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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL 50° DELLA PROMULGAZIONE
DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO

Sabato, 27 maggio 1967

 

Prima di prendere congedo il Santo Padre vuole manifestare la sua soddisfazione ed esprimere il suo ringraziamento a Monsignor Felici, che presiede, come tutti sanno, ai lavori per la revisione del Codice di Diritto Canonico: egli ha procurato la gradita circostanza per rievocare la prima Codificazione, compiuta cinquant’anni or sono. Sua Santità si dice inoltre grato al Prof. Stephen Kuttner, che ha illustrato, in una visione ampia e panoramica, il grande avvenimento, che domina non solo nella storia del Diritto, ma in quella della Chiesa Cattolica.

L’Augusto Pontefice si dichiara inoltre lieto d’aver sentito echeggiare, nella solenne tornata, i nomi veneratissimi di tre Predecessori: San Pio X, Benedetto XV e Pio XII, quando, giovane Prelato, durante quasi quattordici anni, giorno per giorno, fu silenzioso, assiduo, meticoloso, perfetto collaboratore del grande Cardinale Pietro Gasparri, al quale principalmente si deve l’opera della Codificazione, Va pure ricordato, insieme con questi nomi eletti, il Padre Francesco Saverio Wernz S. I., che con il suo monumentale lavoro Ius decretalium, in sei volumi, preparò, ben si può dire, la base della ammirevole impresa, del cui compimento acuì il generale desiderio e plauso.

L’Augusto Pontefice si compiace poi di notare come l’odierna commemorazione si risolva in una apologia di così preziosa attività della Chiesa. Essa non è l’unica, né forse la prima, ma è necessaria - come è stato detto - giacché la Chiesa, essendo una comunità non solo spirituale, ma visibile, organica, gerarchica, sociale e ordinata, ha bisogno anche di una legge scritta e postula organi adatti che la promulgano e la fanno osservare, non tanto per mero esercizio di autorità, ma proprio per la tutela della essenza e della libertà sia degli enti morali, sia delle persone fisiche che compongono la Chiesa stessa.

C’è quindi da sperare che la odierna memoria del Codice promulgato cinquant’anni or sono e con sé recante tante ottime prove e validi successi - preluda alla vita ed ai benefici effetti del nuovo che lo seguirà. Questo deve tener conto della esperienza, delle richieste dei tempi, e soprattutto dell’a norma e dello spirito che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dato alla vita della Chiesa.

Sicuramente perciò il nuovo Codice risponderà alle molte speranze che giustificano la sua promulgazione, risalendo alle fonti, cioè mostrando come la sua autorità, la sua stessa ragion d’essere derivino dalla parola di Dio, dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione più autorizzata, oltreché dai postulati della sollecitudine pastorale a cui è rivolto.

Il Santo Padre, infine, prende occasione dell’incontro per augurare che anche l’opera della Chiesa, con il suo sostegno dell’ordine e la buona difesa sia della libertà che dei doveri di tutti, concorra efficacemente al benessere della società civile e della pace nel mondo.

Sua Santità desidera, ora, ossequiare i Signori Cardinali, che hanno onorato con il loro intervento l’adunanza; gli altri Prelati della Curia Romana; gli studiosi di Diritto e i Magistrati, i quali hanno accolto l’invito a celebrare degnamente il Codice di Diritto Canonico. A tutti il rinnovato grazie, l’augurio, il saluto, la Benedizione Apostolica.

                                            



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