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CONCISTORO PER LA CREAZIONE DI 35 NUOVI CARDINALI

DISCORSO DI PAOLO VI PER L'ASSEGNAZIONE
DEI TITOLI E DELLE DIACONIE AI NUOVI CARDINALI

Mercoledì, 30 aprile 1969

 

Venerabili Fratelli Nostri,

che il rito dell’imposizione della berretta e dell’assegnazione dei titoli raccoglie ora dinanzi a Noi, lieti di vedervi insieme per la prima volta, da quando, nel Concistoro segreto di due giorni fa, vi abbiamo creati Cardinali, salvete omnes!

E siate i benvenuti: ex omni lingua et natione, da Paesi anche lontani e nondimeno tutti ugualmente presenti alla Nostra pastorale sollecitudine per tutte le Chiese, per tutti gli uomini; benvenuti a questo caput et centrum della Santa Chiesa di Dio, che vi ha voluto a sé più strettamente unire mediante il conferimento di un ufficio sacro ed eminente!

Noi dovremmo, com’era costume, ciascuno, individualmente, salutare; e dire, non tanto a voi quanto alla Chiesa, ad edificazione del popolo cristiano, i titoli, i meriti, le ragioni della vostra designazione alla dignità cardinalizia. Ma una sufficiente spiegazione dei non pochi motivi che Ci hanno portato alla scelta e alla nomina di ben trentatré nuovi Cardinali, non è consentita dalla ristrettezza del tempo.

Basti allora sottolineare il vostro stesso numero, certamente non piccolo, e mai fino ad oggi raggiunto da nessun Concistoro nella plurisecolare storia ecclesiastica, nonché la conseguente elevazione a 134, pure senza precedenti, dei membri del Sacro Collegio. Non è questa una prova consolante della crescita della Chiesa, della sua vitalità che continuamente si espande, al tempo stesso che una esigenza del doveroso aumento del costante impegno che la anima, di assolvere in maniera sempre più adeguata la divina missione affidatale da Cristo?

E il vostro numero, che non è, dunque, inflazione quantitativa, appare ancor più rispondente ad una effettiva consistenza di beni e di servizi, quando si pensi alla provenienza di ciascuno di voi. Essa manifesta chiaramente valori di accresciuta universalità, di maggiore rappresentatività, e di possibile e necessaria migliore funzionalità del Collegio Cardinalizio, quali sono esigiti dall’accennato multiforme sviluppo della Chiesa e dalla gravità dell’ufficio ricoperto da Colui che, Vicario di Cristo sulla terra, ha pur bisogno del vostro consiglio e del vostro aiuto.

VITALE INSERIMENTO DEL SACRO COLLEGIO NELLA REALTÀ ECCLESIALE

Che se la nota della rappresentatività non è ancora, purtroppo, così piena e completa come vorremmo, ciò dipende anche dal fatto che per talune regioni, dove pure la Chiesa è presente e meritevole anzi di speciali riconoscimenti, particolari circostanze non rendono sempre possibile o consigliabile di manifestare liberamente il Nostro sentimento.

Con la vostra creazione a Cardinali, che rinnova la figura del Sacro Collegio, facendovi meglio rispecchiare l’unità e la cattolicità della comunità dei credenti, abbiamo precisamente voluto confermare ed accrescere l’importanza del Sacro Collegio medesimo. Considerato nel contesto più ampio e completo dell’intera compagine e di tutta la vita ecclesiale, esso, ben lungi dall’esserne avulso, vitalmente vi si inserisce per svolgervi una funzione di primario rilievo in quanto «Senatus Romani Pontificis» (can. 230 del Codice di Diritto Canonico), ed in quanto investito di altissima responsabilità nella vacanza della Sede Apostolica.

Di questa funzione eminente la berretta è il segno. Più che la dignità, essa esprime il rapporto, davvero singolare, che ciascun Cardinale viene acquistando con la Nostra persona: un rapporto molto stretto, quasi «a latere», che risale al «presbyterium» del Vescovo dell’Urbe, quando i Cardinali svolgevano funzioni pastorali e liturgiche nelle chiese della diocesi del Papa, e che è diventato via via funzione di assistenza al Romano Pontefice nel governo della Chiesa universale (can. 230 C.I.C.; ANDRIEU, L’origine du titre de Cardinal dans l’Eglise Romaine, in «Miscellanea Mercati», Studi e Testi, 125, ed. 1946, pp. 113-114; HIERONYMI PRATI, De Cardinalis dignitate et officio, Romae, 1836).

Tale assistenza, che non è certo espressione di trionfalismo, né si riduce a vano privilegio esteriore, comporta collaborazione ed anche una certa corresponsabilità; una disponibilità generosa, pertanto, ed un sacrificio virtuale - come indicato nella suggestiva formula della imposizione della berretta - «pro incremento christianae fidei, pace et quiete populi Dei, libertate et diffusione sanctae Romanae Ecclesiae».

LA FUNZIONE DEL SINODO

Questa vostra funzione non sostituisce il «Synodus Episcoporum»; così come questo, dal canto suo, non sostituisce il Collegio cardinalizio. Sono due organismi che divengono complementari, anche perché tutti i Cardinali sono rivestiti del carattere vescovile, e perché tra i membri del Sinodo figurano molti Cardinali, e viceversa.

Le funzioni tanto del Sinodo quanto del Sacro Collegio sono, di per sé, consultive, entrambe collegate e subordinate all’ufficio supremo del Vicario di Cristo.

