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DISCORSO DI PAOLO VI
AL SINDACO E ALLA GIUNTA COMUNALE DI ROMA

Lunedì, 29 dicembre 1969

 

Signor Sindaco!

Le siamo molto obbligati della sua visita, con quella dei Signori Assessori della Giunta Comunale di Roma e dei Suoi immediati Collaboratori. Le siamo anche molto grati degli auguri, ch’Ella Ci presenta a nome proprio e dell’Amministrazione cittadina, e delle elette parole con le quali Ella li esprime e li accompagna.

Noi ricambiamo cordialmente i Nostri voti migliori per Lei, Signor Sindaco, per le degne persone qui presenti, per tutta l’Amministrazione Comunale, i suoi membri, i suoi funzionari, i suoi dipendenti; e godiamo di pensare e di sentire quali vincoli spirituali uniscano Roma a Noi e Noi a Roma; vincoli, che non sono tessuti da pure memorie, ma sotto l’aspetto religioso e morale sono tuttora vivi ed operanti, quali esistono in virtù della nostra funzione pastorale con la comunità della Diocesi di Roma, e in virtù della nostra missione apostolica, che nell’Urbe trova la sua Sede, centro della Chiesa cattolica. L’atto cortese, che ora ci fa incontrare i rappresentanti e gli amministratori della Città, ci procura il conforto di non sentirci forestieri, né puramente ospiti e quasi pellegrini, né come sovrani decaduti nella Roma di Pietro e di Paolo, ma eredi del loro apostolico mandato, responsabili delle sorti religiose e della autenticità cattolica di questa Urbe fatidica, e perciò interessati al suo benessere con la forza d’un incomparabile amore. Il Papa, disimpegnato da ogni funzione temporale verso la Città, non è per questo esonerato dal diritto e dal dovere di amarla, come Vescovo, come Pastore, come servo dei servi di Dio e a guisa di San Paolo, come «civis Romanus» (Act. 22, 26).

Oh, Noi comprendiamo perciò molto bene la grandezza e la difficoltà del compito, che vi è stato affidato, e che in questa ora di grandi trasformazioni culturali e sociali presenta problemi enormi e all’apparenza insolubili. Lasciate che con i Nostri auguri e con la Nostra benedizione Noi corroboriamo l’impresa, estremamente ardua, alla quale attendete, quella cioè di bene amministrare questa Città, sotto certi riguardi unica al mondo. Noi vorremmo ricordarvi come dagli ostacoli stessi dell’opera vostra si possono sprigionare energie morali capaci di sormontarli.

CITTÀ UNICA AL MONDO

Voi avete qui una Città antichissima, dove l’archeologia deve avere parola sovrana e imporre alle necessità urbanistiche rispetto geloso d’ogni reliquia d’una storia degna d’ogni riguardo. Si, è vero; ma questo sapiente riguardo non è paralizzante, ma ispiratore di soluzioni originali che assicurano a Roma un volto di bellezza austera e profonda, incomparabile e perennemente eloquente.

Voi avete in tal modo un impegno di continuità non solo stilistica, ma, per certe forme, civica altresì. Ora questo impegno diventa sostegno, se la vostra cultura e il vostro senso della storia, del diritto, dell’arte, della religione ne sanno trarre lo stile propriamente romano della vostra vita civica. Non indarno avete sul Campidoglio la vostra dimora.

TRASFORMAZIONI URBANISTICHE IMPELLENTI

Voi vi trovate di fronte, come ogni altra grande Città, a trasformazioni urbanistiche imprevedibili ed impellenti: sarà Roma, che dalla sua stessa storia secolare trae esempi di audacie edilizie e viatorie tuttora ammirabili, a mancare di ardimenti moderni per dare alla Città stessa un volto di bellezza, di esemplare socialità, di praticità pari ai bisogni della sua moltiplicata popolazione?

Qui tocchiamo un tema particolarmente complesso e delicato. La nostra recente visita natalizia ad una delle più desolate borgate di Roma, il messaggio con cui Ella, Signor Sindaco, ha voluto rispondere al nostro in favore delle tristi condizioni di certe parti della periferia urbana, e le sue stesse rassicuranti parole testé pronunciate non risvegliano forse sentimenti efficaci di solidarietà sociale, di propositi nuovi, d’inflessibile coraggio, di abilità amministrativa per la soluzione dell’immane problema di dare all’afflusso della popolazione povera e affamata casa, scuola, chiesa, lavoro e respiro, degni d’una Capitale, che s’appresta a celebrare il centenario del suo insediamento romano? Noi auspichiamo che la singolare ricorrenza abbia in tale grandiosa e benefica operazione la sua più significativa e meritoria manifestazione. Applaudiremo anche noi, lieti se anche il nostro contributo modestissimo e simbolico (altra misura non ci è concessa), potrà testimoniare l’animo nostro in tale ricorrenza, suggellando insieme nell’amore a Roma civile e cattolica la storia passata e presagirne quella futura.

Noi intendiamo sostenere con questi semplici accenni gli animi vostri e l’opera vostra. Possa l’alta coscienza del vostro ufficio affratellare le vostre persone in esemplare concordia, rendere trasparente ed esemplare l’integrità del vostro lavoro, moltiplicare le vostre energie, crescere il merito del vostro civico servizio e meritarvi quella divina protezione che Noi con i Nostri voti e con la Nostra Benedizione vogliamo propiziarvi per l’anno nuovo.



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