza dire di ciò che tutto questo contiene; vogliamo dire ciò che realmente siete nella Chiesa di Dio e ciò che effettivamente fate e vi proponete di fare. Dovremmo ancora una volta risalire alle ragioni dottrinali, che definiscono l’Azione Cattolica rispetto all’essenza e alla missione della Chiesa manche dopo il Concilio, e che non solo giustificano la sua esistenza, ma la esigono (cf. Apostolicam actuositatem, nn. 20-21; Christus Dominus, n. 17); e dovremmo ricordare qui lo svolgimento, compiuto o progettato, della vostra attività. Ciò che siete e ciò che fate: due punti fondamentali, da voi continuamente meditati e discussi, anche nel Convegno che ha impegnato, in questi giorni, la vostra attenzione ed i vostri propositi. Diremo soltanto, a questo riguardo, ciò che abbiamo avuto occasione di affermare anche recentemente circa la permanente validità della formula, che classifica l’Azione Cattolica come la collaborazione dei laici all’apostolato gerarchico, una collaborazione diretta, qualificata, responsabile, organizzata, nella quale la vocazione all’apostolato, propria d’ogni cristiano, si realizza nella forma più impegnativa, e perciò più meritoria, e più degna dell’appoggio e della fiducia della Gerarchia, come pure della stima e della promozione da parte della comunità ecclesiale.

Se l’apostolato dei Laici ha avuto dal Concilio così ampio riconoscimento e incoraggiamento, l’Azione Cattolica deve più che mai sentirsene confortata, senza che da tale impulso conciliare si ritengano escluse altre forme di buona attività, sia individuali che associate, rivolte anch’esse alla dilatazione del regno di Dio; e senza che l’Azione Cattolica rinunci a perfezionare continuamente le sue strutture, i suoli programmi, la sua animazione ideale e spirituale. La Chiesa ha tuttora grande bisogno dell’Azione Cattolica; e come la Gerarchia cerca di sostenerla e di onorarla, di renderla sempre migliore ed efficiente, così il Laicato cattolico deve corrispondere alle aspettative che la Gerarchia ripone nella sua comunione di sentimenti, di intenti e di opere. Dipenderà non poco l’incremento della vita cristiana nel nostro tempo da questa specifica articolazione della Gerarchia col Laicato, che si chiama l’Azione Cattolica; e Noi confidiamo che voi, Figli carissimi, convaliderete con la prova dei fatti questo Nostro beneaugurante presagio. Questo si riferisce al «ciò che siete».

Quanto poi al «ciò che fate», Noi non abbiamo che da compiacerci di quanto voi stessi avete esposto nelle vostre discussioni, le quali Ci risultano, a quanto ne sappiamo, tutte ottimamente ispirate ed orientate; la relazione, in particolare, del Presidente Generale Ci è sembrata assai bene concepita, per l’ampiezza di vedute, per il realismo delle analisi, per la praticità delle conclusioni. Ecco un documento che dimostra come la connessione del Laicato con la Gerarchia, così stretta e così operante nello spirito e nella norma dell’Azione Cattolica, quando è cordiale e filiale, lungi dal mettere paraocchi e pastoie a chi ad essa appartiene, lo stimola e lo abilita a lucidità di pensiero, a franchezza di giudizio e di parola, a operosità coraggiosa e congeniale. Siamo certo più lieti Noi di dare al vostro caro e bravo Presidente questo riconoscimento, che forse lui di riceverlo, schivo e modesto qual è; ma voi tutti condividerete sicuramente questa Nostra fondata e affettuosa opinione.

Così che la Nostra raccomandazione, alla quale voi pure tanto tenete, può limitarsi ad un’esortazione che vi rimanda al vostro Convegno: date peso, date efficacia, date diffusione a quanto avete ascoltato, discusso e stabilito. L’Azione Cattolica non è un’accademia di parole vane; è una scuola di idee vere, è un’officina di propositi seri, è una palestra di addestramento pratico. Scuotete da voi lo stato di dubbio, d’incertezza, di timore; semplificate le divagazioni critiche; misurate le vostre forze e le vostre responsabilità; e, come esige la vostra definizione, passate all’azione; all’azione umile, metodica, coraggiosa; e sempre badate ai doveri ed ai valori spirituali che portate con voi, uniti a Cristo, uniti alla Chiesa, uniti fra di voi.

Ci piacerebbe, a questo punto, spingere la Nostra esortazione alla formazione della coscienza, che un membro dell’Azione Cattolica deve avere del processo storico e psicologico, attraverso il quale essa è giunta alla sua presente funzione nella vita religiosa e morale di questo Paese: fu difesa, difesa della Chiesa, difesa della fede, difesa dei diritti cattolici, al principio; ve lo dicono i primi passi di quelle iniziative e di quelle istituzioni, delle quali vi proponete di celebrare il centenario, che felicemente si collega con quello del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nell’anno che Noi abbiamo voluto chiamare «anno della fede». Poi, quasi istintivamente, divenne espansione, apostolato, diffusione dei principi cristiani; e subito un altro movimento subentrò, interno questo alle file e alle coscienze dei militanti per l’idea cattolica, un movimento di formazione, di educazione, di approfondimento spirituale, reclamato dalla logica dell’azione cattolica; essa non può essere tale se non è mossa interiormente da luce e da forza che solo lo stato di grazia e la spinta della Parola di Dio e l’esuberanza dell’amore a Cristo sanno produrre; era naturale che un fatto simile generasse il bisogno dell’unione, dell’organizzazione; e qualche periodo caratteristico di questo processo fu distinto particolarmente dal bisogno organizzativo e dalla «formazione dei quadri»; ed infine, come epilogo fortunato, il collegamento con la Gerarchia ecclesiastica e l’inserimento rinnovatore nei suoi piani apostolici e pastorali. Chi riflette a queste varie tappe dell’Azione Cattolica, che non si escludono l’una dall’altra, perché ciascuna porta con sé le aspirazioni e le conquiste delle altre, si accorge della intrinseca ricchezza del concetto e della esperienza dell’Azione Cattolica; ne fa suo alimento e suo entusiasmo e suo programma di vita, fino appunto a riprenderla, come voi oggi fate, come una vocazione, come una missione che il Signore propone alla vita di ognuno e al programma di tutti.