Ma il Sinodo riflette più direttamente la collegialità episcopale intorno al Successore di Pietro, e svolge una funzione consultiva circa i grandi orientamenti dell’azione della Chiesa. In detto organismo, i rappresentanti qualificati dell’Episcopato dei vari Paesi del mondo, e, con essi e per mezzo di essi, anche il clero e le intere comunità locali, aiutano il Sommo Pontefice nello studio e nella conoscenza esatta delle questioni generali, interessanti tutta la Chiesa, in vista delle decisioni da prendere al riguardo e da attuare poi concretamente, senza che ciò tolga al Papa la prerogativa del governo personale, universale e diretto, sempre in bonum Ecclesiae.

Invece, la funzione consultiva del Sacro Collegio in quanto tale, sottolinea maggiormente la menzionata prerogativa del Vicario di Cristo, al servizio della quale in maniera più diretta si pone, ed assicura al Sommo Pontefice - essendo i Cardinali o preposti ai Dicasteri della Sua Curia o membri dei Dicasteri stessi - un’assistenza quotidiana o co8munque più assidua, come richiesta dalla necessaria e incessante continuità del Suo stesso governo personale. Ma ciò non fa ostacolo a che, senza pregiudizio per la funzione più propria del Sinodo dei Vescovi, il Collegio cardinalizio sia utilizzato dal Papa in funzioni che con quella del Sinodo presentano coincidenze, ratione materiae, ed analogie, attesa la diversità di fondamento dei due organismi.

PROGRESSO ISTITUZIONALE NELLA CHIESA

È questo, ovviamente, un sistema di collaborazione che si costruisce e si svolge sulla base di relazioni delicate, e che esige un delicato equilibrio; un sistema del tutto peculiare, senza adeguati riscontri negli ordinamenti civili, e che si è venuto profilando, ai nostri giorni, più nettamente che in passato. Si tratta di un progresso «istituzionale» nella Chiesa, che dobbiamo supporre ispirato dallo Spirito Santo, giacché fluisce dalla vita stessa della Chiesa, in uno sforzo di coerenza storica ed intrinseca al suo essere originale, e dal suo sviluppo seminale.

Ciò che soprattutto importa è non perdere di vista le recondite e misteriose realtà che stimolano e regolano, nella Chiesa, il progresso delle istituzioni. Il Vangelo è il seme, Cristo è l’unico, sommo, vero Capo, sebbene invisibile, della Chiesa. Lo Spirito Santo è l’animatore, il santificatore, il Paraclito: fonte di vitalità, di conforto, di coraggio, di gaudio. La nostra missione è di edificare la Chiesa, spirituale e visibile ad un tempo, in ispirito di servizio, di testimonianza, di sacrificio, e di fiduciosa letizia anche nei momenti difficili. E siamo sicuri che sempre potremo dire di voi: «Vos estis qui permansistis mecum in tentationibus meis» (Luc. 22, 28). 268

I PRECLARI MERITI DEI CARDINALI CICOGNANI E VILLOT

Ed ora, Signori Cardinali, un duplice atto molto importante, per Noi, per la Chiesa, e specialmente per il Sacro Collegio:

a) l’accettazione della rinuncia del Nostro amatissimo e veneratissimo Cardinale Giovanni Amleto Cicognani all’ufficio di Segretario di Stato. L’età sua, non altro motivo, la impone, sebbene ancora le sue forze siano vegete e sempre tutte rivolte al fedelissimo servizio della Chiesa e della Nostra persona. Noi taciamo ora i suoi meriti: voi, del resto, in parte li conoscete. Non possiamo passare sotto silenzio due cose: la sua dedizione all’ufficio, e a quelli che impegnarono tutta la sua esemplare vita di sacerdote, di Sostituto della S. C. Concistoriale, di Assessore della S. C. per le Chiese Orientali, di Delegato Apostolico negli Stati Uniti d’America, per lunghi anni, e di Segretario di Stato del Nostro venerato Predecessore Giovanni XXIII e di Noi stessi. E l’altra cosa: la Nostra affettuosa devozione, che da molti anni, da quando ancora, nel 1926, egli assunse il ministero di Cappellano di S. Ivo per gli Universitari Romani, gli abbiamo sempre tributata. È perciò con rammarico che Ci priviamo della sua preziosa collaborazione, sebbene pensiamo che potremo ancora valerci del suo consiglio e del conforto della sua amicizia.

b) La nomina del suo successore, nella persona del Cardinale Giovanni Villot, già Arcivescovo di Lyon e Primate delle Gallie, ed ora Prefetto della S. C. per il Clero. Non faremo di lui altro elogio se non quello che lo crediamo idoneo al grave e nuovo ufficio che gli confidiamo, e meritevole, come della Nostra fiducia, di quella vostra e della Curia Romana, come di quella dell’intera Chiesa Cattolica e di quanti avranno titolo e modo di trattare con lui e di riscontrare in lui le virtù e la saggezza di un vero ed eccellente «uomo di Chiesa».

Nel raccoglimento di questo sacro rito, sobrio e pur solenne, illumini il Signore i nostri pensieri, e conforti i nostri buoni propositi, affinché menti e cuori siano sempre interamente protesi all’operosa ricerca della sua gloria e del bene delle anime. Con la Nostra particolarissima e affettuosa Benedizione Apostolica.



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