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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA CONSULTA PER LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Sabato, 1° febbraio 1969

 

Diletti Figli,

Siamo profondamente grati per le nobili e cortesi parole ora ascoltate le quali trovano viva risonanza nel Nostro animo paterno. Oltre all’omaggio degli auguri per il nuovo anno, voi tutti, con questo atto di presenza, avete voluto portare a Noi l’attestato molteplice della vostra fede, della Vostra devozione alla Chiesa e al Papa, e finalmente della vostra attività in seno alla Consulta dello Stato della Città del Vaticano.

Doppiamente gradito, pertanto, Ci è questo incontro, in particolar modo perché Ci offre l’occasione di manifestare pubblicamente a voi, qui insieme riuniti, la Nostra gratitudine e il Nostro apprezzamento per il lavoro da voi svolto come membri del nuovo organismo che abbiamo recentemente istituito.

La mole dei vostri abituali impegni, che sappiamo numerosi e assorbenti, non vi ha impedito di rispondere all’invito della Santa Sede; con slancio generoso anzi, di cui vi ringraziamo veramente di cuore, voi avete accettato di mettere a profitto della Città del Vaticano le vostre specifiche competenze tecniche e amministrative.

Non solo. Ma dalle espressioni del degnissimo interprete dei vostri sentimenti abbiamo appreso con soddisfazione che già è avviato lo studio di questioni che Ci stanno particolarmente a cuore. Il che Ci assicura dell’alta coscienza che guida e sostiene la vostra fatica e ve ne fa comprendere la singolare importanza. Importanza commisurata non tanto dalla necessità che nel territorio della Città del Vaticano esistano e prosperino tutti gli uffici e le attività di uno Stato minuscolo, ma libero e autonomo, quanto piuttosto dal ruolo unico che la Sede Apostolica svolge nella vita della Chiesa. Come sede del Vicario di Cristo e centro visibile della cattolicità, il Vaticano è ben più che un complesso monumentale che può interessare il pellegrino, lo studioso, il turista, l’erudito. Anche se così esiguo e ristretto è il suo spazio, non però è inerte. Al contrario, è un cuore che fa sentire in ogni parte della Chiesa l’efficacia delle sue prestazioni; e adeguate vie per così elevato compito sono anche le sue attrezzature e i suoi uffici, i quali per conseguenza sono a esclusivo servizio della Chiesa e della sua spirituale missione nel mondo.

V’è poi da aggiungere che, al presente, il dovere che incombe alla Santa Sede di attendere al governo della Chiesa universale e di venire a colloquio apostolico col mondo moderno, soggetto a così profonde e rapide trasformazioni, le impone un ritmo più intenso che nel passato di rapporti con ogni parte della cristianità, e la obbliga a ricercare nuove forme e mezzi sempre più progrediti per una efficace irradiazione della sua azione evangelizzatrice. La parola ha bisogno di voce, e la voce ha bisogno d’un organo fisico che la pronuncia. La vostra funzione si svolge a questo livello funzionale, come appunto è lo Stato della Città del Vaticano rispetto alla Santa Sede. Ma qui lo strumento non potrebbe avere impiego più utile e più degno.

Di qui comprenderete il valore e la nobiltà della vostra volenterosa prestazione, che in tal modo assume un significato immensamente superiore a quello di natura puramente tecnica e professionale; chiamati come siete a servire così da vicino la missione propria del Nostro ufficio apostolico, voi potete considerarvi in certa misura come Nostri collaboratori. E comprenderete perciò con quale interesse e fiducia Noi guardiamo alle vostre capacità e alla vostra esperienza altamente qualificata; si tratta infatti di portare il vostro contributo in un campo che è strettamente Nostro e che impegna, davanti a Dio e davanti agli uomini, la Nostra responsabilità; ma è un campo, al tempo stesso, immensamente largo, cioè cattolico, universale, vogliamo dire a beneficio di tutta la Chiesa e in certo modo - intenzionale almeno - dell’intera umanità.

Concedeteci allora in una circostanza così bella e così confidenziale come questa, che Noi vi auguriamo di essere sempre all’altezza dei vostri compiti: con fedeltà piena alla Sede Apostolica, con impegno generoso nel vostro lavoro, con la ricerca di idee nuove, atte a conferire sempre maggiore incidenza al Nostro ministero apostolico. E vi sorregga continuamente la consapevolezza di essere preziosi ausiliari della Chiesa, non tanto come fautori d’un suo superstite e minimo potere temporale, quanto piuttosto come esponenti di quella organica e responsabile collaborazione del Laicato cattolico alla Gerarchia, oggi più che mai auspicata, specialmente nella sfera esecutiva e nell’ambito delle competenze terrestri nelle quali i Laici sono più esperti e qualificati. Codesta Consulta assume così un valore di simbolo, ove si rispecchiano, ad un tempo, le tradizioni della Chiesa Romana, le intenzioni del recente Concilio, e i Nostri fiduciosi propositi. E osserviamo con piacere che ciò avviene in un momento in cui la Chiesa sente più urgente che mai il dovere di essere presente nel mondo e di offrire alla soluzione dei problemi degli uomini l’apporto originale e indispensabile di sapienza, di carità e di grazia, che proviene dal suo antico e imperituro messaggio.

Accogliete queste Nostre rispettose e affettuose espressioni come testimonianza della Nostra stima e del Nostro incoraggiamento a proseguire l’opera da voi intrapresa, per il cui felice successo Noi invochiamo fiduciosi larga e continua l’assistenza del Signore.

E con questi sentimenti e voti ricevete tutti la Nostra propiziatrice Apostolica Benedizione.



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