E allora, per esprimere con termini semplicissimi i sentimenti che sorgono nel Nostro animo alla vostra presenza, vogliamo racchiuderli in due indicazioni, quasi banali (ma sono evangeliche!) e apparentemente contrarie: Figli carissimi dell’Azione Cattolica, venite sempre vicino a Noi, che a voi guardiamo con tanta stima, tanta affezione, tanta speranza; vicino all’a Chiesa, vicino a quel Cristo, che Noi predichiamo e rappresentiamo; vicino, sempre vicino; il vostro affetto Ci è prezioso, la vostra fedeltà Ci è necessaria, la vostra comunione di tutto Ci ripaga. Questa la prima indicazione di marcia: venite, venite vicino. L’altra indicazione di marcia: andate, andate lontano, più lontano che potete, come vanno i missionari, nel mondo che vi circonda, nel mondo che si è staccato dalla fede e dalla vita cristiana; lontano, dove il Sacerdote non arriva, nel regno delle realtà temporali, che hanno bisogno d’essere penetrate dal soffio dello spirito; andate, perché Noi vi mandiamo e la carità di Cristo vi spinge e vi fortifica. Vicino e lontano, come i discepoli, come gli apostoli del Signore. Con la Nostra Benedizione Apostolica.

Ai lavoratori il Santo Padre rivolge il seguente benvenuto:

La presenza di altri gruppi rende preziosa per Noi questa Udienza. E fra questi, quello specialmente dei partecipanti al primo Congresso unitario dei movimenti dei Lavoratori della Gioventù di Azione Cattolica Italiana e delle Lavoratrici della Gioventù Femminile di Azione Cattolica Italiana. G.I.A.C. e G.F. Ci portano circa trecento esponenti responsabili diocesani di un’attività quanto mai importante ed interessante nascente da e per le leve giovanili del mondo del lavoro.

Visita più cara non potevamo ricevere oggi, primo maggio, festa del lavoro; festa per noi cattolici, che s’illumina della figura, dell’esempio, della protezione di San Giuseppe lavoratore, colui che fece qualificare Gesù come «figlio del fabbro», operaio perciò anche Lui, Cristo, il nostro Maestro di vita, il Redentore dell’umanità. O carissima Gioventù lavoratrice, che vieni a Noi nel giorno che apre dinanzi al Nostro sguardo gli immensi campi degli uomini impegnati nello sforzo di cavare il pane, di trarre le forze, di scoprire i segreti, di ricavare ricchezze dalla terra dura e nemica per gli oziosi, prodiga ed amica per chi la studia, la domina, la coltiva, la trasforma; nel giorno che ricorda a Noi i grandi problemi che travagliano e trasformano le classi lavoratrici e che accende in Noi l’interesse e l’amore per esse; o Gioventù già piena di ansie, di amarezze e di aspirazioni, accogli oggi il Nostro sincero saluto; portalo e fallo risonare là dove già è iniziata la tua fatica, dove la società a te si presenta nelle sue forme concrete ed ancora incomprensibili, dove la coscienza della tua vita si risveglia e comincia a misurarsi con i suoi diritti ed i suoi doveri; e reca tu, Gioventù libera e nuova, la testimonianza della comprensione, dell’affezione della Chiesa per il mondo del Lavoro!

Noi siamo felici di questo incontro per incoraggiare ancora una volta l’opera intesa ad introdurre con appropriata pedagogia cristiana la gioventù nel mondo del Lavoro stesso; a suscitare in essa la coscienza e l’energia morale affinché da sé sappia orientarsi, difendersi, affermarsi; a infondere nei giovani non lo sconforto, il rancore, d la volgarità, ma piuttosto la gioia di vivere e di operare, il senso dell’amicizia, della solidarietà e della giustizia sociale, l’amore al lavoro ed all’autodisciplina, l’apprezzamento dei valori morali e religiosi. È questa un’opera di grande merito e di grande urgenza; è un’opera delicata ed impegnativa; ma opera feconda di soddisfazioni per coloro che vi si consacrano seriamente; opera da cui la Chiesa, non meno che la società, attende, come dice il programma della presente riunione, d’essere costruita. Accompagniamo questi voti con la Nostra benedizione, ed invochiamo sulla Gioventù lavoratrice e su quanti con amore e con saggezza la assistono, la protezione dell’umile e grande fabbro di Nazareth, S. Giuseppe.

                                                        



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